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Testo e Significato di 10 AD – Salmo


Testo e significato della canzone "10 AD" di Salmo pubblicata il 06/02/2026 contenuta nell'album "Hellvisback 10 Years Later" del 03/04/2026.

Cover dell'album 'Hellvisback 10 Years Later' di Salmo
Cover dell'album 'Hellvisback 10 Years Later' di Salmo

Testo “10 AD”:

[Testo di “10 AD”]

[Strofa]
Mic check, Hellvisback 10 anni dopo
Spingo ancora il rap e fumo ancora un botto
Ho perso dieci chili sono sotto il mio motto
È sempre lo stesso, me ne fotto
Ho guardato fuori ed è passato un altro inverno
Poi mi sono vestito in fretta, ho fatto un altro investimento
Si ho comprato nuove macchine, un paio di case in centro
Per capire non c’è prezzo quando vuoi comprare il tempo
Stai calmo, tu non sei l’uomo dell’anno
Non sei quell’arrivista, amico del giornalista
Della rivista che ho visto nel bagno
Vuoi un artista? Eccolo
Sono il primo della lista del secolo
Quando va male, non si rivedono
Se stai vincendo, squilla il telefono (Driin)
(Rispondе la segreteria tеlefo-)
Sai che mi hanno chiuso dentro, dall’interno
Ma qui si sta meglio, lettera dall’inferno
Ti ho scritto mille volte che il guinzaglio non lo metto
Sai che a volte il mostro si nasconde sopra il letto
E il prezzo del successo per la TV, salotti signorili
Giovani pervertiti, young signorini
Rifletti, spegni i riflettori
La vita sì è un film, ma alla fine muori
Non chiederti quanto ma come
Ti fanno il lavaggio del cervello e lo chiamano educazione
Dalla famiglia a quella delle scuole
Occhi disegnati dal terrore
Campi elisi e disinformazione
O uccisi dal giudizio altrui
Angoli bui, ciechi in occhiali da sole
Nessuno ha mai scelto la sua fede, neanche chi crede
Ma io non voglio credere, voglio sapere
Si sta bene sul bordo del cratere
Credi di essere libero fin quando ti conviene
Hai visto com’è misera la vita negli abusi di potere
E solo se ti muovi puoi vedere le catene
Vivo col sospetto
Forse sono attratto un po’ da ciò che non va detto
Non mi riconosco nel riflesso, lo ammetto
Non tollero la droga specie quando non fa effetto
Che fine ha fatto Salmo
Ha toccato il fondo e sta ancora scavando
Da quando son risorto non ho un giorno festivo
Dici il rap è morto ma io sono ancora vivo, vai!
Quante cose son cambiate
Adesso bastano due strofe e già ti vestono Versace (Versace Versace)
Mafia musicale nel mercato, mele marce
Io che vorrei fare strage di incapaci
I rappers son felici quando vengono arrestati
Così sono più credibili agli occhi degli abbonati
Questi non cantano sembra che hanno i conati
Con le spalle coperte, con i padri avvocati
Sopravvissuti da anticipi garantiti
Investono sugli artisti che diventano virali
Vorrei suonartele ma senza gli spartiti
E strapparti via gli organi vitali
Magari muori come Chester
Tutto gonfio tipo Wrestler, Brock Lesnar
Forse ci vediamo una di queste, saltano le teste
Il mio concerto una corsa campestre
La tua roba è sitcom
Ti servirà un’ombrello per la shitstorm
In Italia non funzioni come billboard
Fammi una cover solo quando sarò morto
Attiva la campanella e lascia il commento sotto
La mia musica fa buchi nei cartelli
Sulle strade fanno gare di coltelli
Ci sono giorni in cui devi starmi lontano
E questo è uno di quelli

[Outro]
Ye, Hellvisback, 2026
Lebon al mic


Possibile significato del testo “10 AD”:

Dieci anni dopo: Salmo guarda se stesso senza filtri

10 AD è un brano che nasce con un intento chiaro: fare il punto dopo dieci anni da Hellvisback. Salmo apre il testo con un richiamo diretto al passato, riprendendo volutamente un attacco storico della sua discografia per ribadire che, nonostante il tempo passato, l’attitudine è rimasta la stessa. Il riferimento temporale non è solo celebrativo, ma serve a confrontare ciò che era con ciò che è diventato. Nel 2026, in un’industria musicale profondamente cambiata, Salmo si mette in prima linea senza nostalgia, ma con lucidità.

Il brano è anche una dichiarazione di sopravvivenza artistica. Mentre molti si sono persi, adattati o spenti, lui rivendica la continuità del proprio percorso. Dimagrire, investire, cambiare abitudini sono segnali di trasformazione personale, ma il principio resta invariato: fare rap senza chiedere permesso. 10 AD diventa così una fotografia cruda di un artista che non sente il bisogno di piacere, ma solo di essere coerente.

Il tempo come bene irrecuperabile

Uno dei nuclei centrali del significato di 10 AD è il rapporto con il tempo. Salmo elenca successi materiali – case, macchine, investimenti – per poi smontarli subito dopo. Il messaggio è chiaro: tutto può essere comprato, tranne il tempo. In una società ossessionata dalla produttività e dal rendimento, questa consapevolezza suona come una condanna e allo stesso tempo come una liberazione.

Il passare degli inverni diventa un’immagine simbolica della ciclicità della vita. Fuori cambia tutto, ma dentro restano le stesse domande. Il tempo non viene vissuto come progresso lineare, bensì come accumulo di esperienze che lasciano segni. In questo senso, 10 AD è meno celebrativo di quanto possa sembrare e molto più riflessivo.

Successo mediatico e compromessi morali

Quando Salmo parla del “prezzo del successo”, il testo assume una dimensione apertamente critica. Il riferimento al mondo televisivo e ai salotti eleganti non è casuale: dietro la facciata del glamour, l’artista suggerisce l’esistenza di dinamiche marce, dove il potere viene scambiato con favori e l’immagine conta più del talento. Non è una provocazione astratta, ma una presa di posizione contro un sistema che premia la complicità invece della visione.

I “giovani pervertiti” non sono solo individui, ma simboli di un ambiente che divora chi entra senza difese. Salmo mette in guardia da un successo costruito su scorciatoie e compromessi, mostrando il lato oscuro dell’esposizione mediatica. In 10 AD, il successo non è mai gratuito: ogni luce porta con sé un’ombra.

Libertà apparente e abusi di potere

Un altro passaggio chiave del significato di 10 AD riguarda il concetto di libertà. Salmo suggerisce che ci si sente liberi solo finché conviene, finché non si entra in conflitto con strutture più grandi. È una riflessione che affonda le radici nella cultura italiana, richiamando una tradizione critica verso il potere e le sue derive.

Gli abusi vengono descritti come una realtà quotidiana, spesso normalizzata. Le catene non sono sempre visibili e proprio per questo risultano più pericolose. Solo muovendosi, solo mettendo in discussione ciò che sembra ovvio, diventa possibile accorgersene. In questo senso, 10 AD invita all’attenzione e al dubbio, rifiutando ogni forma di fede cieca.

Educazione, controllo e paura

Nel testo, Salmo attacca anche i meccanismi di formazione dell’individuo. Famiglia e scuola vengono citate come luoghi in cui spesso il pensiero critico viene anestetizzato, sostituito da un’educazione che assomiglia più a un addestramento. Il lavaggio del cervello non è violento, ma graduale, e passa attraverso la paura e il giudizio.

Gli “occhi disegnati dal terrore” raccontano una generazione cresciuta sotto pressione, bombardata da modelli irraggiungibili e narrazioni distorte. Nessuno sceglie davvero in cosa credere, perché le opzioni sono già filtrate. Da qui nasce il rifiuto di Salmo verso la fede intesa come imposizione, a favore di una conoscenza conquistata sul campo.

Il mostro interiore e l’inquietudine personale

10 AD non è solo critica sociale, ma anche introspezione. Il “mostro” che si nasconde sopra il letto rappresenta tutto ciò che non viene mostrato: ansie, rabbia, istinti distruttivi. Salmo ammette di non riconoscersi più nel proprio riflesso, segnalando una frattura interna che accompagna il successo.

Il sospetto costante diventa una forma di autodifesa. Essere attratti da ciò che non si può dire significa rifiutare la versione edulcorata della realtà. Anche il rapporto con le droghe viene ribaltato: non c’è fascinazione, ma fastidio, soprattutto quando smettono di avere effetto. È il segno di una disillusione profonda, di una ricerca che non passa più dall’evasione chimica.

Salmo contro Salmo: autocitazioni e identità

Nel brano, Salmo dialoga apertamente con il proprio passato. Le autocitazioni non sono esercizi di stile, ma strumenti per misurare la distanza tra ciò che era e ciò che è. Quando si chiede che fine abbia fatto Salmo, la risposta è brutale: ha toccato il fondo e continua a scavare. Non c’è redenzione facile, solo un percorso che va avanti.

Dichiarare di essere ancora vivo mentre si dice che il rap è morto è una provocazione consapevole. Salmo si posiziona fuori dal coro, rifiutando l’idea di fine e rivendicando la resistenza. 10 AD diventa così una prova di esistenza artistica, più che una celebrazione.

Industria musicale e ipocrisie del rap moderno

Una parte importante del significato di 10 AD è rivolta all’industria musicale. Salmo critica un sistema che trasforma due strofe in un vestito firmato e che premia la viralità più della sostanza. La “mafia musicale” di cui parla è fatta di dinamiche opache, investimenti sicuri e artisti costruiti a tavolino.

L’ironia amara sui rapper che diventano più credibili quando vengono arrestati è una stoccata a chi sfrutta lo stereotipo per vendere. Dietro la facciata street, spesso ci sono reti di protezione e privilegi familiari. Salmo si posiziona in contrasto con questo scenario, rivendicando un’arte sporca, imperfetta e non addomesticata.

Morte, spettacolo e riferimenti culturali

Il riferimento a Chester Bennington è uno dei momenti più duri del testo. Non è una citazione gratuita, ma un richiamo al confine sottile tra successo, esposizione e autodistruzione. La morte diventa lo spettro che accompagna chi vive sotto pressione costante, gonfiato dalle aspettative e svuotato dall’interno.

Quando Salmo dice che la vita è un film ma finisce comunque, riprende un’immagine già presente nella sua carriera. È un modo per ricordare che, dietro la narrazione spettacolare, resta la finitezza. Nessun palco, nessuna telecamera può cambiare questo finale.

Musica come impatto, non come sottofondo

Nel finale, 10 AD si chiude con un’esplosione di rabbia e consapevolezza. La musica di Salmo non è pensata per accompagnare distrattamente, ma per lasciare segni, come buchi nei cartelli stradali. È un rap che pretende attenzione, che divide, che infastidisce.

Ci sono giorni in cui stare lontani è una necessità, e questo è uno di quelli. La frase suona come un avvertimento: 10 AD non è un brano conciliante. È il manifesto di un artista che, dieci anni dopo, ha ancora qualcosa da dire e non ha alcuna intenzione di abbassare il volume.




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