Testo di Rest in Prose, Rest in Poetry – Uochi Toki ft. Murubutu

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Testo della canzone "Rest in Prose, Rest in Poetry" di Uochi Toki ft. Murubutu pubblicata il 10/03/2015 contenuta nell'album "Il limite valicabile" del 10/03/2015.

Cover dell'album 'Il limite valicabile' di Uochi Toki
Cover dell'album 'Il limite valicabile' di Uochi Toki

Testo "Rest in Prose, Rest in Poetry":

[Testo di "Rest in Prose, Rest in Poetry" ft. Murubutu]

[Strofa 1: Murubutu]
Conobbi il Verga sul tardi, che avevo già passato i vent'anni
Con l'interesse di chi ha già ripudiato le lettere studiate sui banchi
E io che mi facevo di prosa francese, per quanto palese
Non mi ero accorto che il migliore lo avevamo già in paese
Ed era una prosa per meditare, sì sì: roba da meritare
Come i vestiti di fustagno nelle Novelle Rusticane
Come lo stormire del castagno, il suono delle colombaie
Come la vita in ogni stagno, là fra le pievi solitarie
E la stampa bianca mostrava e tracciava fra le file di tigli e la strada
La distesa dai poderi screziata davanti all'aria screpolata
Là dove dormon le galline in cortile con la testa sotto un'ala
Dove il cane abbaia al confine all'alba che si staglia sulla ghiaia
M'incamminai con gli occhi pronti fra le righe delle pagine
Fra le ampie gamme d'onde, fra le arie di ogni colle
Fra le faglie tra le zolle, fra le zolle in ogni valle
Fra le immagini sorte agli argini là dove osano le allodole
Ed era la gioia dei particolari che mi portava all'effetto complesso
Di un mondo mai vecchio, sì, il riflesso di un cosmo perfetto
Dove muove l'eco del mattino fra le travi sotto il tetto
E il fazzoletto a capolino dalla scarsella del farsetto
E a capo chino sulla carta sentivo il sole alzarsi e incombere
E io che seguivo fra le righe spighe infine farsi onde
Io che seguivo fra le vigne le linee dritte di ogni vomere
E se alzavo gli occhi per capire, erano ancora sporchi di polvere

[Strofa 2: Napo]
Sono stato a Recanati: ho cercato quei paesaggi, sono stato lì a guardarli per capire, al di là delle notizie, cosa fosse del poeta e cosa fosse proprio delle critiche. E ti dirò, non mi è servito troppo tempo per veder la tua natura come esempio: una siepe che nasconde rivelando un cosmo ombroso che è oltre la realtà; escluso il guardo apre un altro occhio che vede il fuori e il dentro nello stesso momento e questo mi era parso - ma non chiaro - già in seconda media nonostante già a quel tempo la tua poesia fosse coperta e da una fitta coltre di morale su quanto tu fossi un depresso e da quello schermo con cui i compagni di classe ti distraggono da un certo incanto oscuro con cui la tua professoressa ti dice di studiarla; ma quella poesia non le interessa nella sua interezza e sai: nemmeno ripetendo la lezione, nemmeno se me lo spiegavano altre persone con dovizia nel particolare, nemmeno leggendolo scritto a chiare lettere sul manuale, in nessun caso e mai nella mia vita ho creduto che tu fossi un pessimista. Per leggere la tua poesia devo saltare più di un secolo di critica, devo guardare la tua statua in cui sei rappresentato triste e curvo ed immaginarti come quel cespuglio coi rami come fruste che resiste ante litteram. La resistenza di un uomo solo alla natura è superiore ad ogni resistenza politica in una Natura così grande da non avere e non doverti spiegazioni: manda al pasto dai leoni la cultura antropocentrica e il suo lettore si risente perché cerca una morale in quelle che scherzosamente definisti le Operette; e il tuo lettore legge sempre più distrattamente, casca nella trappola dell'attenzione e guarda solo ciò che emerge: il lettore vede siepe se gli indichi la siepe, vede Silvia morta come ciò che tu non puoi più avere, crede che tu parli del male se descrivi il transito sentimentale nelle attese per le feste, nella quiete dopo le intemperie; ma io ti leggo non su carta dove scripta manent ferme come una natura morta, io ti leggo ovunque voglia. Io guardando una montagna e immaginando una valanga che mi travolgesse senza che io riuscissi poi a schivarla: morire senza un motivo col sorriso sulle labbra partecipando ad un evento così grande in un giorno felice, passeggiando nella neve, nella valle. Ho imparato i rudimenti dello Zen da te prima che dal Libro delle Porte; rifiutasti cattedre, non aderisti a nessuno di quei movimenti che ai tuoi tempi cominciavano a nascere. E ora che la tua vita ha fatto il suo corso, anche senza il mio scritto trovi riposo in quella morte che non è sonno, non è sorte, non è dolore, non è cose


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