Testo e Significato di Tengo Il Respiro – DJ Myke, Rancore

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Testo e significato della canzone "Tengo Il Respiro" di DJ Myke, Rancore pubblicata il 07/04/2016 contenuta nell'album "S.U.N.S.H.I.N.E. - EP" del 16/07/2015.

Cover dell'album 'S.U.N.S.H.I.N.E. - EP' di Rancore, DJ Myke
Cover dell'album 'S.U.N.S.H.I.N.E. - EP' di Rancore, DJ Myke

Testo "Tengo Il Respiro":

[Testo di "Tengo Il Respiro"]

[Intro]
Ed un uomo da solo che è fermo di notte
Su un tetto cercando una nottola
Ed un colpo ed un pezzo di cuore che vola come una pallottola
Boom

[Strofa 1]
Civiltà avanzate dividono
Le persone in due categorie
Quelli che dicono cazzate
E quelli che non dicono cazzate
A te piace quando gli altri uccidono
Portatori di angosce, agonie
E uccidevi con poetiche mazzate
Venditori di allegorie
Ed un uomo da solo che è fermo di notte
Su un tetto cercando una nottola
Ed un colpo ed un pezzo di cuore che vola come una pallottola
Boom

[Strofa 2]
Civiltà avanzate dividono
Tutti noi come fulcri, introiti
Stereotipi connessi in un piccolo
Sottobosco di funghi, androidi
Ti regalavo una costellazione
Di cui rimangono solo asteroidi
Ti calcolavo come un'equazione
Nell'equilibrio di sinusoidi

[Bridge]
Ti anticipo nell'obiettivo di questo cecchino ci trovi una donna
Obiettivo che posso starti vicino se questo mirino ha lo zoom
Ed il grosso colpo che inquieta la folla era per avvertire una donna
Riempio di lacrime queste pallottole, tengo il respiro e boom

[Ritornello]
Pietra filosofale, boom
Filosofare, filosofare
Sapevo farlo ma se non ci sei io non seguo più il filo e so fare
Boom
Pietra filosofale, boom
Filosofare, filosofare
Sapevo farlo ma se non ci sei io non seguo più il filo e so fare

[Strofa 3]
Cascate, ma di cazzate
Su di me, stronzate, strozzate, fine
Mi servivi come luglio, come l'estate
Come me la immaginavo prima di giugno
Una donna che vive, una mamma
Una diva, una dama, una tana divina
Una donna nascosta dietro ogni scoperta
Ogni quadro, ogni nota, ogni rima–
–Suglio, una trama sottile, una lama
Un attore in un "M'ama o non m'ama" che mima
Una linea di lava che arriva al burrone,
L'amore ha paura del buio

[Strofa 4]
Stonata, alcune scontate
Le parole nate tra divinità scontrate
Ondate di ore scoccate
E le nostre strade, stroncate
Sono un odiatore di canzoni che si vantano d'amore
Ma non cantano di certo al miracolo
Sono già passate ore dalla sua resurrezione
Non ti ho dato tempo di mostrarmi il cenacolo
Orde di angeli, la morte ai margini
Che mostra immagini e foto dei cieli
Questo pentacolo mi prende come un tentacolo
Tu devi leggere per me Vangeli
Ed andavamo rapidi, il tempo passa subito
Il vino rosso profumava anche sughero
Però da te volevo equazioni in esubero
E matematiche di cui mi rimane solo un numero, un numero
Il problema è teletrasportare
L'amore platonico ad uno stupido
Che voleva fare troppo il fenomeno
Che voleva fare troppo il fenomeno, un numero
Il problema è teletrasportare
L'amore platonico ad uno stupido
Che voleva fare troppo il fenomeno
E ora gli rimane solo il noumeno

[Bridge]
Ti anticipo nell'obiettivo di questo cecchino ci trovi una donna
Obiettivo che posso starti vicino se questo mirino ha lo zoom
Ed il grosso colpo che inquieta la folla era per avvertire una donna
Riempio di lacrime queste pallottole, tengo il respiro e boom

[Strofa 5]
Una donna che vive, una mamma
Una diva, una dama, una tana divina
Una trama sottile, una lama, un attore
In un "M'ama o non m'ama" che mima
Una linea di lava che arriva al burrone
Nel quale l'amore sconfina
C'è una donna nascosta oltre ogni scoperta
Ogni quadro, ogni nota, ogni rima
Ogni uomo ha una donna che tiene nascosta in un pozzo, in fondo ad una botola
Per cui scalda pensieri d'amore versandoli rapido dentro una ciotola
Ed un uomo da solo che fermo di notte
Sul tetto ricorda una nottola che ora non vede più
Si punta la stessa pallottola al petto e poi rotola giù (Giù, giù, giù)
Tengo il respiro e boom

[Bridge]
Ti anticipo nell'obiettivo di questo cecchino ci trovi una donna
Obiettivo che posso starti vicino se questo mirino ha lo zoom
Ed il grosso colpo che inquieta la folla era per avvertire una donna
Riempio di lacrime queste pallottole, tengo il respiro e boom

[Interludio]
You know what Wonderland is?
It's the place you visit in your dreams
That strange and wondrous land where nothing is as it seems

[Ritornello]
Tengo il respiro e boom
Pietra filosofale, boom
Filosofare, filosofare
Sapevo farlo ma se non ci sei io non seguo più il filo e so fare
Boom
Pietra filosofale, boom
Filosofare, filosofare
Sapevo farlo ma se non ci sei io non seguo più il filo e so fare
Boom (Boom, boom)


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Possibile significato del testo di "Tengo Il Respiro":

Un amore che diventa pensiero: Rancore e la filosofia dei sentimenti

“Tengo Il Respiro” è uno dei brani più complessi e simbolici del repertorio di Rancore. Pubblicata nel 2016, la canzone rappresenta un esperimento unico: unire il rap a una struttura concettuale che miscela filosofia, amore, sociologia, simbolismo e introspezione. Qui l’amore non è idealizzato né raccontato con leggerezza: è una forza metafisica che può elevare l’uomo o distruggerlo, un’energia che guida la ricerca di senso e allo stesso tempo lascia ferite impossibili da ignorare. A rendere tutto più denso è l’immagine ricorrente della nottola (la civetta simbolo della filosofia), usata da Rancore come ponte tra sapienza, donna e rivelazione.

La nottola: la filosofia come donna, la donna come filosofia

La scena iniziale – un uomo solo sul tetto che cerca una “nottola” – è il cuore simbolico del pezzo. La civetta, nella tradizione greca e hegeliana, rappresenta la saggezza che arriva solo al tramonto, quando tutto è già accaduto. La donna evocata nel brano incarna questa figura: è la guida, l’ispirazione, la pietra filosofale del suo percorso interiore. Non è semplicemente una figura romantica, ma una chiave di accesso al pensiero. Quando lei sparisce, infatti, la capacità stessa di “filosofare” svanisce: “se non ci sei io non seguo più il filo e so fare”. Il gioco di parole sottolinea quanto l’amore, per Rancore, sia un motore intellettuale, non solo emotivo.

Civiltà avanzate e il giudizio costante

La prima strofa affronta un tema sociale: anche le società evolute dividono le persone in categorie nette. “Quelli che dicono cazzate e quelli che non dicono cazzate”. È una critica al pensiero dicotomico, all’incapacità contemporanea di cogliere le sfumature. Rancore gioca con l’immaginario dei sofisti e della dialettica greca: gli “uccisori con poetiche mazzate” evocano la figura degli eristi, abili nel demolire tesi senza cercare verità. In alternativa, la metafora richiama il metodo socratico, che smonta le convinzioni attraverso domande mirate. Il risultato è lo stesso: il pensiero moderno è affollato da retoriche aggressive ma povere di visione.

La fascinazione per i “portatori di angosce”

La frase “a te piace quando gli altri uccidono portatori di angosce e agonie” è un’accusa rivolta all’ascoltatore: la società è attratta dai conflitti, dall’abbattimento delle figure fragili o scomode. Il pubblico brama la caduta dei “cattivi”, ma non si chiede mai quale sia il prezzo morale di questo desiderio. È una riflessione sull’empatia mancata e sull’istinto collettivo a spettacolarizzare il dolore altrui.

La costellazione diventata detriti: l’amore quando finisce

Uno dei passaggi più belli è la metafora della costellazione. “Ti regalavo una costellazione, di cui rimangono solo asteroidi”. Rancore descrive l’amore come una struttura cosmica perfetta, un disegno nel cielo che dava ordine e bellezza. Dopo la rottura, però, ciò che resta è caos: frammenti, detriti, attriti. È una delle immagini più poetiche dell’intero pezzo, che sintetizza con efficacia il processo di disgregazione del sentimento.

Equazioni, sinusoidi e la matematica del cuore

Quando Rancore dice “ti calcolavo come un’equazione nell’equilibrio di sinusoidi”, introduce un altro livello simbolico: la donna come enigma matematico. Ci sono curve, oscillazioni, variabili imprevedibili. L’amore non è lineare, ma fatto di alti e bassi che devono essere compresi, risolti, armonizzati. La scelta della matematica come metafora dell’amore suggerisce che il sentimento, per quanto irrazionale, segue comunque schemi invisibili che l’uomo tenta di interpretare.

Il cecchino che osserva: controllo, distanza e paura di ferire

L’immagine del mirino del cecchino – introdotta nel bridge – è una delle più forti del brano. Rancore parla di una distanza emotiva e fisica incolmabile, dove l’unico modo di avvicinarsi alla donna è guardarla da lontano attraverso un mirino. Non è un gesto violento in sé, ma un simbolo della paura di avvicinarsi davvero, del volersi proteggere e allo stesso tempo dell’incapacità di lasciar andare. “Riempio di lacrime queste pallottole” rappresenta proprio questo: l’amore come colpo che ferisce chi lo prova.

Il noumeno: l’amore che resta oltre l’apparenza

La coppia concettuale fenomeno–noumeno è uno dei punti più complessi del pezzo. “Voleva fare troppo il fenomeno” indica la persona che vive nell’apparire, nel mostrarsi, nel cercare conferme superficiali. Al contrario, il noumeno – concetto kantiano – è ciò che esiste al di là dell’esperienza sensibile, ciò che non si può vedere o toccare. Quando Rancore dice “ora gli rimane solo il noumeno”, suggerisce che, una volta tolta l’apparenza, resta solo la verità interiore e nuda. È un punto di non ritorno, dove crollano tutte le maschere.

La critica alle canzoni d’amore superficiali

Rancore si definisce “odiatore di canzoni che si vantano d’amore” perché rifiuta quelle narrazioni banali che trattano l’amore come un cliché. Lui cerca invece il miracolo, la complessità, la profondità filosofica del sentimento. L’amore non è un tema facile, e chi lo riduce a frasi semplici, secondo lui, tradisce la complessità dell’esperienza emotiva.

La donna come chiave dell’arte

Quando Rancore dice “una donna nascosta dietro ogni scoperta, ogni quadro, ogni nota, ogni rima”, riprende l’idea che le figure femminili – reali o simboliche – siano state spesso alla base di grandi opere d’arte. È un omaggio alla donna come musa, come motore creativo, come pietra filosofale che trasforma la materia in oro, l’esperienza in poesia.

Giugno, luglio e l'attesa del piacere

“Mi servivi come luglio, come l’estate… come me la immaginavo prima di giugno” è una citazione implicita della filosofia leopardiana: il piacere risiede più nell’attesa che nella realizzazione. L’estate ideale, quella perfetta, esiste solo nel desiderio. Allo stesso modo, l’amore immaginato può essere più appagante dell’amore vissuto.

Il burrone: l’amore che confina con l’abisso

L’immagine dell’amore che arriva “al burrone” è un’altra metafora potente. Prima l’amore “ha paura del buio”, poi finisce per “sconfinare nel burrone”. È una rappresentazione della spirale emotiva quando un rapporto finisce: prima si teme il dolore, poi ci si lascia cadere dentro perché non si può fare altrimenti. L’assenza della donna trasforma il protagonista in un uomo solo sul tetto, costretto ad affrontare la propria notte interiore.

Alice nel Paese delle Meraviglie: il sogno come rifugio

L’interludio cita direttamente l’immaginario di Alice in Wonderland: il sogno come luogo dove nulla è come sembra. Questa citazione suggerisce che l’amore perduto diventa un mondo parallelo, surreale, in cui il ricordo e il dolore si mischiano. La realtà, senza la donna, diventa meno comprensibile.

La pallottola finale e il sacrificio del cuore

Il brano si chiude tornando all’immagine iniziale: l’uomo solo sul tetto, la nottola irraggiungibile e la pallottola. Quando dice “un pezzo di cuore che vola come una pallottola”, Rancore sintetizza tutto il dramma del brano: amare significa perdere una parte di sé, rischiare di ferirsi da soli quando si colpisce ciò che si ama. Il gesto finale, “tengo il respiro e boom”, è un mix di resa, accettazione e tragica poesia.

Un brano che eleva l’amore a concetto filosofico

“Tengo Il Respiro” resta una delle canzoni più dense della scena rap italiana: un pezzo che sfida l’ascoltatore, che richiede attenzione, che mette insieme filosofia antica, critica sociale, simbolismo e introspezione emotiva. È una riflessione sull’amore che non si accontenta di dire “ti amo”, ma cerca di capire cosa significa amare, cosa resta quando il sentimento svanisce e cosa si perde quando la filosofia del cuore non trova più la sua musa.



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