06/02/2026
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Testo e Significato di Master – LILCR
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Testo “Master”:
[Testo di “Master”]
[Intro]
[?] Siro, bro
Pah, pah, pow
Gang, gang
Mazza, [?]
[Strofa]
Ho un’ora di sonno
Ma i soldi non dormono, quindi neanch’io
Se mai dovessi piegarmi
Sarà solamente per prendere quello che è mio
Chiamo “fratello” un amico
Solo se mio figlio tra un anno può chiamarlo “zio”
‘Sta roba è parte del cammino
Mi esce naturale, sembra così bio
La concorrenza pensa di competere
LOL, mi devono prendere
Sto andando in alto senza stare a regole
Non so più come scendere
Dico che smetto, ma continuo a spendere
Per mia fortuna ho musica da vendere
Sono in cucina ogni giorno
Per fare ‘sta roba servono più pentole, a’ight, yo, a’ight
Sembra che abbiamo la colla addosso
Perché stiamo in studio fissi
Sudore e sangue solo per sedermi sul trono
Così da lasciare un imprinting
Anche il mio peggior nemico è fan della mia merda
Non ho mai ricevuto un dissing
Non ho bisogno di un rapper per andare in alto
Non sono mai stato una pick me
Vado crazy sul beat for real
Voglio sei zeri sopra il deal
L’altra sera duecento sul bill
Duecento per cento il mio sex appeal
Ed ho molte più troie da quando ho comprato i miei grillz
Ora ho un sorriso smagliante
Ho molte più troie da quando non faccio più drill
Shawties vogliono un trapper
Ricordo che odiavo lo studio
Ora dallo studio esce il frutto
So come vendere la mia musica
Ciò non vuol dire che sono un venduto
Da Cini a Sesto in ciabatte
Ho dieci minuti per sputare barre
Quando ero un bimbo, non sapevo manco contare
Ora a fare i conti sono un master
Possibile significato del testo “Master”:
“Master”: ambizione, metodo e fame vera nel manifesto grind di LILCR
Master (06/02/2026), firmata da LILCR e prodotta da Ay Mazza e Siro (ITA), è un’autodichiarazione di poetica: poche pose, molta operatività, zero alibi. Il brano racconta la scalata con un linguaggio da cantiere: pentole, cucina, sudore, imprinting. LILCR non si limita a promettere grandezza, la misura in ore non dormite, in rime sputate con il timer, in chilometri percorsi “da Cini a Sesto in ciabatte”. Il risultato è un pezzo che ribalta l’immaginario glam: qui il master non è il titolo accademico, ma lo stato mentale di chi ha trasformato la ripetizione in maestria.
“Un’ora di sonno”: la disciplina prima del talento
L’attacco – “ho un’ora di sonno” – fissa il tono: il corpo chiede pausa, ma il denaro e le scadenze non dormono. LILCR non celebra l’autodistruzione, sottolinea la disciplina: restare svegli quando serve, riposare quando si può. “Se mai dovessi piegarmi sarà per prendere ciò che è mio” rende l’idea: piegarsi non come sottomissione, ma come scatto atletico verso l’obiettivo. È la grammatica di chi rifiuta il vittimismo e converte la stanchezza in un vantaggio competitivo.
Fratelli e zii: fiducia che vale nel tempo
“Chiamo fratello un amico solo se mio figlio tra un anno può chiamarlo zio” è una barra chiave: sposta il concetto di crew dal presente al futuro. La lealtà non è un like né una menzione, è una relazione che regge nel tempo e attraversa le generazioni. In un’epoca di connessioni usa e getta, la frase stabilisce il codice etico del brano: meglio pochi, ma solidi.
“Sembra così bio”: naturalezza come stile
Quando LILCR dice che quest’arte “mi esce naturale, sembra così bio”, prende in giro l’ossessione per il packaging autentico: qui l’autenticità non è posa, è la conseguenza di un cammino tracciato giorno per giorno. L’opposizione con la “concorrenza che pensa di competere” non è vanità: è la differenza tra chi posta risultati e chi li produce.
In alto senza regole (ma con regole proprie)
“Sto andando in alto senza stare a regole, non so più come scendere” suona anarchico solo in superficie. In realtà LILCR non rifiuta ogni struttura: ne ha costruita una personale. Smettere? Impossibile, perché il circuito economico e creativo ormai gira (“dico che smetto ma continuo a spendere / per mia fortuna ho musica da vendere”). È la fotografia della sostenibilità nell’indie rap: reinvestire finché la macchina regge.
Cucina e pentole: l’artigianato del suono
“Sono in cucina ogni giorno / per fare ’sta roba servono più pentole” è la metafora più concreta del pezzo. La musica come cucina: serve attrezzatura, serve fiamma, serve timing. La ripetizione del “a’ight” è un metronomo che scandisce il lavoro. Anche l’immagine della “colla addosso” perché “stiamo in studio fissi” racconta bene l’incollatura tra i membri del team e lo spazio di lavoro: più che una sala, un laboratorio.
Trono e imprinting: lasciare un segno oltre lo streaming
“Sudore e sangue solo per sedermi sul trono / così da lasciare un imprinting”: qui il trono non è vanità, è responsabilità. L’imprinting è il segno tecnico ed emotivo che resta nelle generazioni successive – il flow, la cadenza, la scelta delle parole. LILCR non vuole solo numeri: vuole influenza, vuole che altre penne cambino forma passando dal suo stesso filtro.
Niente dissing, niente “pick me”: autostima operativa
“Anche il mio peggior nemico è fan della mia merda / non ho mai ricevuto un dissing / non ho bisogno di un rapper per andare in alto / non sono mai stato una pick me”. La sequenza rifiuta l’hate marketing e la ricerca disperata di validazione. LILCR sceglie un posizionamento adulto: lavoro al posto della rissa, catalogo al posto del meme. L’“anti pick me” è il no alla performance di compiacere chi comanda la stanza.
“Crazy sul beat”, ma con KPI chiari
La barra “voglio sei zeri sopra il deal” lega l’estetica all’economia: la poesia sta nella barra, ma la barra deve pagare i conti. LILCR non finge di essere disinteressato: chiede contratti veri, con cifre chiare. “L’altra sera duecento sul bill” non è solo un flex: è contabilità quotidiana, semaforo verde sul cashflow. Così lo “sex appeal al 200%” è meno vanità e più controllo della propria brand image.
Grillz, drill e desiderio: metamorfosi d’immagine
“Ho più ragazze da quando ho comprato i miei grillz / …da quando non faccio più drill”: l’equazione desiderio‑immagine è dichiarata. Il passaggio dalla drill a un suono più vario non è solo scelta tecnica: cambia la percezione sociale del personaggio. I grillz sono un sorriso‑logo: raccontano status e appartenenza, ma soprattutto segnalano che l’artista ha imparato a governare la superficie senza farsi ingoiare.
Dallo studio che odiavo allo studio che nutre
“Ricordo che odiavo lo studio / ora dallo studio esce il frutto”: la barra non gioca sui banchi scolastici, parla dello studio di registrazione. LILCR racconta la riconciliazione col luogo del lavoro creativo: da stanza ostile a fabbrica di valore. “So come vendere la mia musica / ciò non vuol dire che sono un venduto” separa business e svendita: monetizzare non è tradire se mantieni la bussola del suono.
Dieci minuti di verità: urgenza e precisione
“Ho dieci minuti per sputare barre” è l’immagine dell’urgenza produttiva: arrangiarsi con quello che c’è, chiudere takes rapide, tenere alta la temperatura. È una poetica lean: meno orpelli, più risultati. In questo senso il titolo “Master” è doppio: padroneggiare la tecnica e consegnare il master – il file finito – nei tempi stretti del gioco contemporaneo.
Da non saper contare a “master” dei conti
Il finale chiude il cerchio: “quando ero un bimbo non sapevo manco contare / ora a fare i conti sono un master”. Dal deficit all’eccellenza: crescere significa imparare a leggere numeri, percentuali, royalties, break‑even. La rima trasforma la narrativa del riscatto in un bilancio: l’arte non è più solo sfogo, è impresa.
Perché “Master” parla a chi ascolta rap
Perché elimina il superfluo e lascia il necessario: fame, metodo, etica. Nel 2026 l’ascoltatore rap riconosce la retorica del grind, ma la vuole filtrata da esperienza concreta. “Master” funziona perché non predica: mostra. Porta sul beat la routine, i micro‑obiettivi, le scelte estetiche legate a obiettivi economici. È un pezzo che può motivare chi sogna di entrare, ma anche rispecchiare chi già corre.
Chiave di lettura finale
Immagina una cucina di notte: pentole calde, laptop aperto, due microfoni, la traccia in loop. Fuori è silenzio, dentro è workflow. “Master” è questa stanza: pochi testimoni, molte prove, un file che si esporta e prende il volo. LILCR non si limita a dire “ce l’ho”: ti mostra come se lo prende.
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