23/01/2026
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Testo e Significato di Zito – Young Hash
Testo “Zito”:
[Testo di “Zito” ft. Emis Killa]
[Intro: Young Hash]
Mameta
Oh, Andry
Yo
La bucchina de mameta
[Ritornello: Young Hash]
Lei si è lasciata con lo zito
Perché ieri lui si è ingelosito
Ora si farà il suo amico
Foto in costume con il piercing all’ombelico
Blu e bianco (Bianco) il suo sito (OnlyFans)
Fa caldo (Caldo), leva il vestito (Puttana)
Pi-Pippa tanto, mo non tiene più appetito (Pa-pa-pa)
Fa la matta ora che non c’ha lo zito (Adavero)
[Strofa 1: Young Hash]
Okay, puttane e troie a me mi mandano all’aceto
Inseguendo ‘sti soldi proprio come fa un criceto
È martedì sera, vuole andare all’aranceto
Se mi ubriaco a merda, pippo, effetto placebo
Per il sesso ho l’addiction, armi come Pulp Fiction
Se mi portano al SerT, mi ribеllo e non piscio (No)
Mi manda i suoi nudes e io faccio gli screenshots
Posso durarе un’ora quando sono un po’ alticcio (‘Mbriaco) (Adavero)
Dalla Puglia stiamo conquistando podi (Siamo primi) (Baby)
A lei gli piacciono tatuati e mori (L’ cozzare)
Lui ti ha lasciata e adesso tu lo odii
Quindi per dimenticarlo scopi (Adavero)
[Ritornello: Young Hash & Emis Killa]
Lei si è lasciata con lo zito
Perché ieri lui si è ingelosito, adavero
Ora si farà il suo amico
Foto in costume con il piercing all’ombelico
Blu e bianco (Bianco) il suo sito (OnlyFans)
Fa caldo (Caldo), leva il vestito (Puttana)
Pi-Pippa tanto, mo non tiene più appetito (Pa-pa-pa)
Fa la matta ora che non c’ha lo zito (Adavero) (Yah)
[Strofa 2: Emis Killa & Young Hash]
Ora che lei si è lasciata con lo zito (Poverina)
Vuole un Killa, mica un altro ragazzino (Ragazzino)
Andiamo a cena, ma non ha niente da dire
Perché ha visto solo un cazzo e non ha mai visto le lire (Ahahahah)
Suo padre spende trenta K all’anno per gli studi
Lei invece vuole me, con la mia faccia da pregiudi’ (Rrah)
Lo vuole tipo sempre (Huh), 24/7 (Huh)
Sta piegata in avanti anche se a terra non c’è niente
Quando mette i leggings, penso “Questa di sicuro (Di sicuro)
Si sfonda di palestra, però allena solo il culo”
E dopo anni di storia vuol fare un po’ la tro’
Povero ex, ancora la piange come Montoya (Montoya, Montoya) (Adavero)
[Ritornello: Young Hash]
Lei si è lasciata con lo zito
Perché ieri lui si è ingelosito, adavero
Ora si farà il suo amico
Foto in costume con il piercing all’ombelico
Blu e bianco (Bianco) il suo sito (OnlyFans)
Fa caldo (Caldo), leva il vestito (Puttana)
Pi-Pippa tanto, mo non tiene più appetito (Pa-pa-pa)
Fa la matta ora che non c’ha lo zito (Adavero)
Possibile significato del testo “Zito”:
Perché “Zito” ha acceso la conversazione
Con “Zito”, Young Hash porta nel 2026 un brano che punta dritto al cortocircuito tra relazioni, gelosia e spettacolarizzazione online. Uscito il 23 gennaio 2026 e costruito su una produzione di Andry The Hitmaker, il pezzo mette in dialogo due sensibilità diverse: la fame cruda di Hash e l’esperienza tagliente di Emis Killa. Il risultato è un racconto che usa una storia apparentemente semplice – una coppia che scoppia, una ragazza che si “libera” e una cerchia che guarda – per parlare di status, desiderio e potere delle immagini. Nel cuore del brano c’è la parola chiave: zito, cioè il fidanzato, che diventa simbolo della posizione che occupi nella vita di qualcuno e, per riflesso, nella tua narrazione pubblica.
Produzione e voce: la scocca di Andry The Hitmaker
La base di Andry The Hitmaker lavora su cassa asciutta, basso elastico e un incastro di elementi melodici essenziali. È una strumentale che non fa spettacolo a sé: tiene il passo della lingua e dilata i ritornelli, dove il testo martella con immagini iper-contemporanee (OnlyFans, piercing, foto in costume). Questa pulizia rende la traccia immediata e permette ai due protagonisti di giocare su dinamiche complementari: Hash usa un flusso diretto, spesso volutamente sgraziato, mentre Killa entra con punchline più riflessive e ciniche. Il significato passa anche da qui: la storia non ha bisogno di orpelli quando la cronaca quotidiana è già di per sé uno “show”.
Il ritornello come fotografia del presente
Il hook ruota intorno a tre assi: rottura, esposizione, reazione. “Lei si è lasciata con lo zito… ora si farà il suo amico” è l’istantanea di una generazione in cui le relazioni precipitano nella sfera pubblica in tempo reale, tra storie, feed e piattaforme a pagamento. La citazione a un “sito blu e bianco” rimanda a uno spazio digitale che monetizza lo sguardo: il corpo come contenuto, la gelosia come carburante, l’algoritmo come palcoscenico. Non è moralismo: è una mappa di come il desiderio e l’attenzione oggi funzionano, e di come la reputazione diventI parte della partita emotiva.
Lessico crudo, funzione narrativa
La lingua è esplicita, aggressiva, a tratti volutamente provocatoria. Insulti e immagini iperboliche non sono lì per shockare a vuoto: traducono una realtà che non filtra la rabbia, non sterilizza l’ansia di primeggiare, non nasconde l’uso di sostanze o di scorciatoie per sopportare il peso del quotidiano. La volgarità, in questo contesto, ha una funzione: dire esattamente ciò che si direbbe in strada o in chat, senza la maschera della rispettabilità. Il testo quindi non “eleva” la materia, ma la mette sotto luce fredda, lasciando che sia l’ascoltatore a scegliere come schierarsi.
Dalla Puglia al mainstream: appartenenza e riscatto
Young Hash sottolinea orgogliosamente le origini (“Dalla Puglia stiamo conquistando podi”), rivendicando la traiettoria periferia→centro. È una linea costante nel rap italiano: l’idea che il successo sia una scalata collettiva, dove la provincia non è solo sfondo ma marchio identitario. In “Zito” quest’energia diventa controcampo alla narrazione femminile del ritornello: mentre lei si riappropria del proprio corpo e del proprio profilo, lui ribadisce la spinta a emergere. Due percorsi paralleli che si sfiorano e si sfruttano: desiderio e carriera sono visti come piste che si alimentano a vicenda.
Emis Killa: esperienza, cinismo, punchline
Il secondo verso introduce il punto di vista di Emis Killa, che mette sul tavolo la sua età artistica e un cinismo quasi didascalico. Le barre su classe sociale, palestra, famiglie che pagano studi e vuoto conversazionale (“non ha niente da dire”) delineano una figura femminile letta attraverso l’ottica del consumo e della performatività. Non è uno sguardo neutro: è volutamente duro, a tratti spietato. Serve a creare frizione con l’ingenuità rumorosa del protagonista maschile del ritornello e con l’autoaffermazione di Hash. Nello scontro di prospettive emerge uno specchio del 2026: corpi, status e like come valuta simbolica.
La gelosia come dispositivo narrativo
Il motore della storia è la gelosia. È ciò che innesca lo strappo, che alimenta l’esibizione, che attiva la vendetta sociale (“ora si farà il suo amico”). Ma più che una semplice emozione, qui la gelosia è un dispositivo: serve a tradurre in ritmo un meccanismo che conosciamo tutti, dove l’intimità diventa contenuto e il contenuto diventa potere. In “Zito” la vendetta passa per il corpo esposto e per i racconti altrui, mentre la musica si incarica di fissare il frame e rimetterlo in circolo nelle cuffie di milioni di persone.
Corpo, piattaforme, denaro: un triangolo perfetto
Il testo insiste su palestra, leggings, foto, piercing, e sull’idea di una “vetrina” digitale pronta a monetizzare. È il triangolo corpo-piattaforme-denaro: se ti guardano, vali; se vali, incassi; se incassi, conti. Non si tratta di approvazione o condanna: il brano descrive un sistema in cui è naturale che una rottura sentimentale si traduca in contenuti, e che quei contenuti generino attenzione. La produzione minimale lascia spazio a questi riferimenti perché l’ascoltatore li riconosca al volo: sono i codici del presente.
Uso delle sostanze e anestesia emotiva
Tra le righe affiorano riferimenti a sballo, farmaci, SerT, “pippe” e placebo. Sono indizi di un’epoca in cui l’euforia e l’anestesia convivono. “Se mi ubriaco a merda, pippo, effetto placebo” è un verso che racconta bene una generazione sospesa: cerchi il boost, ma ottieni una stanchezza diversa. Dentro “Zito” questi dettagli non cercano glamour; funzionano come sfondo realistico, un neon freddo che illumina il set. Sotto la scorza spavalda, si intravede la fragilità che la richiesta d’attenzione prova a coprire.
Maschilità competitiva e spettacolo della rottura
Il pezzo mette a nudo una maschilità che misura valore e desiderabilità come punteggio. L’ex “geloso” è il perdente del giorno, il nuovo “amico” la promozione sociale, il narratore l’arbitro che commenta il tabellino. Emis Killa enfatizza questa logica con sarcasmo, mentre Young Hash la abita senza remore, quasi come dato naturale. Il significato che ne esce non è un trattato: è una radiografia che non risparmia nessuno. Ognuno trae capitale – emotivo o simbolico – dall’evento. È la rottura come intrattenimento.
Slang e identità: perché le parole contano
“Zito” è anche una lezione di lessico. L’uso di termini dialettali, storpiature e marche regionali (dal refrain “adavero” alla cadenza pugliese) ancora il brano a un territorio, lo rende riconoscibile e memabile. Questo radicamento è un valore nel rap: ti dà un posizionamento, ti iscrive subito in una comunità d’ascolto. Il testo sfrutta queste leve per incidere: le frasi diventano caption, i ritornelli diventano tormentoni, i particolari locali diventano universali perché viaggiano più veloci nelle chat.
Due generazioni allo specchio
L’incontro fra Young Hash ed Emis Killa funziona perché mette in scena una staffetta: il primo porta l’urgenza di chi si è fatto spazio a spallate; il secondo, il filtro di chi ha già visto il giro completo. Ne esce un equilibrio interessante: né moralistico né assolutorio. La ragazza al centro della storia non è psicologizzata in profondità – il rap raramente lo fa – ma è la cartina tornasole per parlare di potere, visibilità, desiderio. È un personaggio-chiave che, proprio perché disegnato per sottrazione, riesce a rappresentare molti volti possibili.
Perché “Zito” resta in testa
La canzone prende perché ha un gancio facilissimo da ricordare, un lessico quotidiano e una produzione che lascia respirare ogni immagine. Non ha la pretesa di risolvere i dilemmi che solleva; li dispone in fila e li fa suonare. Tra tutti, tre messaggi restano: 1) la gelosia è una miccia sociale, non solo privata; 2) i corpi sono lo snodo fra intimità e mercato; 3) la fama – o anche solo l’aspirazione a essa – manipola il racconto delle relazioni. Dentro questa triade, il significato del brano si fa chiaro: in un presente dove tutto è contenuto, anche l’amore è un palcoscenico.
Il 2026 del rap italiano secondo “Zito”
Nel 2026 il rap in Italia continua a viaggiare su più corsie: drill, pop-rap, club, storytelling e contaminazioni. “Zito” si piazza nella zona che unisce immediatezza e cronaca, con un occhio ai social e uno al dancefloor. È un pezzo corto, tagliente, progettato per le playlist veloci ma ricco di ancore semantiche. Per chi segue Young Hash, è la conferma di una penna istintiva e di un’identità forte; per chi segue Emis Killa, è la dimostrazione di una versatilità che sa ancora sporcare le mani. In mezzo, Andry The Hitmaker tiene tutto pulito e riconoscibile: un marchio ormai familiare, che fa suonare attuale anche ciò che racconta dinamiche eterne.
In una frase
“Zito” mette in beat un pensiero semplice: se mi guardi, esisto; se esisto, posso scegliere come raccontarmi – e come farti male. Il testo non è un tribunale, è uno specchio spietato. Sta all’ascoltatore decidere se ridere, storcere il naso o riconoscersi. Ma intanto il ritornello ti resta addosso, e la storia che racconta – più di quanto vorremmo ammettere – è anche la nostra.
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