Testo e Significato di Iatro – Disme
Testo "Iatro":
[Testo di "Iatro"]
[Ritornello]
Non chiudo occhio mai, ne ho uno sempre aperto
Non puoi rubare in casa al ladro, non fare lo scemo
Come si fa? Come si fa? Come si fa?
Come si fa? Come si fa?
Io non posso fidarmi, parli, parli e parli
Ancora io non ho capito come cazzo fai
Come si fa? Come si fa? Come si fa?
Come si fa? Come si fa?
[Strofa 1]
Amo quel che mi fa male, come un complessato
E lo pago anche come se io fossi milionario
Odio le banche, li voglio sotto il mio materasso
Leggo il contratto e voglio alzar le mani a un discografico
Simpatico, hai una bella maschera, vai a far teatro
Sposo la mia causa, non una che in giro fa la iatro
Drogato, prendo cose e parlo tipo handicappato
Il prossimo album te lo registro mеntre sbiascico
Raffinato, lo intuisco da quel che mеtti nel piatto
Io al contrario ho dormito per mesi in uno scantinato
Canticchiando, con le tue parole faccio frasi a caso
Frasi fatte fanno un brutto babbo, bello e miliardario
So che, se oggi sbaglio, poi domani pago
Sto giocando coi dadi e il denaro all'angolo ubriaco
Hai mangiato da quel che lasciamo dal piatto avanzato
Stai imitando quello che facciamo e rimani ammazzato
[Ritornello]
Non chiudo occhio mai, ne ho uno sempre aperto
Non puoi rubare in casa al ladro, non fare lo scemo
Come si fa? Come si fa? Come si fa?
Come si fa? Come si fa?
Io non posso fidarmi, parli, parli e parli
Ancora io non ho capito come cazzo fai
Come si fa? Come si fa? Come si fa?
Come si fa? Come si fa?
[Strofa 2]
Io lo so che ciò che volevi per te non era questo
E non lo risolvo il problem finché non diventa gigantesco
Fumo bolle, butto cose nuove, non riesco a tenerle bene
Se vuoi rispetto, porta rispetto
Ho un cacciavite a croce dentro il mio giacchetto
In caso devo svitare la vita a questo che minaccia, peso
Piango, dopo sono allegro, sangre sopra il pavimento
Tutto è un attimo, interrompo il battito che c'hai nel petto
Perdo peso, prima il chilo, dopo un etto
Capito il lessico? Muoio anoressico
Ho un pessimo carattere
Pochi baci, abbracci, poche chiacchiere
Impari a stare dritto solo dopo che vai a sbattere
Frate', non sei tra le facce a cui dico: "Grazie"
Sappi che sarò colpevole il giorno che finisco in carcere
Abituato a farcela anche senza il tuo aiuto
Nemmeno ho fatto i soldi, ma ti levo il saluto
[Ritornello]
Non chiudo occhio mai, ne ho uno sempre aperto
Non puoi rubare in casa al ladro, non fare lo scemo
Come si fa? Come si fa? Come si fa?
Come si fa? Come si fa?
Io non posso fidarmi, parli, parli e parli
Ancora io non ho capito come cazzo fai
Come si fa? Come si fa? Come si fa?
Come si fa? Come si fa?
[Outro]
Co-Co-Co-Co-Co–, co-co-co-co-co–
Come si fa? Come si fa?
Come si fa? Co-Co-Come si fa?
Co-Co-Co-Co-Co–, co-co-co-co-co–
Come si fa? Co-Co-Come si fa?
Ancora io non ho capito come cazzo fai
Ueh, ueh, ¿qué lo que, Nebbïa?
🧩 Scopri remix, versioni e bundle di Iatro di Disme su Amazon
Possibile significato del testo di "Iatro":
Un titolo tagliente: cosa suggerisce Iatro
Iatro parte da una parola che porta con sé il campo semantico della cura. In greco, il prefisso iatro rimanda al medico, e per estensione a ciò che dovrebbe guarire. Nel testo di Disme, il termine sembra rovesciarsi: la “cura” diventa spesso il luogo del danno, come quando una terapia sbagliata peggiora il male. Il significato che emerge è doppio: da una parte la ricerca di un rimedio personale, dall’altra la consapevolezza che certi rimedi possono ferire quanto la malattia. L’artista mette in scena un io che ha imparato a medicarsi da solo, anche a costo di tagliarsi.
Occhi aperti, fiducia chiusa
Il ritornello scolpisce il tema centrale: “non chiudo occhio mai, ne ho uno sempre aperto”. È la postura di chi vive in allerta. Nel testo, l’immagine successiva – “non puoi rubare in casa al ladro” – vale come avviso: chi è cresciuto proteggendosi non si fa sorprendere. Il significato va oltre la brava punchline: la fiducia è un capitale scarso, e il controllo è l’unico allarme che non smette di suonare. La domanda a raffica (“come si fa?”) non cerca un tutorial, è una spia d’inquietudine che torna come un mantra.
Amare ciò che fa male: dipendenze e identità
“Amo quel che mi fa male, come un complessato” mette subito al centro l’ambivalenza. Nel testo, Disme ammette la trazione verso scelte autodistruttive, pagate “come se fossi milionario”. Il significato evita la posa romantica del danno: indica piuttosto il circolo vizioso per cui il dolore diventa familiare e quindi, paradossalmente, rassicurante. L’io sa riconoscerlo e lo dice senza sconti, come parte non separabile dalla propria storia.
Contanti nel materasso, banche lontane
Quando entra in scena il denaro, il linguaggio resta concreto. “Odio le banche, li voglio sotto il mio materasso” racconta un rapporto di sfiducia verso i sistemi intermedi. Nel testo, la gestione cash rimanda a un’etica del controllo diretto: niente filtri, niente deleghe. Il significato è coerente con il ritornello: se non posso fidarmi, mi tengo tutto addosso. Persino al “contratto” discografico l’io reagisce con le mani alzate – immagine iperbolica di un’industria percepita come forza da cui difendersi.
Maschere e palcoscenico
“Hai una bella maschera, vai a far teatro”: la barra smaschera la performatività altrui. Nel testo, la maschera non è estetica, è etica: dice di una faccia non allineata al contenuto. Il significato sposta lo sguardo su un ambiente dove il travestimento sociale appare quasi norma. Disme contrappone a questa scenografia la “sua causa”, cioè l’impegno nel rimanere coerente con chi è e con da dove viene.
Iatro come figura che ferisce
Nel giro di parole in cui compare “iatro”, l’idea della cura che ferisce torna a galla. Il testo lascia intendere che l’io preferisca sposare la “propria causa” piuttosto che affidarsi a chi promette guarigioni facili. Il significato è chiaro: la soluzione imposta dall’esterno rischia di essere una cura apparente, che lascia cicatrici. Meglio assumersi il rischio del proprio percorso che finire vittima dell’altrui terapia.
Scantinati e piatti raffinati: due mondi che si guardano
“Raffinato… io al contrario ho dormito per mesi in uno scantinato”. L’opposizione tra finezze di tavola e letti improvvisati segue una regola classica: far vedere il solco sociale senza prediche. Nel testo, Disme mette a confronto postura gourmet e sopravvivenza, per dire che la sua grammatica nasce al piano terra, non nella sala tasting. Il significato non demonizza il benessere, ma rivendica la propria provenienza come criterio di realtà.
Imitazione, avanzi e responsabilità
“Hai mangiato da quel che lasciamo dal piatto avanzato… imitando quello che facciamo”. Qui l’io individua un meccanismo ricorrente: chi arriva dopo e copia, senza pagarne il prezzo. Nel testo, l’immagine del piatto non è solo sfottò, è un discorso sulla proprietà intellettuale del vissuto. Il significato propone un’etica semplice: non puoi rivendicare crediti se non hai investito nel rischio.
“Se vuoi rispetto, porta rispetto”
La seconda strofa alza la posta. L’io dice di non affrontare i problemi finché non diventano “giganteschi”, ma chiede una regola chiara: il rispetto è reciproco. Nel testo, la presenza di oggetti da tasca e di immagini spigolose resta sul piano simbolico: sono segnali di difesa, non un prontuario d’azione. Il significato è di taglio morale: la linea tra protezione e aggressione è sottile, il punto è non oltrepassarla finché non sei costretto.
Emozioni a scatti: pianto e risata nello stesso frame
“Piango, dopo sono allegro”: la contraddizione è il motore del pezzo. Nel testo, il pavimento macchiato e il battito interrotto sono figure forti per dire quanto sia breve la distanza tra perdita di controllo e ripresa. Il significato non celebra l’instabilità, la chiama per nome e ne mostra i margini: tutto è un attimo, ma quell’attimo pesa.
Lessico, peso e misura
Il gioco “prima il chilo, dopo un etto” è una trovata metrica che lega linguaggio e corpo. Nel testo, la serie di rime asciutte e l’andamento sincopato rendono l’idea della sottrazione: togli, stringi, perdi. Il significato è che le parole qui non dilatano, comprimono; servono a incidere, non a decorare. Si avverte un fastidio dichiarato per i gesti vuoti – “pochi baci, abbracci, poche chiacchiere” – come se la forma dovesse obbedire a una funzione precisa.
Cadere per imparare a stare dritti
“Impari a stare dritto solo dopo che vai a sbattere” suona come un aforisma di strada. Nel testo, la crescita passa dal trauma, non dalla lezione spiegata alla lavagna. Il significato è pragmatico: l’errore non è un difetto da cancellare dal curriculum, è l’unico modo per tarare i propri limiti. Anche la lista delle “facce a cui dico grazie” è corta: un modo per rimarcare che l’io ha interiorizzato l’autosufficienza.
Colpa, carcere, saluto tolto
Verso il finale, l’io dichiara: “sarò colpevole il giorno che finisco in carcere”. È un paradosso lucido: la colpa vera esiste solo se si commette il fatto, tutto il resto è sospetto. Nel testo, togliere il saluto a chi non ha creduto suona come gesto rituale: una sanzione simbolica a chi deve essere tenuto fuori dal perimetro. Il significato non invita alla chiusura perenne, ma a proteggere il poco che si ha.
Struttura del brano e design del ritornello
Ritornello martellante, due strofe dense, un outro che ripiega sulla domanda: la struttura è pensata per il live. Nel testo, la ripetizione “come si fa?” funziona sia come refrain sia come dispositivo drammaturgico: solleva il dubbio senza risolverlo, lasciando che il pubblico lo rispecchi. Il significato del hook è l’irrisolto come dato fondamentale: non sempre c’è una risposta, spesso c’è solo allerta.
Nebbïa e DJ Douglas: cornice sonora funzionale
La produzione di Nebbïa e DJ Douglas (ITA) regge l’urto delle immagini con batteria asciutta, basso presente e respiro negli spazi. Il testo viene messo davanti, senza veli, in un mix che privilegia la dizione e il colpo di cassa. Il significato musicale è coerente con la poetica di Disme: niente orpelli, solo traiettoria. È una base pensata per accompagnare l’attrito, non per smussarlo.
Perché Iatro sta in piedi
Sta in piedi perché unisce tre piani: biografia, etica e stile. Nel testo, la biografia è la materia grezza (scantinati, contanti, errori); l’etica è la regola minima (rispetto, coerenza, allerta); lo stile è l’incisione che rende tutto memorabile. Il significato finale non pretende di guarire: indica il limite tra cura e ferita, e ci cammina sopra a occhi aperti. In un disco che si chiama MINACCE, Iatro è la minaccia trasformata in metodo.
Se vuoi leggere altri testi e significati delle canzoni visita la nostra sezione dedicata ai testi di canzoni rap. Scopri discografie, album, crediti e molto altro di Disme ed altri artisti. Non perderti i contenuti extra: seguici subito su Facebook e Instagram!
