Testo e Significato di Quante Ce Ne Siamo Dette – Gianni Bismark


Testo e significato della canzone “Quante Ce Ne Siamo Dette” di Gianni Bismark ft. Franco126 contenuta nell’album musicale “Ancora Vivi” del 2025.

Cover dell'album 'Ancora Vivi' in cui è contenuta 'Quante Ce Ne Siamo Dette'
Cover dell’album ‘Ancora Vivi’


Testo “Quante Ce Ne Siamo Dette”:

[Testo di “Quante Ce Ne Siamo Dette” ft. Franco126]

[Intro: Gianni Bismark]
Quante ce ne siamo dette
Tu mi urli contro come chi te le promette
Non ti rendi conto che per te hai ragione sempre
Quando la finiremo, non saremo più noi

[Strofa 1: Gianni Bismark]
T’aspetto sempre fuori casa
Per quanto ti amo m’arrestano
Chissà quell’artri che pensano
Come compagno sei pessimo
Guarda che stai fuori strada
Quegli occhi parlano davvero
Non voglio parlarti da un vetro
E intanto me bevo l’ennesimo
Faccio de tutto pe’ fà risultato
Ho fatto de tutto, ma non risultavo
Ce vole er cervello pe’ movese in campo
Quando parlavo, mica che scherzavo
Prima i cori allo stadio, dopo allo stellato
Chiamo er Martini che ancora je devo un abbraccio
E che voi che faccio?

[Pre-Ritornello 1: Gianni Bismark]
E pensa che per me non l’avrei fatto nemmeno
È vero, so’ tutto, ma non sono un santo
So’ solo uno dei tanti che riparte da qui (Che riparte da qui)

[Ritornello: Gianni Bismark]
Quante ce ne siamo dette
Tu mi urli contro come chi te le promette
Non ti rendi conto che per te hai ragione sempre
Quando la finiremo, non saremo più noi
Quante ce ne siamo dette
Tu mi urli contro come chi te le promette
Non ti rendi conto che per te hai ragione sempre
Quando la finiremo, non saremo più noi (Non saremo più noi)

[Strofa 2: Franco126]
Un solo coperto sulla mia tavola
Una bottiglia di Nero d’Avola
Quanto ci costa voltare pagina
Quando è il momento di dire basta
I nostri sogni venduti all’asta
Il cielo cade in una pozzanghera
Dimmi quei futuri ora chi li immagina
Tutti quei ricordi ora chi li abita
Duemila chilometri a vuoto in macchina
Per ritornare alla prima estate
Tutta una vita a inseguire le stelle sbagliate, le persone che siamo state
Le nostre risate sguaiate, le birre ghiacciate, le canzoni stonate
Mi darò da fare per dimenticare e far pace con le onde del mare, eh

[Pre-Ritornello 2: Franco126]
Mi faccio un giro tra le pagine della nostalgia
E tutto sa di pioggia anche se fuori è un giorno di sole

[Ritornello: Gianni Bismark]
Quante ce ne siamo dette
Tu mi urli contro come chi te le promette
Non ti rendi conto che per te hai ragione sempre
Quando la finiremo, non saremo più noi
Quante ce ne siamo dette
Tu mi urli contro come chi te le promette
Non ti rendi conto che per te hai ragione sempre
Quando la finiremo, non saremo più noi (Non saremo più noi)

[Outro: Gianni Bismark]
(Non saremo più noi)


Possibile significato del testo “Quante Ce Ne Siamo Dette”:

Quante Ce Ne Siamo Dette”: quando le parole logorano più del silenzio

In “Quante Ce Ne Siamo Dette” Gianni Bismark, insieme a Franco126, racconta uno dei momenti più delicati di una relazione: quello in cui il dialogo non costruisce più, ma consuma. Il testo non parla di un amore improvvisamente finito, bensì di un legame che si è lentamente sfilacciato a forza di discussioni, promesse non mantenute e incomprensioni croniche. Uscita il 5 dicembre 2025 all’interno dell’album “Ancora Vivi”, la canzone riflette il clima emotivo di un’epoca in cui comunicare è facile, ma capirsi davvero resta complicato.

Il titolo come resa emotiva

La frase “quante ce ne siamo dette” suona come un sospiro stanco. Non è rabbia pura, è esaurimento. Il titolo diventa la sintesi di tutto ciò che è stato detto troppo tardi o nel modo sbagliato. Nel significato della canzone, le parole non sono più un ponte ma una zavorra, qualcosa che pesa sulle spalle del rapporto fino a farlo crollare. È una consapevolezza amara: parlare tanto non significa comunicare meglio.

Gridare come chi promette

L’immagine dell’urlo è centrale. Gianni descrive un confronto continuo, acceso, dove uno dei due parla come se stesse promettendo, ma senza cambiare davvero. Nel testo l’urlo non è forza, è fragilità mascherata. Chi urla cerca di affermare la propria ragione più che ascoltare quella dell’altro. Questo meccanismo porta a una dinamica sbilanciata, in cui uno ha sempre ragione e l’altro resta in difesa.

Attese sotto casa e amore problematico

L’atto di aspettare fuori casa è carico di significato. È gesto romantico e, allo stesso tempo, quasi persecutorio. Gianni ammette che l’amore, portato all’estremo, può diventare un limite. Il testo suggerisce quanto il confine tra dedizione e perdita di dignità sia sottile. Amare troppo può portare a sentirsi giudicati, osservati, persino “arrestati” emotivamente.

Lo sguardo degli altri

Quando entrano in gioco “gli altri”, la relazione si appesantisce ulteriormente. Il testo fa emergere il peso del giudizio esterno, di chi vede solo frammenti e si sente in diritto di valutare. Essere definiti un pessimo compagno è una ferita che va oltre il rapporto di coppia, perché colpisce l’identità. Qui il significato si allarga: non è solo una storia d’amore, è anche una storia di reputazione e insicurezza.

Parlarsi attraverso il vetro

L’immagine del vetro suggerisce distanza emotiva. Parlare senza potersi toccare, senza sentirsi davvero. Nel testo è il simbolo di una comunicazione sterile, filtrata, che non arriva mai al cuore. Bere l’ennesimo drink diventa una reazione automatica a questa frustrazione, un modo per anestetizzare ciò che non si riesce a risolvere con le parole.

Il tema del fallimento riconosciuto

Gianni ammette di aver fatto di tutto per ottenere un risultato, ma di non “risultare” mai. Il significato sta nella differenza tra impegno e riconoscimento. A volte puoi dare tutto, ma non essere mai abbastanza per l’altra persona. Questa presa di coscienza è uno dei passaggi più maturi del brano, perché segna l’inizio della fine ma anche di una possibile rinascita.

Dallo stadio allo stellato

Il passaggio dai cori allo stadio a un ristorante stellato racconta un cambiamento di vita. Non è solo una crescita sociale, ma anche personale. Quando Gianni cita uno chef romano a cui sente di dover ancora un abbraccio, il testo si ancora alla realtà quotidiana. Sono dettagli che rendono il racconto vero, fatto di legami, gratitudine e memoria urbana.

Non essere un santo

Nel pre-ritornello Gianni smette di difendersi. Ammette i propri limiti, chiarendo di non essere un esempio perfetto. Il significato è netto: l’onestà arriva quando cadono le giustificazioni. Ripartire “da qui” vuol dire accettare di essere solo uno dei tanti, non un eroe romantico, ma una persona in cerca di equilibrio.

Il ritornello come circolo vizioso

Il ritornello ritorna uguale, insistente, come le stesse discussioni che hanno logorato la coppia. Nel testo la ripetizione è funzionale: simula la stanchezza di affrontare sempre gli stessi temi senza mai risolverli. La frase “non saremo più noi” è una sentenza più che una minaccia, pronunciata con rassegnazione.

L’ingresso di Franco126: la quotidianità vuota

La strofa di Franco126 cambia prospettiva ma non tono. Un solo coperto a tavola racconta più di mille parole la solitudine dopo la rottura. Il testo diventa minimalista, domestico, fatto di oggetti e silenzi. Il vino, la tavola, la casa sono testimoni muti di un’assenza che pesa.

Voltare pagina costa

La difficoltà di andare avanti è centrale. Voltare pagina non è liberatorio, è doloroso. Nel significato del brano, dire basta ha un prezzo emotivo alto, perché costringe a rinunciare non solo all’altra persona, ma anche ai progetti condivisi. I sogni “venduti all’asta” parlano di compromessi mancati e speranze svendute.

Ricordi che non abitano più nessuno

Franco si chiede chi viva ormai quei ricordi. Il testo suggerisce che le memorie restano sospese, senza un luogo dove tornare. Viaggi inutili, chilometri percorsi a vuoto diventano il simbolo del tentativo disperato di tornare indietro, verso un’estate che non può più essere la stessa.

Nostalgia come labirinto

La nostalgia è descritta come un libro da sfogliare con cautela. Nel significato del brano, ricordare può far male tanto quanto dimenticare. Anche quando fuori c’è il sole, dentro piove. È una descrizione psicologica precisa, che molti ascoltatori riconoscono come propria.

Due voci, un’unica resa

Gianni e Franco raccontano la stessa storia da angolazioni diverse, ma arrivano alla medesima conclusione. Il testo costruisce un dialogo mancato che si ricompone solo nella consapevolezza finale: insistere significherebbe cancellare definitivamente ciò che resta di “noi”.

La produzione come cornice emotiva

La produzione di ESSEHO, Yoshimitsu e Mago Del Blocco accompagna il racconto con equilibrio. Le sonorità sono morbide, malinconiche, mai invadenti. Questo permette al testo di respirare e al significato di emergere senza forzature, seguendo il naturale flusso delle emozioni.

Il contesto del 2025

Nel 2025, le relazioni sono spesso messe alla prova da aspettative alte e tempi rapidi. “Quante Ce Ne Siamo Dette” intercetta una stanchezza generazionale, quella di chi ha parlato tanto ma ascoltato poco. Il significato del brano sta anche qui: imparare che a volte salvarsi significa sapersi lasciare.

Cosa resta dopo

Alla fine resta il silenzio, forse più sincero di tutte le parole dette prima. Il testo non offre soluzioni, ma una verità condivisibile: quando una relazione si regge solo sulle discussioni, fermarsi è l’unico modo per non perdersi del tutto. E in quel fermarsi, anche il dolore diventa un atto di maturità.

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