13/02/2026
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Testo e Significato di OKAY OKAY – Nabi ft. Niky Savage
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Testo “OKAY OKAY”:
[Testo di “OKAY OKAY” ft. Niky Savage]
[Intro: Nabi]
Okay, okay, okay
Outfit check, il mio swag
Son incastrato tra i movimenti
Metti in rec, okay, okay
Nabi kichta sui tuoi denti
[Strofa 1: Nabi]
Cu-Cu-Cugi passami sta canna che ho bisogno di sentire
Certe volte ho l’esigenza di non sentirmi più io
Vorresti esser come noi ma siamo noi i lupi cattivi
Meglio che non mi dicano quanto costa il tuo vestito
E ho sempre fatto tutto questo senza sentirmi capito
Fuori dai cazzo di schermi noi siamo meno carini
Non sto parlando di Nerf quando sto cantando calibro
Diecimila oppositori, a cervellarsi per punirvi
[Ritornello: Nabi]
Outfit check, il mio swag
Sto incastrato tra i movimenti
Metti in rec, okay, okay
Nabi kichta sui tuoi denti
Outfit check, il mio swag
Sto incastrato tra i movimenti
Metti in rec, okay, okay
Nabi kichta sui tuoi denti
[Strofa 2: Nabi]
Scusa mamma, torno dopo
Fuori adesso ho problemoni
Con la gente ho fatto il mostro
Non so lasciar stare le voci
Il loro sangue sul mio corpo
Le mie scarpe e i pantaloni
Scusa mamma, torno dopo
Mi hanno costretto ad espormi
Tornano indietro
Qualche cazzata in meno
Forse l’avremmo fatta se avessimo avuto altro
Però baby non mi pento
Perché so che dovevo
Perché so che nessuno in questo mondo ti dà un cazzo
[Ritornello: Nabi]
Outfit check, il mio swag
Sto incastrato tra i movimenti
Metti in rec, okay, okay
Nabi kichta sui tuoi denti
Outfit check, il mio swag
Sto incastrato tra i movimenti
Metti in rec, okay, okay
Nabi kichta sui tuoi denti
[Strofa 3: Niky Savage]
Outfit check, vero swag
Non sapevo manco cosa fosse
Sai che c’è, che ora c’è
Diecimila solo da Rick Owens
Per ogni donna che mi ha rotto il cuore
Quella dopo si è fatta più male
Ormai non provo più dolore
Ormai non vedo più a colori
Se domani muoio saremo pari
Lo so bene che cosa ho sbagliato
Ma so pure che siete tutte uguali
Io non cerco l’ago nel pagliaio
Ora se mi vuoi, venti pali
O non entro dentro al locale
Un lupo non gioca coi cani
Non perde tempo ad abbaiare
Forse se tornassi indietro
Qualche cazzata di meno magari l’avremmo fatta
Ma alla fine ciò che ho fatto
L’ho fatto pure per mia mamma
Vendi keta, poi bamba
Dito medio ai caramba
Ora dischi d’oro nella stanza
[Ritornello: Nabi]
Outfit check, il mio swag
Sto incastrato tra i movimenti
Metti in rec, okay, okay
Nabi kichta sui tuoi denti
Outfit check, il mio swag
Sto incastrato tra i movimenti
Metti in rec, okay, okay
Nabi kichta sui tuoi denti, eh
[Strofa 4: Nabi]
Collane, stavo al compro oro
Ora me la regala un mio fan
Se domani tutto andasse
Rimarrei con un piede in strada
Scapperemmo da sto posto
Staremo meglio poi chissà
Ma ora ci spetta la guerra, divertiamoci a fare [?]
Io al destino, non ci credo
Queste sono storie per scemi
Io se lo voglio, lo prendo
Se vuoi facciamo i problemi
Faccio sparta con lo [?]
Servivi, dove cazzo eri?
Io al destino, non ci credo
Lascio a voi ‘ste storie da scemi
[Ritornello: Nabi]
Outfit check, il mio swag
Sto incastrato tra i movimenti
Metti in rec, okay, okay
Nabi kichta sui tuoi denti
Outfit check, il mio swag
Sto incastrato tra i movimenti
Metti in rec, okay, okay
Nabi kichta sui tuoi denti
[Outro: Nabi]
Outfit check, il mio swag
Incastrato tra i movimenti
Metti in rec, okay, okay
Kichta sui tuoi denti
Outfit check, il mio swag
Incastrato tra i miei problemi
In rec, okay, okay
Okay, okay, okay, okay, okay
Possibile significato del testo “OKAY OKAY”:
“OKAY OKAY”: identità, ferite e autoaffermazione nel 2026
Uscita il 13 febbraio 2026 all’interno di DIAMANTE, “OKAY OKAY” mette insieme la voce di Nabi e il featuring di Niky Savage su una produzione asciutta e pressante di Ceva. Il brano arriva in un momento in cui il rap italiano alterna club energy e confessioni crude: qui i due piani convivono. Il titolo ripetuto diventa una formula scaramantica per rimettere in riga ansie, giudizi e rumore di fondo: dire “okay” a raffica non è superficialità, è autocontrollo sotto pressione. La cornice sociale – precarietà, hype a tempo, estetica del brand – entra nel testo come sfondo costante: da una parte outfit check e swag, dall’altra il prezzo pagato per arrivarci.
Ritornello e mantra: quando “OKAY OKAY” è un interruttore
Il hook ruota su “Outfit check, il mio swag / metti in rec / OKAY OKAY”: tre colpi secchi. Il primo è la vetrina – come ti presenti quando si accendono le camere. Il secondo è l’azione – si registra, quindi si resta. Il terzo è il mantra – una valvola per regolare la tensione. In termini di significato, quella doppia parola lavora come un trigger: mentre tutto si muove, ci si ancora a un suono ripetuto che tiene insieme il personaggio e la persona. L’insistenza sulla bocca (“Nabi kichta sui tuoi denti”) è una micrometafora di impatto: mordere la scena, lasciare il segno sul sorriso altrui, imprimere i propri brand nella memoria di chi guarda.
Strofa 1 (Nabi): il bisogno di staccare e il branco che decide
Apertura a caldo: “passami sta canna… ho bisogno di non sentirmi più io”. Siamo nella stanza dove prima di uscire ti ricomponi. L’automedicazione non è glamour: è una stampella per contenere la frizione tra chi sei e chi devi essere. Poi l’immagine-chiave: “siamo noi i lupi cattivi”. Il noi è un noi identitario, di crew, dove l’etica è da branco: o dentro o fuori. “Meglio che non mi dicano quanto costa il tuo vestito” suona come jab agli status symbol – prezzo come misura di valore. Subito dopo arriva la linea sulla ricezione: “ho sempre fatto tutto questo senza sentirmi capito”. Nella poetica di Nabi la comprensione altrui conta meno della necessità di fare, ma la ferita resta. E quando dice “non sto parlando di Nerf quando sto cantando calibro” si capisce che le parole pesano: niente giocattoli, solo colpi veri – artistici, lirici, reputazionali.
Strofa 2 (Nabi): colpa, famiglia e realismo sporco
“Scusa mamma, torno dopo” è un refrain che racconta un’Italia molto reale: quella in cui la famiglia vede l’artista passare e ripassare come un’ombra, mentre fuori “ci sono problemoni”. Quando Nabi ammette “con la gente ho fatto il mostro”, non costruisce un personaggio, confessa una postura difensiva che ha chiuso ponti. Il testo insiste su immagini corporee – “il loro sangue sul mio corpo” – come lingua dell’ansia e della colpa: macchie su scarpe e pantaloni, simboli della strada che resta addosso. Poi il pivot: “forse l’avremmo fatta se avessimo avuto altro” – meno cazzate con più opportunità. Ma ecco il contrappeso: “non mi pento… nessuno in questo mondo ti dà un cazzo”. È il significato centrale: l’autoassoluzione che non cancella la responsabilità, ma rivendica la sopravvivenza come unica metrica valida prima del successo.
Strofa 3 (Niky Savage): ferocia sentimentale e codice da lupo
Niky Savage entra con un contrappunto caratteriale. “Diecimila solo da Rick Owens” non è solo flex: è dire che il linguaggio del lusso ormai gli appartiene, ma non asciuga il dolore (“oramai non provo più dolore… non vedo più a colori”). La barra “un lupo non gioca coi cani” spiega tutto: hierarchia animale come allegoria di scena. Non si abbaia – si agisce. Il passaggio su “venti pali o non entro” è rigore economico: fissare la propria fee come gesto politico di autodeterminazione. E quando ribalta la narrazione tossica (“l’ho fatto pure per mia mamma”) chiude il cerchio con la strofa di Nabi: l’ascesa sporca che si giustifica con le radici. C’è la cronaca di strada (“vendi keta, poi bamba”, “dito medio ai caramba”) che non viene romanticizzata: è un passaggio di carriera in un contesto dove le alternative scarseggiano, oggi sostituito da “dischi d’oro nella stanza” – il trofeo che legittima il prima e il dopo.
Strofa 4 (Nabi): dal compro oro ai regali dei fan
“Collane, stavo al compro oro / ora me la regala un mio fan”: parabola secca dell’ascensore sociale. Il rischio però non scompare: “se domani tutto andasse” resta sempre “un piede in strada”. C’è l’idea della fuga (“scapperemmo da sto posto”), ma subito dopo il realismo: “ora ci spetta la guerra”. In altre parole: prima di andarcene, combattiamo e divertiamoci a farlo. Uno dei passaggi più forti è il rifiuto del destino: “io al destino non ci credo”. La linea è programmatica – niente storie da scemi – perché dietro c’è la filosofia di Nabi: la volontà pesa più dell’astrologia, il lavoro più della narrazione.
Produzione (Ceva): groove minimale, cassa pesante, voce avanti
Ceva scolpisce un beat dal profilo nitido: cassa e rullante al centro, basso che pulsa senza invadere, dettagli percussivi e inserti che aprono e chiudono spazio a colpi di muto. Il mix porta le voci davanti e lascia il resto a sostenere, così la scrittura colpisce senza filtri. La scelta di non strafare con i synth permette al brano di restare performativo – perfetto per il live: OKAY OKAY nasce per spingere la folla a rispondere al call & response del ritornello. L’engine è la ripetizione: come nei pezzi più fisici del 2026, si crea trance con pochi elementi giusti.
Parole chiave e simboli: cosa dicono davvero
“Outfit check”: è status, certo, ma anche rito scaramantico. Prima di salire su un palco o davanti a una camera, controlli te stesso. Non è solo vanità – è controllo di qualità su un’identità pubblica.
“Swag”: non è sinonimo di “abiti costosi”. È postura, ritmo nel muoversi. Qui coincide con l’idea di essere pronti anche quando la vita ti incastra “tra i movimenti”.
“Lupo”: la parola più politica del pezzo. Fissa il confine con “i cani” – chi abbaia per farsi notare. Il lupo non fa rumore: attacca quando serve, protegge il branco, non mendica.
“Rick Owens”: non solo name‑drop. È la grammatica di una certa estetica dark e minimal: lusso tecnico, cuoio, silhouette rigide. Una citazione che inquadra lo stile del successo raccontato da Niky.
“Caramba”: segnale di attrito con l’ordine, classico del rap di strada. Qui non c’è propaganda – c’è memoria del contesto in cui maturi il rifiuto dell’autorità quando l’autorità ti ha schiacciato.
Il tema: come si diventa “qualcuno” senza chiedere permesso
La canzone lega tre linee: sopravvivenza, disciplina, rappresentazione. Sopravvivenza, perché tra “problemoni”, scelte sbagliate e paranoie (“le voci”) l’artista racconta la necessità di stare in piedi. Disciplina, perché i riferimenti a soldi, cachet, orari, rec non sono edonismo – sono procedure. Rappresentazione, perché OKAY OKAY ribadisce la dignità del percorso: dal compro oro alle collane regalate, dalle case sfitte ai dischi appesi. Il testo non chiede abbracci: pretende di essere guardato per ciò che è – un referto, non un santino.
Contesto: “DIAMANTE” e l’anno zero personale
All’interno di DIAMANTE, OKAY OKAY è una tacca precisa: una booster track che manda avanti l’energia dopo i brani più introspettivi e prima di quelli più scuri. L’album – pubblicato tra il 12 e il 13 febbraio 2026 – gira attorno all’immagine della pressione che crea valore: il diamante come risultato di urti, tempo, resilienza. Nel mosaico, questo pezzo mostra la faccia spavalda ma consapevole della trasformazione: “ciò che ho fatto, l’ho fatto anche per mia mamma” dice Niky; “se lo voglio, lo prendo” rilancia Nabi. È la tesi: brillare non è un caso, è metodo.
Voci e delivery: due registri, un’unica lingua
Nabi alterna scatti sincopati e linee più distese, con accenti che aprono e chiudono sillabe come colpi di hi‑hat. La sua voce è monito e self‑talk insieme: quando parla alla madre, parla anche a se stesso. Niky Savage sceglie un tone ferreo, meno elastico, da statement: quando intona i versi su tariffe e ingressi, insegnano più di mille interviste su come si protegge il proprio lavoro. La giustapposizione funziona: sono due modi diversi di dire la stessa cosa – ok, adesso tocca a noi.
Linea etica: niente destino, solo scelte (e conseguenze)
La chiusura di Nabi rifiuta il fatalismo: “io al destino non ci credo”. Dentro c’è un’etica artigiana: la vita non si aspetta, si aggiusta facendo. L’idea è anti‑romantica ma liberatoria: non giustificarsi con l’inevitabile, prendersi il rischio, firmare il conto delle proprie azioni. È un messaggio che parla a chi nel 2026 prova a tenere insieme strada e palco: non serve piacere a tutti, serve non mentire a se stessi.
Perché “OKAY OKAY” funziona (anche live)
Perché porta una scrittura diretta ma stratificata su un beat che si stampa addosso. Perché la ripetizione del titolo è call & response naturale. Perché l’immaginario dei “lupi” organizza subito il pubblico in branco – non per exclusion, ma per appartenenza. E perché la canzone non finge: non nasconde gli sbagli, li mette al servizio di un riscatto esibito. In un mare di brani che urlano senza dire, qui si parla a voce ferma e si fa casino quando serve.
Una chiave di lettura per i fan
Se vuoi portarti a casa una sola idea dal testo di OKAY OKAY, è questa: la serenità non arriva, si costruisce. “Okay” non chiude gli occhi – li tiene aperti mentre tutto intorno corre. E quando “metti in rec”, non stai solo registrando musica: stai registrando una scelta.
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