18/01/2024
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Testo e Significato di Everyday – Boro
Testo “Everyday”:
[Testo di “Everyday”]
[Intro]
(Every day, every day)
Estamos activos (Every night)
24/7 (Ah-ah-ah)
Iskido Gang, Gang, Gang
[Strofa 1]
So che non ti ho detto tutto quello che volevi
So fare i dischi d’oro, non so leggerti i pensieri
Tu per le tue, io per le mie, ci siamo detti addio (Tú sabe’)
Per te era più difficile, ho dovuto farlo io (Ah)
La mia città è un po’ buia, la città del gianduia
Ho buchi sulla tuta (Uoh) perché fumo maracuja
Ricordo quella notte quando l’ho vista brutta (Eh)
In tasca non avevo niente, è difficile a dirla tutta (Ah)
[Ritornello]
Every day (Uah-uah-uah), every night (Uah-uah-uah)
Se non lo dirò, tu non lo dirai
Se ti sparerò, tu mi sparerai
Every day (Evеry day), every night (Every night)
Abbiam millе cose da dire
Troppo difficili da dire
[Strofa 2]
Boro, sì, Boro, sto fumando pozioni (Gang, gang, gang)
Inalando l’azoto (*Sniff*), sto cercando emozioni
I cuori sincronizzati (Eheh) come i nostri orologi (Tic-tac, tic-tac, tic-tac)
È più facile dirti che sono ricco oggi (Brr)
E ho spinto così forte che ho l’acido lattico (Gang, gang)
Dicevo che ce l’avrei fatta e che avrei fatto il panico (Bang, bang)
E non ci vediam da tempo, ma va bene lo stesso (Tú sabe’)
È difficile dirti che ti penso
[Ritornello]
Every day (Uah-uah-uah), every night (Uah-uah-uah)
Se non lo dirò, tu non lo dirai
Se ti sparerò, tu mi sparerai
Every day (Every day), every night (Every night)
Abbiam mille cose da dire
Troppo difficili da dire
[Outro]
Every day (Every day, every day), every night (Every night)
Every day (Every day), every night (Every night)
Abbiam mille cose da dire
Troppo difficili da dire
Possibile significato del testo “Everyday”:
“Everyday”: routine, rimorsi e verità che non si dicono
“Everyday” apre BENDICION come una dichiarazione d’intenti: niente filtri, niente favole, solo la cronaca emotiva di chi si muove fra palco e periferia. Boro mette a fuoco una storia finita male, un’educazione sentimentale interrotta, e soprattutto il peso delle parole non dette. Il titolo gioca con la ripetizione – ogni giorno, ogni notte – per suggerire una continuità stancante: l’abitudine del silenzio, l’abitudine a portarsi addosso ciò che non si riesce a confessare.
Torino, gianduia e buio: la città come specchio interiore
Quando Boro parla della “città del gianduia” e la descrive “un po’ buia”, non sta solo fissando un luogo; sta spostando l’attenzione sul tono dell’anima. Il contrasto tra dolcezza (il gianduia) e oscurità (il buio) sintetizza la doppia natura della sua quotidianità: successi visibili e zone d’ombra che restano fuori campo. È il tipico cromatismo urbano del rap italiano: la città come personaggio, complice e testimone dei momenti in cui non avevi niente in tasca e di quelli in cui puoi finalmente respirare.
“Non so leggerti i pensieri”: i limiti dell’eroe rap
“So fare i dischi d’oro, non so leggerti i pensieri” è uno dei passaggi più onesti del brano. Boro rovescia lo stereotipo del rapper onnipotente: sa trasformare vita e dolore in musica, ma inciampa nelle relazioni. L’affettività diventa il campo in cui più fallisce. Il verso colloca “Everyday” nella tradizione dei pezzi in cui l’io narrante ha successo nel fuori ma fatica nel dentro: business e certificazioni non riempiono i vuoti, e la frase fa da ponte verso il tema centrale – dire è difficile, tacere fa male.
La scelta che fa più male: “ho dovuto farlo io”
Nel racconto della separazione, Boro si assume il ruolo scomodo: è lui a mettere il punto finale. Non perché sia più forte, ma perché sa che rimanere, in quel momento, avrebbe allungato l’agonia. È qui che compare la prima crepa dell’eroe: quello che sul palco appare sicuro, nella vita reale sceglie il dolore breve al posto del dolore lungo. Resta addosso la colpa di non aver detto tutto, di non aver trovato le parole giuste, e quell’omissione diventa il filo che tiene insieme l’intero brano.
Maracuja e buchi sulla tuta: estetica delle cicatrici
L’immagine dei “buchi sulla tuta perché fumo maracuja” pesca da un’estetica street che non ha paura di sporcarsi: la sostanza non è glamour, è abitudine. È un dettaglio che spiega molto più di quanto dichiara: il corpo come diario dei giorni, gli abiti come archivio di scelte e stanchezze. La nottata “vista brutta” completa la scena: una memoria borderline, di quelle che ricordano quanto fosse vicino il baratro quando “in tasca non avevo niente”.
Il ritornello: un patto muto
“Se non lo dirò, tu non lo dirai / Se ti sparerò, tu mi sparerai”. Il ritornello mette in musica un patto pentito: difendersi dal dolore non affrontandolo, rimandare la resa dei conti all’infinito. L’iperbole dello “sparare” non va letta alla lettera: è l’immagine di una ferita reciproca, una dinamica tossica in cui l’azione dell’uno provoca la reazione dell’altro. Così le “mille cose da dire, troppo difficili da dire” diventano il cuore del pezzo: la comunicazione come ring, la verità come colpo che nessuno trova il coraggio di assestare.
“Sto fumando pozioni”: chimica e ricerca di sensazioni
Nella seconda strofa tornano i riferimenti alla chimica del corpo (“pozioni”, “azoto”), ma stavolta la metafora spinge oltre: l’alterazione non è solo fuga, è tentativo di sentire qualcosa in un contesto che spesso anestetizza. In controluce si legge la fame di stimoli autentici – “sto cercando emozioni” – in un ambiente dove il rumore di fondo (concerti, club, chilometri su e giù) rischia di coprire la voce interiore.
Orologi sincronizzati e maschera del successo
Il verso “è più facile dirti che sono ricco oggi” tradisce un meccanismo diffuso: sfoggiare risultati economici per evitare il confronto emotivo. Gli “orologi sincronizzati” sono la fotografia perfetta di una coppia che un tempo batteva allo stesso ritmo, ma che ora misura il tempo in modo diverso. Da qui l’ossimoro del brano: la sincronia è oggetto di nostalgia, il denaro è un alibi comodo per non parlare.
L’acido lattico e la prova del lavoro
“Ho spinto così forte che ho l’acido lattico” è la barra atletica che traduce in fisico l’impegno mentale e professionale. Il corpo come testimonianza dello sforzo: spingere, correre, strappare ogni centimetro. “Dicevo che ce l’avrei fatta e che avrei fatto il panico” rilegge in chiave autobiografica l’auto-profezia di chi ha costruito tutto insistendo ogni giorno. Ma il contraltare rimane: l’energia investita nella scalata rende ancora più difficile tornare a parlare di ciò che fa male.
“È difficile dirti che ti penso”: vulnerabilità senza retorica
Qui l’io narrante crolla: niente frasi a effetto, solo un’ammissione disarmante. Non è difficile pensarti, è difficile dirti che ti penso. Boro individua il nodo nel linguaggio, confermando che “Everyday” è una canzone sul peso delle parole mancate più che sull’assenza dell’altro. La distanza (“non ci vediam da tempo”) viene minimizzata con un “va bene lo stesso” che suona da scudo – un’autodifesa che non convince neppure chi la pronuncia.
Struttura circolare: il giorno e la notte come altalena
La ripetizione “Every day / Every night” restituisce la struttura circolare del pezzo: si comincia nel quotidiano e si chiude nello stesso posto, perché il ciclo delle cose non dette ricomincia puntuale. È una scrittura che ricorda le liturgie del rap emotivo contemporaneo: ritornelli-mantra, immagini nette, lessico urbano essenziale.
Il suono di CocoBeatz: minimalismo teso e spazio alla voce
La produzione disegna un tappeto teso, con batteria asciutta e linee melodiche avvolgenti che non invadono mai. Il beat lascia aria alle consonanti, allo “scarto” delle sillabe, al respiro. È musica costruita per fare spazio alle parole: il mix valorizza le frasi-chiave e trasforma le pause in micro-ferite che l’ascoltatore percepisce come reali. Il risultato è un equilibrio tra malinconia e urgenza: un brano che vibra senza strillare.
La poetica del non detto: cosa resta dopo l’ascolto
“Everyday” non promette catarsi né lieto fine: restituisce l’onestà di un protagonista che sa dove ha fallito ma non sa ancora come rimediare. Resta in coda l’eco di quelle “mille cose da dire” – un elenco che ognuno può riempire con la propria storia. È il motivo per cui il pezzo funziona anche fuori dal contesto di BENDICION: parla un linguaggio umano, riconoscibile, in cui il coraggio non sta nel vincere, ma nel riconoscere la propria difficoltà a parlare.
Perché “Everyday” parla a chi ascolta rap oggi
Nell’epoca dei numeri, “Everyday” sceglie la misura dell’intimità. Al centro non c’è la prestazione, c’è la fatica di stare in una relazione quando la vita corre. È un brano che significa più di quanto proclami: racconta come il silenzio possa diventare stile di vita e come l’unico modo per romperlo sia riconoscerne il peso. In questo senso, il pezzo non è solo un’apertura efficace dell’album: è un invito ad ascoltare meglio – gli altri e sé stessi – ogni giorno e ogni notte.
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