28/02/2026
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Testo e Significato di Vita – Tredici Pietro ft. Galeffi
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Testo "Vita":
[Testo di "Vita" ft. Galeffi]
[Intro]
Vita, la vita
Vita, la vita
[Strofa 1: ?]
Vita, in te ci credo
Le nebbie si diradano
E oramai ti vedo
Non è stato facile
Uscire da un passato
Che mi ha lavato l'anima
Fino quasi a renderla
Un po' sdrucita
Vita, io ti credo
Tu così purissima
Da non sapere il modo
L'arte di difendermi
E cosi ho vissuto
Quasi rotolandomi
Per non dover ammettere
D'aver perduto
[Ritornello: ?]
Anche gli angeli capita a volte, sai, si sporcano
Ma la sofferenza tocca il limite
E così cancella tutto
E rinasce un fiore sopra un fatto brutto
Siamo angeli con le rughe un po' feroci sugli zigomi
Forse un po' più stanchi
Ma più liberi
Urgenti di un amore
Che raggiungе chi lo vuole respirare
[Strofa 2: ?]
Vita, io ti crеdo
Dopo che ho guardato a lungo
Adesso io mi siedo
Non ci son rivincite
Nè dubbi nè incertezze
Ora il fondo è limpido
Ora ascolto immobile le tue carezze
[Ritornello: ?]
Anche gli angeli capita a volte, sai, si sporcano
Ma la sofferenza tocca il limite
Così cancella tutto
E rinasce un fiore sopra un fatto brutto
Siamo angeli con le rughe un po' feroci sugli zigomi
Forse un po' più stanchi
Ma più liberi
Urgenti di un amore
Che raggiunge chi lo vuole respirare
[Outro: ?]
Angeli
Siamo angeli
Vita
Angeli
La vita
Siamo angeli
Vita, la vita
Vita, la vita
Vita, la vita
Vita, la vita
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Possibile significato del testo di "Vita":
“Vita”: rinascita dopo l’attrito
La versione di Tredici Pietro con Galeffi aggiorna “Vita” – firmata da Mogol e Mario Lavezzi – a una sensibilità che parla di traumi metabolizzati e ritorni alla luce. Il brano è una dichiarazione di credere nella vita dopo che il passato “ha lavato l’anima” fino quasi a sdrucirla: un’immagine tessile potentissima, che suggerisce fibre consumate ma ancora tenaci. Nel 2026, epoca di burnout e ripartenze frequenti, quelle parole suonano come un manuale minimo di resilienza gentile.
“Vita, in te ci credo”: l’apertura è un voto. Le “nebbie che si diradano” raccontano un ritorno di visione – quando il cervello smette di annebbiarsi e riconosci di nuovo i contorni delle cose. Non è trionfalismo, è guarigione lenta. Il passato non viene cancellato: ha lasciato strappi; ora bisogna rammendarli.
Gli angeli che si sporcano
Il ritornello pone una verità scomoda: “Anche gli angeli… si sporcano”. Nessuno è intatto. L’arte, qui, sta nel trasformare la macchia in cicatrice e la cicatrice in mappa. “La sofferenza tocca il limite e così cancella tutto”: al punto di saturazione, il dolore implode e rimette lo zero. È il famoso “fondo”: quando lo tocchi, smetti di scavare e spingi in su. “Rinasce un fiore sopra un fatto brutto” è la resa poetica di un concetto clinico: post-traumatic growth.
“Siamo angeli con le rughe”: immagine splendida per dire che la maturità non è rassegnazione, è libertà più stanca ma più vera. Quelle “rughe feroci sugli zigomi” sono la prova che hai pianto e hai riso: l’atlante della tua faccia.
Dalla difesa all’ascolto
Nelle strofe, la voce ammette di aver vissuto “quasi rotolandomi” per non ammettere la sconfitta. È la difesa-giostra: girare forte per non pensare. La seconda parte del brano sposta il baricentro: “adesso io mi siedo”. Sedersi è rivoluzionario in un mondo che corre: significa tornare all’ascolto, lasciare che la vita “carezzi”. Non ci sono “rivincite”: non servono prove a nessuno, serve pace.
“Ora il fondo è limpido”: quando smette il turbinio, vedi cosa resta sul fondo del bicchiere – desideri veri, paure reali, affetti che tengono. La pulizia non è sterilità: è chiarezza.
Tredici Pietro x Galeffi: due modi di illuminare
Tredici Pietro porta un parlato emotivo, diretto, che avvicina la canzone al linguaggio urbano; Galeffi aggiunge luce melodica e delicatezza cantautorale. L’incontro non svuota l’originale: lo rende più abitabile per chi oggi fatica a chiamare per nome le emozioni. Il risultato è un brano che non spinge, accompagna.
Una prassi di rinascita
“Vita” propone step operativi: ammetti il logorio, permetti alle “nebbie” di diradarsi, accetta lo sporco come parte del viaggio, aspetta che il limite trasformi il dolore, resta con le rughe – cioè con i segni – e considerali patente di libertà. L’urgenza d’amore “che raggiunge chi lo vuole respirare” è una comunità: la vita non si salva da soli.
Perché funziona oggi
Perché scarta la retorica del motivational e sceglie l’artigianato emotivo. Non ti urla di essere forte: ti insegna a non romperti mentre torni a crederci. E quando ricominci a respirare, ti accorgi che la vita, con tutte le pieghe, è ancora dalla tua parte.
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