18/02/2026
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Testo e Significato di CRACKERS – Salmo
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Testo “CRACKERS”:
[Testo di “CRACKERS”]
[Ritornello]
Io non c’ho la Glock, no gang
No, non sono al top del trend
Non ho fatto un giorno di galera
E non ho mai fumato crack
Chi può diventare qualcuno
Senza mai sparare a nessuno?
Non hai fatto un giorno di carriera
(Co-co-come hai fatto a diventare una star?)
[Strofa 1]
Iper dancefloor quando innesco il groove
Mi viene facile come rubare al Louvre
Neve nel Sahara, Anggun, zero canne col drum
Cerco il mio nirvana, In Bloom
Walkin’ in the moon come Sting
Quando vedi la police, sembra un film coming soon
Niente rum, no tequila bum bum
O divento Tim Roth nel fottuto Four Rooms
Mi profumano le palle, ho l’erba nelle mutande
Cammino a tre gambe, credo che sia un Garpez
Sto delirando al supermarket con gli occhi rossi
Taglio la curva come Marquez e Rossi
Fammi fumare, sono il principe del Galles
Nessuno muove i fili, faccio musica wireless
Io sono qui per farti piangere
Fino a che non vedi la tua faccia riflessa nelle pozzanghere
[Ritornello]
Io non c’ho la Glock, no gang
No, non sono al top del trend
Non ho fatto un giorno di galera
E non ho mai fumato crack
Chi può diventare qualcuno
Senza mai sparare a nessuno? (Nessuno)
Non hai fatto un giorno di carriera
(Co-co-come hai fatto a diventare una star?)
[Strofa 2]
Okay, sei in giro da un pezzo, ti devo un po’ di stima
Sei come Michael Jackson, ma quello di Latina (Prr)
Vuoi fare il rapper di strada con il culo di fuori
Fanculo Tony Montana, meglio TonyPitony
La tua roba non mi fa, non mi scende giù
Io sono un po’ Rino Gaetano, nun te reggae cchiù
Eh, nun te reggae cchiù
Banconote viola, rosse, gialle, verdi, blu
Ventilatore sul mondo quando si surriscalda
Da ragazzino avevo un sogno con i buchi in tasca
Di cosa c’hai bisogno? Di altri conti in banca?
La risposta è sempre quello che ti basta
O fai discorsi esistenziali più di Joe Rogan
Oppure un corso spirituale tipo no droga
Chi trova Dio a quarant’anni ha problemi di coca
O deve farsi perdonare qualcosa
[Ritornello]
Io non c’ho la Glock, no gang
No, non sono al top del trend
Non ho fatto un giorno di galera
E non ho mai fumato crack
Chi può diventare qualcuno (Chi?)
Senza mai sparare a nessuno?
Non hai fatto un giorno di carriera
(E come hai fatto a diventare una star?)
[Outro]
Lebon al mic
Eh, one shot
Tutto d’un fiato
Possibile significato del testo “CRACKERS”:
Perché “CRACKERS” oggi: contesto, clima e postura di Salmo
Pubblicata il 18 febbraio 2026, CRACKERS è la seconda inedita che anticipa l’uscita (03/04/2026) di “Hellvisback 10 Years Later”, riedizione-celebrazione che Salmo firma e produce in proprio. Il singolo si inserisce nel ritorno a un’attitudine ruvida e senza fronzoli: linguaggio diretto, punchline e immagini che prendono di mira pose, gerarchie e miti del successo. In questo momento storico, tra hype economy e feed infiniti, il pezzo si legge come una risposta: l’artista che smonta il personaggio, rivendica autonomia e riporta il focus su scrittura e presenza scenica. È un invito a leggere il testo per quello che dice (e quello che nega) più che per i numeri che fa.
La chiave del brano: negazioni come identità
Il significato corre soprattutto nel ritornello, dove Salmo procede per sottrazione: “Io non c’ho la Glock, no gang… non ho fatto un giorno di galera… e non ho mai fumato crack”. In un’epoca in cui certi cliché di strada vengono esibiti come distintivi, Salmo ribalta il copione: si può diventare “qualcuno” senza sparare, senza ostentare un passato criminale, senza performare vizi come segni di autenticità. Il cuore polemico sta nella domanda-beffa: “Co-co-come hai fatto a diventare una star?”. L’eco è chiara: la star, qui, è chi fa musica e resta libero dalla caricatura del gangster. In questo senso il titolo CRACKERS gioca con l’immaginario della crack culture per svuotarla: il “cracker” è un biscotto secco, friabile – l’opposto del mito “duro”. Il marchio di fabbrica è la disillusione ironica: combattere un’estetica tossica con la sottrazione.
Strofa 1: decodifica delle immagini e dei riferimenti
“Iper dancefloor quando innesco il groove”: l’entrata è fisica, da club, ma con autoironia. Subito dopo Salmo rilancia con una serie di citazioni che stratificano il testo.
“Mi viene facile come rubare al Louvre”: l’iperbole si aggancia a un fatto reale recente – il clamoroso furto di gioielli nella Galerie d’Apollon (ottobre 2025), valutati attorno agli 88 milioni di euro. L’immagine funziona perché mette insieme glamour e criminalità spettacolare, per dirci: certi incastri musicali gli riescono con quella stessa scioltezza. L’effetto è doppio: iperrealismo pop e sarcasmo contro la fascinazione del reato.
“Neve nel Sahara, Anggun”: qui c’è una strizzata d’occhio alla hit internazionale di Anggun (1997), dove la “neve nel Sahara” indica l’impossibile che accade. Salmo la usa per elevare l’iperbole: portare ghiaccio nel deserto è come far nevicare punchline nel caldo dell’industria.
“Cerco il mio nirvana, In Bloom”: gioco di livelli tra il nirvana come stato di pace e i Nirvana come band, con richiamo esplicito a “In Bloom”. Il senso: trovare il centro (spirituale e artistico) dentro un sistema che premia la vetrina.
“Walkin’ in the moon come Sting”: riferimento a “Walking on the Moon” dei Police. L’allusione sposta il baricentro dal suolo alla sospensione: camminare sulla luna è muoversi fuori gravità, come fa chi sceglie traiettorie non allineate.
“O divento Tim Roth nel fottuto Four Rooms”: scorcio cinematografico per dire: se mischio alcol e cliché da festa, scivolo nel grottesco. In generale, la strofa alterna accelerazioni comiche (le “palle profumate”, il “supermarket con gli occhi rossi”) a rasoiate d’ego: “faccio musica wireless” – nessuno muove i fili, l’ispirazione non è telecomandata. E poi la chiusa affilata: “Io sono qui per farti piangere / fino a che non vedi la tua faccia riflessa nelle pozzanghere”, che è poetica e crudele insieme: la musica come specchio emotivo, finché le lacrime diventano superficie riflettente.
Nota di cultura pop che merita uno zoom: “credo che sia un Garpez”. Il Garpez è un feticcio del cinema comico italiano: una scultura in legno a forma di gamba, diventata cult con “Tre uomini e una gamba” (1997) di Aldo, Giovanni e Giacomo. Nel film vale una fortuna perché l’artista (immaginario) sarebbe in fin di vita. Dentro CRACKERS, quel nome è sinonimo di oggetto assurdo elevato ad arte: perfetto per ridere dell’arte intesa come status symbol e, allo stesso tempo, per marchiare un’immagine “very italiana”.
Strofa 2: satira dell’immagine rap e autoritratti storti
La seconda strofa alza la dose di sarcasmo. “Sei come Michael Jackson, ma quello di Latina”: colpo al costume italiano, citando la scena cult in cui un sosia di MJ, in un film comico di fine anni ’90, rivendica con orgoglio l’accento di provincia (“So’ de Latina”). L’immagine è perfetta per criticare i travestimenti mal riusciti della scena: l’imitazione che resta imitazione.
“Vuoi fare il rapper di strada con il culo di fuori / Fanculo Tony Montana, meglio TonyPitony”: qui Salmo demolisce la posa cinematografica del gangster – meglio inventarsi un nome ridicolo che scimmiottare Scarface. È il tono del brano: tagliare le velleità da film e riportare il rap alla sostanza.
“Io sono un po’ Rino Gaetano, nun te reggae cchiù”: omaggio esplicito all’autore che negli anni ’70 usò ironia e elenchi dissacranti per attaccare ipocrisie di politica e costume. L’eco del ritornello (“nun te reggae cchiù”) rimbalza qui come dichiarazione d’intenti: basta con i cliché, via il superfluo, lecerie e i santini.
Da qui si entra nel blocco “filosofie spicce”: da Joe Rogan al detox spirituale, fino alla battuta feroce “chi trova Dio a quarant’anni ha problemi di coca / o deve farsi perdonare qualcosa”. Non è teologia: è sociologia acida della redenzione a orologeria – le conversioni improvvise come branding personale. È la stessa linea con cui il brano smonta l’autonarrazione del successo: conti in banca, corsi motivazionali, spiritualità prêt-à-porter – tutta roba che non riempie il vuoto.
Il ritornello, di nuovo: manifesto anti-mito
Riletto alla luce delle strofe, il hook suona come un manifesto. La domanda “chi può diventare qualcuno senza mai sparare a nessuno?” vale come provocazione per l’intera scena rap. Salmo gioca con il paradosso: essere “fuori trend” può essere l’unico modo per restare veri. Ed ecco che i tre cardini del brano – niente pistole, niente gang, niente crack – diventano i tre “no” con cui si afferma il “sì” all’identità.
Produzione e voce: asciuttezza che picchia
La produzione (firmata Salmo) lavora per sottrazione: batteria essenziale che scava, basso che tiene la colonna vertebrale, synth e dettagli per sporcare l’aria senza ingombrare. L’effetto è “iper dancefloor” ma con grana scura. La voce è portata avanti secca, poche concessioni melodiche, un mix che stacca il timbro dalla base e lo rende una lama. È una scelta coerente con il testo: togli fronzoli, spingi il significato. Così ogni citazione – da Sting ad Anggun, dai Nirvana alla cultura pop italiana – emerge come flash riconoscibili e al tempo stesso funzionali alla narrazione.
Focus citazioni: cosa rimandano e perché pesano
“Neve nel Sahara, Anggun”: evoca un’immagine impossibile (la neve nel deserto), presa in prestito da un successo internazionale del ’97; nel brano è un modo per dire “sto facendo l’improbabile”, ma con naturalezza.
“Mi viene facile come rubare al Louvre”: riferimento a un furto spettacolare e recentissimo alla Galerie d’Apollon. Non è esaltazione: è iperbole sul fare bene una cosa (il groove) con una facilità da cronaca nera.
“Cerco il mio nirvana, In Bloom”: doppio registro (spiritualità e grunge) per ribadire che l’equilibrio creativo si conquista, non si compra; e che la cultura ’90 resta bacino identitario per chi è cresciuto con chitarre distorte e VHS.
“Walkin’ in the moon come Sting”: il passo leggero della luna come metafora del muoversi in controtempo: non schiacciare la base, ma “galleggiare” sopra – un modo di rappare che Salmo padroneggia quando alleggerisce la sillabazione.
“Garpez”: icona di culto del cinema comico italiano, una gamba di legno eretta ad arte concettuale nel 1997. Evocarlo significa chiamare a raccolta un immaginario comune: un totem ironico su cui ridere della bolla del valore.
“Michael Jackson… di Latina”: il sosia “provinciale” smaschera l’ostentazione: se ti travesti da star ma parli come al bar, il trucco cade. È l’anti-estetica di CRACKERS: i travestimenti non reggono alla verità del timbro.
“Rino Gaetano, nun te reggae cchiù”: link diretto a una tradizione italiana di satira cantata. Salmo si mette in quella scia: lista, sarcasmo, fendenti; non per nostalgia, ma per usare un’arma che qui funziona ancora benissimo.
Il titolo: perché proprio “CRACKERS”
Oltre al corto circuito con “crack”, il cracker è un alimento povero, croccante, che fa rumore quando si spezza. È una metafora per la frattura sonora del brano: scrocchia senza appesantire, asciutto ma saporito. E richiama il gesto di “sgranocchiare” i miti: uno dopo l’altro, Salmo addenta cliché e li lascia in briciole. Il titolo, semplice e straniato, fa il suo: si memorizza subito e, una volta capito il significato, raddoppia il senso.
Immagini, cinema e sport: il filo rosso dell’immaginario condiviso
Il testo infila, con velocità da montaggio, Four Rooms, Sting, Nirvana, Anggun, il Garpez, i piloti Rossi e Márquez. Tutto converge su una tesi: la cultura pop è un arsenale, non un travestimento. Le immagini servono a dire qualcosa di sé e del presente, non a farsi prestare un’identità. Per questo la scrittura alterna leggerezza a coltellate: una battuta, una citazione, un’immagine iperrealistica (le pozzanghere), un’autodefinizione (“wireless”). La coerenza è nell’effetto: ogni riferimento accende un significato ulteriore, non è mai vetrina fine a se stessa.
“Hellvisback 10 Years Later”: dove si incastra il pezzo
Dal 2016 a oggi l’orizzonte del rap italiano è cambiato più volte: trap, jersey, scene che si smontano in mesi. Salmo sceglie di non inseguire: riapre il suo vocabolario più identitario e lo aggiorna di scatti visivi e sarcasmo 2026. In un progetto che promette tre inediti e un nuovo vestito a un classico, CRACKERS funziona da cartello stradale: “da qui si passa solo se non ti travesti”. Nel flusso dell’album, è la traccia che mette paletti etici prima ancora che estetici: niente pistole di cartone, niente fedine penali rivendute come curriculum, niente fumo negli occhi.
Per chi è e cosa lascia
Per chi ascolta rap italiano e cerca taglio, CRACKERS è un promemoria: il testo conta ancora. Lascia immagini nette, citazioni che parlano a generazioni diverse e un ritornello che è un anti-totem da urlare ai live. Ma soprattutto lascia un principio semplice: puoi essere una star senza mitologie tossiche. Nel 2026, è paradossalmente la cosa più radicale da dire.
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