Testo e Significato di Neminem – Rancore

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Testo e significato della canzone "Neminem" di Rancore pubblicata il 03/04/2026 contenuta nell'album "TAREK DA COLORARE" del 03/04/2026.

Cover dell'album 'TAREK DA COLORARE' di Rancore
Cover dell'album 'TAREK DA COLORARE' di Rancore

Testo "Neminem":

[Testo di "Roma non può"]

[Strofa 1]
Chiamami Charlie Chaplin, arriverò a terzo
In questa gara contro i sosia che ho di me stesso
Lo so, farò successo se la gente poi ride
Infatti Charlie Chaplin sembra un sosia di Hitler
Ambiguo, come Kanye West con l’Inter
Ambito, ho un flow che è come figa per gli incel
Ho i demoni intorno che fanno un Bilderberg
Mi coscio il collettivo in mano come Internet, ok?
Usa l’intelletto ma con professionismo
Pure i killer fanno tenerezza all’inizio, il mio consiglio
Uccidimi di giovedì mattina che sono
Sei giorni prima di quando c’è “Chi l’ha visto”
Non so chi è il ministro della cultura
Non so se era minestra quella nella puntura
Cambia nome all’illuminismo, fai la voltura
Mi capisci se parlo, mica parlo se pisci
Mmmh, hardcore, forse non è chiaro come bevo
Alcol, altro non dichiaro quanti catcall
Nella scena del rap italiano quanti guardano
Mentre viene abusato ciò che amiamo
Vengo dai freestyle, baby, rime in luoghi osceni
Facevamo body shaming, eravamo in pochi scemi
Ora canto copiando il presidente
Che ha le tette coperte dai meloni
Chi cazzo stai votando? Sparano a raffica
Merda che ci annaffia se in pratica
La legge ormai è una gaffe democratica
Trovi più tombe degli etruschi quando poi scavi
Gli amici tuoi che fanno i soldi cogli scafi
Dicono il preservativo rende schiavi
Sei un pericolo e turba questa curva
Demografica dell’Africa
Mi sa che adesso pure Dio si è truccato i dati
Non ho memoria né dati e non mi inculo nessuno
Non mi inculo nessuno e mai lo farò
E mai lo farò
[Ritornello]
Puoi chiedere a Schrödinger
Se questo è un rapper e ti risponderà: sì, no
Io non sono nessuno
Non sono nessuno e mai lo sarò
Non vedo più un treno ma sono il più rapper
Lo canto in latinorum e poi mi fate il coro
Nessuno sono ne-mi-nem
Nessuno sono ne-mi-nem
Nessuno sono ne-mi-nem
Nessuno sono ne-mi-nem
[Strofa 2]
U, non nessuno, io non sono nessu-no
Siete tutti qualcuno e quindi tutti nessu-no
Sono U, non nessuno, io non sono nessuno
E vi perculo come Ulisse col figlio di Nettuno
Ho fatto un casino con la mia testa che perdo me stesso, meglio
Sto vomitando un mostro che adesso è nel cesso, meglio
Sto dando una dimostrazione pessima di me
Meglio di te (Ma con chi parli?)
Mi prendi per il culo e vuoi misurare in pollici
Una tela grande quanto spazi cosmici
E pensi che piegando lo spazio del mio palco
Che vuoi misurare in Coulomb
La gravità legata ai tempi comici (che cazzo sta a di' questo)
Cos’è successo? Tarek, dov’è l'ago nel pagliaio?
Il mago nel pagliaccio
D’estate quante tracce, mortacci
Se ballate sulla sdraio che risolvo
Parolacce crociate
Ora chiamami Bastian, contrario
Nuova stella, Morningstar
D’Italia, è vero, ho letto Baudrillard
È chiaro che non ci ho capito un cazzo
In fondo l’arte somiglia agli appalti edili
Non vedi che anche i tubi innocenti sono colpevoli
Magari se facessi più musica avrei più meriti
Ma uno: non ho inediti
Due: non mi inculo nessuno (non mi inculo nessuno)
Che neanche arrivo a tre (Che neanche arrivo a tre)
[Ritornello]
Puoi chiedere a Schrödinger
Se questo è un rapper e ti risponderà: sì, no
Io non sono nessuno
E mai lo sarò
Non vedo più un treno ma sono il più rapper
Lo canto in latinorum e tu mi fate il coro
Nessuno sono ne-mi-nem
Nessuno sono ne-mi-nem
Nessuno sono ne-mi-nem
Nessuno sono ne-mi-nem
[Outro]
Sto sotterrando il corpo del mio falso io
Pensava di essere me, pensa che nascondiglio
Io stavo proprio lì nell’angolo di un vecchio oblio
Era come fosse tuo il cervello mio
Sto sotterrando il corpo del mio falso io
Pensava di essere me, pensa che nascondiglio
Io stavo proprio lì nell’angolo di un vecchio oblio
Era come fosse tuo il cervello mio
E c’è la polizia, e c’è la polizia
E c’è la polizia che mo mi vuole bevere
E l’avvocato mio, e l’avvocato mio
E l’avvocato c’è
Non ci capisco più
Non ci capisco più
Non ci capisco più niente di niente
Però vi rompo il cu
Però vi rompo il cu
Vi rompo il culo
Eminentemente


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Possibile significato del testo di "Neminem":

Perché il titolo Neminem è già una dichiarazione di guerra

Neminem è latino e suona come una formula antica, quasi un sigillo. Nel senso più diretto rimanda a “nessuno”: non un nickname figo, ma un posizionamento. Nel testo Rancore costruisce un paradosso: più prova a dimostrare di essere “il più rapper”, più insiste sul fatto di non essere nessuno. È una scelta che taglia in due la cultura dell’ego, della vetrina e del personaggio. Nel 2026, tra social che premiano la caricatura e opinioni ridotte a slogan, dire “io non sono nessuno” è un atto di resistenza.

In Neminem la parola “nessuno” non è solo modestia: è un modo per sfuggire alle etichette, ai ruoli imposti, ai processi di idolatria e di odio che internet sa creare in due secondi. È un brano che ti chiede: chi sei quando spegni il rumore?

Charlie Chaplin, i sosia e l’ansia di non riconoscersi

“Chiamami Charlie Chaplin, arriverò a terzo” non è una battuta buttata lì: è un colpo di storytelling. Esiste una leggenda metropolitana legata alla “Chaplin Craze” dei primi decenni del Novecento, quando spopolavano contest di imitatori del Vagabondo. La storia - raccontata in versioni diverse - dice che Chaplin partecipò in incognito a un concorso di sosia di sé stesso e non vinse, arrivando persino “terzo”. Rancore prende quel mito e lo trasforma in una metafora moderna: nella gara della vita competi con copie di te, con la tua immagine pubblica, con le versioni che gli altri si fanno di te.

Il bello è che, anche se sei l’originale, puoi perdere contro l’imitazione. È la stessa dinamica degli avatar social: finisci per rincorrere una caricatura di te stesso, o per sentirti giudicato da chi conosce solo un frammento. La “gara contro i sosia che ho di me stesso” è il cuore del brano: il conflitto tra l’io reale e l’io performativo.

Comico e inquietante: quando far ridere ti rende ambiguo

Rancore mette insieme risata e pericolo: “farò successo se la gente poi ride”, ma subito dopo ribalta con l’idea di un’ombra che può contaminare la comicità. Il punto è che la popolarità spesso nasce da una maschera, e la maschera può diventare equivoca. La canzone gioca su questa ambiguità: essere amato e frainteso, essere ascoltato e deformato, diventare personaggio e perdere la persona.

Questa tensione è attualissima: polarizzazione, tifoserie, idolatria. O sei santo o sei mostro, e tu devi respirare in mezzo. Da qui l’ossessione del brano per le etichette, per i “sosia”, per l’identità che scivola.

“Bilderberg” e i demoni attorno: paranoia, élite e narrazione

Quando Rancore dice di avere “demoni intorno che fanno un Bilderberg”, sta usando un’immagine precisa: i meeting del Bilderberg sono incontri annuali (dal 1954) tra figure influenti di politica, economia, finanza, industria, accademia e media, spesso descritti come discussioni informali a porte chiuse. Proprio perché riservati, sono diventati benzina per teorie cospirazioniste. Nel brano questa parola funziona come simbolo: l’idea che esista sempre un tavolo segreto dove qualcuno decide per te.

Rancore però non si ferma al complotto facile. Il suo “Bilderberg” è anche psicologico: i demoni personali che si riuniscono e votano contro di te, come se la mente avesse un consiglio di amministrazione dell’ansia. Politica e inconscio nello stesso fotogramma.

Schrödinger, “sì-no” e la crisi dell’etichetta “rapper”

Il ritornello tira in mezzo Schrödinger e la risposta “sì, no”. È un riferimento pop alla sovrapposizione: finché non guardi, una cosa può essere più stati insieme. Qui applicato all’identità artistica: “questo è un rapper?” - dipende da chi guarda e da che definizione usa. Rancore sfrutta l’immagine per dire: io sono e non sono, mi rifiuto di farmi chiudere.

Dire “io non sono nessuno” diventa anche un modo per non farsi sequestrare dalle aspettative. Se ti definisci, ti limitano. Se resti “neminem”, puoi muoverti tra registri: ironia, politica, filosofia, delirio controllato.

Latinorum e “neminem”: il rap come rito e come presa in giro

“Lo canto in latinorum e poi mi fate il coro” è una barra che fa ridere e punge. Il latinorum richiama sia il latino vero sia l’uso finto-colto per fare scena. Rancore ci gioca sopra: può citare scienza e filosofia, ma sa anche che il pubblico a volte applaude il suono più del contenuto. Il significato qui è doppio: rivendica una scrittura piena di riferimenti e insieme critica il meccanismo del consenso che trasforma tutto in slogan da stadio.

Ripetere “ne-mi-nem” come mantra è un’operazione sonora: spezza la parola, la rende ritmo, come se “nessuno” fosse una maschera che indossi e togli a tempo. Identità frammentata in sillabe.

Ulisse, Nettuno e la strategia di chiamarsi “Nessuno”

Nella seconda strofa Rancore rilancia: “siete tutti qualcuno e quindi tutti nessuno”. È la fotografia dell’epoca della sovra-esposizione: se tutti devono essere “qualcuno”, il risultato è una folla di profili uguali, e quindi una nuova forma di anonimato. Subito dopo arriva Ulisse: l’eroe che, per salvarsi, si presenta come “Nessuno” al ciclope (figlio di Nettuno). Rancore usa quel mito per dire che l’identità è una strategia, non una statua.

Essere “nessuno” può essere un trucco di sopravvivenza. Non ti possono afferrare se non ti afferri nemmeno tu. È un modo per sfuggire a chi vuole incastrarti in una definizione.

Misure assurde e numeri: la critica alla valutazione tossica

Quando parla di misurare “in pollici una tela grande quanto spazi cosmici”, o di piegare lo spazio del palco e tirare in mezzo “Coulomb” e gravità, Rancore ironizza su un vizio contemporaneo: voler quantificare tutto. Like, numeri, streaming, classifiche, “quanto vali”. È come misurare l’universo con un righello. Il brano prende in giro questa ossessione e la rende surreale apposta, per farti capire quanto è ridicola.

Dentro c’è anche una frecciata alla critica da bar: “che cazzo sta a dì questo”. Rancore lo sa che il suo linguaggio è pieno di curve, e usa quella reazione come materiale poetico. È auto-sabotaggio controllato: ti anticipo io, così non mi ferisci tu.

Baudrillard, Morningstar e l’arte che somiglia agli appalti

Cita Baudrillard e subito ammette di non aver capito niente: è una mossa onesta e punk. Serve a dire che la cultura alta può diventare posa, e che spesso la teoria viene usata come brand. Poi la stoccata: “l’arte somiglia agli appalti edili”. Qui il testo diventa sociale: creatività e mercato, estetica e burocrazia, bandi e favori. Anche le cose tecniche risultano “colpevoli” quando il sistema è marcio, perché la responsabilità diventa diffusa.

Il nome “Morningstar” e la figura di Bastian “contrario” servono a un altro gioco: identità che cambiano segno, luci che diventano ombra, ribaltamenti continui. L’io del brano non è stabile: scivola tra ruoli come se fosse in una commedia nera.

“Non mi inculo nessuno”: rifiuto, autodifesa e fragilità

Le ripetizioni su “non mi inculo nessuno” vanno lette con cura: non è solo arroganza. È autodifesa. È dire: non mi faccio ingaggiare, non mi faccio comprare, non mi faccio trascinare. Nel pezzo questo rifiuto convive con una confessione di caos mentale: “ho fatto un casino con la mia testa”, “sto dando una dimostrazione pessima di me”. Quindi non parla uno che sta in cima sereno: parla uno che lotta con la propria immagine e con la propria fragilità.

In questo senso Neminem parla anche di salute mentale senza etichette cliniche: l’idea di perdere sé stessi, vomitare il mostro, guardarsi allo specchio e non riconoscersi. Il rifiuto è una diga: se crolla, ti portano via.

Outro: seppellire il “falso io” e uscire dal labirinto

Nel finale Rancore mette in scena un thriller interiore: “sto sotterrando il corpo del mio falso io”. È un’immagine fortissima, perché dice che la parte più pericolosa non è l’hater fuori: è la copia dentro. Quel falso io “pensava di essere me” e stava “nell’angolo di un vecchio oblio”: l’identità artificiale nascosta nella memoria, pronta a riprendersi il controllo. Il brano chiude con polizia, avvocato, confusione e una risata sporca: “eminentemente”.

Il significato finale di Neminem non è “io non valgo niente”. È: io non sono la vostra etichetta, non sono il vostro sosia, non sono la vostra narrazione. Se devo esistere, lo faccio a modo mio - anche se per farlo devo prima seppellire il personaggio che mi assomiglia troppo.



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