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Testo e Significato di Un’altra Bugia – Tormento ft. Gaia
Testo "Un’altra Bugia":
[Testo di "Un'altra Bugia" ft. Gaia & Promessa]
[Intro: Promessa]
Okay, Prome, com'è?
Eiemgei
Seh, seh
[Strofa 1: Promessa, Tormento]
Muoviti come se ti pagassero
Fai salire tutto l'alcol e un po' mi piace
E chiedono di noi fuori da questo locale, seh
So che ti piace far aspettare
Ho quattro amici in macchina da riportare in zona
Il taxi a Milano per noi è una favola
Ti dà fastidio che non ci salgo mai sano
Però godi se mentre andiamo ti do la mano
E mi parli di te, che ti vedi diversa
Hai smesso con le siga, hai perso tempo con l'ex
Sei passata da fare la fila ad avere i pass
Io che ancora vado in bagno in serata a pulir le scarpе
Io che ancora mi prendo nel parchеggio per le cazzate
Mi pento solo se il sangue sporca la giacca nuova
So che dovrei finirla con 'sta storia della droga
So che ti faccio schifo anche se mi baci ancora e ancora
Mi son fumato il tuo ricordo, ho bevuto quel che restava di noi
Ci vediamo, scopiamo e poi ognuno per i cazzi suoi
Cachet sparso sul letto
Gusto amaro in bocca ed un revolver nel petto
E mi chiedo se ti ami, per te ho surfato un tsunami
Tanto ci ha pensato già la vita a prendermi a calci
E noi così bravi ad amarci e poi odiarci
[Ritornello: Gaia]
E te ne vai lontano dagli occhi miei
Colpevole mai finché saremo ancora sotto casa mia
Ma tu che ne sai se anche stanotte resto sveglia
Ad aspettare un'altra scusa, un'altra bugia?
[Post-Ritornello: Tormento & Promessa]
E mi ritrovo solo
Sul lato sbagliato della riva
Sul lato sbagliato della vita
Per quelli come noi nessuna via d'uscita (Bella, ah)
[Strofa 2: Promessa & Tormento]
Bella dentro, fuori il doppio, parla lenta, non fa foto
Ha l'accento che si sente solo se la fotti
Cammina bene sui tacchi e ride di chi barcolla
Ha casa al mare, ma è a Milano che la sogna
Si spoglia sulla musica, ma spegne quando si fa l'ora
E si fa bella, però non si fa una storia
Lavora da casa come chi lo fa all'ingrosso
Dice che non ama i gossip, però ama i gossip
Porto ancora il segno dei suoi morsi
Passa oltre sulle paranoie, le ossessioni e i rimorsi
Luna piena, luci rosse
Di giorno in paradiso e poi all'inferno di notte
Buona e cattiva sorte
Sul fondo del bicchiere non c'è la verità
Solo scuse per rimandare, perdo la dignità
Abbiamo fatto a metà il cuore, il letto e pure l'anima
Non resta nulla, un bacio, ti perdono, volto pagina
[Ritornello: Gaia]
E te ne vai lontano dagli occhi miei
Colpevole mai finché saremo ancora sotto casa mia
Ma tu che ne sai se anche stanotte resto sveglia
Ad aspettare un'altra scusa, un'altra bugia? (Da te)
[Post-Ritornello: Tormento, Gaia & Tormento, Gaia]
E mi ritrovo solo
Sul lato sbagliato della riva
Sul lato sbagliato della vita
Per quelli come noi nessuna via d'uscita
E mi ritrovo solo (Solo)
Sul lato sbagliato della riva
Sul lato sbagliato della vita
Per quelli come noi nessuna via d'uscita
[Outro: Tormento & Gaia]
E mi ritrovo solo (Solo)
(Solo) (Solo)
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Possibile significato del testo di "Un’altra Bugia":
In “Un’altra Bugia”, Tormento, Gaia e Promessa raccontano una relazione intensa ma logorata, in cui attrazione e risentimento convivono senza trovare un equilibrio. Il titolo mette subito a fuoco il nodo centrale: non c’è una singola menzogna, bensì una successione di giustificazioni che permette ai due protagonisti di rimandare una scelta. Si cercano, si feriscono e poi provano a perdonarsi, ma il ciclo sembra ripartire ogni volta. Il brano non offre una morale semplice né assegna con nettezza il ruolo della vittima e quello del colpevole. Mostra piuttosto quanto sia difficile distinguere l’amore dal bisogno, soprattutto quando il rapporto è diventato un’abitudine dolorosa.
La notte come spazio di fuga e di confronto
La prima parte si muove in un ambiente notturno fatto di locale, alcol, auto e rientri da organizzare. Questi dettagli danno concretezza alla scena: non siamo davanti a una storia romantica idealizzata, ma a un incontro immerso nel rumore e negli eccessi. La notte diventa una parentesi in cui i personaggi possono avvicinarsi senza affrontare davvero ciò che li aspetta il giorno dopo. Allo stesso tempo, è il momento in cui emergono le contraddizioni: il protagonista riconosce di non essere lucido e di avere comportamenti autodistruttivi, ma continua a cercare il contatto. Il desiderio non cancella il disagio; lo rende momentaneamente più sopportabile.
Anche gli spostamenti hanno un valore simbolico. Il taxi, l’auto e il ritorno verso casa rimandano a una quotidianità urbana in cui muoversi non è sempre facile o accessibile. Milano appare come una città di occasioni, locali e distanze, ma anche come un luogo in cui il denaro e le possibilità determinano la libertà di movimento. Il racconto accosta chi può permettersi certi accessi a chi resta legato a soluzioni più precarie. Non è una denuncia sociale dichiarata, e sarebbe riduttivo leggerla solo in chiave economica: questi particolari servono anche a caratterizzare due persone che vivono la stessa notte da posizioni diverse.
Due mondi diversi, un’intimità instabile
La protagonista femminile viene descritta attraverso cambiamenti e contrasti. Ha attraversato una trasformazione personale, si è allontanata da alcune abitudini e sembra aver acquisito sicurezza e accesso a contesti che prima le erano meno familiari. Il narratore, invece, insiste sulla propria immaturità e su una vita ancora segnata da impulsività, sostanze e problemi pratici. Questa differenza produce attrazione, ma anche distanza: lui la osserva come se appartenesse a un altro mondo, mentre tenta di restare vicino a lei attraverso gesti di tenerezza e confessioni. Il rapporto si regge così su una tensione continua tra ammirazione, vergogna e paura di non essere all’altezza.
Nel secondo quadro emergono altri dettagli apparentemente opposti: cura dell’immagine e riservatezza, desiderio di attenzione e rifiuto di esporsi, un legame con il mare e il sogno di vivere la città. Il testo non presenta questi elementi come un profilo psicologico definitivo. Sono frammenti filtrati dallo sguardo del narratore, che cerca di decifrare l’altra persona ma ammette di non riuscirci fino in fondo. Anche il riferimento ai pettegolezzi suggerisce una contraddizione familiare: si può criticare la curiosità altrui e, nello stesso tempo, esserne attratti. La canzone ritrae così identità contemporanee costruite tra riservatezza, immagine pubblica e desiderio di essere visti.
Il ritornello di Gaia e il peso dell’attesa
Il ritornello sposta il centro emotivo sulla voce di Gaia. Qui non parla soltanto chi parte o si sottrae: parla chi resta sveglia, in attesa di una spiegazione che forse conosce già. L’immagine della casa rende il conflitto vicino e domestico, lontano dall’energia del locale. La distanza non è più una questione geografica: anche quando le persone sono vicine, una può sentirsi lasciata sola a sostenere il peso della relazione. La domanda rivolta all’altro non cerca necessariamente una risposta nuova. Esprime piuttosto la stanchezza di chi ha ascoltato scuse ripetute e continua, nonostante tutto, a sperare che questa volta siano sincere.
La scelta di affidare il ritornello a Gaia crea un controcampo importante rispetto alle strofe. La voce femminile non è un semplice commento sulla vicenda del protagonista: rende percepibile il costo emotivo dell’attesa dall’altra parte. In questo modo, il brano evita di trasformare l’autodistruzione maschile in un racconto autosufficiente o seducente. Le conseguenze arrivano anche a chi condivide la relazione, e l’affetto non obbliga a giustificare ogni comportamento. Il ritornello concentra in poche immagini una domanda che attraversa tutto il pezzo: quanto si può perdonare prima che la speranza diventi un altro modo per restare intrappolati?
Il “lato sbagliato” e la sensazione di non avere uscita
Nel post-ritornello, Tormento e Promessa trasformano la vicenda privata in un’immagine più ampia di smarrimento. La metafora della riva suggerisce di trovarsi dalla parte opposta rispetto a un approdo desiderato: si vede una possibilità di salvezza, ma non si riesce a raggiungerla. Il passaggio dalla riva alla vita amplia il senso della scena, come se una crisi sentimentale si fosse intrecciata con una condizione personale più profonda. La sensazione di non avere vie d’uscita non va presa come una verità oggettiva sul destino dei protagonisti; rende, invece, la percezione di chi è dentro il problema e non riesce ancora a immaginare un cambiamento.
È qui che il brano accosta la dimensione individuale a una fragilità generazionale riconoscibile: precarietà dei progetti, fatica a costruire stabilità, ricerca di sollievo immediato e difficoltà a interrompere schemi che fanno male. Pubblicata il 3 luglio 2026 e inclusa in Antidoto, la canzone parla a un presente in cui l’iperconnessione e l’esposizione pubblica possono convivere con solitudine e rapporti poco definiti. Non pretende di rappresentare tutti i giovani né formula un’analisi sociale esplicita; usa una storia concreta per evocare un malessere che supera la coppia e coinvolge il modo di immaginare il proprio futuro.
Alcol, sostanze e il tentativo di anestetizzare il dolore
Alcol e droga attraversano il testo come elementi della notte e, soprattutto, come tentativi di attenuare ricordi e inquietudine. Il protagonista capisce che questi comportamenti lo allontanano da una vita più lucida, ma questa consapevolezza non basta a fermarlo. È un passaggio significativo perché mostra la distanza tra sapere che qualcosa fa male e riuscire davvero a cambiarlo. Le sostanze non vengono presentate come una soluzione: lasciano un retrogusto amaro e non restituiscono la verità che i personaggi cercano. Semmai, rendono più facile rimandare una conversazione o una decisione, mentre la sofferenza resta lì, pronta a riaffiorare.
La fragilità del narratore si vede anche nel modo in cui misura il pentimento. A volte sembra preoccuparsi più del danno materiale e dell’immagine di sé che delle conseguenze emotive delle proprie azioni. Questa ammissione lo rende imperfetto, non automaticamente assolto. La canzone non cancella la responsabilità dietro il fascino della notte o la sofferenza personale: lascia convivere il rimorso con la possibilità di ripetere gli stessi errori. Per chi ascolta, il punto non è giudicare ogni gesto isolatamente, ma riconoscere quanto la dipendenza da una situazione o da un’abitudine possa trasformare il dolore in un circuito che coinvolge entrambi.
Una scrittura fatta di contrasti e dettagli quotidiani
Il testo alterna immagini di lusso, cachet e accessi privilegiati a scarpe da pulire, parcheggi e ritorni complicati. L’effetto è quello di una vita che può sembrare brillante dall’esterno, ma conserva una forte instabilità. Anche il letto, il bicchiere e i segni lasciati sul corpo sono oggetti e sensazioni concrete che riportano la storia a una dimensione fisica, lontana dalle dichiarazioni astratte. La scrittura costruisce il significato per accostamenti: paradiso e inferno, attrazione e disgusto, perdono e fuga. Questo linguaggio di contrasti restituisce bene una relazione che non trova una posizione stabile e passa rapidamente dalla vicinanza alla rottura.
La produzione di Eiemgei sostiene un brano collocato tra rap, pop ed electropop, come suggeriscono anche le etichette associate alla canzone. La forma alterna strofe narrative e un ritornello melodico, rendendo più immediato il passaggio dalla cronaca notturna alla confessione emotiva. La presenza di Gaia, Promessa e Tormento permette al racconto di cambiare prospettiva e colore vocale, invece di restare chiuso in un unico flusso. Gli elementi pop rendono memorabile il ritornello; l’impronta rap mantiene la centralità dei dettagli e del racconto. L’eventuale richiamo brasiliano indicato tra i tag può orientare l’ascolto verso una contaminazione, senza che il testo da solo basti a definire ogni scelta musicale.
Perché “Un’altra Bugia” resta una storia aperta
Il finale non risolve il conflitto: la ripetizione dell’immagine della solitudine lascia i protagonisti nel punto in cui si trovavano, senza un cambiamento dimostrato. Anche l’idea di perdonare e voltare pagina, evocata nella seconda strofa, non garantisce che il passato sia davvero superato. Può essere una scelta sincera, ma anche un altro gesto impulsivo in una relazione che alterna rotture e riavvicinamenti. Per questo il titolo conserva tutta la sua ambiguità: la bugia può essere quella raccontata all’altra persona, ma anche quella che ciascuno racconta a se stesso per continuare a credere che basti un’altra notte perché tutto torni a posto.
Il possibile significato di “Un’altra Bugia” sta dunque nel ritratto di un amore che non riesce a separare il desiderio dalla sofferenza e la confessione dalla scusa. Tormento, Gaia e Promessa non descrivono una relazione ideale, ma una dinamica riconoscibile fatta di attrazione, squilibri, rimorsi e silenzi. La canzone invita ad ascoltare entrambe le parti: chi fugge e chi aspetta, chi sa di sbagliare e chi continua a sperare. Più che offrire una risposta definitiva, lascia una domanda aperta sulla possibilità di interrompere il ciclo. A volte la verità non arriva con una promessa nuova, ma nel momento in cui si riconosce che ripetere la stessa storia non equivale a ricominciare.
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