13/02/2026
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Testo e Significato di Paraculo – Cuta
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Testo “Paraculo”:
[Testo di “Paraculo”]
[Intro]
Vuoi piacere a tutti ma non sai come fare?
Goditi il nostro nuovo abbonamento “Paraculo”
Perché se sei paraculo, non piaci a nessuno
Ma se sei così paraculo da non sembrare paraculo
Piaci a tutti cazzo
[Strofa 1]
Faccio un pezzo conscious sul nostro amore
Per scoparmi le altre
Per fare più follower, soldi ed amici
Ma poi fare l’umile e dire che no
Sono un artista e non mi importa di ‘ste cose
Che esprimere quello che ho dentro è bastato
Mentre i numeri sono l’affetto che mi è mancato
Voglio monetizzare il mio essere complessato
[Interludio 1]
Così, cioè, ci guadagno, così ho ragione, così, così
[Strofa 2]
Così non devo conoscermi né risolvermi i problemi
Se fai soldi c’hai ragione, è anche meglio se hai i problemi
Vantarsi e drogarsi è da artisti, quelli veri
E poi sembran soldi facili e io son così lazy (Sono americano)
Non ho sogni ma voglia che mi invidi, non che mi ammiri
Voglio donne e cocaine, non mi importa di lei
E neanche di lei, ma le ostento anche se
Non son neanche sicuro di non essere gay
[Interludio 2]
Dicevo “gang”, non “gay”
È un Paracuta
Milano, Torino, Roma
E tutte le altre città
Sennò ho paura che qualcuno si offenda
Io sono Cuta e sono
[Ritornello]
Un paraculo vivente, oh-oh
Il paraculo di sempre, oh-oh
Un paraculo vivente, vivente, vivente
Il paraculo di sempre
[Strofa 3]
Nei testi racconto di cose
Che riguardano le altre persone
Emozioni, politica e amore
Nel modo più scandaloso possibile
Così che crei una divisione
Ma non dico mai la mia opinione
Mi limito alla narrazione
Così ognuno ci vede la sua
Mi metto in bocca le parole
Di tutte quelle persone
A cui contesto l’errore
Così non ne devo fare il nome
Così non mi fanno querele
E se mi dan del coglione o ragione
Uguale mi va bene
Perché c’ho avuto attenzione
Quello volevo, non credermi buono
Non me ne fotte un cazzo di voi
[Ritornello]
Un paraculo vivente, oh-oh
Il paraculo di sempre, oh-oh
Un paraculo vivente, vivente, vivente
Il paraculo di sempre
Possibile significato del testo “Paraculo”:
“Paraculo”: satira, identità e ipocrisia nell’autoritratto più feroce di Cuta
Paraculo, pubblicata da Cuta il 13 febbraio 2026 e prodotta da NoSaintz , è uno dei brani più espliciti dell’intero progetto omonimo. Qui l’artista smantella senza pietà le maschere del mondo musicale, dei social, dell’ego e perfino le proprie. Il pezzo è una presa di posizione dura, ironica e autocritica: Cuta racconta la figura del paraculo come simbolo della cultura contemporanea, ma soprattutto come proiezione di sé stesso, nella sua parte più fragile, contraddittoria e manipolatoria.
La promessa iniziale: diventare paraculi per piacere a tutti
L’intro è una finta pubblicità che illustra un “abbonamento Paraculo”. È satira pura: Cuta ironizza sul bisogno dell’artista moderno di piacere a tutti, adattandosi a ogni contesto, filtrando emozioni e opinioni per risultare gradito. La contraddizione è immediata: essere paraculi non piace a nessuno, ma essere talmente bravi a nasconderlo può far sembrare autentici. È una critica diretta al mondo dell’intrattenimento, dove spontaneità e calcolo convivono senza soluzione di continuità.
La prima strofa: amore, umiltà e numeri… tutto un pretesto
Nella prima strofa, Cuta ammette in maniera brutale di sfruttare sentimenti e dinamiche personali per ottenere follower, soldi e attenzione. Parla dei pezzi “conscious” sull’amore come strategia per attrarre pubblico, e allo stesso tempo dice di fare l’umile per sembrare superiore ai numeri che in realtà insegue disperatamente. La frase più densa è quella in cui ammette che i numeri sono “l’affetto che mi è mancato”: la fame di visibilità nasce da un vuoto emotivo, trasformato in percorso artistico.
Monetizzare le fragilità
“Voglio monetizzare il mio essere complessato” è una delle linee più sincere del brano. Cuta confessa che la sua arte, più che ricerca espressiva, è spesso sfogo, compensazione psicologica. È una confessione scomoda, perché racconta una verità nascosta dietro tanta musica moderna: il dolore personale diventa contenuto, e il contenuto diventa prodotto.
Seconda strofa: soldi, status, identità sessuale e paure
La seconda strofa porta la satira all’estremo. Cuta critica l’idea che fare soldi significhi avere ragione, e ironizza sull’immaginario tossico dell’artista moderno: vizi, droghe, ostentazione, pigrizia mascherata da estetica americana. Ammette di volere “invidia, non ammirazione” per una ragione chiara: l’invidia genera potere, l’ammirazione richiede responsabilità.
La parte più spiazzante è quella in cui, tra autoironia e provocazione, dice di non essere sicuro nemmeno del proprio orientamento sessuale. È una critica alla cultura dell’immagine: l’identità non è più ciò che sei, ma ciò che conviene rappresentare.
Interludi: il linguaggio come paracadute
Gli interludi sono volutamente assurdi: giochi di parole, scuse preventive (“dicevo gang, non gay”), liste di città per evitare di offendere qualcuno. Cuta mostra come, nel mondo ipersensibile e sovraesposto dei social, ogni parola è un rischio. Essere paraculi diventa una strategia di sopravvivenza comunicativa, non solo un difetto caratteriale.
Il ritornello: un’identità dichiarata
“Un paraculo vivente”. Cuta non si nasconde: si definisce così, accettando che la sua figura pubblica è costruita, contaminata dal bisogno di essere visto, capito, amato. L’autodefinizione toglie agli altri la possibilità di ferirlo: se ti chiami paraculo da solo, nessuno può usarlo contro di te.
Terza strofa: il ruolo dell’artista nella società moderna
Qui il discorso si fa più ampio. Cuta ammette di parlare di tutto — politica, emozioni, storie degli altri — nel modo più “scandaloso possibile”, non per esprimere idee ma per generare reazioni. La provocazione diventa strumento di engagement. Ma la parte più forte è quando dice di non dare mai la sua vera opinione, per lasciare che la gente ci veda ciò che vuole. È un ritratto perfetto dell’artista‑algoritmo: colui che non rischia, non si espone, non pensa veramente, ma amplifica e rispecchia.
Racconta anche il meccanismo dell’appropriazione: si mette in bocca le parole degli altri, critica ciò che usa, trae vantaggio da ciò che denuncia. E non teme il giudizio: insulto o elogio producono comunque attenzione, che è il vero fine.
“Non me ne fotte un cazzo di voi”: la chiusura più sincera
Alla fine, Cuta abbandona ogni ambiguità: non vuole essere creduto buono, non ha interesse nel consenso autentico. Vuole l’attenzione, vuole la reazione, vuole il rumore. È un autoritratto cinico ma reale, che descrive non solo se stesso ma una generazione cresciuta nel loop fra algoritmo, approvazione e paura di sparire.
Perché “Paraculo” è centrale nell’album
Il brano dà il nome all’intero progetto perché ne riassume l’essenza: un viaggio dentro la contraddizione umana. Cuta mostra come la cultura digitale premi l’ambiguità, la furbizia, la manipolazione emotiva. Ma dietro la satira c’è un dolore vero: la paura di essere trasparente, inutile, dimenticato.
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