30/01/2026
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Testo e Significato di Tristano e Isotta – Kid Yugi
Testo “Tristano e Isotta”:
[Testo di “Tristano e Isotta”]
[Strofa 1]
Come ti sei ridotta, il mondo ci boicotta
Solo il tuo sguardo mi ferisce e penetra la cotta
Ora sei insieme a un altro, so che l’hai fatto apposta
Il nostro amore che ci uccide alla Tristano e Isotta
Mi hai lasciato l’insonnia, hai ancora la mia maglia
Scivoli via dalle mie mani in cascate di sabbia
Spaccai tutta la stanza in quel raptus di rabbia
Volevi rovinarmi e purtroppo ce l’hai fatta
Amarti è il mio destino, bucami l’intestino
Ciò che sentiamo è un artificio, è un trucco maligno
Questa storia è un calvario e non so perché insisto
A volte sei brillante, altre stupida da dar fastidio
Questi flash ad occhi aperti in cui penso al suicidio
Ma puntualmente ho desistito, non ci son riuscito
Non voglio che tu ti vanti di esserne il motivo
La verità è che ho tutto e comunque mi sento un fallito
In casa non c’è amore, i miei si mal sopportano
E mia sorella inizia ad assomigliarmi troppo
Ho fatto le valigie, piene di odio e rimorso
Non mi vedrai mai più, è la bugia che mi racconto
Se non ce la facessi, mettessi fine a tutto
Se dando le spalle al vuoto poi prendo e mi butto
Ti vestiresti a lutto, mi piangeresti un po’
Quanto mi strazia il pensiero che non lo saprò
[Ritornello]
Come ti ho ridotta, dando a te la colpa
Sono scappato l’anno scorso sbattendo la porta
Ora sei insieme a un altro e manco me ne importa
Il nostro amore che ci uccide alla Tristano e Isotta
Mi hai lasciato l’angoscia e ancora la mia calma
Ti svelerò le mie paure, usale come un’arma
Davo la testa al muro in quell’attacco d’ansia
Volevi rovinarmi e purtroppo ce l’hai fatta
[Strofa 2]
Nei primi due dischi ho detto quasi tutto
Ora rimane solo quello che mi ha distrutto
Che capisco il tuo amore solo se piangi a diluvio
Finché non svieni per lo sforzo con gli occhi all’asciutto
Che sono un buono a nulla, che mi sento un perdente
Che il successo mi ha reso solo più arrogante
Che mi attacco morbosamente a chi mi vuole bene
Che ho combattuto solo per il gusto di combattere
Dovevo fare un passo indietro, ho preferito andarmene
Eri disposta a perdonarmi e io non l’avrei mai fatto
Non era mia intenzione creare ‘sta situazione
Sarà che non distinguo più realtà e manipolazione
Quest’ultimo “mai più” ci durerà per sempre
Mentre annego tra i “però”, i “forse”, i “potrebbe”
Chissà come sarebbe stato un eterno settembre
Ti chiedo scusa ma non serve, Kid Yugi
[Ritornello]
Come ti ho ridotta, dando a te la colpa
Sono scappato l’anno scorso sbattendo la porta
Ora sei insieme a un altro e manco me ne importa
Il nostro amore che ci uccide alla Tristano e Isotta
Mi hai lasciato l’angoscia e ancora la mia calma
Ti svelerò le mie paure, usale come un’arma
Davo la testa al muro in quell’attacco d’ansia
Volevi rovinarmi e purtroppo ce l’hai fatta
Possibile significato del testo “Tristano e Isotta”:
Perché “Tristano e Isotta” tocca un nervo scoperto
“Tristano e Isotta” è una di quelle tracce in cui Kid Yugi mette da parte le corazze e apre il fianco alla vulnerabilità. Il testo mette in scena una relazione finita male, ma trattata come un campo di battaglia interiore: rimorsi, autoaccuse, immagini forti e una mitologia amorosa che rimanda al celebre binomio tragico. Il significato non è il melodramma fine a sé stesso: è la radiografia di un amore che si trasforma in cartina tornasole di tutto il resto – famiglia, identità, rapporto con il successo e con le proprie ombre.
“Il nostro amore che ci uccide alla Tristano e Isotta”
Il titolo non è un vezzo colto: è un telaio narrativo. La coppia medievale diventa simbolo di un legame in cui passione e autodistruzione si alimentano a vicenda. Nel testo, il riferimento funziona come lente: non c’è lieto fine, c’è un patto tossico da cui si fatica a uscire. Il significato è la consapevolezza che alcune storie hanno una forza centrifuga – ti tengono incollato mentre ti strappano via pezzi, lasciandoti con quella sensazione di destino già scritto.
Il primo verso è già un livido
“Come ti sei ridotta, il mondo ci boicotta”: l’incipit inaugura un alternarsi di accuse e autoaccuse. Nel testo l’io lirico passa dal puntare il dito a puntarlo su di sé, mentre l’ambiente attorno diventa ostile. Il significato è la confusione da fine rapporto: quando tutto va in frantumi, si cerca un colpevole in ogni direzione – partner, contesto, destino – fino a ritrovarsi senza appigli.
Immagini estreme come linguaggio emotivo
Nella prima strofa il racconto usa immagini forti (stanze sfasciate, insonnia, raptus, “cascate di sabbia”). Nel testo non servono a scioccare, ma a misurare la temperatura del dolore. Il significato è chiaro: l’amore è diventato un accelerante – ogni gesto è al massimo, ogni pensiero va al limite. La relazione non è più un luogo di cura, ma un detonatore.
Quando l’autolesionismo è una tentazione, non un programma
Le barre che evocano fantasie autodistruttive sono narrate con un “ma” subito dopo: “ho desistito, non ci son riuscito”. Nel testo questo rovescio è fondamentale: non c’è romanticizzazione della caduta, c’è la cronaca di una tentazione che non diventa scelta. Il significato è una presa d’atto: anche chi si sente “fallito” tiene ancora un filo, e quel filo è la volontà di non trasformare il dolore in gesto definitivo.
La bugia che ci raccontiamo per salvarci
“Non mi vedrai mai più, è la bugia che mi racconto”: è una delle linee più umane del brano. Nel testo l’io ammette che la separazione è più facile a parole che nei fatti. Il significato punta il dito su una dinamica comune: promettersi l’oblio per trovare una tregua mentale, pur sapendo che i fili emotivi non si tagliano con un annuncio.
Famiglia come specchio incrinato
“In casa non c’è amore, i miei si mal sopportano”: la crisi di coppia rispecchia (e forse nasce da) fratture più antiche. Nel testo la famiglia non è radice rassicurante: è una stanza rumorosa che amplifica l’eco del conflitto. Il significato è che spesso gli amori adulti si giocano su campi già segnati – modelli assorbiti, ferite non chiuse, ruoli che si ripetono senza accorgercene.
Il ritornello ribalta la prospettiva
“Come ti ho ridotta, dando a te la colpa”: qui l’io abbandona la scusa della vittima e si prende addosso il peso della responsabilità. Nel testo questo switch cambia il tono: non più “tu mi hai rovinato”, ma “io ho contribuito al disastro”. Il significato è maturità dolorosa: riconoscere la propria parte di colpa è l’unico modo per smettere di rigirare il coltello nella piaga.
Ansia, attacchi di panico, corpo come campo di battaglia
“Davo la testa al muro in quell’attacco d’ansia”: il corpo diventa metronomo del disagio. Nel testo non ci sono giri di parole: l’ansia è fisica, concreta, lascia segni. Il significato è che la sofferenza emotiva non sta solo nella mente: occupa la stanza, parla con lividi e stanchezza, impone il suo calendario.
Seconda strofa: togliere i filtri, togliere le scuse
“Nei primi due dischi ho detto quasi tutto, ora rimane quello che mi ha distrutto”: il pezzo si autocolloca nel percorso artistico dell’autore. Nel testo entra in gioco la consapevolezza di come il successo possa irrigidire i difetti (“mi ha reso solo più arrogante”) e di come il bisogno di affetto diventi dipendenza. Il significato è un check-up di coscienza: se non tolgo le maschere a me stesso, nessuna strofa mi libera davvero.
La fuga al posto del passo indietro
“Dovevo fare un passo indietro, ho preferito andarmene”: è una barra-summa del brano. Nel testo il conflitto viene affrontato con l’uscita di scena, non con la pausa. Il significato è una critica a sé stessi: scappare sembra soluzione, ma in realtà cristallizza il problema. E la persona che poteva perdonare (qui l’ex) diventa lo specchio di una rigidità che non risparmia nessuno.
Realtà vs. manipolazione: quando non distingui più
“Sarà che non distinguo più realtà e manipolazione”: una riga che parla la lingua del 2026. Nel testo l’io riconosce di essere intrappolato in un gioco di specchi – colpa sua, colpa tua, gaslighting reciproco. Il significato è l’invito a ricalibrare la bussola: se non separi i fatti dalle proiezioni, qualsiasi relazione diventa un labirinto senza uscita.
“Quest’ultimo ‘mai più’ ci durerà per sempre”
Paradosso bellissimo: il mai trasformato in sempre. Nel testo l’ossessione del definitivo viene smontata con autoironia. Il significato è che i rapporti non si chiudono come porte: rimangono spiragli, memorie, “eterni settembre” che tornano come cicli stagionali nella mente.
La scrittura come terapia a cielo aperto
La canzone sembra scritta per capire, non dopo che tutto è stato capito. Nel testo si sente l’urgenza di ordinare il caos, di darsi un lessico per nominare i nodi: colpa, ansia, fuga, orgoglio. Il significato è che il rap qui non è posa, ma strumento: un modo per fare i conti con sé stessi senza sconti né retorica salvifica.
Stile: lessico semplice, immagini nette, ritmo da diario
Una delle forze del brano è la chiarezza: frasi dirette, poche metafore rarefatte, molte immagini concrete. Nel testo il ritmo è da confessione scritta di getto, ma con cura nel montaggio: ogni quadro apre e chiude un capitolo emotivo. Il significato musicale è un equilibrio tra intensità e pulizia: niente orpelli, tutto serve allo scopo.
Dentro “Anche gli Eroi Muoiono”: il lato umano del mito
All’interno dell’album, “Tristano e Isotta” porta acqua al tema principale: l’eroe cade, la persona resta. Nel testo non c’è gloria, c’è manutenzione dell’anima: riconoscere gli errori, accettare le crepe, non confondere la durezza con l’insensibilità. Il significato di traccia e progetto coincide: la forza non è non crollare mai, è sapere quando fermarsi e rimettere insieme i pezzi.
Parole-chiave del brano: bussola rapida
Tristano e Isotta: amore tragico come specchio del presente.
Testo: accuse e autoaccuse, ansia fisica, immagini estreme.
Significato: responsabilità, fine dei miti romantici, manutenzione emotiva.
Famiglia: eco delle fratture, non rifugio automatico.
Scrittura: terapia pubblica, onestà senza posa.
In sintesi: perché resta
Resta perché dice le cose come sono: l’amore può ferire e insieme insegnare; la fuga non chiude i conti; la colpa pesa, ma si può reggere guardandola in faccia. Il testo di “Tristano e Isotta” non offre scorciatoie: mette a nudo gli errori e li trasforma in linguaggio. Il suo significato è un invito a scegliere la verità al posto delle versioni comode – anche quando fa male.
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