Testo e Significato di True Story – Guè


Testo e significato della canzone “True Story” di Guè contenuta nell’album musicale “FASTLIFE 5 : Audio Luxury” di Guè del 2026.

Cover dell'album 'FASTLIFE 5 : Audio Luxury' di Guè in cui è contenuta 'True Story'
Cover dell’album ‘FASTLIFE 5 : Audio Luxury’ di Guè


Testo “True Story”:

[Testo di ”True Story”]

[Intro]
True story, true story
Cookin’ soul
True story, true story

[Ritornello]
Per le madri italiane, hanno allevato dei tori
Mangio yakitori, bevo Stoli
Tutte le apocalissi hanno i loro salvatori
Senti bene bitch, questa è una true story (true story)
Nella città dove benedicono i peccatori
Sincronizziamo il fuso con quello dei fornitori
Ho un debole per l’arte, attrici fatte, dittatori
Senti bene bitch, questa è una true story (true story)

[Strofa 1]
(?)
Un altro giorno che non mi sono svegliato te sono felice
Dovevi solo assaggiarla, sеi duro come una sfinge
La promessa dеlle quattro del mattino
Sono una persona onesta, non mi sento uno cattivo
Puoi farti una bottina, puoi smezzarci il bottino
Sei sexy quando conti questi soldi di continuo
Non c’entra Guadagnino, ho un guadagno sopraffino
Il mio film lo sai che è senza videocamera, è dal vivo
Dovrei prendere il David, ma stavo ancora dormendo
Quindi l’ho presa da Kevin, lei sa bene chi è il dandy (lo sa bene sì)

[Ritornello]
Per le madri italiane, hanno allevato dei tori
Mangio yakitori, bevo Stoli
Tutte le apocalissi hanno i loro salvatori
Senti bene bitch, questa è una true story (true story)
Nella città dove benedicono i peccatori
Sincronizziamo il fuso con quello dei fornitori
Ho un debole per l’arte, attrici fatte, dittatori
Senti bene bitch, questa è una true story (true story)

[Strofa 2]
Aprendo le ostriche, il mio viso illuminato dalle perle
Situe ostiche dove sei sempre stato, senza palle
Esco con un cesso nuovo e Nike Cortez
Molto meglio lei che farsi la stessa figa due volte
Faccio gli euro già dai tempi della lira
Tu sei sempre stato un clown come nella gang di Akira
Esco da casa di Amina
Ho rischiato di morire solo pochi mesi fa
Dopo mi sono risvegliato, e che ci faccio ancora qua?
Io non seguo il calcio fra’ ma lo sai bene, abbiamo un arsenal
Un morto non galleggia, un G fraseggia sulla Darsena
Non c’è mai stato nulla di più vero, come uomo e come suono
Prendimi per ciò che sono (true story)

[Ritornello]
Per le madri italiane, hanno allevato dei tori
Mangio yakitori, bevo Stoli
Tutte le apocalissi hanno i loro salvatori
Senti bene bitch, questa è una true story (true story)
Nella città dove benedicono i peccatori
Sincronizziamo il fuso con quello dei fornitori
Ho un debole per l’arte, attrici fatte, dittatori
Senti bene bitch, questa è una true story (true story)


Possibile significato del testo “True Story”:

Guè racconta la sua “True Story”: quando il vissuto diventa marchio

In “True Story” Guè condensa il suo presente e la sua memoria in un racconto che sa di dichiarazione d’identità. La traccia, inclusa in “FASTLIFE 5 : Audio Luxury” e prodotta da Cookin Soul, arriva il 09/01/2026 con un intento chiaro: ribadire che dietro l’ostentazione c’è biografia, dietro la posa c’è esperienza. Il testo alterna fotogrammi di lusso (yakitori, Stoli, ostriche) a lampi di strada e pericolo, cuciti da un ritornello che batte come un timbro: “questa è una true story”.

Un ritornello-manifesto: tori, santi peccatori e salvatori

Il gancio del brano è denso di simboli. “Per le madri italiane, hanno allevato dei tori” rende omaggio alle radici e celebra un’educazione a base di forza e resilienza. La città “che benedice i peccatori” è la metropoli che Guè conosce: spietata e insieme misericordiosa, capace di assolvere chi sa muoversi tra regole visibili e codici nascosti. La promessa dei “salvatori” nelle apocalissi è un’iperbole che parla di leader carismatici, figure in grado di tenere in piedi un sistema quando scricchiola. Il significato è identitario: il protagonista si auto-colloca come uno che ha visto, ha tenuto botta, e adesso narra.

Stile cinema-verità: un film “dal vivo”

Nella prima strofa, Guè afferma che il suo “film” è senza videocamera, “dal vivo”. È un modo elegante per dire che non ha bisogno di finzione: basta accendere la cronaca della sua vita. Il testo scorre tra battute che giocano con nomi propri (Guadagnino/David/Kevin) e il tema del merito: “dovrei prendere il David” suona come un premio simbolico alla scrittura, subito ribaltato dalla nonchalance di chi preferisce dormire. La barra funziona per ironia: per chi porta il peso del reale, i riconoscimenti ufficiali sono quasi superflui.

Arte, attrici e dittatori: culto dell’immagine e potere

“Ho un debole per l’arte, attrici fatte, dittatori”: la triade fotografa tre assi dell’immaginario del pezzo. Arte come investimento e ispirazione; attrici come glamour e identità performativa; dittatori come simbolo (oscuro) di comando. Il significato non celebra il totalitarismo: usa la parola per evocare l’idea brutale di potere assoluto, tipico dell’iperbole rap. In mezzo, la fascinazione per l’immagine curata e l’ossessione per la leadership compongono il mosaico di un’estetica dominante.

Yakitori, Stoli, ostriche: il lusso come lessico

I riferimenti gastronomici sono segni di un vocabolario di classe: yakitori come rimando alla cultura giapponese trendy, Stoli (Stolichnaya) come drink da bancone internazionale, ostriche e perle come status in silhouette. Il testo non si limita a nominarli: li intreccia con scene di business (“sincronizziamo il fuso con quello dei fornitori”) per dire che la vita scorre su due binari – piacere e lavoro – sincronizzati e inseparabili.

Sincronizzare i fusi: lavoro globale, sangue locale

La linea sul fuso orario mette a fuoco il presente di Guè: relazioni che viaggiano su scale internazionali, forniture, impegni, consegne. La fastlife è anche management: pianificazione, jet lag, telefonate notturne. Il significato qui è pragmatismo: dietro i neon del club ci sono fogli excel mentali, scelte e rischi. È la dimensione imprenditoriale dell’artista, emersa con forza negli ultimi anni, che convive con il racconto di strada.

“Faccio euro dai tempi della lira”: la linea del tempo

Tra le barre più efficaci c’è il riferimento all’epoca pre-euro. È un marcatore storico: non solo esisto da prima dell’attuale moneta, ma in quell’era già muovevo denaro. Il testo usa il passato come prova di affidabilità: chi ha resistito ai cambiamenti economici e culturali sa come tenere la barra dritta nel presente. È anche un ponte emotivo con chi ascolta, ricordando una stagione condivisa.

Milano come teatro: Darsena, arsenal e clown

La Darsena diventa scenografia del racconto: “un G fraseggia sulla Darsena” è immagine di controllo del territorio e della narrazione. L’“arsenal” è doppio senso tra calcio e armi: anche se “non seguo il calcio”, la parola suggerisce equipaggiamento, prontezza, linea di difesa. La stoccata al “clown” della “gang di Akira” punge chi recita senza sostanza. Il significato è netta separazione tra autenticità e farsa: chi è vero non ha bisogno di travestimenti.

La ferita e il risveglio: scampare alla morte

“Ho rischiato di morire solo pochi mesi fa, dopo mi sono risvegliato”: un inciso che apre uno squarcio esistenziale. La vita raccontata non è soltanto champagne e collane: c’è stato un momento in cui tutto poteva finire. Il testo concede un attimo di vulnerabilità che rende credibile l’intero impianto: l’ostentazione ha senso perché sa da dove viene il brivido.

Dal club al cassetto: sesso, denaro, contabilità

“Sei sexy quando conti questi soldi di continuo” lega desiderio e contabilità. È l’erotizzazione del business: i contanti non sono solo potere, sono ritmo, gesto, coreografia. Il significato parla a un’epoca in cui il denaro è spettacolo e l’amministrazione stessa diventa estetica. Niente moralismi: il fascino è dichiarato, e così la consapevolezza del gioco.

Gioco di nomi: Guadagnino, David e Kevin

Le citazioni creano un piccolo cruciverba pop. Guadagnino (cinema d’autore), David (premio, ma anche statua e archetipo), Kevin (nome proprio che diventa inside joke). Guè piega i nomi per misurare il proprio posizionamento: colto ma strada, smart ma scanzonato. Il testo si diverte a mescolare alto e basso, museo e marciapiede, premi e pennichelle.

Cookin Soul: audio luxury come cornice

Il tocco del producer spagnolo spinge l’idea di eleganza funzionale: batteria asciutta, spazio alla voce, texture che non ingombrano. Il testo prende luce perché il beat lo lascia respirare; i dettagli sonori suggeriscono ristoranti, voli, boutique, ma anche moli e notti umide sulla Darsena. È la cifra “Audio Luxury”: raffinatezza al servizio della narrazione.

Madri e tori: genealogie italiane

Il tributo “per le madri italiane” è un ringraziamento collettivo. I “tori” sono figli cresciuti a spinta, che oggi muovono capitale culturale ed economico. Il testo riconosce la matrice familiare dietro l’individualismo del successo: senza una generazione che ha retto, non ci sarebbero i protagonisti di oggi. È un ponte emotivo che avvicina il racconto luxury alla vita reale di chi ascolta.

Peccato e assoluzione: etica metropolitana

La città che “benedice i peccatori” formalizza un’etica urbana: non è questione di purezza, ma di codici e conseguenze. La true story non chiede assoluzioni ufficiali; trova legittimazione nella coerenza interna e nella reputazione di chi l’ha vissuta. Il significato è laicissimo: contano i fatti, non le liturgie.

Una penna che fotografa: immagini precise, frasi asciutte

Lo stile di scrittura preferisce le pennellate nette alle frasi prolisse. È il linguaggio di chi lavora per icone: Cortez, ostriche, Darsena, lira, Stoli. Ogni parola posiziona la scena e porta un odore specifico. Il testo funziona perché accumula dettagli che creano credibilità, senza bisogno di spiegazioni didascaliche.

Perché “True Story” parla al 2026

L’anno è quello in cui il rap italiano viaggia piano internazionale, ma sente ancora fortissimo l’odore della propria città. “True Story” mette insieme questi poli: fusi orari e dialetti, investimenti e Darsena, chef e fornitori. Il significato è una sintesi: il successo duraturo non è solo trend, è manutenzione quotidiana del proprio mito personale.

In una frase: cosa resta di “True Story

Resta l’immagine di un artista che usa il lusso come lessico e la memoria come garanzia. “True Story” non è un’inchiesta: è una confessione con le luci accese, dove ogni nome, ogni luogo e ogni sapore servono a fissare nella mente dell’ascoltatore una cosa sola: questo non è un personaggio inventato, è un uomo che ha fatto strada e ora racconta – con stile – la sua verità. E il testo lo dice senza giri di parole: “prendimi per ciò che sono”.

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