06/02/2026
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Testo e Significato di Silvio B. – Lacrim ft. Noyz Narcos
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Testo “Silvio B.”:
[Paroles de “Silvio B.” ft. Noyz Narcos]
[Intro : Lacrim]
E-Ey, Chahid
Ah
[Couplet 1 : Noyz Narcos]
Lo senti cresce’ dentro e sanguinare a tuo posto
Pistole e rose nella tomba, steso composto
Mani incrociate al petto, quattro giorni al debutto
Serrande sigillate, scritto “Chiuso per lutto”
Il rosso con il nero che matcha col coke
Promesso a me stesso, mai tornare broke
Il giorno non è domani, è adesso, my blood
Ti giuro che mi prenderò tutto, nient’altro, swear on God
Ai play off, nel mio scott tutto il necessaire
Responsabile per me, gardien de mon frèrе
Black Gore-Tex, volto dietro, no ski mask
Puoi lavora’ pе’ me, a prend, you can trust
[Pre-Refrain: Lacrim]
Speed, j’mange un wok, Glock dans le froc
Porc, j’nikoumouk, y’a la BAC qui passe
Et j’vois qui bloque, j’passe un appel
Poto, j’pense au ferme sur ce qui révoque
“Tic toc”, j’étais posé tranquille, je suis devant le proc’
[Refrain: Lacrim]
Je t’ai dit, minimum il m’faut vingt milli
On n’a pas rêvé de mourir devant le bloc
Cent balles, je vais chez Zilli
Ils me regardent tous comme si j’revendais la drogue
Toujours la dalle comme à l’époque de Jenny from the Block
Le rouge et noir, laser et Glock
Ou, bien encore, comme l’AC Milan, ouais
Ou Louboutin quand je la croque
[Couplet 2: Lacrim]
Joint de cannabis, Canada Goose, j’kiffe le Canada
Y’a des fils de pute, j’fais plus la bise, ils auront nada
Bang, bang, minimum les jambes, toi c’est les bouteilles
Bang, bang, okay, toi t’es gang, t’es comme le Wu-Tang
Jamais à l’heure le jour d’la paye, quand c’est toi qui dois khalass
Et tu sais bien que le jour passe et q’un jour faut laisser sa place
Y’a aucun fils de pute qui pourra dire que j’ai volé sa place
J’ai dormi dehors, j’fais des sous et je dors en première classe
Ouais, ouais, à l’époque, t’étais un homme avec le temps
T’es devenu qu’une grosse pétasse, eh
Je n’aurai plus le choix, quand je serai dans l’impasse, bang
[Pre-Refrain: Lacrim]
Speed, j’mange un wok, Glock dans le froc
Porc, j’nikoumouk, y’a la BAC qui passe
Et j’vois qui bloque, j’passe un appel
Poto, j’pense au ferme sur ce qui révoque
“Tic toc”, j’étais posé tranquille, je suis devant le proc’
[Refrain: Lacrim]
Je t’ai dit, minimum il m’faut vingt milli
On n’a pas rêvé de mourir devant le bloc
Cent balles, je vais chez Zilli
Ils me regardent tous comme si j’revendais la drogue
Toujours la dalle comme à l’époque de Jenny from the Block
Le rouge et noir, laser et Glock
Ou, bien encore, comme l’AC Milan, ouais
Ou Louboutin quand je la croque
[Outro: Lacrim]
C’est des grosses putains des le matin
Ils lèchent des semelles de Louboutin
Tu l’a connais depuis trois heures
Et comme un con
Tu lui as montrè où est ton butin
Possibile significato del testo “Silvio B.”:
“Silvio B.”: lusso, fame e codice di strada tra Lacrim e Noyz Narcos
Silvio B. è una traccia che mette in corto circuito due scuole diverse ma compatibili: il French rap di Lacrim (qui su strumentale di Chahid) e il rap italiano di Noyz Narcos. Il risultato è un pezzo cupo, chirurgico, costruito su immagini dure e riferimenti pop che funzionano come coordinate d’identità. L’idea che attraversa tutto il brano è semplice: la strada non è un proclama, è un codice fatto di fame, disciplina, gerarchie e conseguenze. Laddove il titolo gioca volutamente con un nome che nell’immaginario italiano evoca potere e ostentazione, il testo preferisce parlare dell’altra faccia del potere: il controllo di sé, degli spazi e delle mosse.
Noyz Narcos: estetica funebre e giuramento di conquista
La prima strofa di Noyz è un set cinematografico. “Pistole e rose nella tomba”, “mani incrociate al petto”, serrande abbassate “chiuso per lutto”: la città è un obitorio attivo. Nel mezzo, la promessa di non tornare mai più “broke” e di prendersi “tutto” adesso, non domani. L’estetica funebre non è posa goth, è il modo con cui Noyz ricorda che ogni scelta ha un costo – e che per conservarsi vivi bisogna operare come in guerra: checklist, equipaggiamento nel scott, responsabilità per sé e per il frère. Il gore‑tex nero è uniforme, la maschera non serve: contano i ruoli, le procedure, la reputazione.
Lacrim: velocità, pressione e conti col sistema
Il pre‑refrain di Lacrim scorre come un inseguimento: speed, wok ingoiato di corsa, la BAC che passa, una telefonata, il pensiero al “ferme” che può scattare. Dal relax al procuratore (“tic toc… davanti al proc’”) in un attimo: è la vita compressa del rap di strada francese, dove l’organizzazione deve anticipare le mosse del caso. L’accento non è sull’eroismo ma sulla tensione di chi tiene insieme logistica e paranoia.
Il ritornello: rosso e nero, status e persistente fame
Il ritornello allinea le ossessioni di Lacrim: il minimo sindacale è “venti milli”, lo sguardo dei commessi in boutique che leggono sulla pelle il sospetto, l’eco della frase “sempre la fame come ai tempi di Jenny from the Block”. È un riferimento alla Jenny di Jennifer Lopez riletta come stato mentale: anche quando sali, devi comportarti come se fossi ancora in basso, altrimenti scivoli. Il rosso‑nero è cromia ricorrente: laser e Glock, ma anche Milan e Louboutin. Lusso e minaccia si specchiano, come a dire che l’estetica del potere è sempre ambigua: un tacco che luccica è anche un coltello col manico rosso.
Seconda strofa di Lacrim: curriculum, priorità e memoria
Quando Lacrim elenca Canada Goose, voli verso il Canada, giacche e giunti di cannabis, non fa una lista di shopping: mette in fila coordinate di movimento. La barra “ho dormito fuori… ora dormo in prima classe” riassume la traiettoria: l’upgrade non cancella i checkpoint della fame. Le regole restano: pagare puntuali, non rubare posti, accettare che “un giorno devi lasciare la tua sedia”. È un’etica da caposquadra: il posto che hai è quello che mantieni con competenza e memoria, non quello che ti intitoli da solo.
Il peso del sospetto: lusso come bersaglio
Le righe “cento euro, vado da Zilli… mi guardano come se rivendessi droga” dicono molto del profiling quotidiano. Il lusso, invece di proteggerti, ti espone: entri in uno store e diventi bersaglio per cliché e pregiudizi. Il ritornello non piange questa condizione, la usa: ognuno ha la propria parte nel teatro sociale, a Lacrim tocca quella del sospetto – e lui la converte in carburante.
Immagini, brand, club: perché non sono solo ornamenti
Nel brano i nomi‑oggetto (Zilli, Louboutin, Jenny from the Block, AC Milan) sono totem: ognuno richiama un’area semantica – moda di élite, femminile aggressivo, scalata sociale, militanza calcistica – che serve a posizionare i personaggi nel mondo. Il risultato è una metrica visiva: ogni inciso apre una scena, ogni scena aggiunge un gradino alla narrazione principale, quella della fame che non passa.
Noyz & Lacrim: convergenze di codice
Laddove Noyz giura “swear on God” di prendersi tutto, Lacrim pretende “venti milli” come base. Due linguaggi, stessa grammatica: il rifiuto di essere vittime, la scelta del qui e ora, la fiducia nei pochi che “possono lavorare per me” perché si sono guadagnati il trust. È interessante notare come i registri si inseguano: francese e italiano si alternano senza soluzione di continuità, a raccontare città diverse con procedure identiche.
La linea del confine: violenza potenziale e controllo
La minaccia circola nel testo ma non esplode a caso: “laser e Glock” compaiono come icone di potenza più che come atti. Noyz parla di “playoff” e “necessaire”: non è la rissa del venerdì, è la competizione con inventario, call sheet, disciplina. Lacrim alterna fast food buttato giù di fretta all’udienza dal procuratore: si vive sul bordo e ci si salva con organizzazione, non con l’adrenalina.
Che cosa dice davvero il titolo
Silvio B. funziona come cornice ironica, ma dentro c’è ben poco di satira politica. Il titolo evoca ricchezza, rebranding permanente, seduzione, potere mediatico – tutti elementi che nel brano vengono ricodificati in chiave street. Qui il “B.” può diventare “Block”, come nel ritornello; oppure uno specchio dell’idea di status tipicamente italiana, innestata nella grammatica franco‑algerina di Lacrim. L’ambiguità voluta permette al pezzo di muoversi su più livelli senza perdere concretezza.
Produzione di Chahid: corsia rapida per immagini pesanti
La base è asciutta e pressante: drum serrate, sub a tenere la pancia, spazi lasciati alla voce per incidere le immagini. Non ci sono arrangiamenti barocchi: il suono è un nastro trasportatore per scene e marchi, con il rosso‑nero a colorare l’immaginario. Il mix tiene separati i registri di Noyz e Lacrim, lasciando a entrambi margine per imporre la propria cadenza.
“Sempre la fame”: il perno simbolico
La citazione a Jenny from the Block è centrale perché trasforma una pop‑icon in metrica morale. Significa continuare a muoversi come quando non avevi niente: non smettere di essere hungry anche se hai il biglietto di prima classe. È una bussola che spiega la psicologia dell’intero brano e, più in generale, di una certa scuola rap: lo status serve, ma non deve mai disinnescare la spinta.
Perché “Silvio B.” funziona
Perché tiene insieme tre piani: l’estetica (rosso‑nero, Louboutin, Zilli, AC Milan), l’etica (disciplina, fiducia ristretta, conti da regolare) e la drammaturgia (dalla vetrina alla questura nel giro di un ritornello). La penna di Noyz apre il film, Lacrim lo porta a compimento con un hook che morde e resta in testa. Il pezzo non chiede empatia: pretende rispetto per la competenza con cui si sta a galla in un ambiente dove ogni passo è una prova.
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