13/02/2026
7 min
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Testo e Significato di Amore Goodbye – Claver Gold
Testo “Amore Goodbye”:
[Testo di “Amore Goodbye”]
[Intro]
Interrompiamo tutti i programmi per un’edizione straordinaria
Nuovi dati hanno dimostrato che il novanta per cento della popolazione non ha un cuore
Il restante dieci per cento fa molto fatica a usarlo
Claver Gold
[Ritornello]
Fuori un altro missile squarcia il cielo
Ora gli occhi piangono sotto un velo
Quello che non sai, amore goodbye
Nella differenza tra zero e zelo
Nelle notti bianche passate al gelo
Solo con i miei guai, amore goodbye
[Strofa 1]
Per questo male non c’è medicina
Mediorientale, libertà in vetrina
Nel tuo ultimo sbadiglio, mi domando
Se mio figlio sconterà quel sangue in Palestina
Chi dovrà chiedere a Dio perdono?
Oggi lo vorrei anch’io, perdono
No, non credo basti un testo ma il dissenso crea dissesto
E mi sono chiesto, sì, se questo è un uomo
Sveglia presto sulla casa al mare
Poi rieducazione vestibolare
Mi son vestito male, oggi non riesco a parlare
Per spiegarmi devo gesticolare
Tu dal tuo cellulare fai disinformazione
Terza guerra mondiale, quarto Reich in azione
Poi c’è il quinto potere della televisione
Palinsesto senza amore non del mondo visione, giù
[Ritornello]
Fuori un altro missile squarcia il cielo
Ora gli occhi piangono sotto un velo
Quello che non sai, amore goodbye
Nella differenza tra zero e zelo
Nelle notti bianche passate al gelo
Solo con i miei guai, amore goodbye
[Strofa 2]
Ho un fuoco dentro che mi fa sudare quando fuori nevica
Per farti studiare tuo padre si indebita, la vita si sgretola
Ho visto il sole dentro gli occhi di un’ostetrica
Stavolta non ci salverà l’America
Soli nella terra più lontana, in una guerra disumana
Un’altra bomba ha già straziato il panorama
Ha già danzato sopra i tetti in questo dramma senza trama
No che non ci basterà la lotta partigiana
Non ci salva una preghiera in uno stato senza Stato
Penso che mi abbia ascoltato solo il Dio sbagliato, che sbadato
Nel silenzio della notte sorge il sole in un boato
Mi spiace ma quel bimbo era un soldato, che peccato
La democrazia ha fallito ed il silenzio fa rumore
Sotto un cingolato nasce un fiore
Mentre il mondo si commuove, c’è una mina nel mio cuore
Non farmi emozionare, qui si muore per amore
[Ritornello]
Fuori un altro missile squarcia il cielo
Ora gli occhi piangono sotto un velo
Quello che non sai, amore goodbye
Nella differenza tra zero e zelo
Nelle notti bianche passate al gelo
Solo con i miei guai, amore goodbye
Possibile significato del testo “Amore Goodbye”:
“Amore Goodbye”: quando l’amore incontra il mondo e il mondo non fa sconti
“Amore Goodbye” di Claver Gold è uno di quei brani che non parlano solo di una relazione finita: parlano del tempo in cui viviamo, di ferite collettive che diventano private e di un cuore che tenta di non spegnersi mentre attorno il mondo si sfalda. La produzione di Gian Flores veste il testo con un tappeto malinconico e cinematografico, perfetto per accompagnare immagini che uniscono amore, guerra, colpa e speranza fragile. La canzone si muove infatti su due piani: la dimensione personale del dolore e quella globale del caos.
Il mondo senza cuore: l’annuncio iniziale
L’intro è una finta edizione straordinaria: “il novanta per cento della popolazione non ha un cuore”. È un modo brutale per dire che oggi l’empatia sembra spegnersi, o essere diventata un lusso. Il restante dieci per cento “fa fatica a usarlo”: questo colloca subito l’autore in quel gruppo che sente troppo, che non riesce a ignorare ciò che succede fuori. Claver Gold inizia così un discorso che intreccia sentimento e politica emotiva, trasformando la canzone in un commento sullo stato del mondo.
“Fuori un altro missile squarcia il cielo”: l’amore sotto le bombe
Il ritornello è una fotografia della condizione contemporanea: missili che squarciano il cielo, occhi che piangono “sotto un velo”. Qui non si parla solo di conflitti geopolitici: la metafora unisce eventi reali al crollo interiore dell’io narrante. “Amore goodbye” diventa la formula amara con cui si dà l’addio a ciò che era fragile e non ha retto. La linea “tra zero e zelo” descrive perfettamente quel confine tra indifferenza e sforzo estremo che caratterizza molte relazioni in difficoltà.
La prima strofa: politica, colpa e identità spezzata
Il verso “per questo male non c’è medicina” introduce un dolore che non è solo amoroso: è dolore sociale, storico, culturale. Claver Gold intreccia la sua voce con quella di intere popolazioni: “Mediorientale, libertà in vetrina”. Si percepisce un senso di impotenza di fronte a guerre che si trascinano da decenni. La domanda: “se mio figlio sconterà quel sangue in Palestina” è una riflessione sulla colpa ereditata, sull’idea che i conflitti del passato ricadano sui figli di oggi.
“Chi dovrà chiedere a Dio perdono?” è una linea che parla di spiritualità ferita, di fede che inciampa sulla realtà. L’autore sa che un testo non può cambiare il mondo, ma può denunciare: “il dissenso crea dissesto”. Qui si interroga su cosa significhi essere uomini in un tempo di violenza, citando Primo Levi (“se questo è un uomo”) attraverso un parallelismo emotivo e morale.
La quotidianità che implode
Claver Gold descrive scene minuscole che diventano gigantesche: svegliarsi presto nella casa al mare, sentirsi disallineati (“rieducazione vestibolare”), vestirsi male perché la mente è altrove. L’incapacità di trovare le parole porta a “gesticolare”, tratto tipico italiano che qui diventa simbolo della difficoltà di comunicare. La strofa poi attacca media e disinformazione: cellulari come fonte di caos, televisione come “quinto potere” che plasma il mondo. “Palinsesto senza amore” descrive una narrazione globale priva di empatia.
La seconda strofa: sopravvivenza emotiva e politica
La seconda parte del brano è ancora più intensa. “Ho un fuoco dentro che mi fa sudare quando fuori nevica”: l’immagine è potentissima. L’autore parla di un’ansia costante, di un calore interiore che non consola ma consuma. C’è anche un riferimento alla precarietà economica: “per farti studiare tuo padre si indebita”. Le microstorie familiari diventano tasselli di una tragedia collettiva.
“Stavolta non ci salverà l’America” richiama la disillusione verso chi per decenni è stato visto come salvatore globale. L’autore descrive una “terra più lontana” dove regna una “guerra disumana”, un panorama straziato dalle bombe. Il suo sguardo denuncia, ma allo stesso tempo resta umano: “mi spiace ma quel bimbo era un soldato, che peccato”. È una frase che non giustifica la violenza, ma la guarda con la disperazione di chi vede l’infanzia trasformata in carne da cannone.
Uno Stato senza Stato: fallimento delle istituzioni
“Non ci salva una preghiera in uno stato senza Stato”: qui Claver Gold racconta di governi fantasma, democrazie svuotate, promesse non mantenute. L’unica risposta sembra essere una voce individuale che tenta di sopravvivere al rumore. “Penso che mi abbia ascoltato solo il Dio sbagliato” è ironia amara, quasi blasfema, verso l’idea di un intervento divino che non arriva.
La strofa si chiude con una delle immagini più poetiche e violente del brano: “Sotto un cingolato nasce un fiore”. Un fiore che nasce schiacciato, che cresce nel dolore. È il simbolo perfetto della canzone: la bellezza che tenta di sopravvivere alla guerra, l’amore che tenta di germogliare nonostante l’addio.
Il ruolo del ritornello: un arrivederci al futuro
Il ritornello torna come una finestra sul mondo esterno: missili, gelo, lacrime. Ma ogni volta la frase “amore goodbye” assume un colore diverso: addio al mondo che conoscevamo, addio alla relazione, addio alla speranza? Claver Gold non lo dice esplicitamente: lascia l’interpretazione allo stato d’animo di chi ascolta. Ed è proprio questa ambiguità emotiva a rendere il brano così forte.
Perché “Amore Goodbye” colpisce così tanto
La canzone parla d’amore, ma come solo Claver Gold sa fare: passando attraverso geopolitica, informazione tossica, storia, etica, spiritualità. Non è un testo che consola: è un testo che mette davanti a responsabilità e domande. Il dolore personale viene amplificato da un mondo che non sembra offrire riparo. Ma dentro tutte queste immagini, qualcosa resiste: la possibilità di dirsi addio con onestà, la capacità di non spegnersi del tutto, la volontà di cercare un posto nuovo in un mondo che cambia.
“Amore Goodbye” resta perché è un addio che racconta più del dolore: racconta il tempo in cui viviamo.
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