09/01/2026
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Testo e Significato di GOAT – Guè
Testo e significato della canzone “GOAT” di Guè contenuta nell’album musicale “FASTLIFE 5 : Audio Luxury” di Guè del 2026.

Testo “GOAT”:
[Testo di “GOAT”]
[Intro]
Cookin’ Soul
Yeah, yeah
G-G-G-G-U-È
Living fast, baby
Never ending
Ah
[Strofa 1]
Fumo sighe sottili, ma tranquilla, il zzoca è spesso
Un altro milli come Weezy, busy, se non ho mai smesso
Mi sento [?] Colors, mi tuffo giù dal molo
Tu mi sembri un coglione, sembra che hai un coglione solo
Tutto cash nella Takashi, non dirlo se non puoi farlo
Se ballano dei soldi, vuol dire che siamo in ballo
Posso ordinare un morto stando seduto in salotto
Come se fosse Uber Eats
Un pacco nel weekend lo vendono entro lunedì
[Pre-Ritornello]
E mo fai tip-tap, danze con la .9 mil’
Per capire, sì, cosa non dire se mi nomini
Tip-tap, non importa come
Metti GOAT al posto del mio nome
[Ritornello]
Aspro comе un lime, circondato dal crime
C’è solo una fastlife, baby, sono un goldеn child
Dal fondo fino al top, questo è un money talk
G è la mia iniziale, sì, perché parli del GOAT
Ho una villa design, money on my mind
C’è solo una fastlife, baby, sono un golden child
Ghetto ride hot, nuda su una yacht
Vuole fare un figlio perché sa che sono il GOAT
[Strofa 2]
Chiamami con molti nomi, ma mai figlio di puta
Black tie la mia Naomi, che mescola il prodotto mezza nuda
Amino Brown, troppe bitches, sì, devo tagliare i costi
Se smetto di rispondergli, chiamami Ryan Ghosting
E la vedo fare jogging, le faccio apprezzamenti
Sì, chiamiamola Kate calling, il Cristo dei sobborghi
Dio benedica il mio occhio, a casa di Nigo a Tokyo
Sushi pregio a mia Kojima, rap mafia, Totò Riima
[Pre-Ritornello]
E mo fai tip-tap, danze con la .9 mil’
Per capire, sì, cosa non dire se mi nomini
Tip-tap, non importa come
Metti GOAT al posto del mio nome
[Ritornello]
Aspro come un lime, circondato dal crime
C’è solo una fastlife, baby, sono un golden child
Dal fondo fino al top, questo è un money talk
G è la mia iniziale, sì, perché parli del GOAT
Ho una villa design, money on my mind
C’è solo una fastlife, baby, sono un golden child
Ghetto ride hot, nuda su una yacht
Vuole fare un figlio perché sa che sono il GOAT
[Outro]
Motherfucking GOAT, baby
Yo, è la strafottuta capra, è fastlife, baby
Guardando tutto l’arcipelago
Piscina infinity come questo flow
Possibile significato del testo “GOAT”:
Guè e la pretesa di essere il GOAT: il senso di una dichiarazione di status
Nel brano “GOAT” Guè mette nero su bianco un concetto che serpeggia da anni nel rap italiano: sentirsi il migliore in assoluto. L’acronimo (Greatest Of All Time) diventa un marchio identitario e un’auto-investitura che dialoga con la sua storia, con l’estetica della fastlife e con il presente dell’hip hop in Italia. La traccia arriva nel 2026, dentro l’album “FASTLIFE 5 : Audio Luxury”, tutto prodotto da Cookin Soul: contesto perfetto per ribadire una carriera che non ha smesso di puntare al top, tra lusso, street e riferimenti globali.
Fastlife come manifesto: tra strada e design
“GOAT” è costruita come una pagina di diario in cui l’artista alterna il racconto della vita veloce a immagini di status (“villa design”, “money on my mind”). Il lessico rimette al centro l’idea di un money talk: il denaro come linguaggio, come codice sociale che apre porte e detta il ritmo. Guè lega tutto al suo percorso: dal “fondo” al “top”, un’ascesa che non rinnega le radici ma le sublima. Nel gancio compare l’auto-definizione di “golden child”, una figura che incarna predestinazione e brillantezza, coerente con l’immaginario estetico che l’artista ha sempre curato.
Il gusto amarognolo del successo: “aspro come un lime”
Tra i contrasti che danno sapore alla canzone c’è l’idea che l’ascesa non sia mai priva di ombre. L’immagine “aspro come un lime” restituisce un successo dal retrogusto pungente, circondato dal “crime”, cioè da rischi, tentazioni e dinamiche di quartiere. Il protagonista non è un eroe immacolato ma un capo che naviga in acque difficili, consapevole che la stessa vita veloce che porta ricchezza pretende lucidità e sangue freddo.
Metafore di potere: la “ordinazione” estrema
Uno dei passaggi più forti usa una metafora scioccante: Guè afferma di poter “ordinare” un’azione criminale stando seduto sul divano “come fosse Uber Eats”. L’immagine, riformulata, dice che il suo raggio d’azione e la sua influenza sono tali da rendere semplice ciò che per altri sarebbe impensabile. Il raffronto con la comodità del food delivery amplifica il senso di controllo sulla realtà: come ordinare una cena, così si muove un intero network. L’esagerazione è volutamente provocatoria e appartiene al registro del rap, dove il potere si racconta con iperboli e metafore per colpire l’immaginario.
Riferimenti internazionali: il “milli” e la tradizione hip hop
Il verso che cita “un altro milli come Weezy” rimanda in modo trasparente a Lil Wayne e al suo classico “A Milli”. Qui Guè piega un’icona del rap statunitense alla propria narrazione: accumulare un altro milione diventa la misura della continuità del successo. Il richiamo funziona su due livelli: da un lato colloca l’artista in un pantheon internazionale, dall’altro sottolinea come i traguardi siano ormai seriali, routine di una carriera che non ammette pause.
Street etiquette e regole non scritte
Nel pre-ritornello Guè impartisce una mini-lezione di comportamento: “per capire cosa non dire se mi nomini”. È un invito a rispettare gerarchie e confini. Il ballare “tip-tap” con la “.9 mil” evoca ritmo e pericolo insieme: la danza si mescola al riferimento a un’arma, simbolo della tensione costante che scorre sotto la superficie della fastlife. È una coreografia della strada dove carisma e intimidazione convivono.
La lettera “G” come sigillo
La rima che insiste sulla lettera “G” (iniziale di Guè) ha un valore araldico. Il nome diventa stemma e marchio, ribadito nel ritornello: se parli del GOAT, stai parlando di lui. Questa riduzione nominale è tipica del rap, dove l’identità si condensa in segni, iniziali, tag. Il messaggio è semplice e diretto: la sua “G” è garanzia di qualità, potere e continuità.
Femmi e desiderio come prova di status
Il ritornello e alcune immagini della strofa lasciano intravedere un immaginario erotico tipico del genere: yacht, corpi, desiderio. La donna che “vuole un figlio” perché lui è il GOAT è una figura simbolica che sancisce il prestigio del protagonista. Non è una celebrazione amorosa, è la rappresentazione di come lo status trasformi relazioni e interessi. Il punto di vista resta centrato sul potere, non sull’intimità.
Moda, lusso e citazioni pop: un mosaico consapevole
Guè infila brand, personaggi e icone: Naomi, Nigo, Tokyo, Kojima, Totò Riina. È un catalogo di riferimenti che mescola alta moda, streetwear, cultura giapponese e cronaca nera. Non sono solo nomi-feticcio: fanno da bussola estetica. Nigo è il ponte con l’universo street di A Bathing Ape e Human Made; Tokyo è la scena che Guè cita spesso; Kojima richiama l’idea di artigianalità e cultura pop; Totò Riina è il lato oscuro, la criminalità come simbolo di potere e paura. Questo montaggio di riferimenti costruisce un personaggio transnazionale, al crocevia tra boutique, quartieri e attico vista mare.
Parola, ritmo, allitterazioni: la tecnica dietro l’immagine
Oltre alle immagini, in “GOAT” c’è lavoro di scrittura: allitterazioni (“golden child”, “ghetto ride hot”), incastri di consonanti e un’attenzione alla musicalità che si percepisce nel flow. La ripetizione di suoni “g” e “k” restituisce durezza, mentre l’inglese innestato sull’italiano crea un bilinguismo che allinea la traccia agli standard internazionali senza perdere identità locale.
Cookin Soul al timone: eleganza su misura
La produzione ha la mano riconoscibile di Cookin Soul: sample selection raffinata, batteria pulita, spazio per la voce. Il beat non sovrasta, accompagna. L’architettura sonora favorisce la chiarezza del money talk e del gancio, con scelte timbriche che aprono scenari di lusso (synth levigati, texture morbide) e allo stesso tempo conservano il polso del rap classico. È perfetta per l’estetica “Audio Luxury”: la strada che indossa il completo su misura.
Italia 2026: tra celebrazione e ambizione
Il 2026 è un anno in cui l’hip hop italiano ha ormai saldato rapporti con l’estero e macina numeri importanti. Guè usa “GOAT” per fare il punto: l’album celebra vent’anni di Fastlife e lo fa con una rete di collaborazioni che guardano fuori dai confini. In questo contesto, rivendicare di essere il GOAT non è solo ego-trip: è posizionamento culturale, rivendicazione di un percorso che ha contributo a professionalizzare il rap in Italia e a dargli una faccia internazionale.
Il gioco delle identità: soprannomi e alter ego
“Chiamami con molti nomi” è un verso che svela la versatilità del personaggio-Guè. Gli alias e i riferimenti sono strumenti per esplorare facce diverse dello stesso dominio: il seduttore, il boss, il collezionista, il padre che espone la propria eredità simbolica. Nel brano si intravedono anche giochi di parole (ghosting/Gosling, jogging/cat calling) che tengono alta l’attenzione e dimostrano consapevolezza del linguaggio pop contemporaneo.
Tra ironia e spavalderia: l’uso dell’iperbole
Le iperboli sono la benzina del rap e in “GOAT” vengono usate per scolpire l’immagine di invincibilità. Dalla villa design allo yacht, dalla facilità di muovere pacchi alla capacità di “insegnare” come comportarsi, tutto serve a rafforzare l’idea che Guè stia in cima alla piramide. L’ironia filtra nei giochi di parole e nelle citazioni, ma l’obiettivo resta la self-mythology: costruire e mantenere la leggenda personale.
Yacht, arcipelaghi e piscine: il paesaggio del lusso
Nell’outro, il lessico porta il listener in un arcipelago con “piscina infinity” che scorre come il flow. È una cartolina che chiude il brano con la promessa di bellezza e continuità: l’acqua all’orizzonte, la velocità che non finisce (“never ending”), l’idea che il successo, se ben orchestrato, sia una lunga linea retta nel panorama.
Il ritornello come marchio: facilità di memorizzazione
Il gancio è costruito per restare: pochi elementi, ripetizione mirata, parole-immagine (“lime”, “crime”, “golden child”). In termini di efficacia, funziona perché allinea suono e concetto. Mentre proclama la centralità della “G”, ripete GOAT quanto basta per trasformarlo in parola chiave dell’ascolto: una tagline che i fan possono usare come badge identitario.
Il rapporto con la tradizione italiana
Pur piena di riferimenti globali, la scrittura conserva un cuore italiano: citazioni, nomi, scenari, perfino il modo di trattare l’ironia e la provocazione. La tradizione del rap di Milano e dintorni – con i suoi codici di quartiere, l’approccio street unito all’amore per la moda – viene rivista attraverso una lente contemporanea e luxury. “GOAT” non scappa dalla lingua madre: usa l’italiano come base, infilando l’inglese come specchio del respiro internazionale.
Perché “GOAT” parla a chi ascolta rap nel 2026
Il brano intercetta il bisogno di icone forti e di frasi-simbolo. In un’epoca in cui i social accelerano tutto, dichiarare di essere il GOAT è un gesto che attiva discussioni, ranking, confronti. Ma il pezzo regge perché offre immagini concrete, un suono curato e una poetica coerente con la saga Fastlife. Non è una semplice foto di lusso: è la mappa di un percorso, con checkpoints che vanno dai club ai rooftop, dai quartieri alle boutique.
In sintesi: cosa ci resta di “GOAT”
Rimane l’idea di un artista che conosce bene il proprio ruolo e lo difende con scrittura, riferimenti e stile. Con “GOAT” Guè firma una pagina in cui potere, velocità e design si intrecciano. Le metafore forti – dall’“ordinazione” estrema che abbiamo riformulato a quella del “milli” – servono a mostrare quanto sia vasto il suo orizzonte. La parola chiave è significato: dentro l’ostentazione c’è un messaggio di conquista e permanenza, di identità che non chiede permesso e si prende la scena.
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