31/10/2025
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Testo e Significato di Il pianeta delle idee – Caparezza
Testo “Il pianeta delle idee”:
[Testo di “Il pianeta delle idee”]
[Intro]
Comincio l’esplorazione
Non è un luogo piacevole
Faticoso il mio incedere
Non c’è manto erboso ma cenere
Non so se procedere
Va bene, procedo
Sognavo il ritorno su questo pianeta
Quand’ero nel bosco e in prigione
Ma non mi aspettavo un deserto che annega nel proprio grigiore
Un silenzio del genere
Non so se procedere
Va bene, procеdo
[Strofa 1]
Calpesto una terra che è incеnerita
Non vedo le terga di gente viva
Ma solo degli esseri molto vaghi
Con gli sguardi opachi come argenteria
Fumosi, leggeri, non hanno peso
Pare che sia io che non gliene dia
Ascolto le loro lamentazioni
Potrei farne un libro come Geremia
Stanno invocando il mio aiuto
Mi giro dall’altra parte
Come gli addetti alle casse
Quando digito il PIN delle carte
Ombre inquietanti mi stanno addosso
Ce le ho davanti anche se mi sposto
Il viso a tratti pallido, smorto
Sono ectoplasmi
[Ritornello 1]
Le riconosco, sono le idee
Chiedono un corpo, vogliono esporlo come playmate
Orde di spettri, sono le idee
Orde di “Forse”, “Magari”, “Non credo”, “Figurati se”
Hanno bisogno di me (Non so se procedere)
Hanno bisogno di me (Va bene, procedo)
[Strofa 2]
Idee risvegliate, oh mio Dio
Le credevo defunte nel cranio
Sono scampate all’oblio
Alle ruspe nell’iperuranio
Si è fatto tardi
L’Efesto è finito e si è inaridito il vulcano
Ma queste aliene creature formano un cerchio improvviso
Come sul grano, parlano:
“Padre perché ci vuoi orfane?
Se abbiamo lacune, tu colmale
Sguaina la sciabola, tu sarai Sandokan
Noi le tue tigri di Mompracem”
Io non rispondo, rimango muto, come la landa silente
Mentre chiedono corpo come Tetsuro a bordo del Galaxy Express
Nella loro evanescenza
Vedo nitida la mia resa
Palizzata sulla mia testa
Esibita come un diadema
Non mi fido, sono opportuniste
Sono mercenarie al soldo di Atena
Si trasformano in un’ossessione
Finché ti ritrovi solo e in catena
Marea, sono sempre di più, queste misere
Trattengo il fiato, vado in apnea
Sulle spalle non porto più vittime
Ho edificato la mia trincea
Striscio come non fossi più bipede
Non morirò mai per un’idea
Preferisco un’idea per cui vivere
[Ritornello 2]
Ci riconosci? Siamo le idee
Chiediamo un corpo, vogliamo esporlo come playmate
Orde di spettri, sono le idee
Orde di “Forse”, “Magari”, “Non credo”, “Figurati se”
Hanno bisogno di me
Hanno bisogno di me
Hanno bisogno di me (Non so se procedere)
Hanno bisogno di me (Va bene, procedo)
[Outro]
Addio pianeta delle idee
Addio idee
Vi saluto, devo andare
Non resterò qui un minuto di più
Non posso occuparmi di voi, mi dispiace
Voglio viaggiare libero nel cosmo
Certo, adesso non so dove andare
Ci vuole una meta
Ci vuole uno scopo
Ci vuole un’idea
Possibile significato del testo “Il pianeta delle idee”:
“Il pianeta delle idee”: creatività adulta, disincanto e il peso delle intuizioni
In “Il pianeta delle idee” Caparezza mette in scena uno degli episodi più complessi e autocritici dell’universo narrativo di Orbit Orbit. Il testo racconta l’approdo su un mondo che dovrebbe essere il cuore pulsante della creazione, ma che si rivela invece sterile, grigio, quasi ostile. Pubblicata il 31 ottobre 2025, la traccia riflette uno stato emotivo preciso: quello di un artista maturo che torna nel luogo simbolico delle intuizioni aspettandosi fertilità e trova invece cenere. Non è una crisi passeggera, ma una resa dei conti con il proprio rapporto con le idee.
Un ritorno atteso che diventa shock
Fin dall’intro, Caparezza chiarisce che questo pianeta era stato a lungo idealizzato. Durante i periodi di chiusura, prigionia e fuga raccontati nei dischi precedenti, il Pianeta delle Idee era una meta agognata. Nel significato del brano, il ritorno dovrebbe coincidere con la rinascita creativa. Invece il viaggio si apre su un panorama arido, privo di vita, che riflette il disincanto di chi non è più giovane e non riesce più a credere alla magia spontanea dell’ispirazione.
Il paesaggio come specchio interiore
La superficie coperta di cenere non è solo ambientazione fantascientifica. Il testo usa il pianeta come metafora diretta dello stato mentale dell’autore: un luogo che un tempo era vivo e ora è spento. L’assenza di vegetazione suggerisce la perdita di slancio creativo, mentre il silenzio opprimente amplifica il senso di solitudine dell’artista davanti al foglio bianco.
Le idee come spettri
Gli abitanti del pianeta non sono creature solide, ma presenze vaghe, fumose. Nel significato della canzone, le idee non sono più intuizioni luminose ma fantasmi: bozze mai sviluppate, percorsi mai intrapresi, possibilità rimandate. Non hanno corpo perché non sono mai state realizzate, e proprio per questo chiedono attenzione.
Il peso di non dare peso
Quando Caparezza osserva che forse è lui a non dare peso a queste entità, il testo tocca uno dei suoi nodi centrali. Le idee sono leggere perché ignorate, ma ignorarle è una scelta che pesa. Il gioco semantico tra “peso fisico” e “peso simbolico” racconta un autore che teme di aver sottovalutato intuizioni valide, lasciandole svanire senza verificarne il potenziale.
Le lamentazioni come testo sacro
I lamenti delle idee sono così numerosi da ricordare un’intera raccolta profetica. Il riferimento al mondo biblico nel testo trasforma le idee in un coro di voci dolenti che accusano l’autore di trascuratezza. Non sono semplici suggerimenti creativi, ma richiami etici, quasi morali, che mettono in discussione la responsabilità di chi crea.
Voltarsi dall’altra parte
La reazione di Caparezza non è accogliente. Si gira dall’altra parte, come chi evita uno sguardo scomodo. Nel significato, questa fuga rappresenta il rifiuto di assumersi di nuovo il carico creativo totale. Le idee non sono più viste come compagne di viaggio, ma come richieste invasive, potenzialmente soffocanti.
Il ritornello come accusa
Quando le idee prendono parola nel ritornello, il brano cambia tono. Non sono più osservate dall’esterno, ma accusano direttamente. Il testo trasforma l’ispirazione in soggetto attivo che reclama un corpo, una forma, una realizzazione concreta. Gli “ordini” di forse e magari raccontano l’auto-sabotaggio tipico di chi pensa troppo e agisce poco.
Il vulcano spento
La metafora mitologica del vulcano ormai secco riassume anni di stanchezza artistica. Nel significato, Efesto rappresenta il fuoco creativo che non brucia più spontaneamente. Il gioco di parole con “la festa è finita” aggiunge un tono amaro: il periodo di entusiasmo continuo sembra concluso, lasciando spazio al dubbio.
Idee superstiti
Nonostante la devastazione, alcune idee sono sopravvissute. Il testo le descrive come scampate alla distruzione totale, quasi nascoste in un archivio metafisico. Questo richiama una visione in cui le idee esistono indipendentemente dall’artista, aspettando solo di essere intercettate nel momento giusto.
Il cerchio e l’assedio
Le idee circondano Caparezza come in un rituale alieno. Nel significato, questo assedio rappresenta l’ansia creativa: troppe possibilità contemporaneamente paralizzano invece di liberare. Le idee, da stimolo, diventano pressione.
Sandokan e l’avventura mancata
Quando le idee promettono fedeltà e avventura, richiamano l’immaginario di Salgari. Il testo suggerisce che ogni buona idea contiene in sé una saga potenziale, un’epopea pronta a nascere. Ma il rifiuto di questo ruolo eroico indica che Caparezza non ha più bisogno di essere il capitano di ogni impresa narrativa.
Il corpo richiesto
Le idee chiedono un corpo perché vogliono diventare opera. Nel significato, questa richiesta è ambigua: realizzare un’idea significa darle vita, ma anche legarsi ad essa con tutte le responsabilità che comporta. Non ogni intuizione merita questo investimento totale.
La paura dell’ossessione
Caparezza descrive le idee come mercenarie, capaci di trasformarsi in ossessioni. Il testo riflette sulla sottile linea tra dedizione e prigionia creativa. Seguire ogni spunto può portare non alla libertà, ma all’isolamento.
Meglio un’idea per cui vivere
La dichiarazione centrale arriva netta: non vale morire per un’idea, ma scegliere un’idea che renda la vita significativa. Il significato ribalta il mito romantico dell’artista martire e propone una creatività sostenibile, che non divori chi la pratica.
L’addio come scelta di salvezza
L’outro segna l’abbandono del Pianeta delle Idee. Non è una sconfitta, ma una decisione consapevole. Il testo mostra un artista che preferisce continuare a viaggiare, anche senza meta chiara, piuttosto che restare intrappolato in un museo delle intuizioni irrealizzate.
Il bisogno finale di un’idea
Paradossalmente, il brano si chiude con l’ammissione che serve comunque un’idea. Nel significato, la creatività non viene negata, ma ridimensionata. Le idee non devono governare l’artista, ma accompagnarlo. È questo equilibrio fragile che “Il pianeta delle idee” mette in scena con lucidità rara.
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