Testo e Significato di HAKEEM – Rkomi ft. Noyz Narcos
Testo "HAKEEM":
[Testo di "HAKEEM" ft. Noyz Narcos]
[Intro]
Okay, Robert
[Ritornello: Rkomi]
Ho visto Hakeem shakerare i propri sogni
Ho visto Rakim fare [?] propri errori
Ho visto B.I.G. prendersi diversi colpi
Dire: "Fuck you" da Shakur sul suo letto di morte
[Strofa 1: Rkomi]
Qui i bambini fanno: "Wow"
Ma con la motoretta fanno "uaum, uaum, uaum"
Mi tenevano il cancello
Perché sciolgo i tuoi pensieri come i pattini a rotelle
Non inseguire [?], ma negozia quando serve (Fuck that shit)
Ci rilassiamo sul ponte a Corvetto
A Milano non c'è un lago, è un lago nel setto
Poi ci ricattiamo, il caldo dà alla testa
Sai, succede sempre d'estate alla stessa ora
Rallento così puoi leggere, ma Milano è vеloce
La mia crociera è il cervеllo, mi spiego?
Un appuntamento col successo, puntualmente è un gran successo
Non capisci? Lo ripeto
[Ritornello: Rkomi & Noyz Narcos]
Ho visto Hakeem shakerare i propri sogni
Ho visto Rakim fare [?] propri errori
Ho visto B.I.G. prendersi diversi colpi
Dire: "Fuck you" da Shakur sul suo letto di morte
Ho visto Hakeem shakerare i propri sogni
Ho visto Rakim fare [?] propri errori
Ho visto B.I.G. prendersi diversi colpi
Dire: "Fuck you" da Shakur sul suo letto di morte (Seh)
[Strofa 2: Noyz Narcos]
Puoi chiamarmi Strike mentre mi bevo cioccomerda sopra una panchina (Oh)
Sono Big L mentre mi tengono l'ombrello (Uh-uh)
Mentre i proiettili crivellano la tua berlina
Tintinno un motivetto sulla birra con l'anello (Ahah) (Fuck that shit)
Come Noreaga in camouflage in mode Superthug
Dal Tacco in cima allo Stivale sanno qual è il tag
La N-O, la Y-Z (Seh)
Un cutter sulla linea della bocca traccia segni, chiamami "poeta"
Fumo steso e guardo Venere, il mondo è un posacenere
Il mio cervello un cancro a cui non vuoi credere
Respiro etere, benzina e polveri sottili
Bitch, please, rapper preferito muore al mio release (Ahahah)
[Ritornello: Rkomi]
Ho visto Hakeem shakerare i propri sogni
Ho visto Rakim fare [?] propri errori
Ho visto B.I.G. prendersi diversi colpi
Dire: "Fuck you" da Shakur sul suo letto di morte
Ho visto Hakeem shakerare i propri sogni
Ho visto Rakim fare [?] propri errori
Ho visto B.I.G. prendersi diversi colpi
Dire: "Fuck you" da Shakur sul suo letto di morte
[Outro: Rkomi]
I poveri in generale hanno un rapporto contorto con lo Stato. Viviamo in alloggi finanziati dallo Stato, lavoriamo nello Stato, abbiamo famiglie e amici che trascorrono del tempo nell'ultimo alloggio pubblico: la prigione. Conosciamo tutti i tipi di agenzie governative non a causa della lezione di educazione civica, ma perché effettivamente visitano le nostre case e si siedono sui nostri divani a fare domande.
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Possibile significato del testo di "HAKEEM":
In “HAKEEM”, Rkomi e Noyz Narcos mettono in dialogo due modi diversi di raccontare il rap: da una parte la scrittura mobile e piena di deviazioni di Rkomi, dall’altra l’immaginario ruvido, cinematografico e minaccioso di Noyz. Il risultato non è una storia lineare, ma una sequenza di immagini, nomi e atmosfere che invita a collegare passato e presente. Il significato del testo si costruisce per associazioni: il sogno incontra l’errore, la fama si accompagna alla violenza e la vita di strada si intreccia con la memoria della cultura hip hop.
Il ritornello tra sogni, errori e memoria del rap
Il ritornello accosta Hakeem, Rakim, Biggie e Shakur, quattro nomi che rimandano a figure differenti ma centrali nell’immaginario afroamericano. Hakeem può evocare il campione di basket Hakeem Olajuwon; Rakim è uno dei nomi più influenti nella storia del rap; Biggie e Tupac Shakur sono due artisti la cui eredità è inseparabile dalla loro morte violenta. L’accostamento non costruisce una biografia comune: mette piuttosto in fila sogno, abilità, caduta e resistenza, come se la grandezza avesse sempre un prezzo.
L’immagine di Hakeem che “shakera” i propri sogni suggerisce un’ambizione agitata, rimessa in movimento invece di essere custodita con cautela. Il riferimento a Rakim è accompagnato da una parola mancante nella versione del testo qui riportata: è quindi meglio non completarla né attribuirle un significato preciso. Resta il tema degli errori, che nel ritornello affianca il sogno e introduce una dimensione più umana: anche i modelli, i campioni e gli artisti venerati possono sbagliare.
Biggie che incassa colpi e la provocazione attribuita a Shakur sul letto di morte condensano invece l’immagine di un rap che non arretra davanti al conflitto. Non è necessario leggerle come una ricostruzione letterale delle ultime ore dei due artisti: funzionano soprattutto come icone, cariche di sfida e tragedia. La ripetizione del ritornello dà a queste figure il tono di un mantra, ma anche quello di un archivio: nomi che il rap continua a citare per ricordare da dove viene e quali ferite porta con sé.
Milano come paesaggio mentale
Nella prima strofa Rkomi parte da una scena quotidiana, quasi infantile, e la piega verso un’immagine di strada. Il contrasto tra lo stupore dei bambini e il rumore della motoretta crea subito un ambiente riconoscibile, fatto di quartiere e piccoli dettagli. Poi la voce si sposta su un cancello, su pensieri che si sciolgono e su un invito a non inseguire sempre qualcosa, ma a saper trattare quando serve. Il testo procede per scarti: una frase apre una scena, quella successiva la sposta altrove, senza spiegare ogni passaggio.
Il ponte di Corvetto porta la canzone in un luogo concreto di Milano, ma la città non resta una semplice cartolina. L’immagine del lago spostato nel setto trasforma il corpo in una geografia urbana: l’acqua che manca fuori riappare, per così dire, dentro chi parla. È un modo obliquo di raccontare una città vissuta sulla pelle, con le sue contraddizioni e la sua densità. Anche il caldo estivo, che fa perdere lucidità e può accendere tensioni, contribuisce a dare alla strofa un’atmosfera precisa, quasi da giornata che si ripete.
Quando Rkomi dice di rallentare perché l’ascoltatore possa leggere, subito dopo ricorda che Milano corre. Qui il brano mette in scena il problema della velocità: la città, il pensiero e persino il flusso delle immagini sembrano accelerare, mentre la voce tenta di offrire una pausa. La battuta sulla “crociera” nel cervello porta il viaggio dall’esterno all’interno. Il successo, presentato come un appuntamento che si realizza puntualmente, suona insieme ironico e determinato: l’artista si spiega, ripete, insiste, come se volesse farsi capire dentro un mondo che non si ferma.
Il cinema di strada nella strofa di Noyz Narcos
La strofa di Noyz cambia temperatura. Le immagini diventano più scure, ravvicinate e riconoscibili per chi conosce il cinema e il rap statunitense. Il richiamo a Strike rimanda a Clockers di Spike Lee: il personaggio è un giovane coinvolto nello spaccio, spesso fermo sulla panchina, con in mano una bevanda al cioccolato che gli altri chiamano con disprezzo. Noyz riprende quel dettaglio per costruire una maschera narrativa, non per presentarsi come il personaggio in senso letterale: la panchina e la bibita diventano segni di un’esistenza sospesa, osservata dalla strada.
Anche il riferimento a Big L e all’ombrello richiama una scena del video di Put It On, in cui il rapper viene accompagnato da una donna che lo ripara dalla pioggia. È un dettaglio visivo che Noyz trasforma in una posa: la citazione non serve soltanto a mostrare conoscenza della storia hip hop, ma a collocare la propria voce dentro una tradizione di immagini, personaggi e atteggiamenti. Poco dopo, il nome Noreaga e il camouflage allargano ancora il repertorio, richiamando l’estetica rap newyorkese e il gusto per i soprannomi e le identità sceniche.
La strofa alterna riferimenti colti e dettagli volutamente sporchi. Il cutter vicino alla bocca trasforma il volto in una superficie segnata, mentre il poeta è qualcuno che scrive proprio attraverso quella ferita. Il contrasto è tipico della voce di Noyz: la violenza non viene addolcita, ma diventa materiale espressivo, una specie di firma. La rima e il suono hanno un peso importante quanto il racconto; certe immagini sembrano scelte anche per la loro capacità di restare impresse, come fotogrammi rapidi di un videoclip notturno.
Un corpo esposto alla città
Venere osservata mentre si fuma, il mondo ridotto a posacenere e il cervello descritto come un male che gli altri non vogliono riconoscere compongono un paesaggio di consumo e logoramento. L’aria si riempie di sostanze, fumo e polveri sottili: la strada non è solo uno sfondo, ma qualcosa che entra nel corpo e lo altera. In questo senso la strofa va oltre la posa criminale. Dentro l’eccesso si intravede una percezione di deterioramento, come se vivere in quel mondo significasse respirarne continuamente le conseguenze.
La chiusura sul rapper preferito che potrebbe morire all’uscita del disco è una provocazione, ma è anche una dichiarazione di competitività. Noyz costruisce un personaggio che non chiede approvazione e che misura il proprio impatto contro chiunque venga considerato un rivale. Questa sicurezza resta ambigua: può sembrare una minaccia, una battuta nera o una caricatura della gara di status tipica del rap. La voce, con le risate e le interiezioni, sottolinea proprio questo gioco, dove la teatralità convive con una durezza che non viene mai del tutto neutralizzata.
Il campione finale e il rapporto con lo Stato
L’outro allarga improvvisamente la prospettiva. La voce parla dei poveri e del loro rapporto complicato con le istituzioni: alloggi pubblici, lavoro, famiglie e carcere diventano punti di contatto quotidiani con lo Stato. Non è la lezione astratta di educazione civica; è un potere che entra nelle case, fa domande e condiziona la vita concreta. La prigione, descritta come l’ultimo alloggio pubblico, è un’immagine amara: suggerisce che per alcune persone l’intervento istituzionale si manifesta soprattutto attraverso sorveglianza e detenzione.
Questa chiusura cambia la scala del brano. Dopo i riferimenti ai miti del rap e le scene di strada, emerge una lettura sociale: le traiettorie individuali non dipendono solo dalla volontà o dal talento, ma anche dai quartieri, dalle opportunità e dalle istituzioni che attraversano la vita di una comunità. L’outro non spiega ogni verso precedente, però offre una lente utile per rileggerlo. La Milano di Corvetto e l’America evocata dal cinema e dall’hip hop restano luoghi distinti, ma entrambi richiamano il rapporto tra marginalità e potere.
Il significato di “HAKEEM” nell’album A MILANO
Prodotta da Robert Ner e scritta da Rkomi, Noyz Narcos, Robert Ner e ilovethisbeat, “HAKEEM” mette insieme citazioni e osservazione personale senza trasformarle in una lezione ordinata. Rkomi attraversa Milano con giochi di parole e cambi di prospettiva; Noyz risponde con un immaginario più crudo e con richiami espliciti al cinema e alla storia del rap. La produzione sostiene questo incontro, lasciando convivere l’andamento del ritornello con le immagini più spigolose delle strofe.
Pubblicato il 9 ottobre 2026 nell’album A MILANO, il brano si presenta come un dialogo fra memoria e presente. I nomi di Hakeem, Rakim, Biggie e Shakur evocano eredità e vulnerabilità; Corvetto restituisce un punto di vista locale; la strofa di Noyz porta in scena un lessico cinematografico e competitivo; l’outro sposta infine l’attenzione sulle disuguaglianze. Il significato di “HAKEEM” non sta in una singola metafora da sciogliere, ma nel modo in cui queste voci mostrano sogni, errori, violenza e appartenenza come parti dello stesso paesaggio.
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