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Testo e Significato di Il Giorno dell’Armistizio – Dargen D’Amico


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Testo e significato della canzone "Il Giorno dell’Armistizio" di Dargen D’Amico ft. Fabrizio Bosso, Pupo pubblicata il 28/02/2026 contenuta nell'album "Serata cover Sanremo 2026*".

Cover della canzone 'Il Giorno dell’Armistizio' di Dargen D’Amico ft. Fabrizio Bosso, Pupo
Cover della canzone 'Il Giorno dell’Armistizio' di Dargen D’Amico

Testo "Il Giorno dell’Armistizio":

[Testo di "Il Giorno dell’Armistizio" ft. Pupo & Fabrizio Bosso]

[Strofa 1: Dargen D'Amico]
In piena facoltà, Egregio Presidente
Le scrivo la presente, che spero leggerà
La cartolina qui mi dice, terra terra
Di andare a far la guerra quest'altro lunedì
Ma io non sono qui, Egregio Presidente
Per ammazzar la gente più o meno come me
Io non ce l’ho con lei, sia detto per inciso
Ma sento che ho deciso e che diserterò

[Ritornello: Pupo]
Su di noi, nemmeno una nuvola
Su di noi, l’amore è una favola
Su di noi, se tu vuoi volare

[Strofa 2: Pupo & Dargen D'Amico]
Su di noi
Qui si parla solo di armi
Su di noi
E in strada solo soldati
Su di noi
Mi hanno chiesto i dati e glieli ho dati
I Gendarmi mi dicono di fidarmi
Che tanto ormai è tutto automatico
Non puoi nemmeno chiamarlo "conflitto"
Figlio mio, comunque ti auguro
Di nascere il giorno dell’armistizio

[Ritornello: Pupo]
Su di noi, nemmeno una nuvola
Su di noi, l’amore è una favola
Su di noi, se tu vuoi volare

[Bridge: Dargen D'Amico & Pupo]
Per cui se servirà del sangue ad ogni costo
Andate a dare il vostro se vi divertirà
E dica pure ai suoi, se vengono a cercarmi
Che possono spararmi, io armi non ne ho
Lontano dal mondo, portati dal vento
Respira la tua libertà
Giocare un momento, poi corrersi incontro
Per fare l’amore qua e là

[Ritornello: Pupo]
Su di noi, nemmeno una nuvola
Su di noi, l’amore è una favola
Su di noi, se tu vuoi volare

[Outro: Pupo & Dargen D'Amico]
Su di noi, su di noi
Su di noi, su di noi
Su di noi, su di noi
Su di noi


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Possibile significato del testo di "Il Giorno dell’Armistizio":

Il peso di una lettera: perché “Il Giorno dell’Armistizio” è una canzone politica e intima allo stesso tempo

Il Giorno dell’Armistizio” è una delle interpretazioni più sorprendenti della serata cover del Festival di Sanremo 2026. Dargen D’Amico sceglie un brano storico, scritto da autori come Pupo, Paolo Barabani, Donatella Milani, Boris Vian ed Elie Botbol, e lo reimmagina con una sensibilità contemporanea, affiancato proprio da Pupo e dal tocco di Fabrizio Bosso alla tromba. Il testo rinasce con una forza nuova, diventando un dialogo che parla del presente: guerre che ritornano, politici che richiedono sacrifici, e individui che scelgono di non obbedire. Il significato si muove su un doppio livello: la diserzione come atto morale e l’amore come unica forma di resistenza reale.

Il contesto: un’Italia che nel 2026 ascolta ancora parlare di guerra

Il brano arriva in un’epoca in cui il tema della guerra è tornato centrale nel dibattito pubblico. Parlare di “armistizio” non è solo citare un momento storico, ma evocare il desiderio collettivo di una tregua da tensioni sociali, economiche e politiche. Dargen utilizza questa cornice per riportare al centro l’umano: non l’eroismo, non la propaganda, ma il singolo individuo che respinge un sistema che gli chiede di andare a morire. Nel testo la scelta di dire “no” diventa un atto rivoluzionario, capace di mettere in discussione un’intera catena di comando.

La lettera al Presidente: un rifiuto civile, non codardo

La canzone si apre con una formula solenne: “Egregio Presidente”. Una lettera che potrebbe sembrare rispettosa, ma in realtà è una dichiarazione di indipendenza. Il protagonista dice apertamente che non andrà alla guerra, perché non vuole “ammazzar la gente più o meno come me”. È una frase che racchiude tutto il cuore del testo: la guerra non è una questione tra nemici, ma tra uomini uguali costretti a farsi del male. Il significato è una presa di posizione morale: il rifiuto di partecipare a un sistema disumano.

Il cambio di prospettiva: da Vian a Dargen

La versione originale, legata all’immaginario pacifista francese, era già una denuncia. Dargen la attualizza e la porta dentro la sua poetica: ironica, lucida, volutamente disarmata. Non c’è rabbia sterile, ma la consapevolezza che l’unica arma possibile è la parola. Nel testo questo si riflette in un linguaggio semplice, quasi quotidiano, che rende ancora più potente il contenuto: la guerra è assurda proprio perché è normale, perché accade “lunedì”, come fosse un impegno qualsiasi.

Pupo: il ritornello come fuga nel sogno

Il ritornello di Pupo, “su di noi nemmeno una nuvola”, arriva come un taglio netto. È la rappresentazione dell’amore come rifugio, come spazio protetto dove la violenza non può entrare. È un’immagine di leggerezza che contrasta la pesantezza della guerra e che nel testo diventa il vero armistizio: quello dello spirito. Il significato di questa sezione è paradossale: nel mezzo di un discorso politico, arriva una sospensione poetica che ricorda ciò che davvero vale la pena difendere.

Armi, soldati e burocrazia: la disumanizzazione del conflitto

Nella seconda strofa, Pupo e Dargen parlano con un tono quasi giornalistico: “qui si parla solo di armi”, “mi hanno chiesto i dati e glieli ho dati”. È la rappresentazione della guerra come macchina amministrativa: tutto “automatico”, tutto incasellato, senza più scelta. Il testo mostra come la guerra moderna non sia più solo spari e soldati, ma sistemi che trasformano le persone in numeri. Il significato è un grido contro l’alienazione: quando un conflitto diventa routine, l’umanità scompare.

“Di nascere il giorno dell’armistizio”: un augurio velato

Il verso “ti auguro di nascere il giorno dell’armistizio” è uno dei più poetici dell’intero brano. È un augurio rivolto a un figlio, un discendente immaginario che possa venire al mondo in un’epoca senza guerre. Nel testo questa frase racchiude una speranza generazionale: interrompere la catena di violenza che attraversa il passato. Il significato è semplice e profondo: il vero progresso non è nei confini o nelle vittorie, ma nel garantire ai propri figli una vita meno dolorosa.

Il bridge: sangue, sacrificio e rifiuto

Il bridge è un manifesto politico: “se servirà del sangue… andate a dare il vostro”. È uno dei momenti più duri del brano, in cui il protagonista smaschera l’ipocrisia di chi manda avanti la guerra senza sporcarsi le mani. Il testo rivendica la libertà individuale di non partecipare alla violenza. Il significato è una denuncia verso le élite che chiedono sacrifici agli altri, mantenendo per sé sicurezza e distanza.

La voce di Dargen: ironia e fermezza

La scrittura di Dargen è riconoscibile: una capacità di unire leggerezza, intelligenza e una vena di malinconia. Anche quando parla di argomenti drammatici, mantiene un tono colloquiale, quasi sorridente. Nel testo questo crea un contrasto volutamente spiazzante: la guerra raccontata con parole semplici fa ancora più paura. Il significato è che non serve urlare per dire qualcosa di importante: basta dirlo bene.

Il ruolo della tromba di Fabrizio Bosso

Nella cover sanremese, il contributo di Fabrizio Bosso aggiunge un livello emotivo ulteriore. La tromba non è solo accompagnamento: sembra una voce che piange, che sorride, che protesta. Nel testo musicale, le sue note sono il commento all’intera narrazione. Il significato è quello di dare alla canzone un respiro jazz, un lamento e allo stesso tempo una preghiera.

Un messaggio universale: il coraggio del “no”

Il Giorno dell’Armistizio” non è solo una canzone contro la guerra. È un invito all’autodeterminazione. Nel testo la diserzione non è viltà: è lucidità, è il rifiuto di farsi trascinare in conflitti che non appartengono alla propria coscienza. Il significato finale è un incoraggiamento a scegliere per sé, a difendere il proprio diritto di vivere senza violenza.

La chiusura: “Su di noi” come ultima parola

Il finale riprende il ritornello di Pupo, creando un cerchio perfetto: dalla guerra al sogno, dalla violenza all’amore. Che il cielo sia senza nuvole o meno, ciò che conta è l’unione tra due persone che decidono di salvarsi a vicenda. Nel testo questo torna a essere l’armistizio vero: non quello firmato dai governi, ma quello vissuto nelle relazioni. Il significato è che l’amore resta l’unico antidoto al mondo che divide.



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