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Testo e Significato di Where We Come From – DJ Shocca
Testo "Where We Come From":
[Testo di "Where We Come From" ft. Alborosie, SKT & Tormento]
[Intro]
Eh yo
[Ritornello: Alborosie & SKT]
The Babylonians, dem nuh like we (Where we come from)
We got the crystal pon di Rollie (Where we come from)
We got the bodies right beside we (Where we come from)
We place the chalice, nah tek molly (Where we come from)
A twenty-nine inna di market (Where we come from)
And King Selassie a di sharing (Where we come from)
We got soldiers if you war with (Where we come from)
And we got blinks in every [?] (SK, ah-ah)
[Strofa 1: SKT]
Nel bicchiere gin e tonic, festeggiamo fino all'alba
Sono quello nel locale che non sorride e non balla
Sto intorno a quattro scemi che cantano: "La, la, la, la"
Total black like Wakanda, ma stracalmo, ashwagandha (Yeah)
This is not a love song, crudo rap italiano
So' cresciuto calabrese, ma dentro mi sento giamaicano
Product of society, sud di Londra, non americano
Vera cultura from Brixton, mica sono di Milano
Hella wannabes around me, but I don't give a fuck
SKT, I'm from London, Shocca told me, "Fuck it up"
Uccido any beat
He told me, "Kill the beat", yeah, fuck the industry
Io sono Michael Jackson e 'sta shit la chiamo "Billie Jean"
Nelle label sono tutti Charlie Sheen, sono Mr. Bean
Non parlo mai, but, if I have to, I keep that shit discreet
Learnt from the streets
Hustle hard per kichta, in inglese, yeah, we call it "P"
Pushing P, l'ho fatto davvero, non sono un wannabe (Vero G)
[Ritornello: Alborosie & Tormento]
The Babylonians, dem nuh like we (Where we come from)
We got the crystal pon di Rollie (Where we come from)
We got the bodies right beside we (Where we come from)
We place the chalice, nah tek molly (Where we come from)
A twenty-nine inna di market (Where we come from)
And King Selassie a di sharing (Where we come from)
We got soldiers if you war with (Where we come from)
And we got blinks in every [?] (Pah, pah, pah, pah, pah, pah)
[Strofa 2: Tormento]
Nel bicchiere succo alla pera col gin (Gin)
Per un vero king ci vuole una vera queen
No bitches (No), nel crew no snitches (No), bounce
Uppercut, iron mic (No), K.O. al primo round
Parte lo show, tu fottuto John Doe (Yeah, pah)
Coi testi dai versi aridi, i tuoi sono atti vandalici, seh
Non hai alibi, alziamo in alto i calici (Yeah)
Tu vivi in un reality, muori con la Fatality, seh (Bang)
La situazione non cambia (Già)
È perché sono una banda di sbandati in bamba (Ahahahahah)
Eh sì, su 'sto beat criminali dalla Calabria (Poh, poh, poh)
Che fanno sparire il sucker con un "abracadabra" (Yeah)
Con il cervello in pappa mentre svampo una palma
Carichi un'arma a salve, perdo la calma (Bang)
Testi da psicanalisi, pillole, sei da neuro (Eh yo)
Non ci penso, penso a fare euro su euro
[Ritornello: Alborosie]
The Babylonians, dem nuh like we (Where we come from)
We got the crystal pon di Rollie (Where we come from)
We got the bodies right beside we (Where we come from)
We place the chalice, nah tek molly (Where we come from)
A twenty-nine inna di market (Where we come from)
And King Selassie a di sharing (Where we come from)
We got soldiers if you war with (Where we come from)
And we got blinks in every [?] (Brr)
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Possibile significato del testo di "Where We Come From":
“Where We Come From” mette al centro una domanda che nel rap non è mai soltanto geografica: da quale ambiente, cultura e storia arriviamo, e quanto di tutto questo ci portiamo addosso? DJ Shocca costruisce il brano come un incontro tra linguaggi e immaginari diversi, affidando le voci ad Alborosie, SKT e Tormento. Il risultato attraversa Italia, Regno Unito e Giamaica, alternando inglese, italiano e patois senza ridurli a semplici decorazioni sonore.
Pubblicata il 26 giugno 2026 nell’album 60 Hz II - Legacy, la traccia è prodotta da DJ Shocca, che ne firma anche il beat. La sua regia tiene insieme le diverse personalità senza appiattirle: il ritornello ha un’impronta giamaicana, mentre le strofe italiane si muovono fra autobiografia, competizione rap e immagini volutamente sopra le righe. Più che raccontare una singola vicenda, il pezzo mette in scena appartenenze che convivono, si scontrano e si trasformano.
Il ritornello: identità, resistenza e contraddizioni
La voce del ritornello guarda il mondo da una comunità che si percepisce osteggiata. Il riferimento ai “Babilonesi” richiama un concetto importante della cultura rastafariana: Babylon non indica semplicemente una città o un gruppo di persone, ma un sistema associato a oppressione, colonialismo, ingiustizia e valori materialisti. In questa prospettiva, affermare da dove si viene significa anche rivendicare una cultura che non si lascia definire dallo sguardo dominante.
Il testo, però, non propone un’immagine idealizzata o priva di tensioni. Accanto ai simboli di resistenza compaiono oggetti di lusso, corpi vicini, sostanze e richiami alla violenza. Il contrasto fra il richiamo spirituale e la ricchezza ostentata rende il ritornello volutamente ambiguo: può suonare come una celebrazione del successo e della sicurezza del gruppo, ma anche come un ritratto delle contraddizioni di chi si muove in un ambiente dove status e protezione sembrano indispensabili.
Il richiamo a Haile Selassie, figura centrale per il rastafarianesimo, introduce una dimensione spirituale e storica. La sua presenza nel ritornello non è intercambiabile con gli altri riferimenti: porta con sé un’idea di dignità, liberazione e orgoglio nero, legata anche alla resistenza contro la subordinazione coloniale. Alborosie, artista italiano profondamente legato alla scena reggae giamaicana, contribuisce a rendere credibile questo passaggio fra la sensibilità italiana e un immaginario caraibico.
Anche il linguaggio del ritornello ha un ruolo preciso. Il patois non è un inglese pronunciato in modo pittoresco, ma una lingua con una storia e una funzione identitaria proprie. Il suo uso conferisce al brano un legame sonoro con la Giamaica e con le tradizioni reggae e dancehall. Le parti affidate a SKT e Tormento, invece, spostano l’ascolto verso esperienze e codici rap differenti, creando una conversazione fra scene anziché una semplice somma di ospiti.
Alcune immagini del ritornello restano volutamente poco definite o dipendono da parole non chiaramente comprensibili. Per questo è meglio non trasformare ogni dettaglio in una spiegazione certa. Il senso generale, tuttavia, si riconosce: il gruppo si presenta compatto, ostentando risorse e protezione, mentre rivendica un’origine che lo distingue da chi rappresenta il potere. La sicurezza è insieme posa rap e risposta a un mondo percepito come ostile.
SKT: tra Londra, Calabria e identità personale
La prima strofa rende esplicito il tema delle origini attraverso la biografia di SKT. L’artista collega la crescita calabrese a un’identificazione interiore con la Giamaica, mentre evoca anche il sud di Londra e Brixton. Non sta affermando di provenire da tutti questi luoghi nello stesso senso: mette in evidenza come la propria identità possa formarsi attraverso radici familiari, vita urbana e culture musicali assorbite nel tempo. È un’appartenenza scelta e vissuta, non una cartolina esotica.
Il richiamo a Brixton, quartiere londinese legato a una lunga presenza afro-caraibica e a una vivace storia musicale, rafforza questa idea. Qui la cultura giamaicana non appare come un’influenza distante, ma come parte di un tessuto urbano che ha contribuito alla formazione di reggae, sound system e successive contaminazioni. Per SKT, dichiararsi vicino a quel mondo significa prendere posizione in una geografia culturale che supera i confini nazionali, senza cancellare la propria provenienza calabrese.
La strofa passa poi dalla presentazione personale alla sfida contro gli imitatori e l’industria musicale. Le immagini di artisti che dominano il beat, insieme ai riferimenti a Michael Jackson e al suo immaginario pop, esagerano deliberatamente l’ego della voce rap. È una forma di teatralità tipica del genere: l’artista si costruisce come personaggio invincibile, usando iperboli e battute per distinguersi dalla massa. Il tono aggressivo non va letto come un resoconto letterale di ogni gesto, ma come linguaggio competitivo.
Quando SKT parla di essere cresciuto nella società e di aver imparato dalla strada, la sua voce assume un carattere più concreto. La strofa rivendica esperienza e capacità di cavarsela, contrapponendole alle pose di chi imita un’identità senza averla vissuta. Il riferimento al denaro e al lavoro duro si inserisce in questo quadro: il successo è desiderato, ma viene presentato come risultato di una pratica reale, non come accessorio da esibire per seguire una moda.
Tormento: memoria rap e sfida al microfono
La strofa di Tormento cambia il fuoco senza abbandonare il tono da confronto. Il rapper alterna immagini di festa, complicità e rivalità, costruendo una scena in cui il gruppo si prepara a prendersi il palco. Gli avversari sono descritti come autori di versi poveri e privi di sostanza: una contrapposizione classica nel rap, dove la qualità della scrittura diventa misura di credibilità. Le punchline, le provocazioni e i riferimenti al combattimento rendono la strofa immediata e performativa.
Un passaggio ha inoltre una risonanza particolare per chi conosce la storia dei Sottotono, il gruppo formato da Tormento e Big Fish. L’immagine del succo di pera mescolato al gin richiama il brano “Succo alla pera col gin”, pubblicato nel 1996. Non è soltanto un dettaglio da decifrare: è un’autocitazione che collega il presente alla memoria del rap italiano e alla traiettoria artistica di Tormento. In una canzone che riflette sulle origini, il richiamo al proprio repertorio diventa una piccola dichiarazione di continuità.
Le immagini più estreme della strofa appartengono invece al repertorio della provocazione rap. Le minacce, le armi evocate e le esagerazioni sulla confusione mentale servono a caricare il personaggio e a screditare il rivale, ma non costituiscono necessariamente un racconto autobiografico o un invito all’azione. Il contrasto fra aggressività e ironia, con improvvisi cambi di tono, mantiene la strofa nel territorio della performance. Al centro resta la competizione: chi ha davvero controllo del microfono e chi sta soltanto recitando una parte?
La produzione di DJ Shocca e il significato di “Where We Come From”
La produzione di DJ Shocca è la cornice che permette a queste identità di incontrarsi. Il suo ruolo non è solo quello di accompagnare le voci: in un brano costruito su passaggi fra patois, inglese e italiano, il beat deve lasciare spazio a cadenze e accenti diversi, mantenendo una direzione comune. La presenza del produttore come artista principale e autore della base mette inoltre in primo piano una tradizione hip hop in cui il suono è parte integrante del racconto, non un semplice sfondo.
Il titolo, “Where We Come From”, può essere letto sia come domanda sulle radici sia come affermazione collettiva. Le risposte offerte dal brano non sono univoche: si parte dalla Calabria, si attraversa Londra e si guarda alla Giamaica, mentre la memoria dei Sottotono aggiunge una linea temporale che arriva agli anni Novanta. Le origini diventano così un intreccio di luogo, storia personale, riferimenti musicali e comunità. Non basta indicare una città per spiegare chi si è.
Nel contesto del 2026, una data che colloca il brano nel presente ma non autorizza a ridurlo a un commento su un singolo fatto di cronaca, questa pluralità risuona con le esperienze di chi vive fra culture e lingue. Il pezzo non offre una tesi ordinata sulla società: mette vicine orgoglio e ostentazione, spiritualità e materialismo, appartenenza e sfida. È proprio in questa convivenza irrisolta che si trova buona parte del suo carattere.
Il significato di “Where We Come From” non sta quindi in una definizione unica, ma nel dialogo fra le voci. Alborosie porta il legame con la tradizione giamaicana; SKT racconta un’identità che unisce Calabria, Londra e riferimenti caraibici; Tormento intreccia la sfida rap con la propria memoria musicale; DJ Shocca tiene insieme il quadro attraverso la produzione. Il brano invita a riconoscere le radici senza confonderle con un’etichetta: sapere da dove si viene può diventare un modo per affermare chi si è, anche quando la risposta attraversa più mondi.
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