16/01/2026
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Testo e Significato di SOTTOSCALA – Lito ft. Lubi
Testo “SOTTOSCALA”:
[Testo di “SOTTOSCALA” ft. Lubi]
[Intro: Lito]
(Yeah, yeah)
It’s Lito baby
(On God)
Hahahahaha
(Aight, aight, aight, aight)
[Ritornello: Lito]
Schiaccio tutti ‘sti fugazi del cazzo
Quella è la porta se non ti piaccio ([?])
Mi sento Jeezy nel 2008
E mi sento il Nokia nel 2004
Aight, aight, aight, aight
Sto tutto pagato, figlio di puttana
Sto tutto drippato, figlio di puttana
Ho in mano la coppa, ho già vinto la gara
[Strofa 1: Lito]
Ora, se scendo, non vedo nessuno
Sotto casa mia non vedo nessuno
E chi sono questi? Nessuno
Lubi, guarda, questi vogliono il fumo
Margiela che non puoi replicare
Ho i beat che non puoi replicare
Glo boy finché sto nella bara
Big dawg, ci devono legare
Stavo in un parco in mezzo ai magrebini
Rumeni, italiani, egiziani e latini
Ovuli ficcati sotto dei tombini
Via Padova-Reggio, cazzo, siamo i primi
Aight, aight (On God)
Brillano i denti, sembro una gitana
E torna tutta la gente che parlava
Nuovo parfum, [?] filigrana (Yеah, yeah, yeah, yeah)
[Strofa 2: Lubi]
Yеah, mhm, aight, aight (Yeah)
Sto vedendo la cifra, mi viene un infarto (Un infarto, un infarto)
Aight, aight, nel borsello duemila contanti col rap
Aight, aight, sono ancora in giro coi contatti dei plug (Dei plug)
Ero in stazione a fumare quei pacchi (Squad)
Tu e il tuo amico, dei fugazi del cazzo (Damn)
Block Gang (Block, Block Gang), su un marciapiede coi miei bastardi (Uaum)
Veniamo da un buco, ho pulito le Nike (Squad)
E ciò che ho saputo non è che mi piace (Non è che mi piace)
Vuoi fare davvero? Non farlo
Soldi dentro un casolare (Yeah, yeah, yeah)
Oggi ho cose da fare (Yeah, yeah, yeah)
Tu non ti inficcare (No)
Aight, aight, Lubi e Lito vanno troppo hard
La sua tipa gira è una trottola
Sono sempre stato sotto al sottoscala
Aight, aight (Yeah), drink sporco sopra la mia maglia
(Sopra la mia maglia, sopra la mia maglia)
Sono ancora in piedi, sono ancora in gara
[Ritornello: Lito]
Schiaccio tutti ‘sti fugazi del cazzo
Quella è la porta se non ti piaccio
Mi sento Jeezy nel 2008
E mi sento il Nokia nel 2004
Aight, aight, aight, aight
Sto tutto pagato, figlio di puttana
Sto tutto drippato, figlio di puttana
Ho in mano la coppa, ho già vinto la gara
[Post-Ritornello: Lubi]
Mhm, ah, mhm-mhm
Tutti questi qua, fugazi del cazzo
Si chiudono in casa se esco le tracks
Sto tutto drippato, figlio di puttana (Ah-ah)
Aight, aight, nel plug metto il doppio del gas
Più mi pagano, più si alza la tassa
Prima vendevo il fumo dietro ad un bar
Possibile significato del testo “SOTTOSCALA”:
“SOTTOSCALA”: il riscatto di chi arriva dal basso
“SOTTOSCALA” è una delle tracce più crude, autentiche e territoriali dell’album LA TRAP NON MUORE MAI, pubblicato da Lito il 16 gennaio 2026. In questo brano, accompagnato da Lubi, l’artista racconta senza filtri un pezzo di realtà urbana che molti riconoscono: la crescita in ambienti difficili, la sensazione costante di dover dimostrare qualcosa, il desiderio feroce di emergere. La produzione, firmata dallo stesso Lito, è dura, asciutta e costruita per sostenere un racconto che mescola memoria, orgoglio e sfida verso tutti i “fugazi”, cioè i falsi, le copie, chi parla ma non appartiene davvero a questo mondo.
Il ritornello: schiacciare i falsi e prendersi tutto
L’apertura del ritornello è una dichiarazione di guerra: Lito non vuole competere, vuole schiacciare. I “fugazi” non sono solo persone finte, ma simboli di un mondo che giudica senza conoscere. “Quella è la porta se non ti piaccio” è l’ennesima conferma della sua identità: chi non appartiene alla sua vibrazione può uscire subito. Quando dice di sentirsi “Jeezy nel 2008”, richiama il periodo in cui Young Jeezy dominava le strade con la sua trap grezza e coerente. Il riferimento al “Nokia del 2004”, invece, evoca un’epoca in cui poche cose erano indistruttibili: un parallelo perfetto con la sua mentalità resistente.
“Sto tutto pagato, sto tutto drippato”: moda come linguaggio sociale
Lito rivendica ciò che indossa e ciò che possiede: ogni capo pagato, ogni outfit curato. Nella trap, il “drip” non è estetica fine a sé stessa, ma una forma di riscatto. Per chi è cresciuto con poco, vestirsi bene è un linguaggio, un segnale: sono arrivato, sto bene, ho cambiato strada. E quando dice di avere “in mano la coppa”, non parla solo di vittoria musicale, ma della vittoria personale su un sistema che non gli ha mai regalato nulla.
La prima strofa: un mosaico di volti, culture e periferie
La strofa si apre con un’immagine potente: Lito scende sotto casa e non vede nessuno. È la solitudine di chi ha tagliato i ponti con un passato che non può più vivere, ma che resta parte di lui. Quando poi elenca magrebini, rumeni, italiani, egiziani, latini, sta dipingendo un quartiere multiculturale come tanti in Italia, soprattutto tra Milano e zone limitrofe. Il richiamo a “Via Padova-Reggio” conferma l’ambientazione: un asse urbano dove culture, accenti e storie si intrecciano ogni giorno.
Margiela, beat unici e l’identità glo boy
Lito insiste su un concetto chiave: nessuno può replicare ciò che fa. Né i vestiti, né i beat, né lo stile. È una mentalità glo boy, cioè un approccio in cui unicità e brillantezza diventano armi. Dire “ci devono legare” rafforza il senso di potenza: lui e la sua crew sono cani da guardia pronti a mordere se provocati.
“Brillano i denti, sembro una gitana”: immagini visive e identità estetica
Questa barra crea un’immagine vivace: denti brillanti, sorriso vistoso, estetica quasi folkloristica. Non è un insulto, ma un riferimento a una cultura estetica fatta di oro, luminosità e presenza visiva. Qui Lito sottolinea come il suo modo di apparire sia parte integrante del suo personaggio pubblico: si vede da lontano e non può essere ignorato.
La strofa di Lubi: strada, plug e realtà senza glamour
Lubi porta un’energia diversa ma coerente: parla di contanti nel borsello, plug ancora in rubrica, stazioni fumose e Nike pulite dopo giornate passate a fare soldi come si può. La sua strofa racconta il percorso del ragazzo di strada che ha visto, vissuto e superato situazioni difficili. “Ciò che ho saputo non è che mi piace” è una confessione sincera: non tutto ciò che impari nella vita di strada è bello, ma è reale.
“Sono sempre stato sotto al sottoscala”: un verso manifesto
Il titolo del brano prende senso proprio qui. Il “sottoscala” non è solo un luogo fisico, ma una metafora della vita ai margini. Crescere nel sottoscala significa stare al piano più basso della società, nascosti, ignorati. Ma anche vedere tutto dal punto più umile. E quando Lubi dice di essere ancora in piedi, ancora “in gara”, manda un messaggio universale: da qualsiasi sottoscala tu provenga, puoi risalire.
Block Gang, bastardi e un’identità collettiva
Lubi e Lito non parlano mai solo per sé stessi: sono parte di una crew, una famiglia urbana che sopravvive insieme. La Block Gang è un simbolo, un gruppo che non si arrende e che costruisce da zero una propria forza. Le loro storie non sono individuali, ma condivise: è questo che rende il pezzo così potente e credibile.
Il post-ritornello: economia criminale e ambizione
Lubi chiude con un richiamo alla vita prima del rap: “vendevo il fumo dietro un bar”. È una confessione, ma anche un recupero identitario. Oggi mette “il doppio del gas” nel plug, cioè nella musica, nel lavoro. Più viene pagato, più rialza il prezzo: è l’economia della scalata. Dalla strada ai palchi, la mentalità resta la stessa: non fermarsi mai.
Perché “SOTTOSCALA” colpisce così tanto
Il brano funziona perché è autentico, sporco, reale. Non c’è fiction, non c’è gloria inventata. È un racconto di vita che parla a chi viene dal basso, a chi ha visto il marciapiede più che il cielo, a chi ha costruito tutto dalle rovine. “SOTTOSCALA” è un inno al riscatto e alla resistenza, un pezzo che mostra la forza di due artisti che non vogliono imitare nessuno. E in questo, Lito e Lubi diventano veri, tangibili, riconoscibili: action figure non lo saranno mai, perché sono vivi.
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