13/02/2026
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Testo e Significato di Sulla luna – Cuta ft. Gabrix, Sercho
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Testo “Sulla luna”:
[Testo di “Sulla luna” ft. Gabrix & Sercho]
[Strofa 1: Cuta]
Si dice in vino veritas però se poi in veritas da sobrio
Non sarei mai come da ubriaco
È vero per tutte quelle bugie che mi racconto
O è falso perché senza quelle sono un sociopatico?
Sto in giro come un homeless, c’ho soltanto more cash
Chiedi chi amo? Non me, predichiamo e non bene
Però almeno poi razzoliamo coerentemente
Tu ti lamenti e c’hai il cazzo in mano perennemente
Tutti la sognano quеlla fucking money rain
Ma puoi fare i soldi anche facеndo il polizioi
Ho capito che gli sbirri sono come i gay
Perché se ci parli bene sono come noi
Odio l’ipocrisia di chi a quaranta prova invidia
Di chi ce ne venti come non li avesse avuti prima
A guardare l’Italia penso: “Fregno Totò Riina”
A guardare i padri penso: “Meglio muoio prima”
Sì, sono cattivello, faccio barre su barre
Mentre il tuo cuginetto sta sippando sul padre
Non sa nulla di suo figlio ma sa tutto sul padel
Quando vedo che ho più like dei culi penso: “Sucate”
Lei c’ha il culo così grosso che mi sento un egoista
Penso che mi sto sentendo figo e mi rattrista
Scappo prima che essere un ingordo mi rapisca
Prima di un potere semivuoto, Di Battista
Fatti due conti e ricorda che in bara sei solo, ah
Farsi due sogni dimostra che imbarazzo è solo arte
(Fatti due conti e ricorda che in bara sei solo, ah)
(Farsi due sogni dimostra che imbarazzo è solo arte)
[Strofa 2: Gabrix]
Con la spesa della LIDL mi trovi in viale Cassala
Trenta euro, campo un mese, mangio più del necessario
Non sto nella classe media ma non sono un proletario
Il mio ceto sociale è fare in culo a lavorare
Quindi alzati e cammina, non mi cacare i coglioni
Da bambini per la noia bruciavamo dei bidoni
Ci davamo le mazzate per le strade dei rioni
Dopo facevano pace e fumavamo i mozziconi
Giocavamo con un pallone fatto di carta e scotch
Fino a quando nello scotch non c’abbiamo messo altro
Tengo il livello alto, io non mi fermo affatto
Non ho sgarri con nessuno, non porto la testa bassa
Mi becchi fuori e mi attacchi il pippone
La musica non va se non la passi ai TikToker
Onestamente quando sento questa cosa rido
Come in metro a Milano all’avviso dei pickpockets
Yeh, mangio pollo senza antibiotici
Swag suditaliano, non canto, conosco i codici, shh
È per schiantarti al suolo se tu voli in alto
Figli di papà stanno soltanto rosicando
Perché ho fatto quello in cui nessuno crede pure senza budget
Vinco la corsa campestre ma con le ciabatte
La matta non lavora se sul mazzo ho il fermacarte
Concepisci merda dalla bocca, un vero leccapalle
Sorridi, hai visto il cielo pure oggi
Sciacquati la faccia e dai uno sguardo nello specchio
La città ti mangia se cammini a passo meno svelto
A Milano faccio sport, il salto del tornello
[Strofa 3: Sercho]
Mamma mi diceva: “Se fai nuoto, sarai alto”
Così ho scelto di nuotare nell’alcol (Eh)
Barman, portacene un altro (Oh)
Portacene un altro e un altro
Polvere alla polvere, cenere alla cenere
È il film della mia vita, stella, tutto può succedere
Ma nessuna finzione, è tratto da una storia vera
L’unica cosa che recito è una preghiera (Amen)
Ave Maria è la mia via per Cafarnao
È da ragazzino che scrivo e che fai wow
Ho Cristo sul bicipite perché è la mia forza
Ho perdonato ogni mia ex anche se era una stronza
Ora ho guarito le radici, bruciato i rami secchi
Ho sempre le suole sull’asfalto, mica sugli specchi
Infondo al tunnel c’è una luce che mi salverà
Ferite su ferite, resurges anima
Mi basta una chitarra e una 0.6 chiara ghiacciata
E anche stanotte l’avrò superata
Non c’è pace finché un demone sussurra
Nella testa ho una canzone che è tutto e tutto il resto è nulla
Quando me ne andrò via da qua, non rimpiangerò nulla
Le mie stelle illuminano pure la strada più buia
Ho sempre le suole sull’asfalto e la testa sulla luna
Sto sulla luna
Possibile significato del testo “Sulla luna”:
“Sulla luna”: alienazione, identità e sopravvivenza nelle barre di Cuta, Gabrix e Sercho
Sulla luna, pubblicata il 13 febbraio 2026 da Cuta insieme a Gabrix e Sercho e prodotta da NoSaintz, è uno dei brani più intensi e variegati dell’album Paraculo. La traccia esplora tre prospettive diverse, unite però dallo stesso filo rosso: la sensazione di non appartenere a niente, di vivere sospesi tra terra e spazio, tra realtà e fuga. La “luna” diventa il simbolo di un altrove mentale, un luogo dove scappare quando il mondo sembra troppo pesante da reggere. Il rap, in questo caso, diventa una forma di gravità alternativa: tiene a terra, ma allo stesso tempo permette di evadere.
La confessione di Cuta: verità alterate, bugie necessarie e identità instabile
Nella sua strofa iniziale, Cuta affronta subito uno dei temi più profondi del pezzo: la differenza tra la verità sobria e quella ubriaca. “In vino veritas” funziona solo a metà, perché da sobrio non è mai come quando l’alcol scioglie freni e maschere. È una riflessione su quanto spesso costruiamo versioni alternative di noi stessi per sopravvivere. La domanda che si pone – se le bugie che si racconta servano a vivere meglio o lo rendano sociopatico – riassume perfettamente la tensione interna tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere.
L’immagine dell’homeless con “more cash” è il ritratto di una generazione che può avere soldi senza sentirsi ricca, che può avere tutto ma sentirsi comunque fuori posto. Cuta parla di prediche e incoerenze, ammettendo di non essere migliore degli altri, ma almeno coerente con le proprie contraddizioni.
Critica sociale: stereotipi, ipocrisia e illusioni collettive
La barra sugli sbirri e i gay è volutamente provocatoria: serve a criticare gli stereotipi e a mostrare quanto il pregiudizio sia spesso basato sull’ignoranza. Allo stesso modo, la critica agli adulti di 40 anni che invidiano i ventenni è una fotografia amara di un Paese bloccato, dove le generazioni si guardano con rancore invece che con comprensione.
Tornano anche riferimenti all’Italia che, agli occhi del rapper, oscilla tra criminalità romantizzata (“fregno Totò Riina”) e fallimenti sociali dei padri moderni. È una visione dura, disillusa, ma sincera.
La spirale narcisistica e il peso dell’immagine
Cuta racconta poi l’imbarazzo che prova quando ottiene più like di chi espone il proprio corpo: un paradosso che mostra quanto spesso il successo digitale sembri casuale e vuoto. La sua “fuga” prima di diventare ingordo è un modo per dire che non vuole lasciarsi catturare dai numeri o dall’ego.
L’immagine finale del suo verso, “in bara sei solo”, è una dichiarazione di distacco dal materialismo: conti, soldi e sogni non servono se alla fine ciò che resta è solo l’individuo con le proprie scelte.
Gabrix: sopravvivenza quotidiana e orgoglio di strada
Nella seconda strofa, Gabrix porta un’energia completamente diversa: cruda, concreta, fatta di immagini urbane. Il riferimento alla LIDL e ai trenta euro che gli bastano per vivere un mese descrive una vita minimalista, lontana dagli eccessi raccontati nel rap mainstream. Non appartiene alla classe media, né al proletariato: la sua vera identità è il rifiuto del lavoro forzato e del sistema che lo impone.
Il racconto dell’infanzia – incendi, botte, fumare mozziconi – è uno spaccato realistico della periferia italiana: violento ma anche pieno di rituali di crescita e prove di appartenenza. A differenza di chi esibisce strada senza averla vissuta, Gabrix porta storie vere, vissute sulla pelle.
Identità rap e critica alla scena contemporanea
Il riferimento ai TikToker e alla musica che non funziona senza viralità è una critica evidente al mercato attuale: essere bravo non basta, serve marketing, serve esposizione, serve diventare meme. Per Gabrix, questo è ridicolo quanto l’annuncio dei borseggiatori nella metro di Milano: una verità scontata che ormai non spaventa più nessuno.
I riferimenti allo “swag suditaliano”, alla disciplina dei codici, alle ciabatte nella corsa campestre mostrano un’identità complessa: orgogliosa, autoironica e autentica. Non importa il budget, importa la fame.
Sercho: ferite spirituali, redenzione e libertà
La terza strofa di Sercho cambia completamente vibrazione. Qui entra in scena un tono più mistico, quasi religioso. La frase “se fai nuoto sarai alto, quindi ho scelto di nuotare nell’alcol” è un’immagine potente di autodistruzione mascherata da ribellione. Il verso “polvere alla polvere, cenere alla cenere” introduce un’atmosfera da requiem esistenziale.
Sercho parla della sua vita come un film tratto da una storia vera, in cui l’unica cosa che recita davvero è una preghiera. La sua fede non è dogmatica: è personale, sporca, piena di dubbi e cicatrici. Cristo tatuato sul bicipite diventa simbolo di forza interiore e promessa di rinascita.
Guarigione, perdono e demoni interiori
“Ho guarito le radici e bruciato i rami secchi” è una delle immagini più belle del pezzo: Sercho parla di lasciare andare il passato tossico per poter camminare di nuovo sull’asfalto senza cadere negli specchi dell’illusione. La “luce in fondo al tunnel” non è una frase fatta: è un percorso reale, fatto di ferite e resurrezione continua.
La sua chiusa è potentissima: le stelle che illuminano anche le strade più buie rappresentano la capacità di vedere speranza dove altri vedrebbero solo fallimento. La testa è “sulla luna”, ma i piedi restano sulla strada: un equilibrio tra sogno e realtà che definisce perfettamente il suo modo di vivere.
Il significato complessivo
Sulla luna è una traccia che unisce introspezione, strada, spiritualità e ironia. Cuta rappresenta la crisi identitaria e l’autoinganno; Gabrix porta la verità della periferia e la resistenza quotidiana; Sercho chiude con una visione più poetica, spirituale e resiliente. Tutti e tre, però, condividono un punto: per sopravvivere devi trovare un posto tuo, che sia la strada, la fede o la Luna.
Il brano parla a chi si sente sospeso, a chi scappa ma non sa dove andare, a chi continua a lottare nonostante tutto. Una canzone che, sotto le punchline, nasconde un messaggio profondo: siamo tutti in cerca della nostra Luna.
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