Testo e Significato di Trovati un lavoro – Rico Mendossa

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Testo e significato della canzone "Trovati un lavoro" di Rico Mendossa ft. DJ Double S, Guè pubblicata il 05/06/2026.

Cover della canzone 'Trovati un lavoro' di Rico Mendossa ft. DJ Double S, Guè
Cover della canzone 'Trovati un lavoro' di Rico Mendossa

Testo "Trovati un lavoro":

[Testo di "Trovati un lavoro" feat. Guè & Dj Double S]

[Intro]
​​gyard, stop playin' with 'em
Ayo, T, drive slow, homie

[Ritornello: Rico Mendossa]
Un'agenzia di strada, ti trova impiego e casa
Così forse la smetti ed incominci a fare l'uomo
Invece dei tuoi like, delle visual e della fama
È meglio che ti aiuto frate a trovarti un lavoro
Ma trovati un lavoro, cazzo (Boy, get a job)
Ma trovati un lavoro, cazzo (Boy, get a job)
Ma trovati un lavoro, cazzo (Boy, get a job)
Ma trovati un lavoro (Boy, get a job)

[Strofa 1: Rico Mendossa]
Ti troviamo un lavoro, cavallino, Ralph Lauren
Io l'aspettavo in Kani jeans appena giri il corner
E finirò in thug paradise come Capone
Rico Mendossa Wolf è l'unico problem solver
Ho lavorato in strada, mai lavorato al bar
Ma la lavoravo in studio con la gente che passava
In Black City Avenue sotto il Pala Lavazza
Con la visa a sequestri come l'84 Amanda
Vengo da GLT, bloccati allo scarico
Per un carico dei figli di 'ste facce da stadio
Sono sopra il ring come Benny di Rocky IV
Se vuoi fare clip, mi trovi nell'otto, Ivan Drago
Ho una mia gangsta B, Lorraine Bracco
Fa girare l'economy come la Quica e il Narcos
Sto con G-U-È Milano, finest rap, soprano
Cinque anni dopo con le nostre figlie in mano

[Ritornello: Rico Mendossa & Guè]
Un'agenzia di strada, ti trova impiego e casa
Così forse la smetti ed incominci a fare l'uomo
Invece dei tuoi like, delle visual e della fama
È meglio che ti aiuto frate a trovarti un lavoro
Ma trovati un lavoro, cazzo (Boy, get a job)
Ma trovati un lavoro, cazzo (Boy, get a job)
Ma trovati un lavoro, cazzo (Boy, get a job)
Ma trovati un lavoro, cazzo (Boy, get a job)
G-U-È

[Strofa 2: Guè]
Nel 2006 avevo già i denti d'oro
Dici "G-U-È, trovami un lavoro"
La tua fidanzata l'hanno vista tutti
L'hanno finanziata, sono in lista tutti
Vuoi imparare il flow? Io ho mezza parola
Manda prima il CRO, sono vecchia scuola
E tu stai dando hype a questa bitch, realizza
Se mi vedi dare hype a questa bitch, gambizzami
Alziamo i bicchieri per gli hustler veri
Chi parte da zero, arriva a cinque zeri
Per sti flussi sempre ringraziando a Dio
Per chi non vende la pussy, ma l'avrei fatto anch'io
Rico e G, M.I. e Barriera
Siamo veri OG, come un Porsche Carrera
Solo real shit, in lenti Carrera
Chiedi di Guè P se vuoi fare carriera

[Ritornello: Rico Mendossa]
Un'agenzia di strada, ti trova impiego e casa
Così forse la smetti ed incominci a fare l'uomo
Invece dei tuoi like, delle visual e della fama
È meglio che ti aiuto frate a trovarti un lavoro
Ma trovati un lavoro, cazzo (Boy, get a job)
Ma trovati un lavoro, cazzo (Boy, get a job)
Ma trovati un lavoro, cazzo (Boy, get a job)
Ma trovati un lavoro, cazzo (Boy, get a job)


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Possibile significato del testo di "Trovati un lavoro":

“Trovati un lavoro” mette in scena un paradosso: il consiglio più normale e concreto, quello di cercarsi un impiego, diventa una provocazione lanciata dentro un immaginario fatto di strada, fama, vestiti firmati e status. Il brano di Rico Mendossa con Guè e DJ Double S prende una frase che spesso si usa per sminuire qualcuno e la trasforma in un ritornello martellante, ironico e volutamente aggressivo. Il punto non è offrire una lezione sul lavoro, ma giocare con il confine tra successo riconosciuto e successo ostentato, tra chi costruisce davvero il proprio percorso e chi sembra vivere soltanto di visibilità.

Il significato del ritornello: lavoro, fama e provocazione

Nel ritornello, l’immagine dell’“agenzia di strada” rovescia il linguaggio di un normale servizio di collocamento: qui il lavoro e perfino una casa sembrano arrivare da una rete informale, legata alla strada e alla solidarietà tra persone che si conoscono. L’offerta è presentata come un aiuto tra fratelli, ma ha anche il tono di una presa in giro. Il destinatario viene invitato a smettere di inseguire like, visualizzazioni e fama per diventare, secondo la voce narrante, più adulto e responsabile.

La ripetizione dell’imperativo è la chiave comica e musicale del pezzo. “Trovati un lavoro” suona come un rimprovero familiare, un commento da bar o una risposta secca a chi viene giudicato inconcludente. L’aggiunta volgare alza il volume dello scontro e rende la frase uno slogan, mentre la battuta in inglese, “Boy, get a job”, ne sottolinea il carattere immediato e quasi da tormentone. Il ritornello non argomenta: insiste, provoca e costringe l’ascoltatore a chiedersi chi abbia davvero il diritto di dare quel consiglio.

La strada come luogo di lavoro e appartenenza

Rico Mendossa risponde alla provocazione con una strofa che rivendica un’altra idea di lavoro. Non racconta una carriera tradizionale, ma parla di strada e studio, di occasioni nate attraverso le persone che passano e di un ambiente urbano riconoscibile. La contrapposizione non è semplicemente tra lavorare e non lavorare: è tra forme diverse di attività, una regolare e istituzionale, l’altra legata alla musica, alle relazioni e a un’esperienza di quartiere che diventa materiale artistico.

Quando il rapper si presenta come un “problem solver”, l’autoritratto assume dimensioni da personaggio: non è soltanto un artista che descrive il proprio percorso, ma qualcuno che si attribuisce competenza, iniziativa e capacità di cavarsela. Questo atteggiamento appartiene a una tradizione del rap in cui la credibilità si costruisce raccontando da dove si viene e come si è riusciti ad arrivare fin qui. La sicurezza è parte del gioco, ma il riferimento al lavoro in studio ricorda che dietro l’immagine c’è anche un mestiere creativo, fatto di scrittura, registrazioni e collaborazioni.

Le citazioni di marchi e abiti, dai Ralph Lauren ai jeans Kani, non sono semplici dettagli di guardaroba. Richiamano codici visivi del rap e della cultura street, dove il look può indicare gusto, aspirazione e appartenenza. Il passaggio tra vestiti di marca e riferimenti alla strada crea una tensione tipica del genere: il lusso è mostrato come traguardo, ma anche come parte di una maschera scenica. Il personaggio si muove tra autenticità rivendicata e immagine costruita, senza sciogliere del tutto la contraddizione.

Film, serie e personaggi: un immaginario da cinema

La strofa di Rico è attraversata da riferimenti al cinema e alla televisione. Al Pacino e il mondo di Scarface evocano l’ascesa criminale trasformata in mito pop, mentre Benny e Ivan Drago rimandano alla saga di Rocky, con il ring, lo scontro e la figura dell’avversario imponente. Non sono necessariamente indizi di una biografia letterale: funzionano soprattutto come scorciatoie narrative. Bastano pochi nomi per dare alla strofa un tono epico, esagerato e riconoscibile, come se il rapper stesse dirigendo una scena d’azione con se stesso al centro.

Anche Lorraine Bracco richiama un universo televisivo legato ai gangster e ai rapporti di potere, in particolare alla memoria de I Soprano. Queste citazioni mostrano quanto il rap dialoghi con immagini già radicate nella cultura popolare: il cinema offre ruoli, atmosfere e simboli che l’artista può indossare per costruire la propria persona pubblica. Il risultato è volutamente cinematografico, più vicino al racconto di un protagonista larger-than-life che a una cronaca lineare. In questa prospettiva, anche l’esagerazione è una scelta stilistica.

Tra i riferimenti geografici compaiono Torino, con il Pala Lavazza, e la Barriera, mentre Milano è associata a Guè. La presenza di luoghi concreti ancora il brano a una mappa urbana e a una cultura locale, ma li affianca a scenari e figure internazionali. Il rap italiano, qui, non sceglie tra il quartiere e il linguaggio globale: li sovrappone. La città diventa insieme un luogo vissuto e un fondale, utile a dare credibilità al racconto e a collocare gli artisti dentro una tradizione precisa.

Guè e il valore dell’esperienza

Nella seconda strofa Guè entra nel tema del lavoro da una posizione diversa: non accetta di essere presentato come qualcuno che deve trovare un impiego, perché rivendica una carriera già costruita. Il richiamo al 2006 e ai denti d’oro mette in evidenza la continuità del suo personaggio artistico e la lunga familiarità con i codici del rap. La risposta a chi chiede di imparare il flow è tagliente: l’esperienza non viene offerta gratuitamente, ma ha un prezzo e richiede di riconoscere il valore di chi l’ha accumulata.

Il riferimento al CRO, il codice usato per identificare un bonifico, porta la logica del denaro dentro il linguaggio della formazione: prima il pagamento, poi la lezione. È una battuta da veterano, ma anche una dichiarazione sul mestiere. Il flow non è un trucco da copiare, bensì un capitale maturato nel tempo, con una firma personale. Guè si presenta così come una figura di riferimento, capace di trasformare la propria esperienza in autorità e di stabilire le regole del rapporto con chi vorrebbe imparare.

Quando il testo celebra chi parte da zero e arriva a guadagnare cifre importanti, introduce un tema centrale nell’immaginario rap: il passaggio dalla scarsità alla ricchezza. È il racconto della scalata sociale, che può dare orgoglio e speranza a chi non parte da condizioni favorevoli. Allo stesso tempo, il brano non propone una ricetta pratica né promette che il successo sia garantito. La ricchezza è rappresentata attraverso immagini di lusso e sicurezza, come parte della mitologia del rap, e la gratitudine a Dio affianca alla conquista personale l’idea che non tutto dipenda dal controllo individuale.

Una provocazione che parla anche dei social

La critica a like e visualizzazioni colloca la canzone in un presente in cui la popolarità è misurata anche attraverso numeri visibili. Il brano mette in dubbio l’idea che l’attenzione online equivalga automaticamente a un risultato concreto. Ma la frecciata contiene una possibile ironia: anche il rap vive di pubblico, circolazione e riconoscibilità, e gli artisti costruiscono un’immagine che deve essere vista e ricordata. Per questo il bersaglio non è necessariamente la visibilità in sé, quanto l’ostentazione di una fama percepita come vuota o non accompagnata da sostanza.

Il testo, però, non è una riflessione neutrale sul lavoro. La formula del ritornello può suonare come un incoraggiamento scherzoso, ma anche come un insulto usato per giudicare chi non corrisponde a un modello di successo. La canzone sfrutta questa ambiguità: mette in bocca ai rapper una frase comune e la spinge fino alla caricatura. L’ascoltatore può riconoscere sia la battuta da spogliatoio sia il peso sociale di un consiglio che spesso ignora ostacoli, condizioni personali e differenze di opportunità.

Il tono del brano e il ruolo della produzione

La produzione di KidB, gyard e Thomie accompagna un pezzo costruito su contrasti netti: una frase quotidiana diventa un ritornello da coro, mentre le strofe alternano dettagli di vita urbana, riferimenti pop e vanto. L’introduzione annuncia subito un’atmosfera da rap americano, che poi viene reinterpretata in chiave italiana attraverso i luoghi, il lessico e le identità degli artisti. DJ Double S è parte del progetto e richiama inoltre la cultura del turntablism, elemento storico della tradizione hip hop.

“Trovati un lavoro” può quindi essere ascoltata come una presa in giro dell’invidia, una rivendicazione di carriera o una parodia del modo in cui si giudica il successo degli altri. Rico Mendossa porta il racconto della strada e dello studio; Guè aggiunge l’autorità del veterano che ha attraversato più stagioni del rap italiano. Il significato non è una morale unica, ma una sfida: mentre il ritornello riduce tutto a un ordine secco, le strofe mostrano che dietro l’immagine di chi ce l’ha fatta possono esserci mestiere, appartenenza, ambizione e una dose consapevole di teatro.



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