Testo e Significato di 010 – Vaz Tè
Testo "010":
[Testo di "010"]
[Intro]
Ah
Ah
Ah-ah
Ah
[?], [?]
[Ritornello]
Genova chiama con lo 010
Non rispondo mai in piedi
Trenta di Mario, eravamo a Miami
Non lo facciamo da ieri
Non ho un nome, ho solo un titolo e me lo do io
Questo è Radio Dos Santos
Anche se sembra che sto bello calmo
Colpo di testa come in Portogallo
[Strofa 1]
Ci capivamo alla telecinesi
Sbatti di mesi per i genovesi
Ci tuffavamo di testa e anche peggio
Sognavo di fare la fresca al campetto
Vedo uno nuovo, lo associo ai borghesi
Con lei ci lasciamo dopo tre mesi
Non voglio debiti od altri problemi (Lo sai)
Giri dell'oca e bilancio, bilancio, bilancio
Il pallone nei rovi, giochiamo sui vetri
Giriamo la ruota, bеcchiamo 'sto Crazy ×10
Zappiamo la terra per mettеre i semi
E 'sti pacchi di ganja arrivano a due metri
Anche se sembra che sto bello calmo
Frè, anche se sembra che sto bello calmo (Cristiano)
Colpo di testa come in Portogallo (Brr)
Dico: "Va bene", ma ci sto bossando
[Ritornello]
Genova chiama con lo 010
Non rispondo mai in piedi
Trenta di Mario, eravamo a Miami
Non lo facciamo da ieri
Non ho un nome, ho solo un titolo e me lo do io
Questo è Radio Dos Santos
Anche se sembra che sto bello calmo
Colpo di testa come in Portogallo
[Strofa 2]
C'era una volta la Drillig'
Si dice che sia comodo, Vaz Teino
Frè, se mi becchi, non stare rigido
Lo faccio soltanto per stare libero
Non cagarmi il cazzo, ho gli occhi a biglia
Frè, puoi chiamarmi Vaz Tè, non Robinho
Litigo nel traffico, creo scompiglio
E li mando a fanculo il padre e il figlio
Sarò inopportuno in questo schifo
Faccio tremare i culi, non è così
Mi sa che mi autoescludo anche da bwin
O mi ballo anche i soldi del mio CD
Frè, si vede che non ho niente da dire
Non so manco una canzone di JAŸ-Z
Ho pensato più a vivere che a morire
Quindi adesso le rime sembrano vive
[Ritornello]
Genova chiama con lo 010
Non rispondo mai in piedi
Trenta di Mario, eravamo a Miami
Non lo facciamo da ieri
Non ho un nome, ho solo un titolo e me lo do io
Questo è Radio Dos Santos
Anche se sembra che sto bello calmo
Colpo di testa come in Portogallo
[Outro]
Kimo
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Possibile significato del testo di "010":
In “010”, Vaz Tè costruisce un autoritratto fatto di contrasti: il legame con Genova convive con il desiderio di muoversi senza vincoli, mentre la calma ostentata lascia intravedere nervosismo, ironia e ricordi di strada. Il titolo richiama il prefisso telefonico della città e funziona come una chiamata alle origini: un segnale che riporta l’ascoltatore nel mondo dell’artista, tra amicizie, campetti, traffico e scelte quotidiane. Più che raccontare una storia lineare, il brano procede per immagini e associazioni, come una conversazione interiore piena di deviazioni.
Il significato di “010”: una chiamata che viene da Genova
Il ritornello apre con un riferimento immediato e riconoscibile: lo 010 è il prefisso di Genova. La città non è soltanto un’indicazione geografica, ma una presenza che continua a farsi sentire anche quando Vaz Tè sembra voler evitare il contatto. La chiamata diventa così una metafora del rapporto con casa: puoi allontanarti, cambiare ambiente o provare a non rispondere, ma il legame con il posto da cui vieni resta lì, pronto a riaffiorare.
Il verso sul non rispondere “in piedi” aggiunge una nota più personale e inquieta. L’immagine suggerisce che una telefonata da Genova possa portare notizie capaci di togliere il fiato, fino a far sentire il bisogno di sedersi. È un’esagerazione espressiva, ma rende bene l’ansia che può accompagnare le comunicazioni con la famiglia quando si è lontani o si teme che qualcosa non vada. Nel ritornello, quindi, la città chiama e l’artista esita: il gesto minimo di rispondere si carica di memoria e apprensione.
Anche l’accostamento tra il riferimento a Mario e il ricordo di Miami contribuisce al tono frammentario del pezzo. Il testo mette vicini un dettaglio concreto, che sembra appartenere a un’esperienza condivisa, e un’immagine di viaggio o di vita fuori dall’ordinario. Non serve ricostruire ogni episodio per cogliere l’effetto: passato e presente, quotidianità e aspirazione si mescolano in poche battute. È un modo di scrivere che privilegia la sensazione di un ricordo rispetto alla sua spiegazione completa.
Un’identità scelta, tra soprannomi e riferimenti calcistici
Quando afferma di non avere un nome ma un titolo che si assegna da solo, Vaz Tè rivendica il controllo sulla propria identità. Non aspetta che siano gli altri a definirlo: si costruisce un personaggio, gioca con il proprio nome d’arte e trasforma l’autonarrazione in una forma di libertà. La citazione di “Radio Dos Santos” rafforza questa idea di trasmissione personale: come una stazione che manda in onda la propria voce, il rapper decide che cosa far arrivare al pubblico e con quale tono.
Il richiamo al Portogallo e al colpo di testa apre invece una finestra sul linguaggio del calcio. L’immagine può evocare il gesto tecnico e spettacolare di un fuoriclasse, con un’associazione possibile a Cristiano Ronaldo, ma nel brano serve soprattutto a dare energia alla frase: qualcosa scatta all’improvviso, contro le aspettative di chi vede soltanto una persona tranquilla. Anche l’appellativo “Cristiano” nella strofa alimenta il gioco di riferimenti, senza trasformare il pezzo in un racconto sportivo. Il calcio è un repertorio condiviso, utile per condensare ambizione, gesto e fama in poche parole.
La strofa successiva complica ulteriormente il tema del nome attraverso il confronto con Robinho e il soprannome Vaz Teino. L’artista scherza sulle etichette che gli vengono appiccicate e invita chi lo incontra a non irrigidirsi: dietro la posa provocatoria c’è una persona che vuole restare libera di muoversi a modo suo. La battuta su non essere un altro calciatore famoso non cancella i riferimenti calcistici, ma li usa per distinguere il personaggio pubblico dalla persona reale. L’identità, qui, non è una maschera immobile: è un gioco che Vaz Tè conduce in prima persona.
La strofa: ricordi di quartiere, sospetto e vita vissuta
Nella prima strofa il brano si sposta verso un passato condiviso con gli amici. L’intesa descritta come telepatica suggerisce un gruppo che non aveva bisogno di troppe spiegazioni: bastavano abitudini comuni e una conoscenza costruita nel tempo. Il campetto, i tuffi rischiosi e il pallone finito tra rovi e vetri delineano un’infanzia o un’adolescenza senza campi perfetti né protezioni. Sono immagini ruvide, ma anche affettuose: la strada diventa uno spazio di gioco, formazione e appartenenza.
Quando compare uno sconosciuto associato ai borghesi, il tono cambia. La frase può essere letta come il sospetto che un volto nuovo sia un poliziotto in borghese: una reazione istintiva che restituisce un ambiente in cui osservare chi si avvicina fa parte della quotidianità. Non è necessario trasformare il dettaglio in una dichiarazione generale sulla città; nel testo vale soprattutto come indizio di diffidenza e di un punto di vista radicato nel proprio giro. La relazione finita dopo pochi mesi, i problemi da evitare e il desiderio di non accumulare debiti aggiungono altri frammenti di vita concreta.
La ruota della fortuna e il jackpot Crazy Time portano nella strofa il mondo delle scommesse online. Il riferimento alla vincita con moltiplicatore per dieci sembra raccontare un momento di fortuna tra amici, ma può anche inserirsi nel ritratto di una vita dove il rischio e il desiderio di guadagno rapido fanno parte delle tentazioni quotidiane. Poco dopo, l’immagine del seminare la terra introduce un contrasto: da un lato il gioco d’azzardo, dall’altro un’attività che richiede tempo e attesa. Accanto a questa immagine compare un riferimento alla cannabis, trattato come parte del paesaggio narrativo, senza che il brano si soffermi a spiegarlo.
Calma apparente, provocazione e libertà personale
Il ritornello insiste sulla distanza tra ciò che si vede e ciò che accade dentro. Vaz Tè sembra calmo, ma ripete che sotto quella superficie può esserci un colpo di testa. La formula descrive una personalità che non si lascia leggere facilmente: l’apparente tranquillità convive con impulsi, fastidio e reazioni improvvise. Anche la scelta di dire che sta “bossando” dopo un semplice “va bene” trasforma una risposta ordinaria in una posa ironica di sicurezza. È una sicurezza esibita, ma il tono giocoso impedisce di prenderla come una dichiarazione solenne.
Nella seconda strofa, il rapper dichiara di voler fare musica per sentirsi libero e si presenta come una figura scomoda, pronta a creare scompiglio nel traffico o a mandare al diavolo chi lo irrita. Le provocazioni non cercano per forza una morale: servono a dare voce a un carattere insofferente alle regole e alle aspettative. Il riferimento a una possibile autoesclusione da bwin introduce però una crepa nella spacconeria. Se non si mette un limite al gioco, il denaro guadagnato con un disco può finire speso in scommesse. “Ballarsi” i soldi significa proprio consumarli, e il verso trasforma una battuta in un’ammissione di rischio.
La menzione della piattaforma non va letta come una celebrazione delle scommesse. Al contrario, l’idea di autoescludersi suggerisce consapevolezza: riconoscere che un’abitudine può costare cara è già un modo di prenderne le distanze, anche se il verso mantiene l’ambiguità tipica del brano. In poche righe convivono guadagno, impulso e possibilità di perdere ciò che si è costruito. Questa tensione rende il personaggio meno monolitico: non è soltanto uno che ostenta sicurezza, ma qualcuno che conosce le proprie contraddizioni.
“Le rime sembrano vive”: il senso della chiusura
Verso la fine, Vaz Tè scherza sulla propria presunta mancanza di argomenti e dichiara di non conoscere nemmeno una canzone di JAŸ-Z, nome centrale nella storia del rap statunitense. Il contrasto è significativo: invece di presentarsi come uno studente disciplinato dei grandi classici, l’artista mette in primo piano una formazione vissuta, meno legata alla teoria e più all’esperienza personale. Non è un rifiuto del rap o della sua storia; è un modo ironico per dire che la propria voce nasce da un percorso diverso, fatto prima di tutto di vita quotidiana.
La risposta arriva nell’idea di aver pensato più a vivere che a morire: le rime oggi sembrano vive perché hanno attraversato esperienze reali, non perché seguano una formula prestabilita. È una chiusura che raccoglie molte delle immagini precedenti - gli amici, i rischi, i soldi, Genova e il bisogno di libertà - e le riconduce alla scrittura. La voce di Vaz Tè appare spontanea proprio perché non nasconde le incoerenze: può essere sfacciata e vulnerabile, leggera e inquieta nello stesso momento.
Pubblicata il 24 luglio 2026 e prodotta da Jiz, Kimo Beats e Oscar Zero, “010” di Vaz Tè si muove dentro il rap italiano con un linguaggio diretto, locale e pieno di riferimenti pop. Il suo significato non sta in una trama da decifrare verso per verso, ma nel ritratto che emerge dall’accumulo di scene: una Genova che continua a chiamare, un gruppo di amici, la voglia di autodeterminarsi e la tensione tra controllo e impulso. Il prefisso del titolo diventa così il punto d’ingresso in una canzone che suona come una trasmissione personale, tra memoria di quartiere e presente vissuto senza filtri.
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