13/02/2026
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Testo e Significato di CCC – Cuta
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Testo “CCC”:
[Testo di “CCC”]
[Ritornello]
Mo guardami e giura che non tradirai
Ma se ne hai paura, che voglia mi fai
Non lo farò più, ma è la norma dirai
Quando c’eri tu, io mi contaminai
[Strofa 1]
Dimmi bravo tu, ma non te lo vorrei chiedere
Sottostiamo a delle regole
Tanto amanti da competere
Una vittima e un colpevole
Cambio una cosa di me poi due
Ci passo sopra e ne cambio tre
E la persona che ormai non son più
Sgomita alla reception del cuore
Per parlare col titolare cervello
Mentre le guardie lo sbattono fuori
Lui vuole solo sapere perché
Ci siamo fatti rendere sottoni
Non ti dobbiamo delle spiegazioni
In quanto ai nostri collaboratori
Ce l’hanno detto i poteri forti
Che non sappiamo più stare da soli
[Ritornello]
Mo guardami e giura che non tradirai
Ma se ne hai paura, che voglia mi fai
Non lo farò più, ma è la norma dirai
Quando c’eri tu, io mi contaminai
(Dimmi bravo tu, dimmi bravo tu)
[Interludio]
Ferma, ferma tutto, ho un dubbio. ma secondo te
[Strofa 2]
Se ci presentiamo però senza fare finta
Mi interessa se scopiamo o che ti chiami Cinzia?
Lingua fuori come un cane quando fa amicizia
Non crescerò mai come Pharrel Williams
Abbiamo un botto d’ansia sociale (Un botto)
E in disco c’è tantissima gente (Un botto)
Ci stiamo andando solo per scopare? (Ah?)
Assolutamentissimamente (Ah-ah)
Che cazzo me ne fotte di ballare “Asere je, asere ah”
Va bene se lei me la dà e ti dico se lei me la dà cantiamo
Anche se ‘sta canzone mi fa schifo
Finché piace a lei è il mio pezzo preferito
Ti ha messo mi piace, è evidente vuole scopare (È mia)
Ti ha fatto un sorriso, è evidente vuole scopare (È mia)
Guarda, sta esistendo, è evidente vuole scopare (È mia)
Vuole fare sesso, tutti quanti lo vogliamo
Vabbè, non è successo quindi, dai, prendimi in mano
Possibile significato del testo “CCC”:
“CCC”: tra paranoia, desiderio e identità spezzata nel mondo caotico di Cuta
CCC, pubblicata da Cuta il 13 febbraio 2026 e prodotta da NoSaintz, è una delle tracce più dirette e psicologicamente complesse dell’album Paraculo. Nel brano convivono tre livelli narrativi: il rapporto con l’altro, il rapporto con sé stessi e il rapporto con il desiderio. Cuta costruisce un racconto che alterna insicurezze, ossessioni relazionali e autoironia, descrivendo una generazione che vive schiacciata fra ansia sociale, bisogno di essere validata e dinamiche affettive tossiche. Il titolo, “CCC”, sembra richiamare un codice implicito, un linguaggio abbreviato che riflette il caos emotivo di cui si nutre il pezzo.
Giuramenti fragili e identità contaminate
Il ritornello introduce subito uno dei temi cardine: la paura del tradimento. “Mo guardami e giura che non tradirai” è una richiesta disperata che però nasce da un desiderio distorto, quasi esaltato. La paura dell’infedeltà diventa paradossalmente una fonte di attrazione. Quando Cuta dice “quando c’eri tu, io mi contaminai”, parla di una relazione in cui due persone si sono influenzate negativamente, mescolando fragilità e difetti fino a perdere i confini della propria identità.
Competizione, ruoli invertiti e il bisogno di essere rassicurati
La prima strofa mette in scena una relazione tossica, basata su competizione e bisogno costante di approvazione. Quando Cuta dice “dimmi bravo tu”, rivela la necessità infantile di sentirsi riconosciuto. Al tempo stesso, sottolinea come entrambi i partner “sottostiano a delle regole” non scritte, che rendono la relazione una guerra di ruoli. La vittima e il colpevole si scambiano continuamente di posto.
Il passaggio delle “guardie alla reception del cuore” è una metafora brillante: l’emotività cerca di parlare con la razionalità, ma viene respinta, come se il cervello non volesse affrontare la complessità dei sentimenti. Questa immagine teatrale descrive perfettamente lo scollamento tra ciò che proviamo e ciò che pensiamo di dover provare.
La solitudine come diagnosi collettiva
Quando Cuta canta “ci hanno detto i poteri forti che non sappiamo più stare da soli”, introduce una critica sociale pungente. Non parla davvero di complotti, ma del modo in cui la società – fra social, intrattenimento continuo e dipendenza emotiva – abbia abituato tutti all’idea di non bastare a sé stessi. La relazione diventa così un luogo di fuga, non un luogo di crescita.
Il dubbio come preludio al disastro
L’interludio “ferma, ferma tutto, ho un dubbio” segna il passaggio dalla parte emotiva alla parte impulsiva del brano. È un momento di rottura: tutto ciò che era psicologico diventa immediatamente fisico, istintivo. Il dubbio, però, non è profondo: riguarda solo l’azione, non l’identità. È l’ennesimo indizio della superficialità emotiva che caratterizza i rapporti descritti nel pezzo.
La seconda strofa: ansia sociale e desiderio come anestesia
Nella seconda parte, Cuta descrive una serata in discoteca, piena di contraddizioni e desideri impulsivi. L’ansia sociale è un tema ricorrente: “abbiamo un botto d’ansia sociale e in disco c’è tantissima gente”. L’intera strofa sembra una fuga goffa dalla solitudine, in cui il sesso diventa l’unico linguaggio possibile. L’ironia tagliente (“non crescerò mai come Pharrell Williams”) mostra consapevolezza dei propri limiti, ma anche rassegnazione.
I riferimenti a “Asereje” e ai like sui social rappresentano il modo in cui il desiderio viene ridotto a segnali minimi: un sorriso, un mi piace, un’occhiata. Tutto è interpretato come prova che l’altro vuole fare sesso, in una spirale quasi paranoica. Questa rappresentazione è volutamente eccessiva, caricaturale, ma reale nel descrivere l’immaginario ipersessualizzato dei giovani contemporanei.
Desiderio, insicurezza e possesso
La frase “guarda, sta esistendo, è evidente vuole scopare” è una critica diretta a chi interpreta qualunque gesto come un invito. In realtà, l’intero monologo è un’esagerazione che mette in evidenza quanto le insicurezze personali possano trasformare qualsiasi interazione in un segnale sessuale. È un mix di comicità e disperazione, che smaschera una cultura relazionale basata più sulla paura di non essere desiderati che sul desiderio autentico.
La conclusione: la resa istintiva
Il finale (“vabbè, non è successo quindi dai, prendimi in mano”) torna alla dimensione del bisogno fisico, come se tutto il caos mentale dovesse per forza trovare sfogo nell’azione. È un gesto infantile, quasi ridicolo, ma completamente coerente con il tema centrale del brano: l’incapacità di gestire le emozioni se non tramite l’istinto.
Il significato complessivo
CCC è una satira psicologica che mescola insicurezze, sesso, ansia sociale e ricerca continua di conferme. Cuta costruisce un racconto che oscilla tra autoironia e confessione, tra realismo sporco e comicità amara. Il brano riflette un mondo in cui il contatto umano è distorto da aspettative, paure e sovraccarico emotivo.
Alla fine, “CCC” non parla solo di relazioni tossiche o di sesso impulsivo: parla della difficoltà di essere sinceri con sé stessi, della paura della solitudine e del bisogno disperato di riconoscimento. È un pezzo che riesce a far ridere, riflettere e, in qualche modo, anche riconoscersi.
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