30/01/2026
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Testo e Significato di Jolly – Kid Yugi
Testo “Jolly”:
[Testo di “Jolly”]
[Strofa 1]
Non credo in me stesso, sono un dio, sono agnostico
Vengo da un posto dove il più a posto è uno zotico
Il paradosso: anche nel comfort resto scomodo
Un bossolo per posta non è minaccia ma un monito
All’hater che commenta un giorno gli esco dal monitor
Mi danno del genio e un anno dopo del tossico
La bevo di mattina e non si tratta di un tonico
Ho un milione in banca, sì, che mi sento autonomo
Fanculo chi mi ama, io miglioro se mi odiano
Solo con i cristalli riesco ad essere euforico
Il villain più cattivo, sono il vero Lord Voldemort
Questo non è un film, non c’è green screen, non è Hollywood
Muoio leggenda come Jim Morrison
Non posso dire: “SCU” perché da me è un brutto acronimo
Pure se il beat è felice resto il solito stronzo
[Ritornello]
Il mio credo è: soldi, soldi, soldi, soldi
Li spendo tutti in vizi, non mi piace fare shopping
Quarantaquattro colpi sono quelli che riporti
Se pensavi di fottermi, è meglio che ti informi
Vi ho fregati tutti e manco ve ne siete accorti
Mentre vi ammazzate io scappo coi lingotti
Restando nell’ombra ne siamo usciti più grossi
Gli eroi sono morti, ora è il tempo dei jolly
[Strofa 2]
Non sono malato, ma mi prendo un farmaco
Ancora nel prime, infatti mi sento Amazon
Bevo cento birre, aspetto il collasso epatico
Solo ad estremisti e tossici sono simpatico
Parli di Kid Yugi, parli di uno stronzo sadico
Un uomo avido distrutto dallo stress e il panico
Per contare i miei soldi, baby, non mi basta l’abaco
Tradisco la mia troia e vuole sfregiarmi con l’acido
Aquaplaning, guido ubriaco, faccio sci nautico
Se mi sfidi, ti chiamano ***
Tutti drogati come in un rito sciamanico
Pippo di mattina e mi sento uno psicopatico
Questi influencer invidiano sul mio organico
Cinquanta per un post e sembro ancora un anarchico
Manco mia mamma sa dove abito
Sette carte al metro quadro, voglio farmi un attico
[Ritornello]
Il mio credo è: soldi, soldi, soldi, soldi
Li spendo tutti in vizi, non mi piace fare shopping
Quarantaquattro colpi sono quelli che riporti
Se pensavi di fottermi, è meglio che ti informi
Vi ho fregati tutti e manco ve ne siete accorti
Mentre vi ammazzate io scappo coi lingotti
Restando nell’ombra ne siamo usciti più grossi
Gli eroi sono morti, ora è il tempo dei jolly
Il mio credo è: soldi, soldi, soldi, soldi
Li spendo tutti in vizi, non mi piace fare shopping
Quarantaquattro colpi sono quelli che riporti
Se pensavi di fottermi, è meglio che ti informi
Vi ho fregati tutti e manco ve ne siete accorti
Mentre vi ammazzate io scappo coi lingotti
Restando nell’ombra ne siamo usciti più grossi
Gli eroi sono morti, ora è il tempo dei jolly
[Outro]
Il mio credo è: soldi
Possibile significato del testo “Jolly”:
Perché “Jolly” parla a questo momento storico
Uscita nel pieno del 2026, “Jolly” di Kid Yugi arriva in un contesto in cui il rap italiano oscilla tra cinismo e ricerca di senso. Il testo fotografa una generazione che si muove tra euforia e burnout, successo e paranoia, filtri social e realtà nuda. L’immagine del jolly – la carta capace di cambiare il gioco – diventa una metafora potente: in un mondo dove “gli eroi sono morti”, a contare è chi sa muoversi nell’ombra, aggirando le regole. Il significato non è una morale edificante ma un autoritratto duro, pieno di contraddizioni volontariamente esibite.
“Non credo in me stesso, sono un dio, sono agnostico”: la contraddizione come identità
Il brano si apre con un paradosso che mette subito il tono: insicurezza e onnipotenza convivono. Questo ossimoro non è un vezzo, ma la chiave del personaggio-voce: l’io lirico fluttua tra superomismo e vuoto esistenziale. L’agnosticismo qui non è teologico, è emotivo: rifiuto di credere in qualcosa di stabile, tranne che nel potere immediato di denaro, sostanze, riconoscimento. Il testo mostra come il rap possa essere un diario di stati alterati, non per glorificarli ma per farne carburante narrativo.
Denaro, potere, isolamento: il culto del “soldi, soldi, soldi”
Il ritornello mette in chiaro il credo: “Il mio credo è: soldi”. Il denaro qui non è status symbol lucido, è un sedativo: “li spendo tutti in vizi”, “non mi piace fare shopping”. La spesa non ha funzione estetica, ma anestetica. Avere “un milione in banca” non porta pace, solo autonomia e sospetto. Da qui la postura da fuggiasco: mentre gli altri “si ammazzano”, l’io scappa “coi lingotti”. Il significato del testo non è l’apologia del materialismo, ma la sua diagnosi: il jolly non è l’eroe, è il sopravvissuto che sa come scappare.
Il villain come specchio: Voldemort, mito e anti-morale
Definirsi “il villain più cattivo” e “il vero Lord Voldemort” sposta la bussola morale. Niente redenzione, niente favola edificante: qui la potenza è oscura e consapevole. Nel rap italiano attuale, il cattivo è spesso il narratore più onesto: svela le pulsioni che gli eroi nascondono. Quando l’io dice “questo non è un film”, rifiuta il filtro hollywoodiano: niente green screen, solo sangue freddo e conseguenze. È un anti-eroe che usa il travestimento del mostro per legittimare scelte radicali.
“Muoio leggenda come Jim Morrison”: romanticismo tossico e culti del 27
La barra su Jim Morrison evoca il mito dell’artista maledetto: morte giovane come sigillo di grandezza. È un topos del rap e del rock: meglio bruciare che spegnersi lentamente. Ma la frase, cucita in un contesto di eccessi (“la bevo di mattina”, “pippo di mattina”), è anche critica implicita: il mito della rovina eroica è una prigione seducente. Il significato di “Jolly” intercetta proprio questo rischio: trasformare il dolore in brand, fino a non distinguere più terapia da spettacolo.
Ansia, farmaci, binge e autodistruzione
“Non sono malato, ma mi prendo un farmaco” è la sintesi di una normalità ansiogena: medicalizzazione di stati emotivi che diventano routine. Birre a centinaia, collasso epatico, aquaplaning: il testo srotola una checklist di comportamenti-limite raccontati senza vittimismo. Non è edonismo: è coping estremo. In questo quadro, sentirsi “Amazon” nel prime è doppio: picco di performance e algoritmo di dipendenza. Il corpo è logistica, il tempo è consegna rapida, l’identità è brand.
Odio come carburante: “miglioro se mi odiano”
Una delle linee più rivelatrici: l’odio altrui come palestra. Nel gioco dei social l’hater è un trainer involontario. “Un bossolo per posta non è minaccia ma un monito” mette in scena l’iperbole di chi trasforma la minaccia in disciplina. Il significato profondo: in un’economia dell’attenzione, l’emozione negativa paga. Chi impara a reggerla, fa il salto. Ma il prezzo è la disumanizzazione: “fanculo chi mi ama”. L’amore indebolisce, l’odio tempra. Logica da bunker, più che da casa.
Criminale metaforico: oro, ombra e fuga
“Vi ho fregati tutti”, “scappo coi lingotti”, “restando nell’ombra ne siamo usciti più grossi”: l’immaginario criminale funziona come allegoria di strategia. Il jolly non affronta a viso aperto: aggira, devia, confonde. Se gli eroi cadono sotto i riflettori, il jolly vince dietro le quinte. La barra “non posso dire ‘Scu’ perché da me è un brutto acronimo” è un pezzo di micro-sociologia: lo stesso suono cambia senso a seconda del luogo. Il linguaggio, nel testo, è territorio.
Identità liquida e maschera antisociale
L’io si auto-definisce “stronzo sadico”, “avido”, “anarchico”: è un’identità a strappi, volutamente respingente. Gli affetti sono minaccia (“fanculo chi mi ama”), la casa è latitanza (“manco mia mamma sa dove abito”), il desiderio è accumulo (“sette carte al metro quadro”). Il significato è chiaro: la maschera antisociale serve a evitare di essere feriti. Ma nella ripetizione del credo si sente la stanchezza del personaggio: più si alza il volume, più si sente il vuoto dietro.
Barre come specchi: orgoglio tecnico e auto-sabotaggio
La scrittura alterna punchline, iperboli, riferimenti pop e confessioni. C’è orgoglio tecnico (metafore, doppi sensi, ritmo interno) e c’è auto-sabotaggio come posa. La dichiarazione “pure se il beat è felice resto il solito stronzo” è poetica di contrasto: il tappeto sonoro non redime il contenuto, semmai lo mette in risalto. Il testo si muove tra sarcasmo e cinismo, con scatti d’immaginario che fanno presa proprio perché rimangono sospesi tra realtà e invenzione criminale.
Il ritornello come manifesto: catechismo dell’era post-eroi
Ripetere “soldi” come un mantra trasforma il denaro in liturgia. “Quarantaquattro colpi” è la fanfara bellica dell’ego, ma la barra centrale è un’altra: “gli eroi sono morti, ora è il tempo del jolly”. Non c’è più spazio per salvataggi puliti o narrazioni edificanti: a vincere è chi cambia pelle, chi bluffa, chi sa passare da invisibile a decisivo al momento giusto. È un significato spietato e lucidissimo dell’epoca: contano i risultati e l’abilità di scampare il conto.
Riferimenti e geografia culturale
“Amazon” per il prime, “Voldemort” per il male assoluto, “Jim Morrison” per la leggenda maledetta: le citazioni non sono solo punchline, sono coordinate. Dicono dove si muove l’io: tra capitalismo totalizzante, fantasia dark e culto dell’artista che brucia. L’effetto è una mappa mentale dove business, magia nera pop e rock iconico si fondono in un codice subito leggibile anche fuori dall’hip hop. Il testo usa questi nomi come specchi, non come stampelle.
Violenza verbale e realismo emotivo
Le immagini forti (minacce, tradimenti, acido, organico social) non sono shock gratuito. Hanno la funzione di svelare la grammatica dell’attenzione contemporanea: tutto deve essere estremo per bucare lo schermo. Ma dietro l’iperbole c’è un realismo emotivo: stress, panico, ansia da performance, desiderio di scomparire e insieme di dominare. Il significato ultimo non è il crimine, ma il bisogno di controllo in un mondo incontrollabile.
“Anche gli Eroi Muoiono”: dove si incastra “Jolly” nell’album
Inserita in “Anche gli Eroi Muoiono”, “Jolly” suona come capitolo-chiave: dichiara il cambio di paradigma. Se l’eroe classico cade perché legato a un codice, il jolly vince perché non ne ha. È una poetica che attraversa tutto il progetto: affrontare la disillusione senza freni inibitori, preferendo la resilienza cinica all’idealismo. Il brano consolida l’immagine di Kid Yugi come autore capace di stare in bilico tra confessione e strategia, tra strada e mitologia personale.
Etica del bluff: vincere senza mostrarsi
Il ritornello insiste sull’ombra come habitat: “restando nell’ombra ne siamo usciti più grossi”. È l’etica del bluff applicata alla vita: tenere basse le aspettative altrui, battere il colpo quando conta, sparire con il bottino. In un’epoca di oversharing, l’invisibilità torna risorsa. Il testo racconta come la vera ricchezza non sia la vetrina, ma la capacità di scegliere quando farsi vedere. È un controcanto interessante alla retorica motivazionale mainstream.
Lingua, ritmo, incastri: perché funziona all’ascolto
Flusso serrato, rime interne, doppie immagini e accensioni improvvise: “Jolly” funziona perché tiene insieme suono e significato. Anche senza tecnicismi, si sente l’attenzione maniacale per l’incastro delle parole e per l’effetto-immagine. Le hyperbole sono filmate da vicino, la cadenza martella come un hook mentale. Questo rende il testo memorabile: ogni strofa ha un paio di citazioni pronte a diventare caption, ma il filo rosso resta coerente.
Che cosa dice “Jolly” a chi ascolta rap nel 2026
Dice che l’eroe è finito, ma non per forza il coraggio. Il coraggio oggi è riconoscere i propri demoni, maneggiarli, usarli senza farsi esplodere tra le mani. Dice che soldi e vizi non sono paradiso, ma anestetico a tempo; che l’odio è energia, ma radioattiva; che la fuga è un’arte, non una resa. Il significato di “Jolly” sta qui: essere la carta che ribalta la mano quando nessuno se l’aspetta, pagando però il prezzo di una solitudine lucida.
Parole-chiave del brano: una guida rapida
Jolly: carta che cambia il gioco, identità fluida, strategia nell’ombra.
Testo: confessione iperbolica, immagini forti, riferimenti pop-culturali.
Significato: sopravvivenza spietata, denaro come anestetico, anti-eroismo consapevole.
Odio: palestra e veleno insieme.
Ombra: habitat strategico, antidoto alla sovraesposizione.
Villain: maschera che permette di dire verità scomode senza cercare assoluzione.
In sintesi: perché “Jolly” resta in testa
Perché ha un’idea semplice e brutale: “gli eroi sono morti”. In loro assenza, comanda chi sa bluffare, scappare, cambiare forma. Il brano inchioda questa verità con un ritornello-motto e barre che profumano di realtà, anche quando spingono sull’immagine estrema. Per i fan del rap italiano, “Jolly” è quella traccia che ti fa alzare un sopracciglio la prima volta e ti rimane in testa alla terza: suono che chiude il pugno, parole che aprono crepe. Se cerchi il suo significato, è tutto lì, tra la corsa ai “soldi” e il brivido di sparire al momento giusto.
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