13/02/2026
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Testo e Significato di Ce la faremo – Cuta
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Testo “Ce la faremo”:
[Testo di “Ce la faremo”]
[Strofa]
Questa vita è fatta a forma di prigione
E la libertà è soltanto un’illusione
Perché, se le vuoi, puoi avere quelle cose
Ma, se le ottieni, poi ti sembrano scontate
Umane, raggiungibili, diventano noiose
Puoi lasciarti andare solo all’immaginazione
Temi la realtà, vivi in previsione
Cerchi tranquillità, dentro alle paranoie
Io stavo cambiando per le tue, ti odio
Mo sto in una camera per due da solo
Prima mi sentivo marcio dentro ora vuoto
Non ti saprei dire cos’è peggio, ti sogno
Che mi dici nell’orecchio che stare con me
Non ha avuto senso
Se non lamentarsi con le amiche, giusto quello
Un pessimo fidanzato, ma un ottimo argomento
Io sono quel tipo di cui a stento mi ricordo
A cui non parlo mai pure se lo vedo ogni giorno
Che mangia da solo sempre nello stesso posto
Tu sei la cassiera di un negozio sempre vuoto
A volte mi sembrava che volessi un figlio
Altre mi sembrava mi volessi morto
A volte pensavo che se vuoi mi uccido
Altre mi sentivo il cappio sul tuo collo, scusa
Devo fare le mie cose
Non perdere tempo a fare la lotta
Non voglio essere il tuo sole
Io mi accontento di stare all’ombra
A ragionare sulla mia passione
Ciò che per adesso più mi importa
Mentre a te serviva il mio calore
Che mancava e te ne davi tu la colpa
Ma io ti amo e non lo posso permettere
E se ho fatto un passo indietro è per non far lo sgambetto a te
Ho accettato che la vediamo in modo diverso
Forse un giorno sarà uguale, però non è il momento
[Outro]
In centro, in session, in treno
Sappi che ti penso, ti cerco, ti vedo
Io ti auguro il meglio e lo sarai, ci scommetto
Amore mio, guardami, ce la faremo
Possibile significato del testo “Ce la faremo”:
“Ce la faremo”: dolore, distacco e crescita emotiva nel racconto più intimo di Cuta
Ce la faremo, pubblicata il 13 febbraio 2026 da Cuta e prodotta da NoSaintz, è una delle tracce più emotive dell’album Paraculo. È un brano che abbandona completamente l’ironia tagliente tipica del progetto, per entrare in un territorio molto più fragile, umano e doloroso. Qui Cuta non racconta la strada, la società o le sue contraddizioni: racconta sé stesso nella sua forma più vulnerabile, e lo fa attraverso il resoconto di una relazione che ha consumato energie, identità e speranze.
Una vita che sembra una prigione
Il brano si apre con una riflessione esistenziale molto forte: “questa vita è fatta a forma di prigione”. Per Cuta, la libertà è spesso percepita come un’illusione, perché qualsiasi obiettivo raggiunto perde velocemente valore. È un concetto che parla della disillusione contemporanea: si rincorrono sogni che, una volta presi, svaniscono come nulla. Anche i desideri, quando diventano “raggiungibili”, perdono colore e smettono di emozionare.
Il rapper descrive l’incapacità di vivere il presente, sostituendo l’immaginazione alla realtà, e cercando tranquillità dentro alle proprie paranoie. È un quadro che molti ascoltatori possono riconoscere: paura della normalità, paura del vuoto, paura di non essere abbastanza.
Una relazione che si sgretola
Quando entra in gioco la storia d’amore, Cuta sposta il focus dal mondo esterno all’interiorità più cupa. Racconta un rapporto logorato da ansie, litigi e visioni opposte della vita. Lei vive di bisogno emotivo costante; lui vive di introspezione e necessità di spazio. Il risultato? Due mondi incompatibili che si continuano a toccare, ma non si incontrano mai.
La frase “io stavo cambiando per le tue, ti odio” esprime un conflitto enorme: Cuta ha provato a trasformarsi per assomigliare a ciò che lei voleva, perdendo sé stesso nel processo. E ora prova rabbia per quella versione di sé che non riconosce più.
Marcio o vuoto: due estremi ugualmente dolorosi
Il rapper ammette di aver attraversato due stati opposti: sentirsi “marcio” dentro, consumato dalle emozioni negative, e poi vuoto, incapace di provare qualcosa. Non saprebbe dire cosa sia peggio. La relazione ha lasciato un segno così profondo da trasformare tutto in un’altalena emotiva, dove anche i sogni diventano luoghi di conflitto.
Una storia fatta di recriminazioni
Cuta immagina la sua ex sussurrargli nell’orecchio che stare con lui “non ha avuto senso”. È un’immagine amara, forse mai accaduta nella realtà, ma simbolicamente potentissima: rappresenta il peso del sentirsi inadeguati, del credere di essere stati solo un argomento di sfogo per qualcun altro. Lui si descrive come il tipo di persona che nemmeno lui riesce a ricordare bene, che mangia da solo ogni giorno nello stesso posto: un ritratto di alienazione che amplifica la solitudine post-rottura.
Due ruoli opposti che non trovano equilibrio
La ragazza viene rappresentata come qualcuno che vive in un ambiente monotono, una cassiera “in un negozio sempre vuoto”, ma che dentro porta desideri contraddittori e potenti: a volte sembra voler un figlio, altre sembra volerlo morto. Sono iperboli emotive, simboli delle oscillazioni tossiche di una relazione piena di non detti e di pressioni invisibili.
Cuta confessa anche i suoi pensieri più oscuri: l’idea, per un momento, di sacrificarsi per soddisfarla; e subito dopo la sensazione opposta, quella del “cappio sul tuo collo”. Non sono minacce: sono immagini che rappresentano il peso che entrambi portavano l’uno sulle spalle dell’altro, un carico troppo grande da sostenere.
L’accettazione del fallimento
A un certo punto, il rapper prende distanza e mette in chiaro la sua esigenza: fare le sue cose, dedicarsi alla sua passione, vivere senza dover essere il “sole” di qualcuno. Lui preferisce l’ombra, preferisce riflettere, preferisce crescere lentamente. Lei, invece, aveva bisogno di calore costante, e si dava la colpa ogni volta che lui non riusciva a darglielo.
Cuta allora compie un gesto di amore maturo: fa un passo indietro per non farle del male. Capisce che hanno visioni troppo diverse, e che forzarle non avrebbe portato a nessuna felicità. La frase “forse un giorno sarà uguale, però non è il momento” chiude il cerchio di una riflessione lucida e dolorosa.
Un addio che non è veramente un addio
L’outro del brano è incredibilmente dolce rispetto alla durezza della strofa. Cuta ammette che pensa ancora a lei: la vede nei luoghi quotidiani – in centro, in session, in treno. Le augura il meglio, le dice che ce la farà. Non è un ritorno, non è una promessa: è un saluto pieno di rispetto, un riconoscimento del valore che lei ha avuto nella sua vita, nonostante tutto.
Il significato complessivo
Ce la faremo è uno dei pezzi più maturi e trasparenti di Cuta. Non glorifica il dolore, non lo spettacolarizza: lo analizza. È una lettera aperta a un amore finito, scritta con l’onestà di chi non vuole più nascondersi. Il brano esplora la fragilità emotiva, i rapporti tossici, l’autoinganno, la crescita personale e l’accettazione dei propri limiti.
È il racconto di un addio che fa male, ma necessario. È il tentativo di liberarsi da una gabbia emotiva senza smettere di riconoscere il valore delle persone che ci hanno amato. È una promessa a sé stesso e all’altro: anche divisi, ce la faremo.
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