20/02/2026
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Testo e Significato di Imparanoiato – Kuremino
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Testo “Imparanoiato”:
[Testo di “Imparanoiato”]
[Intro]
(Guido piano, coach, bro, senza la voce)
(Non ho preso gocce, sto imparanoiato)
(Brillano ‘sti Gucci, pure senza luci)
(Ce ne ho altri chiusi nel bagagliaio)
(Mani in pasta, la pasta in mano)
Yeah
(Tutta notte, come un fornaio)
Yeah, yeah
(Non risponde quando lo chiamo)
Sì, sì
(Perché è perso dentro al)
[Strofa 1]
Non mi fare quella che faccia, mi sembri severo
Con quella bocca larga sembri Saviano (Dai)
Figli e nipotini ma non sa l’italiano
Sto aspettando che rincasi con il fucile caricato in mano
La mia dose XL come un americano (XL)
In bicchiere c’ho le bolle, sembra [?]
L’ho pagata per due ore, quindi parti da un massaggio
Mentrе fuma me l’assaggio
Come un pazzo a bordo strada, nessuno dava un passaggio
Sì, pеr questo ho fatto soldi in un parcheggio
Dunque, adesso fotto figa, fumo bene
Bevo tanto per la strada e poi mi atteggio
Ora la mia Air Force non è bucata
Se mi sporco di vino compro la giacca matchata
Prima qua nessuno la intavolava
Dividevo quel piatto di carbonara
Sento su di me il vento soltanto se sono ubriaco
Scrivo solo perché so che parlare con voi è tempo sprecato
Da quella panca fuori Rho il mio culo ancora non si è spostato
Giro solo con la faccia mia, non mi porto mai dietro il cambio
[Ritornello]
Guido piano, coach, bro, senza la voce
Non ho preso gocce, sto imparanoiato
Brillano ‘sti Gucci, pure senza luci
Ce ne ho altri chiusi nel bagagliaio
Mani in pasta, la pasta in mano
Tutta notte, come un fornaio
Non risponde quando lo chiamo
Perché è perso dentro
[Strofa 2]
Sì, sto al baretto con quelli zarri
Pellicciotto da Pellizzari
Se mi chiama Giorgia, le do un bacio
Mi accendo la canna, le tolgo le Armani
Scrivo mentre aspettiamo il pacco
Chiuso in macchina, parcheggiato
Non fumiamo con fuori il braccio
Sarebbe un po’ troppo sgamo
E non tutti ci possono amare
In faccia ho preso più botte di Marvin
E la vita ci ha tolto emozioni
Quindi fumiamo il doppio di Marley
Nelle vie coltelli come Shining
Tremerai di notte come Shaggy
Solo quando ci entrano i soldi
E la tasca sorride, dormiamo più scialli (Sì, sì)
[Ritornello]
Guido piano, coach, bro, senza la voce
Non ho preso gocce, sto imparanoiato
Brillano ‘sti Gucci, pure senza luci
Ce ne ho altri chiusi nel bagagliaio
Mani in pasta, la pasta in mano
Tutta notte, come un fornaio
Non risponde quando lo chiamo
Perché è perso dentro al cucchiaio
Possibile significato del testo “Imparanoiato”:
“Imparanoiato”: paranoia, strada e sopravvivenza emotiva nel mondo crudo di Kuremino
Imparanoiato, prodotta da Sick Budd e Lester Nowhere e pubblicata il 20 febbraio 2026 nella deluxe di BEST SOLO, è una delle tracce più crude e sincere di Kuremino. Il pezzo è un viaggio diretto nella paranoia quotidiana di chi è cresciuto tra strada, precarietà, dipendenze e senso di pericolo costante. Non c’è glamour, non c’è romanticizzazione: c’è solo realismo. Kuremino racconta la sua vita senza filtri, usando immagini immediate e un linguaggio che appartiene alla realtà urbana italiana contemporanea.
La paranoia come condizione mentale costante
Fin dall’intro, l’artista ripete di essere “imparanoiato”. È una parola chiave della sua generazione: indica paura, ipervigilanza, tensione. Kuremino guida piano, non riesce a parlare, non ha preso “le gocce”, accenna a un disturbo emotivo che cerca di gestire da solo. La paranoia diventa una corazza, una conseguenza delle esperienze vissute, non una scelta. È un’ansia che non nasce dal nulla, ma dalla vita in strada, dal contatto con ambienti pericolosi e con persone che vivono ai margini.
La doppia immagine: lusso e povertà emotiva
Kuremino descrive “Gucci che brillano senza luci” e “altri chiusi nel bagagliaio”: simboli di ricchezza improvvisa, ma anche di un contrasto costante tra avere molto e sentirsi comunque a rischio. È la rappresentazione perfetta del rap street moderno: possedere oggetti costosi non elimina la paura, la paranoia, il timore di perdere tutto da un momento all’altro.
È un lusso che non porta tranquillità, ma amplifica la sensazione di essere osservati, giudicati, presi di mira.
Strofa 1: dalla panchina di Rho ai parcheggi della sopravvivenza
La prima strofa è un racconto di episodi quotidiani, quasi cinematografici. Kuremino parla di un uomo che sembra severo, di scene familiari deformate, di un fucile pronto in mano: è un mondo in cui la minaccia è sempre dietro l’angolo. Poi racconta la sessualità disordinata, unita al consumo di sostanze, come meccanismo di fuga.
Il verso “ho fatto soldi in un parcheggio” è un passaggio simbolico: indica un passato fatto di espedienti, lavori borderline, contesti che non offrono sicurezza né possibilità. È la normalità di molti ragazzi cresciuti in periferia, dove l’economia informale è una delle poche vie.
La panca fuori Rho: un simbolo di appartenenza
“Dalla panca fuori Rho il mio culo ancora non si è spostato” è uno dei versi più potenti. La panchina diventa un luogo sacro: simbolo delle radici, della crescita, delle conversazioni infinite con la crew, ma anche di stagnazione. È un posto dove Kuremino ha costruito la propria identità, ma anche dove ha vissuto traumi, violenza e momenti difficili.
Questa immagine crea un legame emotivo fortissimo con chi vive o ha vissuto la periferia: la panca come centro del mondo.
La scrittura come unico sfogo possibile
“Scrivo solo perché parlare con voi è tempo sprecato”. Qui Kuremino rivela il suo rapporto conflittuale con la comunicazione. La scrittura diventa terapia, confessione, valvola di sfogo. Parla poco, si chiude, ma scrive molto. Nel mondo del rap questo è un tema ricorrente: la penna diventa arma, scudo, specchio.
Ritornello: paranoia, strada e routine notturna
Il ritornello è quasi una ninna nanna distorta: guida piano, è senza voce, non ha preso gocce, è ansioso. Le Gucci brillano, le notti sono lunghe “come un fornaio”, le persone non rispondono perché “sono perse dentro”. È una descrizione perfetta del ciclo della strada: notti di movimento, persone che spariscono, telefoni muti, paranoia sempre accesa.
Il cucchiaio citato alla fine è una metafora ambigua e potente: richiama il mondo delle dipendenze, dell’eroina, dei problemi profondi che consumano chi vive certe realtà.
Strofa 2: la vita tra sgamo, botte e marijuana
Nella seconda strofa, Kuremino parla del baretto, delle pellicce Pellizzari, delle ragazze che incontra, della marijuana come anestetico. C’è un realismo quasi documentaristico: la vita di provincia, i pacchi da aspettare in auto, la paura dello sgamo, la presenza costante del pericolo.
La barra “in faccia ho preso più botte di Marvin” richiama l’iconico pugile Marvin Hagler: le botte sono un dato di fatto, fanno parte del percorso. Allo stesso tempo, la frase su “fumiamo il doppio di Marley” alleggerisce il racconto, ma rimane legata a un dolore di fondo difficile da ignorare.
Il coltello nelle vie: la quotidianità della paura
“Nelle vie coltelli come Shining” è una reference cinematografica che racconta molto: le strade sono come un horror psicologico, piene di tensione e aggressività. Non è finzione: per molti giovani italiani la violenza urbana è un rischio reale, quotidiano, imprevedibile.
Il fatto che si dorma meglio solo “quando entrano i soldi” è un’altra verità cruda: la sicurezza economica è l’unico scudo contro la paranoia.
La paranoia come forma di lucidità
Nel mondo raccontato da Kuremino, essere “imparanoiati” non è una fragilità, ma una necessità. La paranoia protegge, tiene svegli, fa evitare rischi inutili. È un modo di muoversi nel mondo, una lente che aiuta a sopravvivere. Ma allo stesso tempo logora, isola, consuma.
Questo dualismo è uno dei temi più profondi dell’intero brano: la paranoia come arma e condanna.
Perché “Imparanoiato” colpisce così tanto
Perché è vero. Perché è sporco. Perché non cerca di abbellire nulla. È una canzone che parla di persone reali, luoghi reali, vite reali. Kuremino non costruisce un personaggio: si limita a raccontare ciò che vede e ciò che vive. Il brano diventa così uno specchio della periferia italiana del 2026: tanta instabilità, tanta ansia, ma anche tanta voglia di rialzarsi.
Imparanoiato è un pezzo che non ti fa ballare: ti fa pensare. E, soprattutto, ti entra dentro perché sa di verità.
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