13/02/2026
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Testo e Significato di eravamo un’idea – Mara Sattei ft. Mecna
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Testo “eravamo un’idea”:
[Testo di “eravamo un’idea” ft. Mecna]
[Intro: Mara Sattei & Mecna]
Sto vicino a te, ma
Io non lo so quanto ci resta
Yeah
[Strofa 1: Mecna]
Tu chiudi gli occhi e dopo lanciati, vedrai che sensazione
Non c’è il mare ad abbracciarci, è una stupida relazione
La famiglia è l’unica cosa di cui prendersi cura
Stufi del viaggio, ci accasciamo sull’erba della pianura
Ho il nodo in gola di chi perde il suo tempo
Per stare dietro ad un sogno che non si avvera
E sognando lo sta perdendo (Ah)
Per noi scoprirsi a vicenda è come passare da un hotel
Con una S dopo l’ultima stella a dormire in tenda
Quando andrò, tu avrai una chat da cancellare e password segrete
Amarsi è come dissetarsi е avere ancora setе
Casa al mare è sempre uguale, il Wi-Fi non funziona bene
Chissà se vivremo come si deve
[Pre-Ritornello: Mara Sattei]
Prima o poi io guarirò
Ma non mi ricordo come si fa
Io non mi ricordo di non farti male
[Ritornello: Mara Sattei & Mecna]
Sto vicino a te, ma
Io non lo so quanto ci resta
Che da settimane, sempre uguale
Per scuse inutili ci allontaniamo
Ma eravamo un’idea solo nella tua testa
[Strofa 2: Mara Sattei]
Ma un istante, poi mi giro, respiro e sto meglio
Mentre piovono i casini, sto sotto l’ombrello
Perché son brava, ho tutti i muri, li faccio di marmo
Per ripararmi dai dolori e da tutto il bordello
E giro tutte le città, ti vedo in Alaska
L’unico posto che da fuori è più freddo che in pancia
Perché non crescono mai fiori dove tutto ghiaccia
Perché io è da un po’ io, se esco fuori, odio tutti e basta
E, ti giuro, l’inverno è un posto perfetto
Perché posso piangere in pace e non fingere
E disegno tutte le case, ci vivo dentro
E disegno te che mi guardi e resti per sempre
[Pre-Ritornello: Mecna]
Prima o poi io guarirò
Ma non mi ricordo come si fa
Io non mi ricordo di non farti male
[Ritornello: Mara Sattei & Mecna]
Sto vicino a te, ma
Io non lo so quanto ci resta
Che da settimane, sempre uguale
Per scuse inutili ci allontaniamo
Ma eravamo un’idea
Solo nella mia testa
[Outro: Mara Sattei & Mecna, Mecna]
Sto vicino a te, ma
Io non lo so quanto ci resta
Che da settimane, sempre uguale
Per scuse inutili ci allontaniamo
Ma eravamo un’idea
Solo nella mia testa
Possibile significato del testo “eravamo un’idea”:
“eravamo un’idea”: la fragilità dei legami e l’amore che non riesce a diventare realtà
eravamo un’idea, pubblicata il 13 febbraio 2026 da Mara Sattei con il featuring di Mecna, è una delle tracce più emotive dell’album CHE ME NE FACCIO DEL TEMPO. Prodotta da Dona (ITA) e Lvnar, la canzone esplora il momento fragile in cui un rapporto sembra esistere solo nell’immaginazione di una delle due persone. Il brano costruisce un dialogo fatto di confessioni, distanze, memorie e desideri non realizzati, mantenendo un tono intimista ma capace di colpire chiunque abbia vissuto una relazione non corrisposta fino in fondo.
Un’apertura sospesa: vicini ma lontani
L’intro, interpretata da entrambi, mette subito in chiaro il nodo centrale: si è vicini fisicamente, ma lontani emotivamente. Quella frase “io non lo so quanto ci resta” apre un mondo di incertezza. È la tipica sensazione di un rapporto che non ha più punti di appiglio, in cui si percepisce la fine ma non la si vuole nominare. Mara e Mecna entrano immediatamente in un’atmosfera malinconica: non ci sono litigi, solo una consapevolezza dolorosa che qualcosa non funziona più.
Mecna e la stanchezza affettiva
Nella prima strofa, Mecna dipinge immagini molto concrete: tentativi di lanciarsi nel vuoto, famiglie che diventano l’unico punto saldo, sogni che non si realizzano e che nel frattempo fanno sprecare tempo prezioso. Il paragone tra il conoscersi e “passare da un hotel con una S in più a dormire in tenda” suggerisce il passaggio da una relazione comoda, stabile, a qualcosa di improvvisato e precario. Il tono è di una disillusione lucida: anche quando descrive dettagli quotidiani – come il Wi-Fi che non funziona nella casa al mare – lo fa per sottolineare l’idea di un rapporto che non trova un equilibrio. Si percepisce una sorta di resa emotiva: nonostante gli sforzi, qualcosa non torna più.
La paura di ferire e il bisogno di guarire
Il pre-ritornello di Mara porta un peso enorme: “non mi ricordo di non farti male”. È una frase che colpisce perché racchiude la consapevolezza di un dolore involontario. Mara non vuole ferire, ma ogni gesto sembra diventare una ferita. La sua voce si muove tra voglia di guarire e incapacità di ricordare come si faccia. È un conflitto interiore molto reale, soprattutto nelle relazioni in cui amore e frustrazione convivono.
Il ritornello: un amore che esisteva solo nella mente
Il ritornello è il cuore tematico del brano. L’idea che “eravamo un’idea solo nella tua testa” – poi riformulata da Mara come “solo nella mia testa” – racconta la disarmonia tra il vivere un sentimento e il non riuscire a trasformarlo in qualcosa di concreto. È come se entrambi, a turno, si fossero illusi di ciò che poteva essere. La ripetizione dell’immagine delle settimane tutte uguali, fatte di distanza e scuse inutili, costruisce uno scenario stagnante: due persone bloccate in un ciclo emotivo da cui non sanno uscire, ma da cui non riescono nemmeno a liberarsi.
Mara Sattei: muri di marmo e isolamento emotivo
Nella seconda strofa, Mara porta un’immagine potente: lei stessa che costruisce muri di marmo per proteggersi dai dolori. È un concetto che si sposa perfettamente con il titolo dell’album, centrato sul rapporto col tempo e sul modo in cui le persone reagiscono alle esperienze passate. Mara racconta di non riuscire più a relazionarsi con gli altri (“se esco fuori odio tutti e basta”) e di un inverno che diventa spazio sicuro per piangere senza essere vista. Questa strofa dipinge un’autodifesa totale, frutto di esperienze ferite e di un cuore che non sa più aprirsi senza temere il peggio.
L’immaginazione come rifugio
Verso la fine della strofa, Mara rivela di disegnare case e poi abitarci, quasi a voler creare mondi alternativi dove le cose non fanno male. L’immagine di “te che mi guardi e resti per sempre” è il punto più doloroso: ciò che non riesce ad avere nella realtà viene costruito nell’immaginazione. È il tentativo di tenere vivo un legame che nella vita reale sta già scomparendo.
Mecna e la memoria del dolore
Quando Mecna riprende il pre-ritornello, lo fa con una sfumatura diversa: sembra riconoscere di essere anch’egli responsabile della distanza. Il tema della guarigione ritorna, ma sempre come qualcosa che non è ancora possibile. È un racconto a due voci in cui entrambi si assumono silenziosamente parte del peso e della colpa.
La doppia prospettiva del finale
Nell’outro, la ripetizione del ritornello assume un significato diverso perché le due voci si alternano, rivelando che entrambi avevano visto quel rapporto come un’idea da custodire, ma non erano capaci di trasformarla in realtà. È una conclusione amara e delicata: non c’è rabbia, solo la presa di coscienza che le emozioni non bastano per tenere insieme due persone.
Il significato complessivo
eravamo un’idea è una canzone sull’amore immaginato, sulle relazioni che sopravvivono più nella testa delle persone che nella realtà. Mara Sattei e Mecna riescono a raccontare la fine di un legame con una sincerità disarmante, mettendo al centro fragilità, silenzi, mancanze e aspettative disattese. Il brano è un viaggio emotivo attraverso ciò che poteva essere e ciò che non è stato, perfetto per chi ha vissuto legami confusi, incompiuti o pieni di fantasie mai realizzate.
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