Testo e Significato di GHEDDAFI – Lito ft. BROKEBUSTERZIKO

Testo e significato della canzone "GHEDDAFI" di Lito ft. BROKEBUSTERZIKO pubblicata il 16/01/2026 contenuta nell'album "LA TRAP NON MUORE MAI" del 16/01/2026.

Cover dell'album 'LA TRAP NON MUORE MAI' di Lito
Cover dell'album 'LA TRAP NON MUORE MAI' di Lito

Testo “GHEDDAFI”:

[Testo di “GHEDDAFI” ft. BROKEBUSTERZIKO]

[Intro: Lito]
(Yeah, yeah)
It’s Lito, baby
The fucking glo boy
Hahahahaha
(Ahahahah)

[Ritornello: Lito]
Steppo così forte, mi puzzano i piedi (On God)
Sto con i miei cani, ma non siamo ciechi (Nah)
Quando stavo in struggle, fufu, tu non c’eri (Non c’eri)
E son pronto alla guerra, puoi chiamarmi Churchill (Pah, pah, pah)
Son pronto alla guerra, bitch, call me Gheddafi (Pah, pah)
Volevo uno sloppy e mi ha dato la gafi (Ahahah)
Che succede amico? Ti vedo agitato
Arriviamo mascherati, ma non siamo un califfato

[Strofa: Lito & BROKEBUSTERZIKO]
E io voglio un head game, lei i grattini (Lei i grattini)
E pensi che sia free, boy, you stupid
E muovilo, shake that, babe, muovilo (E muovilo)
Real trapstar da quando stavo nell’utero (Ahahahah)
Wa khrajna dal tabbona che avevo il germoola in testa
Non son cresciuto a Barona, l’ombra non insegue next
Ho dovuto far Guerroj, dormivamo sеnza coperta
Ora il flouss che vediamo lo facеvamo in trasferta
3ila operaia, mentalitè era da blue collar
Wa hella la schola, son l’alumni della nuova scuola
Hall of fame, dittatura sopra ogni nuova moda
Gheddafi del redo, khoya, lo facciamo per la gloria

[Ritornello: Lito]
Steppo così forte, mi puzzano i piedi (On God)
Sto con i miei cani, ma non siamo ciechi (Nah)
Quando stavo in struggle, fufu, tu non c’eri (Non c’eri)
E son pronto alla guerra, puoi chiamarmi Churchill (Pah, pah, pah)
Son pronto alla guerra, bitch, call me Gheddafi (Pah, pah)
Volevo uno sloppy e mi ha dato la gafi (Ahahahah)
Che succede amico? Ti vedo agitato
Arriviamo mascherati, ma non siamo un califfato

[Outro: BROKEBUSTERZIKO & Lito]
Non facciamo [?] (Yeah)
Non facciamo [?] (Yeah)
All we want to do is get money, spend it, drive nice cars and make some fucking trap music
(Uoh)


Possibile significato del testo “GHEDDAFI”:

“GHEDDAFI”: potere, guerra personale e identità ibrida nella nuova trap italiana

“GHEDDAFI”, una delle tracce più crude e dirette dell’album LA TRAP NON MUORE MAI, vede Lito e BROKEBUSTERZIKO intrecciare immaginari mediterranei, riferimenti alla guerra e alla sopravvivenza urbana. Il pezzo, pubblicato il 16 gennaio 2026 e prodotto da 1rott e dallo stesso Lito, costruisce un’estetica bellica che convive con sonorità glo trap e un linguaggio multilingue che miscela italiano, inglese e arabo. L’atmosfera è immediata, muscolare, senza filtri, e fotografa perfettamente l’identità del progetto.

“Steppo così forte”: la forza come dichiarazione d’esistenza

L’incipit del ritornello è una delle immagini più ironiche e allo stesso tempo evocative del pezzo. Quando Lito dice di “steppare così forte” da far puzzare i piedi, comunica una presenza ingombrante, un passo pesante nel rap game. È una barra provocatoria che trasforma il movimento fisico in un simbolo della sua avanzata nella scena. È un modo per dire: ovunque vado, lascio il segno.

“Sto con i miei cani, ma non siamo ciechi”: la vigilanza come regola

La fedeltà alla propria cerchia è un elemento centrale nella poetica di Lito. I “cani” sono gli amici più stretti, quelli con cui ha condiviso le fasi difficili della vita. Sottolineare che non sono ciechi significa mettere in chiaro che nessuno verrà colto di sorpresa: chi arriva con intenzioni sbagliate sarà riconosciuto al volo. Una filosofia di strada antica, legata alla sopravvivenza e al rispetto.

Churchill e Gheddafi: due estremi della storia usati come metafore

Lito gioca con due figure storiche potentissime: Winston Churchill e Mu’ammar Gheddafi. Churchill è evocato come simbolo di strategia bellica e prontezza alla battaglia. Gheddafi, invece, rappresenta potere assoluto, dittatura, controllo totale sul proprio territorio. Queste citazioni non intendono idealizzare nessuno dei due leader, ma creare un immaginario di forza radicale: l’artista affronta la sua vita come una guerra continua. Le battaglie di cui parla non sono politiche, ma personali, sociali e artistiche.

“Arriviamo mascherati, ma non siamo un califfato”: giocare con l’immaginario, non con la realtà

Lito inserisce una barra volutamente provocatoria: l’arrivo mascherato richiama l’estetica dei video trap moderni, dove passamontagna e look aggressivi comunicano mistero e forza. Chiarire che “non siamo un califfato” serve a dissociare questa estetica da riferimenti estremistici reali, ribadendo che è pura messa in scena, non ideologia. È un modo per giocare con i limiti dell’immaginario visuale contemporaneo.

La strofa mista Lito–BROKEBUSTERZIKO: dualità linguistica e culturale

La strofa congiunta alterna italiano, inglese e arabo, riflettendo la natura ibrida della nuova trap italiana. I richiami in arabo dialettale (“wa khrajna”, “flouss”, “khoya”) descrivono scene di vita dura, povertà, lavoro operaio, partenze, trasferte. Si parla di crescita in quartieri difficili, dormire senza coperte, vivere tra ombra e pericolo. È una fotografia della diaspora nordafricana nelle periferie italiane, raccontata attraverso termini che portano con sé interi mondi culturali.

“Real trapstar da quando stavo nell’utero”: la vocazione come destino

Lito si definisce trapstar “da quando stava nell’utero”, trasformando la nascita in un simbolo identitario. La trap non è un genere scelto per moda, ma un riflesso naturale del suo modo di vivere. È una barra che vuole trasmettere inevitabilità: la strada, la fame, la voglia di emergere erano già scritte nel suo DNA.

Laboro, strada, blue collar: l’ascensione da un background operaio

BROKEBUSTERZIKO introduce il tema della mentalità “operaia”, definendola “blue collar”. Insieme ai riferimenti a condizioni difficili, viaggi forzati, lavori umili, emergono elementi autobiografici che rivelano il percorso dal basso verso l’affermazione personale. Il messaggio è chiaro: non c’è glamour senza sacrificio, non c’è successo senza aver scavato nel cemento della propria realtà.

“Dittatura sopra ogni nuova moda”: la trap come regime personale

Lito e BROKEBUSTERZIKO parlano di una “dittatura sopra ogni nuova moda”. In un’industria musicale in cui le tendenze cambiano rapidamente, la loro volontà è imporre un’identità forte, inamovibile, non influenzabile dall’estetica passeggera. La parola “dittatura” viene usata simbolicamente: non è politica, ma artistica. Significa: il nostro stile non è copiabile, non è negoziabile.

Riferimenti arabi: un linguaggio che amplia la scena rap

Termini come “flouss” (soldi), “khoya” (fratello), “wa hella” (allora, quindi) rivelano la presenza di un patrimonio culturale arabo–maghrebino. La scelta linguistica non è estetica, ma identitaria. Riflette una scena rap italiana sempre più influenzata dalle seconde generazioni, in cui lingue, dialetti e riferimenti culturali si mescolano in modo naturale. Questo rende “GHEDDAFI” non solo un brano trap, ma un ponte sonoro tra Italia e Nord Africa.

La produzione di 1rott e Lito: minimalismo bellico

Il beat è diretto, secco, senza fronzoli. Bassline essenziale, clap metallici, atmosfera da marcia. È una produzione che ricorda un campo di battaglia, perfettamente coerente con l’immaginario del brano. Lito sa come usare il beat per costruire un ambiente narrativo: qui la musica non accompagna, ma incalza. Una colonna sonora per una dichiarazione di guerra personale.

“Non facciamo… all we want is money”: la filosofia nuda e cruda

Nell’outro, BROKEBUSTERZIKO sintetizza lo spirito della traccia: “All we want to do is get money, spend it, drive nice cars and make trap music”. È una dichiarazione senza filtri di ciò che motiva gli artisti: soldi, auto, musica. Nessuna narrativa di redenzione, nessuna morale. È la brutalità onesta della trap: sopravvivere, godersi la vita, continuare a creare.

Perché “GHEDDAFI” è uno dei brani più forti dell’album

“GHEDDAFI” funziona perché unisce tre elementi potentissimi: un immaginario storico-politico evocativo, una narrazione personale dura e reale, e un linguaggio che rappresenta perfettamente l’Italia multiculturale del 2026. Lito e BROKEBUSTERZIKO non cercano di addolcire nulla: raccontano la guerra quotidiana, la fame di riscatto, le origini, la frustrazione e la gloria. È una traccia che non vuole essere capita da tutti, ma riconosciuta da chi ha vissuto la stessa battaglia.




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