13/02/2026
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Testo e Significato di mamma (outro) – Mara Sattei
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Testo “mamma (outro)”:
[Testo di “mamma (outro)]
[Strofa 1: Mara Sattei]
Mamma, io vorrei dirti che
Qui in fondo tutto è uguale, voglio il mare
Tu mentre prepari il caffè
Parlando delle cose che hai da fare
Io ogni distanza cerco quel senso
Che mi tiene viva, ma tu solo senti
Quello che poi è dentro di me
Tu sai illuminare i miei tornadi
[Ritornello: Mara Sattei]
E tutte le cose che ho perso
In questi anni che volano, cercando il mio universo
E tutte le volte che ho pianto
Tu sai quando ho paura e capisci ciò che sento
[Strofa 2: Mara Sattei]
Mamma, io vorrei darе a te
Gli occhi per guardare sеmpre altrove
Tu che mi hai insegnato cos’è
Che vuol dire amare le persone
Io, sola una stanza, milioni di porte
Vorrei starti accanto, abbracciarti più forte
Mamma tu sei l’unica che
Sa illuminare ogni colore
[Ritornello: Mara Sattei]
E tutte le cose che ho perso
In questi anni che volano, cercando il mio universo
E tutte le volte che ho pianto
Tu sai quando ho paura e capisci ciò che sento
[Post-Ritornello: Mara Sattei]
E mille cose che ho dentro
In questi anni che volano, dove si ferma il tempo?
E tutte le volte che ho pianto
Tu sai quando ho paura e capisci ciò che sento
[Outro: Emanuela Staropoli]
E niente, basta sennò piango ancora, che
Grazie, amore, bellissimo il pezzo, stupendo
Mi hai fatto uno dei regali più belli della mia vita
Grazie, amore, ti amo tanto
Possibile significato del testo “mamma (outro)”:
“mamma (outro)”: una lettera d’amore, colpa e distanza
mamma (outro), pubblicata da Mara Sattei il 13 febbraio 2026 e prodotta da Dona (ITA), è la traccia che chiude l’album CHE ME NE FACCIO DEL TEMPO. È un brano che assume la forma di una confessione privata, quasi un messaggio vocale trasformato in musica. Mara parla direttamente alla madre, rivelando fragilità, mancanze e un senso di colpa che lei stessa ha descritto pubblicamente come centrale nel significato della canzone . La scelta di chiudere il disco con questo pezzo conferisce all’intero progetto una dimensione profondamente emotiva, come se tutto il viaggio raccontato nell’album trovasse qui la sua sintesi più autentica.
Il rapporto madre–figlia come ancora emotiva
Nella prima strofa emergono due dimensioni che convivono: il mondo frenetico e incerto della vita adulta e la serenità domestica rappresentata dalla madre che prepara il caffè. Questo contrasto sottolinea un tema ricorrente: la distanza, fisica ed emotiva, da una figura che per Mara rappresenta sicurezza e radici. Il “voglio il mare” accenna al desiderio di libertà, ma anche a un senso di spaesamento. La madre è l’unica capace di “illuminare i tornadi”, immagine poetica che esprime la capacità materna di calmare tempeste interiori.
Tempo perso, tempo volato
Il ritornello parla delle cose perse negli anni, anni “che volano”. Mara fa riferimento al tempo come a qualcosa di sfuggente: mentre lei corre per costruire il proprio futuro, accumula smarrimenti e ferite. La figura materna diventa così bussola emotiva, l’unica capace di capire ciò che prova senza bisogno di spiegazioni. È una dichiarazione di vulnerabilità profonda, in cui Mara ammette di essere stata spesso spaventata, fragile, stanca.
Il desiderio di proteggere chi ha sempre protetto
Nella seconda strofa la prospettiva cambia: se prima era la madre a consolare, ora Mara desidera darle “gli occhi per guardare sempre altrove”. È un tentativo di contraccambiare anni di sostegno e cura. La maternità emotiva si ribalta: la figlia vuole diventare rifugio, forza, speranza per la madre. La frase “io, sola una stanza, milioni di porte” rappresenta la condizione dell’artista: circondata da possibilità ma spesso sola, spaesata, incapace di scegliere quale direzione prendere.
I muri di marmo e la paura del mondo
Un’immagine chiave è quella dei “muri di marmo”. Il marmo è duro, freddo, pesante: Mara ammette di aver costruito difese solide per arginare il dolore. Queste difese, però, la isolano. Il brano non nasconde il conflitto tra bisogno di proteggersi e desiderio di vicinanza. Anche quando viaggia, quando cambia città o si sposta per lavoro, porta con sé il bisogno della madre come punto di riferimento stabile.
La dimensione del pianto e il tempo che si ferma
Nel post-ritornello Mara parla di “mille cose che ho dentro”, riconoscendo la difficoltà di esprimere tutte le emozioni accumulate nel tempo. È un momento quasi sospeso, in cui si chiede “dove si ferma il tempo?”. Il pianto non è solo dolore, ma occasione di sfogo, catarsi, riconnessione con sé stessa. E anche in questi momenti la madre sembra essere l’unica capace di capire veramente.
La voce della madre: la chiusura più intima
L’outro, affidato alla voce reale di Emanuela Staropoli, madre di Mara, è uno dei momenti più autentici dell’intero album. Non è cantato: è un messaggio spontaneo, pieno di commozione e gratitudine. La madre ringrazia la figlia per il brano, definendolo uno dei regali più belli della sua vita. Questa scelta narrativa trasforma la canzone in uno scambio reale, vivo, non filtrato dall’arte: è un abbraccio a distanza, un ponte emotivo che chiude il disco con un senso di pace e riconciliazione.
Un outro che diventa dichiarazione d’amore
mamma (outro) non è solo una canzone: è un atto d’amore, una richiesta di perdono non detta, una carezza fragile e sincera. Mara Sattei mette da parte la costruzione artistica per mostrarsi nella sua forma più umana. In un’epoca in cui la distanza fisica è sempre più normale, il brano ricorda quanto sia prezioso chi riesce ad amarci senza condizioni. È una chiusura dolce, malinconica, ma soprattutto vera: un promemoria che il tempo passa, ma certi legami restano incrollabili.
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