07/02/2026
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Testo e Significato di CHANCE – Rondodasosa
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Testo “CHANCE”:
[Testo di “CHANCE”]
[Intro]
Mhm, mhm-mhm
Mhm-mhm-mhm
Mhm-mhm, mhm-mhm-mhm
Mhm, mhm-mhm-mhm
Mhm-mhm, mhm, mhm
[Strofa]
Ora (Ora) lo so che ti senti sola (Sola)
Anche in mezzo alla folla (Folla)
Nessuno che ti consola (Nah, nah)
E so che adesso niente ti basta (Mhm-mhm-mhm)
Mentre piangi in silenzio nella stanza (Mhm-mhm-mhm)
Come amare sai che non lo impari qua (Impari qua)
E speri ogni giorno che tutto passerà, yeah
La notte ti pensavo e quasi non dormivo, no (Nah, nah)
Ho ancora il tuo rossetto sopra il mio cuscino, ma (Mhm-mhm-mhm)
Non mi è rimasto niente, se non ti ho vicino, ah
È andata avanti, ma credo che io ho finito qua (Mhm-mhm)
So che tu vuoi solo stare con me (Yeah)
Ma non vuoi accettare il perché
Ora non mi chiami e sembra strano quasi
Che vuoi evitarmi (Yeah), ora siamo uguali
[Ritornello]
Ma tu (Solo tu, solo tu, solo tu)
Quando ero nei guai
So che non c’eri mai, no, ah (No, non c’eri mai)
Ma tu (Solo tu, solo tu, solo tu)
Dov’eri quando ero in pericolo?
Con l’ansia addosso in quel vicolo
[Bridge]
Yeah, gli altri non sanno niente di me
E quanto ho fatto per te
Quanto ho corso anche se
Finire senza niente
Non era ciò che volevo da te
Dammi una chance
Per non perdermi qua
Per non cambiare città
[Ritornello]
Ma tu (Solo tu, solo tu, solo tu)
Quando ero nei guai
So che non c’eri mai, no, ah (No, non c’eri mai)
Ma tu (Solo tu, solo tu, solo tu)
Dov’eri quando ero in pericolo?
Con l’ansia addosso in quel vicolo
[Outro]
Ma tu (Solo tu, solo tu, solo tu)
So che volevi me
Ma hai preferito ‘sto cash
Possibile significato del testo “CHANCE”:
“CHANCE”: vulnerabilità, risentimento e bisogno di riscatto nella ballad di Rondodasosa
CHANCE di Rondodasosa (07/02/2026, prod. HOODINi) apre una finestra emotiva dentro un album dominato da energia e attitudine. Qui Rondo lascia per un attimo la postura del duro per raccontare il lato più umano: la fatica di chiudere una storia, il bisogno di essere capito, l’impossibilità di far finta che il passato non lasci segni. Non è una resa smielata: è un pezzo che tiene assieme linguaggio di strada e lessico affettivo, con immagini semplici e dirette, costruite per restare in testa.
La scena d’apertura: confusione tra folla e solitudine
La strofa parte con un contrasto classico ma efficace: “ti senti sola anche in mezzo alla folla”. Rondo mette sul tavolo una condizione esistenziale molto riconoscibile nel 2026: iper-connessione esterna, disconnessione interna. La “stanza” dove si piange in silenzio diventa il luogo simbolico della canzone; la folla, invece, è rumore, distrazione, platea che non consola. Il messaggio è chiaro: la sofferenza sentimentale è intima, non si risolve cercando pubblico.
“Come amare non lo impari qua”: l’educazione sentimentale mancata
La linea che dice che qui non si impara ad amare introduce il tema della formazione emotiva: la strada insegna le regole della sopravvivenza, ma non insegna la gestione dell’intimità. Per questo l’io narrante si muove tra gesti impulsivi e bisogno di calma, tra la memoria fisica del rossetto sul cuscino e la consapevolezza di aver “finito qua”. È il paradosso centrale: si vorrebbe ricominciare, ma non ci sono più basi per farlo.
La memoria degli oggetti: il rossetto come traccia
Il dettaglio del rossetto è tipico della scrittura urban-pop: un segno minimo che condensa una storia. Non è un cimelio da melodramma, è una prova che la presenza dell’altra persona continua a vivere negli spazi quotidiani. La forza del pezzo sta anche in queste immagini essenziali: poche parole, oggetti comuni, memoria che resiste dove meno te l’aspetti.
“È andata avanti, ma io ho finito qua”: due tempi che non coincidono
Rondo esplicita la sfasatura: l’altra persona sembra aver proseguito, mentre lui si sente fermo. Non è auto-commiserazione; è una fotografia di sfasamento temporale tra due biografie che non si incastrano più. Quando aggiunge “so che tu vuoi solo stare con me, ma non vuoi accettare il perché”, lascia intendere che il problema non è l’assenza di sentimento, ma la difficoltà ad affrontare le cause del fallimento.
Il ribaltamento del ritornello: dov’eri quando ero nei guai
Il hook sposta l’attenzione dalla mancanza attuale al passato: “dov’eri quando ero in pericolo?”. Qui entra in gioco la poetica di Rondodasosa: l’affidabilità non si misura nel comfort, ma nei momenti di buio. L’ansia “in quel vicolo” è un’immagine che richiama le radici metropolitane dell’artista: non è la lite di coppia in salotto, è la paura concreta di chi vive contesti dove la notte porta davvero rischio. Il ritornello è quindi un atto d’accusa: se non c’eri allora, l’oggi non può essere convincente.
Il bridge: richiesta di una vera possibilità
Nel bridge emerge la parola chiave del titolo: chance. Non è la richiesta di un perdono automatico, è la domanda di uno spazio reale per non “perdersi qua” e, addirittura, per “non cambiare città”. Questo passaggio amplia lo scenario: la fine della relazione non è solo dolore affettivo, ma anche rischio di deriva personale, di sbandamento rispetto alla propria routine. In altre parole, l’amore – o la sua assenza – sposta coordinate pratiche, non solo pensieri.
“Gli altri non sanno niente di me”: reputazione vs verità
Il testo insiste su una frattura tra immagine pubblica e vissuto: “gli altri non sanno niente di me e quanto ho fatto per te”. È uno dei nuclei del brano: la reputazione esterna non coincide con ciò che una persona è davvero in privato. L’io narrante rivendica impegno, corse, sacrifici invisibili al pubblico. Dentro una discografia che spesso ostenta i risultati, questo brano sceglie di mostrare la parte nascosta del lavoro emotivo.
Cash vs care: la chiusa amarissima
L’outro è una lama: “so che volevi me, ma hai preferito ’sto cash”. Non è solo accusa personale, è un commento culturale sul presente: desiderio e denaro entrano in conflitto e spesso vince il secondo. La frase, per quanto tagliente, non suona moralista: mette a fuoco un dato di realtà – in molte storie moderne conta più la stabilità economica (o la sua promessa) che il tempo speso a riparare una relazione.
La voce e il suono: una ballad urbana di HOODINi
La scelta produttiva di HOODINi vira sull’intimo: pattern vocali mhm che agiscono come respiro, cassa misurata, tappeti sintetici che aprono spazio alla voce. Non è un piano nostalgico, ma una ballad urbana costruita per tenere la parola al centro. La tessitura melodica rende il brano cantabile senza perdere la cadenza rap; i silenzi, tra una frase e l’altra, diventano parte del racconto: pause come sospiri, riprese come scatti d’orgoglio.
Scrittura semplice, impatto alto
La forza di CHANCE sta nella semplicità della scrittura. Nessuna metafora oscura, nessuna sovrastruttura: parole comuni, immagini nette, ritmo costante. È una scelta precisa: rendere la canzone accessibile a chi si riconosce in relazioni complicate, senza perdere l’identità di Rondo. L’alternanza tra strofa, ritornello e bridge costruisce un arco narrativo chiaro – dolore, richiesta, resa – che scorre senza inciampi.
Un pezzo “adulto” dentro la discografia
Dentro a un album denso di energia, CHANCE funziona da controcampo: mostra che la maschera del “sempre forte” è solo metà del quadro. In termini di identità artistica, questo è utile: amplia la tavolozza, permette a chi ascolta di trovare una porta d’accesso emotiva anche se non frequenta il linguaggio più duro della trap. È il brano che puoi cantare in auto la notte, quando le parole pesano di più.
Perché “CHANCE” parla a chi ascolta rap oggi
Perché non rinnega la strada, ma ammette che l’amore conta. Perché non confonde fragilità con debolezza: chiede una chance per crescere, non per tornare indietro. Perché dice che a volte la cosa più difficile non è affrontare i nemici, ma riconoscere quando una persona importante non c’è stata “in quel vicolo”. In un panorama dove la performance spesso schiaccia la persona, CHANCE ricorda che il rap è nato anche per dire la verità scomoda, non solo per vincere.
Chiave di lettura finale
Immagina due fotogrammi. Nel primo, una stanza con le luci basse e il segno del rossetto sul cuscino; nel secondo, un vicolo, pochi lampioni, l’ansia che stringe. Tra i due fotogrammi c’è la parola che dà il titolo alla canzone: chance. Non promessa di felicità eterna, ma spazio concreto per provare a fare meglio. Rondo la chiede senza giri di parole: se arriva, bene; se no, resta almeno la canzone a fare da prova di sincerità.
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