13/03/2026
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Testo e Significato di Minacce – Disme
Testo "Minacce":
[Testo di "Minacce"]
[Intro]
(Ah)
Yo, Taz, run it up
[Strofa 1]
Io non credo alle cazzate che mi dici quando parli
Ho imparato per la calle a fare i soldi a diciott'anni
Sognavo di levarti ciò che avevi per le mani
Già rubavo in classe a scuola negli zaini dei compagni
Famoso sì, ma non sono come i cantanti
Io fumo e mi drogo, giro con i delinquenti
Occhi con il cuore quando sono lì a contarli
I contanti in poche ore, ho visto fare stipendi
Mi sento nervoso, spero di non incontrarti
Trattengo le mani perché non so controllarmi
Il tuo telefono ti spia, sì, dovresti preoccuparti
Farò qualche passo indietro perché sono troppo avanti
Tu sei troppo brutta, quindi come posso amarti?
In più non ho sentimenti, a volte sono pure falsi
Forse un giorno, sì, mi pentirò di tutti 'sti peccati
Fino a quel momento mentirò dicendo: "Mi dispiace"
Non so perché mi odii, però poi metti "mi piace"
Finirà in tragedia, sto pensando ad una strage
Lei era una seria, l'ho trattata come le altre
Il mondo va a puttane mentre noi facciamo uguale
[Ritornello 1]
Tante paranoie, non so dove collocarle
Troppe doppie facce, però non le ascolto entrambe
Non sono canzoni, le mie sono minacce
Non ho intenzioni buone, posso solo peggiorarle
[Strofa 2]
Fanno abuso di potere mentre abuso di sostanze
Dovrei fare un ritornello, ma non ho voglia di farlo
Ho rifiutato le interviste perché odio le domande
Il mio manager mi dice invece che dovevo farle
Non ti vedo in questo blocco, vieni solo a farti foto
Puoi trovarmi là da [?] mangiando un pica pollo
Platano fritto accanto, lo si usa come contorno
Sto fumando, sto fumando e non è manco mezzogiorno (Yeah, yeah, yeah, yeah)
Appiccicose le persone
Vedono dei soldi, fanno come le ventose
Vedi, dentro il mio settore te sei solo un altro attore
E in più sei pure scemo, quindi ti do anche ragione
I-I-In giro sotto all'alluvione
Prendo cose e provo cose, però so che è un'illusione
Que-Que-Quello che dici è un'invenzione
Televendita al dettaglio, il numero è in sovraimpressione
[Ritornello 2]
Tante paranoie, non so dove collocarle
Troppe doppie facce, però non le ascolto entrambe
Non sono canzoni, le mie sono minacce
Non c'è un lieto fine, sono tutte cazzate
[Outro]
Mamahuevo
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Possibile significato del testo di "Minacce":
La rabbia come linguaggio e come specchio della strada
Minacce è un brano che incarna alla perfezione l’anima più cruda e istintiva di Disme. Il testo è carico di frustrazione, paranoia, violenza simbolica e quella sincerità scomoda che da sempre caratterizza il suo stile. Il significato va oltre la semplice ostentazione: è un racconto personale di sopravvivenza, tra traumi, errori, bugie e la consapevolezza di essere cresciuto in un ambiente dove la fiducia è rara e la rabbia diventa un’arma.
L’inizio: sfiducia, istinto e una vita imparata per strada
La prima strofa apre con una dichiarazione forte: “Io non credo alle cazzate che mi dici”. Disme mostra fin da subito il suo rapporto conflittuale con gli altri, un misto di diffidenza e autodifesa. Crescere “per la calle” significa imparare presto a cavarsela da solo, ed è per questo che parla di fare soldi a diciott’anni, di rubare a scuola, di sognare di “togliere ciò che gli altri hanno in mano”.
Il tono è autobiografico: non si presenta come un personaggio costruito, ma come il prodotto del suo contesto. Quando dice “famoso sì, ma non sono come i cantanti”, si allontana da un’immagine patinata del rap. Lui è ancora immerso nell’ambiente da cui proviene: fuma, si droga, sta con i delinquenti. La fama non lo ha ripulito, non lo ha trasformato.
La violenza trattenuta e l’inquietudine costante
Disme ammette di essere “nervoso” e teme di incontrare una determinata persona perché sa di non sapersi controllare. La barra “trattengo le mani” racconta un conflitto interno tra impulso e razionalità. È un’immagine di vulnerabilità mascherata da durezza.
Interessante la frase: “il tuo telefono ti spia”. Allude alla paranoia moderna: la sensazione che ogni gesto sia monitorato, che non esista più privacy. Un sentimento comune a molti giovani immersi in un mondo iperconnesso, dove le conversazioni diventano prove e i social armi da usare contro qualcuno.
Autodistruzione, relazioni distorte e cinismo
La misoginia cruda della barra “tu sei troppo brutta, quindi come posso amarti?” e la successiva ammissione di “non avere sentimenti” mostrano un personaggio che rifiuta la vulnerabilità perché teme l’attaccamento. Non è amore quello che racconta, ma un insieme di rapporti superficiali, consumati senza consapevolezza.
“Forse un giorno mi pentirò” è una confessione che incrina la corazza: sa di sbagliare, ma continua a farlo. Il rimorso non arriva, viene solo immaginato. Intanto, continua a mentire dicendo “mi dispiace”, anche quando non sente nulla.
La contraddizione dei social: odio e like
Una delle barre più efficaci è: “non so perché mi odii, però poi metti mi piace”. È una fotografia perfetta della generazione digitale, dove emozioni e rapporti si consumano attraverso schermi. L’odio e l’attrazione convivono. Le minacce e i like coesistono. Un dualismo tossico che Disme mette in scena con naturalezza.
La tragedia come sfondo
“Sto pensando a una strage” e “il mondo va a puttane” restituiscono una visione nichilista della realtà. Non è un’esagerazione fine a sé stessa, ma una manifestazione della frustrazione accumulata. La tragedia diventa uno scenario mentale, una metafora del caos interno.
Ritornello: paranoia, doppie facce e la trasformazione della musica
Il ritornello è un manifesto: “non sono canzoni, le mie sono minacce”. Disme non canta per intrattenere, ma per sfogare. La paranoia – “tante paranoie” – e la presenza di persone false fanno parte della sua quotidianità. Il rap diventa l’unico linguaggio capace di contenere la pressione.
La seconda strofa: abuso, rifiuto dell’industria e quotidianità sporca
La seconda parte del brano mostra un Disme ancora più diretto. “Abuso di potere mentre abuso di sostanze” crea un parallelismo tra chi è sopra e chi è sotto, tra le storture della società e quelle dell’individuo.
“Non ho voglia di fare il ritornello” e “odio le domande” mostrano il rifiuto verso il music business: non vuole piegarsi alle regole del mercato. Il manager rappresenta la pressione esterna che tenta di trasformare la rabbia in prodotto.
Cibo, strada e identità locale
Le immagini come “pica pollo”, “platano fritto” e i riferimenti al blocco raccontano una quotidianità precisa, poco glamour, impregnata di abitudini e sapori urbani. Sono piccoli dettagli che ancorano il testo alla realtà e non all’immaginario costruito.
Le persone appiccicose e gli approfittatori
Disme descrive chi lo circonda come ventose: appena vedono soldi si attaccano. È una critica sociale amara: chiunque si avvicina sembra farlo per interesse, non per affetto sincero.
Illusioni, alluvioni e bugie
Le parole si fanno sempre più cupe: “in giro sotto all’alluvione” è un’immagine che evoca confusione, pericolo, sopravvivenza. Ogni cosa che prova è definita “illusione”: niente è stabile, niente è solido. Le bugie degli altri diventano “televendite”, vendute come verità.
Il secondo ritornello: nessun lieto fine
La variante finale del ritornello è ancora più esplicita: “non c’è un lieto fine”. Disme abbandona ogni speranza di redenzione. Le sue non sono storie che si risolvono: sono cicli, ferite che non guariscono e diventano parte della sua identità.
Significato complessivo: un autoritratto senza filtro
Minacce è un pezzo che rifiuta ogni ipocrisia. Non cerca morale, non cerca perdono e non cerca approvazione. Disme racconta il lato oscuro della sua vita: dipendenze, violenza repressa, relazioni tossiche, disprezzo per le maschere sociali. È un brano che mette a nudo un’identità complessa, fragile e aggressiva allo stesso tempo.
Non è solo un brano di rabbia: è un atto di sincerità, un modo per dire che dietro alle minacce c’è un ragazzo che non ha mai imparato a fidarsi del mondo. E forse, proprio per questo, l’unico linguaggio che gli resta è quello della minaccia stessa.
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