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Testo e Significato di LA VITA CHE VIVO – Promessa


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Testo e significato della canzone "LA VITA CHE VIVO" di Promessa pubblicata il 11/02/2026.

Cover della canzone 'LA VITA CHE VIVO' di Promessa
Cover della canzone 'LA VITA CHE VIVO' di Promessa

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Testo “LA VITA CHE VIVO”:

[Testo di “LA VITA CHE VIVO”]

[Intro]
IDUA, sono sotto casa
Seh, seh

[Pre-Ritornello]
È la vita che vivo
Dall’altro lato del video
Dall’altro lato della città
Ci aspettano a un baracchino
È la vita che vivo
Un brindisi, diventa mattino
Un missile mi manda a dormire
La testa gira come un vinile

[Ritornello]
Tutto ‘sto fumo confonde le idee
Il vino confonde le idee
Baci confondon le idee, non avevo idea
L’oro confonde le idee
Le armi confondon le idee, yeah, yeah
Il vino confonde le idee
Baci confondon le idee, non avevo idea
L’oro confonde le idee
Le armi confondon le idee

[Strofa 1]
Giorni che sto peggio di ieri, mesi che son più ricco domani
Da me ci si riducе male solo perché non c’erano programmi
“DG” sopra un capo pеrché di g son campato
Perché mi sento italiano anche se odiamo lo Stato
‘Sta casa è talmente spaziosa che potrei metterci la mia
A ‘sta cena c’è talmente cibo che me lo ficcherei in valigia
Da un palazzo che è talmente alto che Cristo mi chiede una siga
Gli direi che era l’ultima

[Pre-Ritornello]
È la vita che vivo
Dall’altro lato del video
Dall’altro lato della città
Ci aspettano a un baracchino
È la vita che vivo
Un brindisi, diventa mattino
Un missile mi manda a dormire
La testa gira come un vinile

[Ritornello]
Tutto ‘sto fumo confonde le idee
Il vino confonde le idee
Baci confondon le idee, non avevo idea
L’oro confonde le idee
Le armi confondon le idee, yeah, yeah
Il vino confonde le idee
Baci confondon le idee, non avevo idea
L’oro confonde le idee
Le armi confondon le idee (Seh, seh)

[Strofa 2]
Non avevo idea di quanto lei potesse amarmi
Di quanto costasse un diamante
Non avevo idea di quanto ho rischiato per anni
Poi sì, ma poco è cambiato
Non avevo idoli, il mio bro è il mio vero idolo
Brindo con lui, otto del mattino
In un bar dove non ci son tipe
Le uniche sono in bagno che la tirano
È la vita che vivo
Mi porto avanti, ne prenderò un chilo
Al mio amico hanno tolto il figlio
Stasera col cazzo che vado in disco
E son ricco prima del previsto, in culo a chi non l’ha previsto
Stavamo in sei dentro una trap come i Flintstones

[Pre-Ritornello]
È la vita che vivo
Dall’altro lato del video
Dall’altro lato della città
Ci aspettano a un baracchino
È la vita che vivo
Un brindisi, diventa mattino
Un missile mi manda a dormire
La testa gira come un vinile

[Ritornello]
Tutto ‘sto fumo confonde le idee
Il vino confonde le idee
Baci confondon le idee, non avevo idea
L’oro confonde le idee
Le armi confondon le idee, yeah, yeah
Il vino confonde le idee
Baci confondon le idee, non avevo idea
L’oro confonde le idee
Le armi confondon le idee

[Outro]
Tutto ‘sto fumo confonde le idee
Il vino confonde le idee
Baci confondon le idee, non avevo idea
L’oro confonde le idee
Le armi confondon le idee, yeah, yeah
Il vino confonde le idee
Baci confondon le idee, non avevo idea


Possibile significato del testo “LA VITA CHE VIVO”:

“LA VITA CHE VIVO”: lucidità offuscata, asphalt poetry e realismo crudo nel mondo di Promessa

LA VITA CHE VIVO di Promessa (11/02/2026, prod. IDUA) è un viaggio dentro una quotidianità sballata, dove euforia e malinconia convivono nello stesso bicchiere. Il brano racconta notti infinite, amicizie ferite, fortune improvvise e cicatrici sociali che non spariscono mai. La canzone è costruita come un flusso di coscienza: pochi filtri, molte immagini, zero moralismi. La vita che Promessa descrive non è romanzata: è quella che capita quando cresci ai margini e cerchi di sopravvivere tra baracchini, fumo, brindisi e responsabilità che nessuno ti ha insegnato a gestire.

Il pre-ritornello: vivere “dall’altro lato”

Il cuore del pezzo è la frase “è la vita che vivo, dall’altro lato del video”. È una barra potentissima: separa il mondo patinato dei social dalla realtà sporca vissuta in strada. L’altro lato della città è fatto di panchine, amici persi, bar notturni, sonno spezzato e notti che finiscono solo quando il corpo cede. Il “baracchino” diventa simbolo di ritrovo, di resistenza urbana: un punto fermo in una vita che corre senza direzione. E il “missile che manda a dormire” è una metafora perfetta delle sostanze usate per staccare la mente quando la realtà pesa troppo.

Il ritornello: tutto confonde le idee

La ripetizione ossessiva – fumo, vino, baci, oro, armi – mostra una vita vissuta senza filtri, dove ogni elemento è insieme piacere e distrazione. Il fumo confonde, il vino confonde, persino l’amore (i baci) confonde. Nulla è stabile, nulla è fermo, nulla è limpido. È la confessione di una generazione che non trova più punti di riferimento e che usa ciò che ha per restare a galla: euforia, consumi, eccessi, oggetti di lusso come anestesia temporanea. La vita scintilla fuori, ma dentro resta un rumore costante.

Strofa 1: ricchezza improvvisa e ferite antiche

La prima strofa è un mosaico di contraddizioni: Promessa sta “peggio di ieri” ma è “più ricco domani”. È l’altalena emotiva di chi ha avuto un’ascesa veloce e non ha ancora imparato a gestirne il peso. Quando dice “DG sopra un capo perché di g son campato” restituisce un’identità costruita tra povertà, brand, sacrifici e le piccole rivincite del presente.

L’ironia è ovunque: la casa così grande da farci entrare la vecchia, il palazzo così alto da far chiedere “una siga” persino a Cristo. È il racconto di un ragazzo cresciuto in ristrettezze che ora vede l’abbondanza e non sa ancora come viverla. Nulla suona come ostentazione: è stupore puro, quasi straniamento.

Il ritorno al pre-ritornello: routine, sballo e fuga

Ripetere “è la vita che vivo” dopo la strofa sottolinea un concetto: Promessa non giustifica, mostra. Non cerca empatia, descrive ciò che è. Le notti diventano mattine in un attimo, la testa gira “come un vinile”: ciclica, ripetitiva, infinita. È la rappresentazione perfetta di una città dove nessuno dorme, e chi dorme perde.

Strofa 2: amore, rischio e fratellanza spezzata

La seconda strofa è ancora più personale. Promessa ammette di non avere idea dell’amore, dei suoi costi emotivi ed economici (“non sapevo quanto costasse un diamante”). Scopre tardi quanto ha rischiato nella vita, eppure confessa che non è cambiato poi così tanto.

Il verso più crudo arriva subito dopo: “al mio amico hanno tolto il figlio”. È una fotografia sociale che racconta un mondo dove le istituzioni arrivano tardi o arrivano male, e dove le persone vengono travolte dalle circostanze. Non è un verso buttato lì: è una pugnalata emotiva che cambia il tono dell’intera canzone.

La barra “stavamo in sei dentro una trap come i Flintstones” è geniale. Contrappone precarietà e leggerezza, miseria e cartone animato. C’è nostalgia, ma anche consapevolezza: da quella trappola sociale si esce solo se qualcuno ti prende per mano o se sei abbastanza testardo da provarci da solo.

Il contesto del 2026: ricchezza giovane, insicurezze e burnout

La canzone è figlia del suo tempo. Nel 2026, la scena rap italiana parla sempre più spesso di burnout, salute mentale, euforia temporanea e traumi irrisolti. Promessa si inserisce in questa corrente con una voce propria: meno tecnica, più diaristica; meno punchline, più confessioni. È un linguaggio riconoscibile da chi vive la notte, da chi è cresciuto lontano dai privilegi, da chi sa cosa significa brindare alle 8 del mattino non per festeggiare, ma per dimenticare.

Perché “LA VITA CHE VIVO” funziona

Funziona perché è autentica. Non cerca di fare la morale, non finge di essere dura, non vuole commuovere. Racconta la vita esattamente com’è: un miscuglio di caos, affetto, perdita, soldi, sbagli, fortuna e resistenza. È un brano che somiglia a una pagina di diario scritta alle 4 di notte, con una mano che trema e un cuore pieno.

Chiave di lettura finale

Se dovessimo condensare il pezzo in un’immagine, sarebbe questa: un baracchino illuminato al neon, sei amici seduti su una panchina, fumo nell’aria, risate che coprono i pensieri, e un ragazzo che guarda oltre la città chiedendosi come sarà la prossima mattina. LA VITA CHE VIVO è questo: una danza fragile tra autodistruzione e sopravvivenza.




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