12/12/2025
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Testo e Significato di I bambini fanno oou – Cuta ft. Nitro
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Testo "I bambini fanno oou":
[Testo di "I bambini fanno oou" ft. Nitro]
[Strofa 1: Cuta]
Sono ad una festa che odio
Perché un po' mi odio
E in un certo senso è il mio lavoro
Tra persone che fan finta di avere un lavoro
E altre che fan finta di lavoro
Saluto un influencer
Che non influenza un bel niente
Lavora perché è stata consenziente
È stata con sei aziende
E non è una vittima, è una troia
Non per non niente
La vipera si trova col serpente
Che poi anche a me in effetti piacerebbe
Però i maschi in trеnd sono quelli con le tettе
Quindi io per fare il cash ho dovuto fare il rapper
Dove cazzo è Lele Mora quando serve?
Ho voglia di sfondare
Sposarmi una figa paranormale
Che tratta il cane come un figlio e il figlio come un cane
Farci un'azienda familiare
E un figlio che non mi renderà un padre
Che è solo un'estensione personale
[Interludio: Cuta]
La roba divertente è che gli adulti fan così
[Ritornello: Cuta]
E i bambini fanno oh, ouh
C'hai una siga?
Dammela o ti rovino la vita
Io rispondo: "Guarda, non ne ho mica"
Manco riesco a dirlo che
E i bambini fanno oh, ouh
C'hai la weeda?
Con la faccia un poco spazientita
A undici anni tutti in cocaina (Come?)
Vabbè, dai, nel dubbio forza Milan
[Post-Ritornello: Nitro]
E i bambini fanno oh, ouh
Un po' di figa? (Eh?)
Io sto in dissociazione cognitiva
Generazione sotto dopamina
Perché sa che alla pensione non ci arriva (Ehi)
E i bambini fanno
[Strofa 2: Nitro]
È obbligatorio il selfie
Ma dentro un obitorio di fianco a Vittorio Feltri
A parte gli scherzi
Quando non m'addormento
Conto i cazzi finti sotto il letto di Parenzo
Sembro Charles Manson dentro una Benzo
Come un parlamentare, c'è da fare? Mi assento
Ho il cuore più freddo del grilletto di uno sniper
No, che non vi osservo
C'è il governo con gli spyware, ahimè
Dallo schifo a volte non mi riconosco
Il motivo per cui anche io da uomo preferisco l'orso (What?)
Invecchio all'opposto del vino rosso
Per questo mi sparo un colpo il giorno che mi piscio addosso
Mia madre chiede con sguardo omicida:
"Come mai vai a Barcellona e torni più bianco di prima?"
Qui i bambini fanno uoh, c'hai una siga?
Vuoi che non respiri? Uoh, fai la fila
[Ritornello: Cuta]
E i bambini fanno oh, ouh
C'hai una siga?
Dammela o ti rovino la vita
Io rispondo: "Guarda, non ne ho mica"
Manco riesco a dirlo che
E i bambini fanno oh, ouh
C'hai la weeda?
Con la faccia un poco spazientita
A undici anni tutti in cocaina (Come?)
Vabbè, dai, nel dubbio forza Milan
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Possibile significato del testo di "I bambini fanno oou":
"I bambini fanno oou": significato, riferimenti e chiavi di lettura del brano di Cuta ft. Nitro
I bambini fanno oou è un pezzo che colpisce per schiettezza e sarcasmo: Cuta e Nitro accendono i riflettori su una società iperconnessa dove cinismo e spettacolo hanno preso il posto della cura. Uscito il 12 dicembre 2025, con produzione di CRVEL, il brano usa immagini forti, battute graffianti e uno hook dal suono infantile per raccontare l’infanzia rubata, la tossicità del culto dell’immagine e l’assuefazione di massa. La scelta dell’espressione «oou» richiama volutamente il linguaggio dei bambini, ma il contesto è tutto tranne che naïf.
Festa che odio: il teatro dell’ipocrisia
La prima strofa apre “in festa”, ma la festa è una scena: Cuta dichiara di trovarsi in un ambiente che disprezza e, insieme, lo riflette. Tra «persone che fan finta di avere un lavoro» e «influencer che non influenzano nulla», il bersaglio è la performatività contemporanea. Non c’è attacco generico: l’osservazione è chirurgica, mette a fuoco l’idea di lavoro come brand personale e l’erosione dei confini tra marketing e vita. L’io narrante si riconosce parte del circo: «per fare il cash ho dovuto fare il rapper», ammissione amara che denuncia il corto circuito tra autenticità e mercato.
Provocazione e specchio sociale
Il testo spara provocazioni per scoperchiare tabù: sessualizzazione, carriera come scambio, mascolinità in trend, desiderio di “sfondare”. L’esagerazione è tecnica retorica: serve a riflettere la bulimia di contenuti e desideri che domina i feed. L’ironia sul «dove cazzo è Lele Mora» non è nostalgia, ma una stoccata al sistema che da sempre cataloga corpi e volti. Dentro questa giostra, l’aspirazione di “azienda familiare” e «figlio come estensione personale» smaschera una verità scomoda: spesso l’affettività diventa proiezione di status.
Il ritornello e l’eco di Povia
Il ritornello ribadisce «i bambini fanno oou» trasformando un verso innocente in una sirena d’allarme. L’eco è evidente: richiama la celebre formula infantile di una canzone popolare che celebrava lo stupore dei piccoli. Qui lo stupore è sostituito da domande da adulti: «c’hai una siga?», «c’hai la weeda?» e l’iperbole «a undici anni tutti in cocaina» costruiscono una satira nera sull’anticipo dell’adultità. L’effetto è potente: il coro “da asilo” diventa denuncia della precoce esposizione a vizi, consumo e cinismo.
“Generazione sotto dopamina”: la strofa di Nitro
Nitro entra con un post-ritornello che inchioda un’intera epoca: «generazione sotto dopamina». È l’immagine della reward economy digitale: notifiche, like, scroll che modulano umore e attenzione. L’idea «alla pensione non ci arriva» fonde precarietà economica e burnout emotivo. Nella sua strofa il tono si fa ancora più cupo e teatrale: selfie ovunque, persino «in obitorio» per estremizzare l’assurdo; allusioni alla sorveglianza digitale («c’è il governo con gli spyware»), paranoia, vergogna e autoironia. Il risultato è un ritratto grottesco e lucidissimo.
Sorveglianza, sospetto e realtà mediatica
Quando Nitro evoca «spyware» governativi, non inventa dal nulla: la barra dialoga con un clima di sospetto che ha segnato il 2025, tra rivelazioni e indagini sul possibile uso di software di intrusione contro giornalisti e attivisti. La canzone non fa processo, ma intercetta la sensazione diffusa che privacy e libertà siano moneta di scambio nell’era digitale. Questa sfiducia istituzionale si intreccia con l’auto-sorveglianza volontaria dei social: ci esponiamo per essere visti, e temiamo di essere osservati quando non vogliamo.
Mascolinità in crisi e “uomo o orso”
La battuta «preferisco l’orso» allude a un tormentone che ha incendiato i dibattiti online sul tema della violenza di genere: meglio trovarsi in un bosco con un uomo o con un orso? Il riferimento, inserito in modo surreale, rimanda a una mascolinità sotto processo, dove l’insicurezza collettiva si trasforma in meme. La rima è cinica, ma non gratuita: mette in luce come il confronto pubblico sia spesso ridotto a slogan, semplificando questioni gravissime in quiz virali.
Dalla punchline al quadro sociale
Linee come «il cuore più freddo del grilletto di uno sniper» o «mi sparo un colpo il giorno che mi piscio addosso» sono overstatement tipici del rap: usano l’iperbole per scolpire stati d’animo estremi. Ma la funzione non è solo estetica: il gelo emotivo, l’ansia di invecchiare, la vergogna del corpo portano il discorso su salute mentale e fragilità maschile. L’oscillazione tra cattiveria comica e confessione costruisce un’identità complessa, più vicina al reale di molte narrazioni patinate.
Infanzia rubata e adulti peggiori dei bambini
«La roba divertente è che gli adulti fan così»: la frase che introduce il ritornello rovescia il cliché. Non sono i piccoli a giocare a fare i grandi; sono i grandi a insegnare il peggio. Il bambino del ritornello chiede sigarette e “weeda” perché imita un mondo adulto che normalizza sballo e sopraffazione. Nel finale del ritornello, l’innocuo «forza Milan» funziona da non sequitur: una risata amara che mostra quanto sia facile mettere una bandiera sopra il vuoto.
Icone, nomi propri e satira pop
Il testo è pieno di nomi: celebrità, giornalisti, personaggi pubblici. Non serve conoscerli tutti per comprendere il senso: la giostra dei riferimenti alimenta una satira del talk permanente dove ogni tema diventa occasione per indignarsi e posare. L’uso insistito del selfie, l’ossessione per la foto perfetta «persino in obitorio», spinge sul paradosso di un presente in cui il documento conta più dell’esperienza.
Produzione e voce: un beat per la sberla
La produzione di CRVEL opta per un impianto rap asciutto: percussioni nette, basso in evidenza, spazio alle voci. Questa pulizia serve la scrittura: ogni punchline arriva chiara, ogni immagine resta. Cuta tiene il centro con un timbro tagliente, Nitro spalanca la coda con teatralità e riferimenti culturali stratificati. L’equilibrio tra sarcasmo e denuncia si riflette nell’arrangiamento: niente fronzoli, solo colpi.
Perché “I bambini fanno oou” parla oggi
Parla perché cattura tre nodi del presente: infanzia accelerata, dipendenza da stimoli, sfiducia. L’idea che «alla pensione non ci arriva» non è solo battuta: racconta la percezione di un futuro rubato che rende tutti più ansiosi e impulsivi. L’infanzia invasa da linguaggi adulti non è colpa dei bambini: è responsabilità di un ecosistema che monetizza attenzione e scandaletto.
Parole chiave e temi ricorrenti
I bambini fanno oou si poggia su parole chiave che costruiscono un campo semantico preciso: bambini, dopamina, spyware, selfie, influencer, mascolinità, ironia. Attorno a queste, il testo intreccia critica sociale e auto-satira, evitando la predica: la risata arriva, ma brucia.
Dal meme alla presa di coscienza
L’operazione più interessante è lo scatto dal meme alla riflessione. Prendere un ritornello infantile e trasformarlo in allarme è un modo per costringerci a fare i conti con ciò che normalizziamo: il fumo come rito di iniziazione, le droghe come badge di appartenenza, la mercificazione del corpo come scorciatoia sociale, la paranoia come sottofondo. Il brano non offre soluzioni, ma scoperchia: e quando una canzone ti toglie la scusa, ha già fatto moltissimo.
Chi ascolta cosa porta a casa
Chi ama il rap italiano troverà barre affilate, riferimenti pop a raffica e un hook destinato a rimanere in testa. Ma oltre al banger, resta l’immagine di un Paese adulto che spesso si comporta peggio dei suoi figli. E forse l’unico modo per proteggere davvero i piccoli è smettere di fare “i grandi” peggio di loro.
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