13/02/2026
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Testo e Significato di e chissà se ricordo – Mara Sattei
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Testo “e chissà se ricordo”:
[Testo di “e chissà se ricordo”]
[Ritornello]
E chissà se ricordo dove ti sei fermato
Tra i miei giorni più tristi o dentro il più bello a caso
E chissà se ricordo come mai poi ti ho amato
Ho dormito con te, ma non ti ho perdonato
E chissà se domandi dove tutto è finito
Mentre bevi il caffè o fumi un altro tiro
Mentre dentro la nebbia di un normale mattino
Io mi affaccio di nuovo, ma non sei qui vicino
[Strofa 1]
Ho un diversivo che mi copre tutto
Perché non dirtelo sarebbe brutto
Io nell’amore penso se mi butto, poi
Ci bevo sopra, sto all’ottavo flûte
E tutte le domande che faccio io a te
Mentre camminiamo, ti parlo e mi dici: “Vabbè”
Odio tutto come i miei traumi, come un alcol test
Tu che fai le facce, mi fai ridere
[Pre-Ritornello]
Ma non posso fidarmi di te, a costo di morire
Tra otto miliardi ho scelto te, che delusione
Ma non posso chiamarti perché ha un costo, è inutile
Perché cercarti se non ha più senso?
[Ritornello]
E chissà se ricordo dove ti sei fermato
Tra i miei giorni più tristi o dentro il più bello a caso
E chissà se ricordo come mai poi ti ho amato
Ho dormito con te, ma non ti ho perdonato
E chissà se domandi dove tutto è finito
Mentre bevi il caffè o fumi un altro tiro
Mentre dentro la nebbia di un normale mattino
Io mi affaccio di nuovo, ma non sei qui vicino
[Strofa 2]
E sembra stupido pensarti
Poi faccio un passo indietro come se giocassi a scacchi (Scacchi)
Le domeniche e quei pranzi
Che duravano un giorno intero e tornavamo tardi
Con il cuore a trecento all’ora
Tu lo senti ancora, ma che brutta storia (Brutta storia)
In fondo tu sei come gli altri
E mi sa che finisce che
[Pre-Ritornello]
Io non posso fidarmi di te, a costo di morire
Tra otto miliardi ho scelto te, che delusione
Ma non posso chiamarti perché ha un costo, è inutile
Perché cercarti se non ha più senso?
[Ritornello]
E chissà se ricordo dove ti sei fermato
Tra i miei giorni più tristi o dentro il più bello a caso
E chissà se ricordo come mai poi ti ho amato
Ho dormito con te, ma non ti ho perdonato
E chissà se domandi dove tutto è finito
Mentre bevi il caffè o fumi un altro tiro
Mentre dentro la nebbia di un normale mattino
Io mi affaccio di nuovo, ma non sei qui vicino
[Outro]
E chissà se ricordo dove ti sei fermato
Tra i miei giorni più tristi o dentro il più bello a caso
E chissà se ricordo come mai poi ti ho amato
Ho dormito con te, ma non ti ho perdonato
E chissà se domandi dove tutto è finito
Mentre bevi il caffè o fumi un altro tiro
Mentre dentro la nebbia di un normale mattino
Io mi affaccio di nuovo, ma non sei qui vicino
Possibile significato del testo “e chissà se ricordo”:
“e chissà se ricordo”: tra memoria, perdita e il peso delle emozioni
e chissà se ricordo, pubblicata da Mara Sattei il 13 febbraio 2026 e prodotta da Dona (ITA) ed Enrico Brun, è una delle tracce più intime dell’album CHE ME NE FACCIO DEL TEMPO. Il brano affronta il tema della memoria emotiva: ciò che resta, ciò che svanisce e ciò che ferisce ancora nonostante il tempo. Mara esprime un sentimento sospeso, dove il ricordo di una relazione complicata si confonde con i resti di un passato che non smette di bussare. La canzone, come sottolineato nelle analisi dedicate, si distingue all’interno dell’album per la sua delicatezza narrativa e per l’introspezione che porta l’ascoltatore dentro un dialogo interiore profondo .
Il ricordo come spazio incerto
Il ritornello si apre con una domanda che attraversa tutto il brano: “e chissà se ricordo”. Non è solo un interrogativo sulla memoria, ma una riflessione sull’impatto emotivo di ciò che è stato. Mara non sa più con esattezza quando e dove la relazione si sia incrinata: “tra i miei giorni più tristi o dentro il più bello a caso”. L’amore, nella sua visione, non segue una linea coerente, ma si intreccia con momenti splendidi e momenti dolorosi fino a diventare difficile da suddividere. Questo senso di incertezza è al centro del significato generale della canzone, come confermato dalle interpretazioni che vedono nel brano una meditazione sulla fragilità della memoria e sulla difficoltà di trattenere ricordi che fanno male quanto quelli belli .
La mancanza che ritorna nei piccoli gesti
Una parte particolarmente intensa del ritornello riguarda i gesti quotidiani: lui che beve il caffè o fuma, lei che si affaccia alla finestra in un mattino nebbioso. Sono immagini semplici, ma proprio per questo potentissime. Il dolore non nasce solo dai grandi eventi, ma dai dettagli minimi che accendono ricordi involontari. Mara dà voce a quella fase post-rottura in cui la vita continua, ma tutto sembra rimandare alla persona che non c’è più.
Proteggersi dal dolore
Nella prima strofa emerge un tratto fondamentale della narrazione: il bisogno di proteggersi. “Ho un diversivo che mi copre tutto”, dice. È come se ammettesse di utilizzare scuse, alibi emotivi, o persino distrazioni per evitare di affrontare ciò che prova davvero. L’ottavo flûte, citato ironicamente, rappresenta il tentativo di soffocare i pensieri tramite abitudini che non portano sollievo reale. Le domande che rivolge all’altra persona sembrano cadere nel vuoto, rivelando una comunicazione paralizzata e una crescente frustrazione.
Il tema della fiducia spezzata
Il pre-ritornello è una dichiarazione di resa: “non posso fidarmi di te, a costo di morire”. Qui la fiducia è ciò che non può essere recuperato, indipendentemente da quanto Mara si sforzi di ricordare gli aspetti positivi della relazione. Ha scelto quella persona “tra otto miliardi”, ma la delusione è tale da cancellare ogni possibilità di ricostruzione. Le analisi hanno sottolineato come questa parte della canzone metta in luce un conflitto interno molto realistico: il bisogno di lasciare andare ciò che fa male, ma la resistenza emotiva che rende difficile compiere quel passo .
I ricordi delle abitudini condivise
Nella seconda strofa emergono ricordi più concreti: le domeniche infinite, i pranzi e le serate che si allungavano fino a tardi. Mara riconosce che la relazione, per quanto complicata, aveva momenti di intensità e slancio (“cuore a trecento all’ora”). Ma, allo stesso tempo, prende consapevolezza che la persona che aveva idealizzato non era poi così diversa dagli altri. Questa delusione, quasi sussurrata, è uno dei punti emotivi più forti del brano.
La fine accettata, ma non capita
Quando dice “in fondo tu sei come gli altri”, Mara smette di cercare eccezioni. È una frase che segna la maturazione dolorosa ma inevitabile di chi comprende che certe storie finiscono non per mancanza di amore, ma per incompatibilità profonde. La ripetizione del ritornello dopo questa consapevolezza acquista un peso diverso: non è più un tentativo di capire perché la storia sia finita, ma di accettare che non tornerà.
Il mattino come simbolo di rinascita mancata
Il “normale mattino” con la nebbia è un’immagine che si ripete più volte e che ha un forte valore simbolico. Il mattino, generalmente associato a nuovi inizi, qui è offuscato, confuso, incapace di portare chiarezza. Mara si affaccia nuovamente alla vita, ma la persona che una volta occupava quello spazio emotivo non è più lì. Questa scena quotidiana sintetizza perfettamente il significato del brano: non esiste una vera chiusura, solo il tentativo di andare avanti convivendo con l’assenza.
La voce come filo tra passato e presente
Nell’intero brano Mara utilizza un tono dolce, quasi fragile, che amplifica la malinconia del testo. La produzione minimalista di Enrico Brun e Dona (ITA) lascia spazio alla voce, che diventa protagonista assoluta, sospesa in un’atmosfera intima e contemplativa. Anche le recensioni del brano hanno sottolineato come la scelta di mantenere un arrangiamento essenziale serva a valorizzare la profondità emotiva del testo .
Il significato complessivo
e chissà se ricordo è una canzone che parla di memorie fragili, di amori imperfetti e di fiducia infranta. Non è un brano sulla nostalgia romantica, ma sulla difficoltà di ricordare senza farsi trascinare indietro. Mara Sattei descrive un passato che non è totalmente da buttare, ma nemmeno da salvare: è semplicemente un capitolo che ha lasciato segni, domande e qualche ferita ancora aperta.
Il brano invita l’ascoltatore a riflettere sulla propria memoria emotiva, sul modo in cui ricordiamo, e su come certi amori, anche se finiti, continuino a vivere nei dettagli minimi del quotidiano.
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