11/02/2026
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Testo e Significato di Oltreoceano – Lorenzza ft. Quest (ITA)
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Testo “Oltreoceano”:
[Testo di “Oltreoceano” ft. Quest]
[Parte I]
[Intro]
[?]
[Ritornello: Quest & Lorenzza]
Ora senza di te io non
Trovo più pace, non spengo la luce
Il solo rimedio che ho
È uscire e vedere altra gente, distrarmi
Il mio cuore è oltreoceano, mhm
Vuoti enormi e silenzi stupidi
Sguardi bassi, ricordi vividi
Tu chiusa dentro di te (Ah) mentre io me ne vado
[Strofa: Lorenzza]
Dio, proteggi mia madre, vigila sui suoi passi
Fai che sorrida e che non tenga più gli occhi bassi
Che Endri abbia la calma di indicarmi la strada da seguire
Tra puttane infami e squali coi colletti bianchi
Proteggi le mie feritе
Le dita della mano su cui conto le miе amiche
Fammi forte se saran smarrite
E, se la sorte le allontana, tu tienile unite
Prenditi cura della mia testa tra le nuvole
Le voci sul mio conto, beh, lasciale discutere
Togli le aspettative, la paura di deludere
Lasciami la voce se a qualcuno sarà utile
Dona la salute ai miei nemici, regalagli inventiva
Io per zittirli tutti mi ammazzerò di fatica
Proteggi il loro odio e anche la loro invidia
Che si sentano migliori, che mi pensino finita
[Ritornello: Quest]
Ora senza di te io non
Trovo più pace, non spengo la luce
Il solo rimedio che ho
È uscire e vedere altra gente, distrarmi
Il mio cuore è oltreoceano, mhm
Vuoti enormi e silenzi stupidi
Sguardi bassi, ricordi vividi
Tu chiusa dentro di te mentre io me ne vado
[Parte II]
[Strofa: Lorenzza]
Lore, non guardare giù, guarda il cielo sopra
Il futuro sta bruciando in una nebulosa
Attraversa la paura e troverai qualcosa
Il plug aspetta in viale Monza, in mano un vecchio Nokia
Il cofano taglia il vento a duecento all’ora
Dritto contro il mondo, chi è il primo che inchioda?
Le strade non piangono mai, sono di parola
Le tue mani curate non han mai stretto una scopa
Cosa ci faccio qua tra Barbie e figli di papà?
Cresciuta storta come la torre della mia città
Ma resteremo in piedi quando tutto crollerà
Sì, resteremo in piedi quando tutto crollerà
Non è solo per il cash, è per la speranza
Mon frère, stai con me, così in alto che si ghiaccia
Lo farò per noi, per chi è all’angolo e non parla
Lo farò per me, per Lorenzza che ha il sangue sulle labbra
Non parlarmi mai d’affari, io vengo dalle rue (Ah)
Dai lavori saltuari, da una porzione in due (Due)
Io e te non siamo uguali (No), tu resta sulle tue
La mia carne per gli squali, a Lorenzza, parte due
Possibile significato del testo “Oltreoceano”:
“Oltreoceano”: distanza emotiva, ferite familiari e resilienza nel racconto di Lorenzza
Oltreoceano di Lorenzza (feat. Quest, prod. Dre Loa) è uno dei brani più intensi dell’EP A Loren2za. La canzone attraversa tre livelli: la distanza affettiva, la preghiera come strumento di autodifesa psicologica e il percorso identitario di una ragazza cresciuta “storta” – come la torre della sua città – ma determinata a restare in piedi. Il risultato è un pezzo che unisce R&B e rap con un lirismo tagliente e vulnerabile.
Il ritornello: assenza, rumore e fuga
Il ritornello cantato da Quest, con gli inserti di Lorenzza, introduce subito il tema centrale: la distanza emotiva da una persona amata che non è più presente. “Il cuore è oltreoceano” non indica solo lontananza geografica, ma la sensazione di provare ancora qualcosa che non può essere raggiunto. I “vuoti enormi” e “i silenzi stupidi” raccontano una relazione congelata, dove nessuno dei due riesce più a parlare. L’unico rimedio temporaneo è uscire, distrarsi, cercare di non pensarci. Ma la luce rimane accesa: metafora di una mente che non riesce a spegnersi.
Preghiera come armatura: la prima strofa
La strofa di Lorenzza è uno dei momenti più profondi dell’intero EP. Lei parla direttamente a Dio chiedendo protezione per la madre, figura chiave nella sua vita. Chiede che torni a sorridere, che sollevi lo sguardo, segno di dignità ritrovata. Il riferimento a Endri come guida è un punto affettivo fondamentale: qualcuno che le indica la via tra “puttane infami e squali coi colletti bianchi”, due mondi opposti ma ugualmente pericolosi. La strada e il sistema: entrambi possono inghiottire chi è fragile.
Quando parla delle “dita della mano” su cui conta le sue amiche, Lorenzza racconta la solitudine: gli affetti veri sono pochi, fragili, dispersi. E chiede a Dio di tenerli uniti, anche quando la vita li allontanerà. La preghiera diventa un modo per affrontare l’ansia, la paura di deludere, la pressione delle aspettative altrui. È un dialogo con sé stessa travestito da dialogo con il cielo.
Voce come missione: utilità e resistenza
“Lasciami la voce se a qualcuno sarà utile”: qui Lorenzza dichiara la sua vocazione artistica. Non è un capriccio, né un desiderio di fama: è un bisogno di trasformare la sua storia in uno strumento per gli altri. Anche quando invoca salute e inventiva per i nemici – in un gesto di sorprendente maturità – rivela un’identità complessa: il vero trionfo, per lei, non è vederli cadere, ma superarli con il lavoro.
Il secondo ritornello: il cuore altrove, il corpo qui
La ripresa del ritornello, più intima e meno corale, mostra la frattura tra ciò che si sente e ciò che si vive. Lorenzza si allontana fisicamente, ma emotivamente resta bloccata. Quest rappresenta l’altra metà della conversazione: due voci complementari che si cercano e si perdono.
Parte II – “Lore, non guardare giù”: auto-discorso e futuro incerto
La seconda strofa è un messaggio di autoconsapevolezza: Lorenzza parla a sé stessa (“Lore”). È un incoraggiamento a non lasciarsi travolgere dalle paure. Il futuro che “brucia in una nebulosa” è potente: un orizzonte confuso, caotico, ma ancora pieno di possibilità.
Il riferimento al plug in Viale Monza e al Nokia vecchio apre uno squarcio realistico: un mondo in cui il pericolo è quotidiano, dove ogni incontro può essere una svolta o un rischio. La corsa “a duecento all’ora” rappresenta la velocità con cui la vita la sta trascinando, spesso senza possibilità di fermarsi.
Cresciuta “storta” come la torre: identità e origine
“Cresciuta storta come la torre della mia città” è una barra simbolica e autobiografica. Lorenzza è nata in Brasile ma cresciuta a Pisa, città della celebre Torre Pendente. L’immagine diventa metafora perfetta della sua traiettoria: non lineare, non perfetta, ma unica. E come la torre, resta in piedi nonostante tutto. Questo verso lega la sua identità a radici multiple: l’adozione, il viaggio, il sentirsi straniera nella propria città e nel proprio corpo.
Tra privilegi altrui e realtà personale
La strofa prosegue con una riflessione sulla disuguaglianza sociale: “cosa ci faccio tra Barbie e figli di papà?”. Lorenzza si muove tra mondi che non le appartengono, osservando il contrasto tra chi ha avuto tutto dalla nascita e chi, come lei, ha dovuto imparare a sopravvivere. La sua crescita “storta” diventa un punto di forza: un modo per affrontare crolli futuri sapendo già cosa significa stare a terra.
Non solo per il cash: la missione collettiva
“Lo farò per noi… per chi è all’angolo e non parla”: qui emerge la vera spinta del pezzo. Non è solo ambizione personale. È riscatto, rappresentanza, orgoglio di strada. Lorenzza vuole parlare per chi non ha voce, per chi si sente schiacciato, per chi vive tra lavori saltuari e porzioni divise in due. La sua è una lotta condivisa, un atto di amore per la propria comunità.
Perché “Oltreoceano” funziona
Funziona perché è uno specchio: parla di perdita, ma anche di speranza; di ferite, ma anche di cura; di rabbia, ma anche di empatia. È R&B, è rap, è preghiera, è confessione. Lorenzza e Quest costruiscono un brano emotivamente denso, che racconta cosa significa crescere tra due continenti, due identità, due mondi che non sempre sanno accoglierti.
Chiave di lettura finale
Se “Oltreoceano” fosse un’immagine, sarebbe una ragazza seduta su un tetto, il telefono in mano, Milano che brucia sotto i piedi e un oceano invisibile dentro il petto. Una voce che chiede protezione e allo stesso tempo promette di non crollare. Un cuore che viaggia lontano, ma che continua a battere qui.
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