Testo e Significato di La Matrigna (Skit) – Caparezza

Testo e significato della canzone "La Matrigna (Skit)" di Caparezza pubblicata il 07/05/2021 contenuta nell'album "Exuvia" del 07/05/2021.

Cover dell'album 'Exuvia' di Caparezza
Cover dell'album 'Exuvia' di Caparezza

Testo “La Matrigna (Skit)”:

[Testo di “La Matrigna (Skit)”]

[Strofa]
Historia magistra vitae
Ogni passo una scossa, una dinamite
Perdo le difese come l’islandese
Che migrò alla ricerca di un clima mite
Un campo minato tra me e Santiago
Io negativo ma di Salgado
Il presente mi parla e non lo capisco
Avrà il cavo del micro che è dissaldato
Sono disarmato, la foresta fa sguardi da occhi cavati
Non mi fido dell’uomo né delle bestie
Credo solo ai Leopardi di Recanati
Vamos


Possibile significato del testo “La Matrigna (Skit)”:

Con La Matrigna (Skit), Caparezza piazza un cartello stradale in mezzo al percorso di Exuvia: il flusso della fuga si interrompe, la bussola punta su un tema che verrà sviluppato nella traccia seguente, “Contronatura”. Qui lo skit non serve a riempire: è un varco concettuale dove il testo introduce, in pochi versi, l’idea della natura-matrigna e il suo impatto su identità, storia personale e destino collettivo. Il significato ruota attorno a una consapevolezza scomoda: la Natura non consola, non ascolta, non fa sconti. L’uomo che sperava di trovare riparo nel bosco scopre che la foresta non è madre – al limite, è matrigna.

Uno skit-ponte: dalla fuga al confronto

Nel disegno narrativo di Exuvia, gli interludi sono stop&go emotivi. La Matrigna (Skit) arriva dopo il primo rallentamento (“Una Voce”) e prima del manifesto di “Contronatura”. L’effetto è quello di una camera d’aria: si cambia ritmo e, soprattutto, si cambia campo. Non più l’io e le sue ferite, ma l’io davanti a un ambiente che non fa sconti – un’avvertenza: il cammino proseguirà senza la carezza della “Madre Natura”.

“Historia magistra vitae”: la storia come lama, non come coperta

Aprire con la massima latina non equivale a un omaggio accademico. Qui la storia non è un manuale consolatorio, ma un coltello affilato. “La Storia maestra di vita” mette in riga chi crede che passato e presente si riconcilino da soli: al contrario, le lezioni storiche mostrano quanto la vita sia una sequenza di scosse. L’eco con il brano precedente (“Campione dei Novanta”) è voluta: le proprie biografie, come le epoche, insegnano più con le crepe che con i premi.

Passi che detonano: la marcia su un terreno ostile

“Ogni passo una scossa, una dinamite”: l’immagine ribadisce che il percorso non è contemplativo. Procedere significa attivare mine, portare alla luce traumi e idoli infranti. La natura, in questa scena, è densa e minacciosa: non è un fondale, è un campo sensoriale che risponde, graffia, mette alla prova la carne viva del viandante.

L’islandese e Leopardi: la resa dell’uomo davanti alla Natura

Quando Caparezza dice di “perdere le difese come l’islandese”, richiama il Dialogo della Natura e di un islandese di Leopardi. L’uomo in fuga dal consorzio civile cerca un clima mite e un’esistenza quieta; di fronte alla Natura, però, scopre l’indifferenza cosmica: viene divorato. Il rimando incastra perfettamente lo spirito dello skit: abbandonare la comfort zone non garantisce riparo – anzi, ti espone. La battuta contiene anche un gioco doppio: l’Islanda non ha un esercito e “perdere le difese” suona letterale e metaforico.

“Un campo minato tra me e Santiago”: il pellegrinaggio senza garanzie

Il riferimento a Santiago non è solo religioso. È la metafora del tragitto verso una meta identitaria – redenzione, senso, approdo. Tra il sé e quell’arrivo, però, c’è un terreno esplosivo: inciampi, errori, colpe. L’aspirazione alla meta non sterilizza i pericoli. Anche la via “giusta” è disseminata di trappole, e il bosco non protegge – al massimo, nasconde.

“Io negativo ma di Salgado”: l’occhio che vede l’ombra

Il gioco di parole sul “negativo” apre due piani. Da un lato, l’indole tendenzialmente cupa – vedere il bicchiere mezzo vuoto. Dall’altro, la fotografia: il negativo come supporto che rovescia luci e ombre. Evocare Sebastião Salgado significa rivendicare uno sguardo che documenta la durezza del reale senza trucco. Anche qui, niente estetizzazione: il bosco di La Matrigna (Skit) è più vicino a un reportage che a una cartolina.

Microfono dissaldato: presente che parla, ma non passa

“Il presente mi parla e non lo capisco / avrà il cavo del micro dissaldato”: la realtà emette segnali, ma il canale è guasto. È un’immagine potentissima per raccontare disallineamento e overload informativo: non manca la voce del tempo, manca la presa. Lo skit non propone un “torniamo alla natura” ingenuo – dice che anche il presente, come la Natura, non è tenero né trasparente.

“Sono disarmato”: l’uomo senza corazza in foresta

Qui l’io prende atto della propria fragilità biologica. L’essere umano, spogliato di attrezzi e tecnica, in natura è nudo. La “foresta che fa sguardi da occhi cavati” materializza il senso di essere osservati da un ambiente vivo, zeppo di bocche, pori, fenditure – lenticelle sui tronchi comprese. L’ostilità non è necessariamente malevola: è indifferenza operativa. In natura, o hai strumenti o vieni digerito.

“Non mi fido dell’uomo né delle bestie”: il doppio scetticismo

Il verso rifiuta sia l’umanismo ingenuo (“l’uomo è buono”) sia l’eco-romanticismo (“gli animali sono innocenti”). Entrambi possono ferire. L’unica “fiducia” residua è affidata ai “Leopardi di Recanati”: cioè all’interpretazione lucida di chi ha svelato l’indifferenza naturale. Non un rifugio, ma un faro: la poesia come strumento per nominare il vero quando il vero è scomodo.

La natura-matrigna: dalla letteratura alla biologia

Lo skit prepara il terreno alla tesi che esploderà dopo: la Natura non è mamma. Il suo funzionamento è selettivo: adattamento, competizione, predazione, chimica di difesa e di offesa. Spine, veleno, mimetismo: non ideologia, ma meccanica del vivente. Caparezza incolla il quadro leopardiano alla concretezza evolutiva – togliendo ogni residuo di sentimentalismo.

Strappi di rotta: dal “vamos” alla lotta

Il “Vamos” che chiude lo skit non è un grido da gita. È un via al confronto. Dopo l’accenno teorico, la traccia seguente si incaricherà di fare i conti con la Natura senza chiedere abbracci. Lo skit è la vestizione mentale dell’astronauta terrestre prima dell’uscita extraveicolare: poche parole, cintura ben stretta, occhi aperti.

Funzione sonora: come suona una frattura

A livello di sound design, un interludio come questo lavora per sottrazione. Poche linee, accenti secchi, metrica tagliente: la parola domina. Non c’è tempo per melodie concilianti. Si sente il bosco come spazio mentale: risonanza asciutta, passi che incrinano rami, aria ferma. La musica qui non consola, orienta.

Dal latino alla selva: continuità d’immagini

Il latino iniziale aggancia la tradizione, il bosco ribalta il quadro sul presente. La Matrigna (Skit) tiene insieme biblioteca e foresta: citazioni e linfa, Cicerone e resina. Lo stile è quello classico di Caparezza quando maneggia cultura pop e alta: non per sfoggio, ma per attrezzo. Ogni riferimento apre un varco di lettura, non un piedistallo.

Il pellegrino e il reporter: due posture dello sguardo

Santiago (pellegrinaggio) e Salgado (reportage) definiscono le due traiettorie dell’io: cercare un senso e registrare il reale. In mezzo c’è il campo minato – cioè la vita. Lo skit ci dice che Exuvia andrà avanti scegliendo entrambe le posture: spiritualità senza zucchero, concretezza senza cinismo.

Perché “skit” e non “intro”

Chiamarlo skit significa dichiararne la funzione di innesto teatrale. È un piccolo monologo che sposta la scena e predispone l’ascoltatore. In album rap, gli skit storicamente servono a cucire temi e prospettive. Qui il cucito è chirurgico: prepara un brano centrale dell’album e incapsula l’idea chiave in immagini fulminanti.

La Matrigna (Skit): il testo come bussola, il significato come sfida

In poche righe, Caparezza: fa i conti con la Storia come istruttrice severa; riconosce la Natura come sistema indifferente; rifiuta tanto l’idealizzazione dell’uomo quanto quella degli animali; nomina la fragilità corporea dell’individuo in ambiente; e decide di andare avanti lo stesso. Ecco perché questo skit pesa: perché mette il marchio “realtà aumentata” sul resto del viaggio. Dopo La Matrigna (Skit), nessuna illusione regge senza prova.




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