13/02/2026
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Testo e Significato di Street Bastard – Myto (ITA)
Testo “Street Bastard”:
[Testo di “Street Bastard” ft. Jake La Furia]
[Intro: Myto]
Yo
[Strofa 1: Myto]
Ho chi fa il lavoro sporco, ma non ti parlo del fonico
Del tecnico del suono, pirotecnico del fuoco
Non mi fermano più perché c’ho addosso un pezzo grosso
Ma perché per le mie strade sarò presto un pezzo grosso
Sembro dentro a Bird Box, non uscirò dal buio
Puoi chiamarmi Carl Cox perché sono il più cupo
Amo fare il rompicapo, ma non ti parlo di indovinelli
Ti porterò l’odio e non lavoro più alla DHL
Lamborghini Lanzador, la ritiro a Lanzarote
Chiamami “il chitarrista” perché te le suono di santa ragione
Per fermare il movimento devi assassinarmi
Gianni Versace, scegli delle armi dorate
Il vile denaro ti fa ostile e codardo, infine bugiardo
Per questo ho un simile sguardo
Aquila reale cucita sullo stendardo
Il Messico in Italia non c’è stato fino a Myto perché sono
[Ritornello: Myto & Jake La Furia]
Street bastard, vero bastardo
[?] la malattia più spietata del cancro
E della polvere di napalm o da sparo
E del carburante, di un missile termobarico
Siamo street bastard
Come Milano negli anni Novanta, le moto senza targa
Noi siamo street bastard
L’inferno spesso è l’unica speranza se qua il cielo non ti guarda (Jake)
[Strofa 2: Jake La Furia]
Bambini giocano con le Beretta, giù la testa, dammi retta
Non ho il sangue, dentro ho la lava dell’Etna
9 Parabellum sopra il tavolino (Yeah), g nel pentolino
Rocce dalla coca, cocca, la neve fiocca
Il mio QI (Ah) è il prodotto dei vostri cuggì
Asset commerciale, la tagli, ma non la cuci (No)
In cucina gira un frullatore made in China
Fa una montagna di merce con il lattosio in cima (Yeah)
Siamo immortali, fra’, i racconti degli sbattimenti
Ti fanno vivere cent’anni anche se muori a venti
Veni, vidi, vici con i soldi degli impicci (Ah)
Fra’, se non ci credi, vieni e porta pure i tuoi amici (Oh)
[Ritornello: Myto]
Street bastard, vero bastardo
[?] la malattia più spietata del cancro
E della polvere di napalm o da sparo
E del carburante, di un missile termobarico
Siamo street bastard
Come Milano negli anni Novanta, le moto senza targa
Noi siamo street bastard
L’inferno spesso è l’unica speranza se qua il cielo non ti guarda
[Outro: Myto]
Siamo street bastard (Street bastard)
Possibile significato del testo “Street Bastard”:
“Street Bastard”: codice di strada, immagini forti e un’eredità che brucia
“Street Bastard” di Myto con Jake La Furia (prod. EPY) è un manifesto che suona come sirena e come campana. Il pezzo mette in fila simboli, memorie e minacce, alternando punchline cinematografiche e fotogrammi di realtà cruda. Qui la strada non è sfondo: è giudice, allenatore, ferita e – per chi ha imparato a starci – identità. L’espressione street bastard non indica solo un carattere: è una cittadinanza emotiva, un passaporto che ti permette di riconoscere chi ha pagato il prezzo dell’appartenenza.
La postura di Myto: crescere nell’oscurità e rivendicare il titolo
Nella prima strofa Myto si presenta con la faccia di chi ha attraversato il buio: “sembro dentro a Bird Box… non uscirò dal buio”. La citazione serve a dirci che lo sguardo è abituato a muoversi senza luce, a fiutare i pericoli più che a vederli. Subito dopo, l’accoppiata “Carl Cox/il più cupo” ribalta il riferimento club in icona di intensità: non è un DJ set da festival, è un sound system interiore sempre al massimo.
Giochi di parole e minacce letterali
Myto rovescia la semantica di termini comuni (“rompicapo” che non sono indovinelli, “chitarrista” che “le suona” per davvero) per costruire un dizionario della violenza: l’ironia non smorza, affila. Quando dice “ti porterò l’odio”, scioglie ogni ambiguità romantica: la posta in gioco non è l’approvazione del pubblico, ma il rispetto su cui si regge un ecosistema. Gli oggetti – DHL, armi dorate “alla Versace”, Lanzador a Lanzarote – sono tasselli di un mosaico visivo che lega lusso, ironia e pericolo.
Il denaro come veleno sociale
“Il vile denaro ti fa ostile e codardo, infine bugiardo”: in una sola riga c’è l’etica del pezzo. I soldi non sono il male in sé: sono un reagente. Se la struttura morale è fragile, i soldi rivelano e amplificano le crepe. L’“aquila reale sullo stendardo” non è un vezzo: è lo stemma di chi sceglie di guardare dall’alto ma paga il vento che piega le ali. È l’idea di nobiltà di strada, non di status legalizzato.
Messico, Milano e mito personale
“Il Messico in Italia non c’è stato fino a Myto”: la barra non vuole riscrivere la geografia, ma dichiarare una biografia. Myto si percepisce come crocevia di lingue, codici e immaginari. L’America Latina entra come eco di cartelli e polvere: più mito che cronaca. L’obiettivo è scolpire un personaggio – riconoscibile, minaccioso, impermeabile – capace di calare la maschera del supereroe dentro vicoli italiani.
Il ritornello: marchio di fabbrica e scenografia di cemento
Quando i due ripetono “Street bastard”, non stanno solo incollando un’etichetta. Stanno firmando una tessera. L’elenco di elementi – malattia crudele, polveri, missili termobarici – è un crescendo iperbolico che rende fisica la durezza. Poi lo scatto a Milano anni ’90 (“moto senza targa”): non nostalgia fine a sé stessa, ma richiamo a una città dove l’illegalità era quotidiana e rumorosa. Infine il colpo più importante: “l’inferno spesso è l’unica speranza se qua il cielo non ti guarda”. È la sintesi del no future urbano: se l’alto ti ignora, provi a bruciare più in basso, pur di scaldarti.
Jake La Furia: lessico di guerra e memoria chimica
La seconda strofa apre con un’infanzia deformata: “bambini giocano con le Beretta”. Non è solo immagine d’effetto: è diagnosi di contesti in cui l’educazione sentimentale passa da oggetti che tolgono respiro. La “lava dell’Etna” al posto del sangue spiega il temper: caldo, viscoso, ingovernabile. L’inventario (Parabellum, g, rocce) non è folclore criminale: è vocabolario di una stagione che continua a sedimentare nell’immaginario collettivo delle periferie.
La chimica del taglio come economia parallela
“Frullatore made in China… lattosio in cima”: in quattro parole Jake definisce la catena di montaggio dell’alterazione – merce che si moltiplica, salute che evapora. Non c’è estetizzazione: c’è consapevolezza di un’industria clandestina che trasforma la cucina in laboratorio e l’adolescenza in turno di notte. Il risultato non è solo profitto: è costo umano, calcolato in anni persi.
Immortalità paradossale e latinità feroce
“Siamo immortali… i racconti degli sbattimenti ti fanno vivere cent’anni anche se muori a venti”: qui sta il paradosso centrale. La sopravvivenza narrativa – le storie che ti precedono – sostituisce la sopravvivenza biologica. “Veni, vidi, vici con i soldi degli impicci” latinizza l’hustle: un motto imperiale applicato a economie informali. L’invito finale (“vieni, porta i tuoi amici”) non è marketing: è sfida pubblica, banco di prova.
Immagini forti e responsabilità di ascolto
Il pezzo usa metafore estreme (napalm, missili termobarici) e lessico armato. La funzione non è l’istruzione, è la rappresentazione. Per chi ascolta, la responsabilità sta nel saper distinguere tra documentare e promuovere. Qui si documenta un certo immaginario: duro, iperbolico, stratificato. La violenza non è tutorial, è contesto – e il ritornello la incornicia in una fatalità amara.
L’arte di EPY: fare spazio alla voce e alla minaccia
La produzione di EPY lavora per densità: kick asciutta, basso che spinge, synth che costruiscono un tunnel. Il beat lascia alla voce il compito di “martellare” concetti e immagini, senza sovraccaricare con orpelli. È una scelta coerente: in un brano così colmo di cemento e polvere, l’aria serve per far risuonare i colpi.
Street code vs. società: dove si spezza (e dove regge)
Il codice di strada premia il coraggio, punisce la delazione, santifica il rispetto. Ma la società in cui il pezzo risuona richiede il contrario: fidarsi delle istituzioni, fuggire la violenza, proteggere i più deboli. La tensione tra questi due piani è l’energia che alimenta il brano: si sente in ogni immagine, si legge in ogni minaccia, esplode in ogni “bastard”.
Perché “Street Bastard” resta
Resta perché mette insieme due voci che portano pedigree diversi e complementari: la cronaca cruda di Jake e la costruzione mitologica di Myto. Resta perché usa riferimenti pop (film, DJ, moda) per sedurre l’orecchio, ma lo costringe a guardare in faccia la materia scura. Resta, soprattutto, perché non finge: non promette redenzioni facili, non addolcisce il ferro. È un pezzo che riecheggia in strada e nelle cuffie, come una sirena nel retro di una notte lunga.
Linee chiave da riascoltare (e cosa suggeriscono)
• “Non uscirò dal buio” – l’abitudine al pericolo come competenza.
• “Il denaro ti fa ostile” – i soldi come cartina tornasole etica.
• “Bambini con le Beretta” – la degenerazione dell’infanzia come cornice, non come eccezione.
• “L’inferno è l’unica speranza” – fatalismo lucido e bruciante.
• “Veni, vidi, vici” – latinità applicata all’hustle, mito che si mangia la realtà.
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