Testo e Significato di Stuntman – Rancore
Testo "Stuntman":
[Testo di "Stuntman"]
[Strofa 1]
Ti ricordi la trama?
Era un dramma a prima vista
Un bello storyboard oppure un brutto film
Tu puoi capire chi è il regista
Oppure il fonico, insieme a tutto il team
Nel cinema l'attesa è fissa
Ma dicono che sempre è stato così
Tu fumi sensimilla che ti fa da elisir
Ti bevi un'altra birra in un recinto di TIR
Qui le attese sono lunghe cento vite
Poi ti siedi sulle autodemolite
I supereroi che piacciono ai bambini
Sopravvivono ai pugni, anche alla dinamite
Salveranno il mondo combattendo i villain
Stare qui nell'ombra, li deprime
Quanto ti fa ridere chе gli attori dei supereroi
Poi sono supеrstar alle prime
[Strofa 2]
Invece tu di grande che cosa hai fatto?
Ti sei bevuto in un'oretta due doppio malto
Però le birre erano grandi intanto
Mi pare un punto di partenza
Rivalutando che le birre erano da contratto
Insieme a questo cesto di frutta secca
Vi pagheranno circa poco più di un kappa
L'ha rimediata il manager, avrà la sua stecca
Ora ricordi lo stress, ti girava sul collo
Come fosse una collana di Strass
Tu sapevi che non eri una guest
Quando hai detto "non mollo"
Quei provini per entrare nel cast
Pensa quando hai dato consigli a quegli amici di merda
Tutti raccomandati da un pass
E non basta una cintura sicura
Vai, parti, premi questo piede sul gas
[Pre-Ritornello]
Vedi che sei sempre caduto per gli altri
Che vuoi farci? Conviene solo guadagnarci
Nonostante dai tuoi sogni sei distante è dura
Ma il tuo lavoro è proprio non avere paura
Tutti sanno che cadere non è mica da tutti
Puoi cercarsela, è contronatura
Sei caduto così tante volte che ora ti butti
Se nessuno sa il tuo nome sei la controfigura
[Ritornello]
E impara a fare lo stuntman, stuntman
Se non riesci a volare, se ti fanno cadere
E impara a fare lo stuntman, stuntman
Che sei l'unico, mi pare, con un superpotere
E impara a fare lo stuntman, stuntman
Sai che hai poche riprese, poche vite da gamer
E il tuo fisico somiglia a quell'attore inglese
Magari ci guadagni anche alla fine del mese
[Post-Ritornello]
E impara a fare lo stuntman, stuntman
Devi affrontare tutto ciò che viene
E impara a fare lo stuntman, stuntman
Devi affondare sul pedale il bene
E impara a fare lo stuntman, stuntman
Griderai del male e scriverai un frontale
Sarà tutto un gioco, un film per Natale
E scriverai il tuo nome in un salto mortale
[Strofa 3]
Vogliono, ho le tue sinapsi da sintetizzare
Usare la scienza per poi sostituirti
Con qualche artificio che sia digitale
E con un'intelligenza artificiale, un'AI
Alza la guardia tra i guai
Sbrigati a fare i tuoi soldi così ce l'hai
Sì, come i macellai
Sai che ti stanno mappando ogni tuo movimento
Poi ciak si gira ma in CGI
Non frega nessuno del mondo che è sotto
Del mondo coperto da finti like e finti governi che coprono il Reich
Capirai, ma che bella novità
Ballerai nella borsa del nero di quei calamari
Non come punte di piume dentro i calamai
[Bridge]
Ma se il mondo è chiuso in una via, che ne sai?
Di quel sole che è fuori, che trafigge i solai
Ora cadono le bombe, i santi, i palazzi
Gli stati, le forme, l'arte, le foglie, i soldati
Le gocce, le icone, le rocce, la religione come il design
È una gara andare giù, tu ne fai parte
Quando spara lo starter, vai
[Ritornello]
Poi impara a fare lo stuntman, stuntman
Se non riesci a volare, se ti fanno cadere
Impara a fare lo stuntman, stuntman
Che sei l'unico, mi pare, con un superpotere
Impara a fare lo stuntman, stuntman
Sai che hai poche riprese, poche vite da gamer
E il tuo fisico somiglia a quell'attore inglese
Poi magari ci guadagni anche alla fine del mese
[Post-Ritornello]
Impara a fare lo stuntman, stuntman
Devi affrontare tutto ciò che viene
Impara a fare lo stuntman, stuntman
Devi affondare sul pedale bene
Impara a fare lo stuntman, stuntman
Riderai del male, scriverai frame
Sarà tutto un gioco, un film per Natale
Scriverai il tuo nome in un salto mortale
Impara a fare lo stuntman!
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Possibile significato del testo di "Stuntman":
Stuntman come metafora di chi resta nell’ombra
In Stuntman Rancore usa una figura precisa per raccontare una condizione diffusa: quella di chi fa il lavoro più rischioso senza ricevere il riconoscimento. Nel cinema lo stuntman è la controfigura, colui che cade, si schianta, prende fuoco al posto dell’attore protagonista. Nel testo questa figura diventa il simbolo di chi nella vita quotidiana si prende i colpi, tiene in piedi il sistema, ma resta invisibile.
Pubblicata il 03/04/2026 dentro TAREK DA COLORARE e prodotta da Duffy (ITA) e Dani Macchi, la traccia arriva in un momento storico in cui precarietà, lavoro frammentato e competizione continua rendono familiare l’idea di “fare il salto” senza garanzie. Rancore parla a chi non vola, ma cade - e continua comunque ad alzarsi.
La vita come set: storyboard, attese e illusione del cinema
La canzone si apre come se fossimo su un set. C’è una trama, uno storyboard, un regista, un fonico. La vita sembra un film, ma non è chiaro se sia un bel film o uno brutto. L’attesa diventa centrale: nel cinema è normale aspettare, ma qui “le attese sono lunghe cento vite”. È una sensazione comune a chi vive di provini, lavori saltuari, promesse mai mantenute.
Le immagini dei TIR, delle autodemolite, degli spazi marginali raccontano un dietro le quinte sporco, lontano dal glamour. È lì che si muovono gli stuntman della vita reale, mentre i supereroi piacciono ai bambini e gli attori diventano superstar. Rancore sottolinea l’ingiustizia di un sistema che celebra chi appare e dimentica chi rischia.
Supereroi, star e il mito dell’invincibilità
Nel brano i supereroi sono figure ambigue. Da un lato rappresentano l’immaginario perfetto: resistono a pugni e dinamite, salvano il mondo, vincono sempre. Dall’altro sono personaggi che esistono solo grazie a qualcun altro che cade al posto loro. Lo stuntman vive “nell’ombra” e proprio per questo si deprime.
Il significato qui si allarga: nella società dello spettacolo ammiriamo chi sembra invincibile, giovane, di successo. Ma ciò che non vediamo è il lavoro invisibile, le cadute ripetute, le ferite non raccontate. Rancore demolisce il mito dicendo che la vera resistenza non è volare, ma sopravvivere alle cadute.
Fallimenti quotidiani come punto di partenza
Nella seconda strofa arriva una domanda spietata: “di grande che cosa hai fatto?”. La risposta è ironica e amara: due doppio malto bevuti in fretta. È una presa in giro dell’idea di successo, ma anche un modo per dire che ogni percorso inizia in modo ridicolo, disordinato, imperfetto.
Il contratto povero, il cesto di frutta secca, il manager che prende la sua parte raccontano un mondo lavorativo fatto di compromessi. Lo stress diventa una collana al collo, i provini un rituale umiliante. Eppure, dentro tutto questo, c’è una scelta: dire “non mollo”. È qui che lo stuntman smette di essere solo vittima e diventa resistente.
Merito, raccomandazioni e rabbia silenziosa
Rancore tocca un nervo scoperto quando parla degli “amici raccomandati da un pass”. È una critica diretta a un sistema che premia le scorciatoie e mortifica chi cade per davvero. Dare consigli a chi non ne ha bisogno aumenta la frustrazione, perché dimostra che non basta il talento.
Quando dice che non basta una cintura di sicurezza, sta dicendo che le protezioni sono minime. Premere il piede sull’acceleratore diventa una scelta obbligata. Lo stuntman non ha alternative: o rischia, o sparisce. Questo rende la caduta una competenza, non un incidente.
Cadere come mestiere e come vocazione
Il pre-ritornello è uno dei passaggi chiave del testo. Cadere per gli altri diventa quasi un destino. “Conviene solo guadagnarci” è una frase amara: se devi farti male, almeno prova a capitalizzare. Il lavoro dello stuntman è non avere paura, o quantomeno fingere di non averne.
Rancore ribalta l’idea comune secondo cui cadere è da deboli. Qui cadere “non è mica da tutti”. È contro natura cercarsi il rischio, ma dopo così tante cadute l’unica abilità rimasta è buttarsi. Se nessuno sa il tuo nome, sei la controfigura. Ed è proprio da lì che nasce la dignità del ruolo.
Il ritornello come manuale di sopravvivenza
“Impara a fare lo stuntman” suona come un consiglio, ma anche come una condanna. Se non riesci a volare, se ti fanno cadere, allora adattati. Lo stuntman è l’unico con un vero superpotere: resistere. Non è glamour, non è eterno, ma è reale.
Le “poche riprese” e le “poche vite da gamer” richiamano la logica del consumo: hai tentativi limitati, non puoi permetterti errori infiniti. Il corpo che “somiglia a quell’attore inglese” è una battuta che normalizza il confronto continuo. Forse non diventerai una star, ma magari a fine mese qualcosa porti a casa.
Dolore trasformato in gioco e spettacolo
Nel post-ritornello il dolore diventa spettacolo: “griderai del male e scriverai un frontale”. La sofferenza si trasforma in scena, in frame, in intrattenimento. È una critica sottile a una società che monetizza tutto, pure le ferite.
Il “film per Natale” suggerisce un finale rassicurante, confezionato, che nasconde il costo umano. Scrivere il proprio nome in un salto mortale è una conquista individuale, ma anche una condanna: per essere visto devi rischiare di scomparire.
Tecnologia, IA e sostituibilità
Nella terza strofa entra un tema centrale del presente: l’intelligenza artificiale. Le sinapsi da sintetizzare, la CGI che sostituisce i corpi, raccontano un futuro in cui anche lo stuntman rischia di essere rimpiazzato. Non basta più cadere bene, ora devi anche correre a fare soldi prima che non serva più.
Il controllo dei movimenti, i finti like, i finti governi costruiscono un mondo artificiale dove tutto è mappato. Il significato qui diventa politico: chi sta sotto paga sempre il prezzo, mentre sopra si decide cosa è reale e cosa no.
Una discesa collettiva senza eroismi
Nel bridge la visione si allarga: bombe, santi, palazzi, arte, religione, tutto cade. Non è solo una crisi personale, è sistemica. Andare giù diventa una gara, e quando parte lo starter non puoi tirarti indietro.
Rancore descrive un mondo che corre verso il basso senza nemmeno più chiamarla caduta. Lo stuntman è l’unico che sa cadere bene, ma questo non lo salva. Gli permette solo di durare un po’ di più.
Il senso finale: resistere senza illusioni
Stuntman non è un inno al sacrificio cieco, né una celebrazione del martirio. È una canzone che guarda in faccia la realtà: non tutti possono essere protagonisti, ma qualcuno deve fare le scene pericolose. Il testo invita a riconoscere questa posizione senza romanticizzarla.
Rancore lascia una consapevolezza dura: imparare a fare lo stuntman significa accettare la precarietà, ma anche trasformarla in mestiere. Non per diventare eroi, ma per non sparire nel montaggio finale della vita.
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